Recensioni

Recensione tutta da leggere di quest’ultimo bel romanzo: “una saga familiare che ci racconta il ‘900 degli italiani autentici”. Il brillante romanziere è Walter Veltroni. Il brillante recensore una firma di punta del Secolo d’Italia: Luciano Lanna.

Nel libro di Veltroni c’è anche un po’ di noi.

L’ex organo di An, ora quotidiano Nel Pdl (penso che la nuova ridicola dicitura serva a salvaguardare questo: 3mila copie giornaliere vendute, mentre le rese sono dell’87 per cento), contemporaneramente in prima pagina ci spiega come Fini e D’Alema (con le rispettive fondazioni) lavorino insieme per l’integrazione e come il presidente della Camera si stia impegnando personalmente – trovando strada facendo un altro grande supporter (il presidente delle Acli Olivero) utilissimo alla costruzione del nuovo e futuro centrodestra – e ottenendo grandi successi: E IL DIALOGO COI CATTOLICI? LO RIAPRE FINI. Titolo da … e il duce andava a cavallo.

Noi chi? Tanto per saperlo.

p.s.: Altre recensioni meno entusiastiche qui e qui.

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Buona imitazione

Waltergate

Dimissionato in fretta e furia. Sostituito dal suo vice, che nell’insediarsi giura sulla Costituzione. Abbandonato da tutti. Veltroni aveva studiato fin da bambino per essere Kennedy. Gli è andata male. In compenso ha offerto una buona imitazione di Nixon.

via Left Wing: Waltergate.

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Avviso

Avviso a tutti i disperati, ai compagni in lutto, agli intellettuali che si sentono orfani, a quelli che non c’è più il Pd, che rischia di affondare il moderno progetto; avviso agli uomini di buona volonta, che con le dimissioni di Veltroni si sentono nel caos, ai disillusi, a quelli che vedono inabissarsi le possibilita del riformismo, ai militanti in preda allo sconforto, all’ira, alla delusione; avvertimento a chi sente di non poter più voltare pagina, che le pagine sono tutte consumate, per cui ogni speranza è perduta, e che percepiscono la sensazione di un fallimento epocale, di un naufragio senza scampo, e senza pietà, dal momenta che nulla è stato loro risparmiato, nemmeno il carteggio Ferilli-Belillo; avviso a tutti quelli, insomma, fermamente convinti di aver toccata il fondo. Attenti, non è detto. Sara dura. Ma metti che Franceschini vinca le europee e vi tenete quel mamozzo per trent’anni.
Andrea’s Version – Il Foglio

Mentre i dalemiani parlano attraverso Roberto Gualtieri, bocciando l’idea del reggente: “O linea diversa o congresso. Abbiamo bisogno di un segretario vero, non di soluzioni pasticciate”. E i veltroniani ora escono allo scoperto accusando D’Alema, è lui il responsabile “anche a costo di affogare con noi”.

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Medici pietosi

L’impressione è che i medici pietosi, come dice il proverbio, servano solo ad allungare l’agonia del malato. Le loro terapie saranno forse necessarie, ma sicuramente non sono sufficienti, perché le loro diagnosi si ostinano a ignorare la verità e le loro ricette parlano agli italiani con un linguaggio ormai sconosciuto.

Si parla della sinistra italiana e dello scenario del prossimo futuro. Di una sinistra che potrebbe rassegnarsi al ruolo che ebbero il Pci e i suoi piccoli alleati di allora, quello di un’opposizione, magari forte, ma permanente. Un’eterna minoranza che tutela il suo ceto politico, le forze sociali di riferimento e le residue e sempre più limitate aree del Paese dove potrà ancora governare. Un destino di minoranza.

Mentre c’è chi impietosamente parla di “artista della fuga” e di uomo felice in fuga o chi ci vede qualcosa di criptico in questo passo di addio che rinvia per l’ennesima volta il confronto vero sulla linea politica.

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Senza offesa

E sempre Andrea Marcenaro sul Foglio, questa volta di oggi.

In presenza della manifestazione promossa per oggi dal Partito democratico in difesa della Costituzione e contro gli inammissibili attacchi a un presidente della Repubblica. Al cospetto della nobile frase del segretario Veltroni, secondo cui mai si può sfiorare, nemmeno con un dito, un presidente della Repubblica, “rappresentando egli l’espressione più alta dell’unità della Nazione“. E senza voler offendere nessuno, come direbbe il senatore Gasparri. Riteniamo d’altronde che la nobile frase, all’origine della nobile manifestazione odierna, possa essere verificata alla luce dei ricordi seguenti.

A) Il presidente Gronchi venne impalato vivo per via di un certo Tambroni.
B) Il presidente Segni (papà dello sciagurato Mariotto) venne impalato da vivo, poi reimpalato da morto, per via delle note vicende.
C) Il presidente Saragat, “servo del capitalismo e traditore della classe operaia“, eseguiva ogni mattina al Quirinale, questo almeno scriveva Fortebraccio, l’alzabarbera.
D) Il presidente Leone, basta la parola.
E) Il presidente Cossiga, ne avanza mezza.

Dopodiché, ma questo è ovvio, massimo rispetto per l’espressione più alta dell’unità della Fazione.

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Sui partiti correntizi

Mentre, come dice Baget- Bozzo ,la sinistra italiana è giunta a una nuova versione della scelta interna al gruppo dirigente ex comunista. Quella tra D’Alema e Veltroni”, qua si riflette sui partiti correntizi e sui capicorrente del Pd (leggasi ancora D’Alema-Veltroni). Logorare stanca.

E’ vero che «logorare il segretario fingendo di sostenerlo» è una tecnica antica, tipica dei partiti di corrente (nella vecchia Dc veniva usata continuamente) ma, nel caso del Partito democratico, la sua condanna all’immobilismo a causa dei poteri di veto interni, la sua conseguente incapacità di giocare un ruolo nazionale contrattando con la maggioranza accordi su materie cruciali, non si risolvono solo in un logoramento del segretario ma anche del partito nel suo complesso. E’ vero, inoltre, che la posta in gioco riguarda la politica delle alleanze.

Ma se il progetto veltroniano condensato nello slogan «partito a vocazione maggioritaria» è fallito o langue, non è detto che il progetto alternativo – un’alleanza che si estenda dal «centro» di Casini ai residui frammenti della vecchia sinistra comunista – possa dimostrarsi più realistico, oltre che di superiore appeal.

E qui, l’autocritica di D’Alema, che nega ogni “complotto”, riconoscendosi semmai colpevole dell’imputazione contraria, avere cioè “complottato” a suo favore, almeno nel ‘98: Sbagliai a lasciare i Ds per palazzo Chigi.

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Indiscrezioni

Ecco il Veltronellum

Prima l’intesa sulla legge elettorale per le europee, con lo sbarramento al quattro per cento che provocherà un genocidio partitico alla destra e alla sinistra dei due poli. Poi l’accordone. Su tutto: la Vigilanza, il nuovo consiglio di amministrazione della Rai, la giustizia, il federalismo, i regolamenti parlamentari. E, stando a indiscrezioni, pure la riforma della par condicio.

Sulla Rai l’intesa è a portata di mano. La prossima settimana l’elezione di Sergio Zavoli alla Vigilanza sarà il primo atto. Con l’obiettivo di accorciare i tempi sulla nomina dei vertici di viale Mazzini. Chiuso anche l’accordo sulla presidenza sul nome di Pietro Calabrese, frutto l’asse tra Letta e Bettini. Mentre sul direttore generale la rosa si è ristretta a quattro nomi.

C’è di più. La trattativa, per il Cavaliere, sarà il vero banco di prova per capire se il segretario del Pd ha intenzione di mollare Di Pietro e percorrere il sentiero di un bipartitismo dialogante. Sullo sbarramento insorgono i piccoli: «Questa norma “salva-Veltroni” è una vergogna» dice Nichi Vendola. Che ieri ha proposto un cartello elettorale «di tutte le forze a sinistra del Pd, dai socialisti a Rifondazione». E Francesco Storace tuona: «Siamo al regime, mancano solo gli stivali». continua

Qui: Sbarramento al 4%, addio partitini con rimborsi da Paperoni e La riforma elettorale, una mossa legittima ma non indolore.

Dopo il Mattarellum, il Tatarellum, il porcellum, questa legge passerà alla storia come il Veltronellum?

update: Intanto Fini e Schifani convocano la Commissione di Vigilanza Rai per mercoledì 4 febbraio e scelgono «d’ufficio» Massimo Donadi e Felice Belisario come componenti della Commissione, dopo che i dipietristi non avevano indicato nessun nome. Immediata però la replica: “Non andiamo, non parteciperemo ai lavori”.

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Hai visto?

Inauguration day

Vincino sul corriere di oggi.

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Sconsolante

Francamente sconsolante mi pare la tendenza che si avverte nel leader del Pd Veltroni e in tanti suoi sostenitori a non vedere la realtà per quella che è, non come si vorrebbe che fosse, confondendo la propaganda con la politica.

[...] Ma c’è stato anche un fatto politico con cui il gruppo dirigente del Pd ha archiviato la strategia del partito a vocazione maggioritaria. Infatti nei giorni scorsi si è svolta una riunione dei «capicorrente senza correnti» del Pd in cui si è discussa della possibilità di modificare la legge per le elezioni europee insieme con Berlusconi, introducendo un consistente sbarramento senza preferenze. In quella sede Veltroni ha dovuto prendere atto che il tentativo di riproporre il bipartitismo coatto, grazie alla legge elettorale anche se la politica va in direzione opposta, è abortito.

A questo punto a me pare che la crisi del Pd (nei sondaggi di Mannheimer è al 23 per cento) va anzitutto ricercata nella crisi di una strategia che è rimasta solo come slogan propagandistico. Veltroni infatti non prende atto di un dato politico ormai evidente a tutti e non indica una strada diversa. Dire, come ha detto a Ballarò, che anche i grandi partiti europei registrano nei voti e nei sondaggi degli alti e bassi è un’assurdità. Quei partiti hanno un amalgama antico e consolidato e una strategia verificata negli anni. Far finta di niente non è una politica. E se non si chiarisce il punto il Pd rischia un’implosione distruttiva. Prendere atto della realtà e dire se e come modificarla dovrebbe essere la regola di chi guida un partito. O no?

Quel che resta di Walter. Propaganda e “consolazioni”, sport molto in voga anche sul web.

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