Se così avverrà

La casta e l’antipolitica, sull’Espresso di questa settimana alcune interessanti riflessioni sotto forma di intervista-confronto tra Massimo Cacciari e Ilvo Diamanti. Le ragioni della protesta contro i partiti. I conflitti insiti nel sistema democratico. Il populismo. Sottolineo le parti, secondo me, più stimolanti:

[...] Però, appunto, perché un partito vada oltre deve avere delle idee. Per non abbandonare il monopolio delle idee agli specialisti del marketing e dell’opinione pubblica, agli spin-doctor, che oggi sono divenuti le figure più importanti nel definire le strategie dei leader e dei partiti, bisogna affondare le idee su basi culturali: tradizioni, ideologie, identità.

[...] L’homo democraticus può ben essere convinto dell’importanza dei propri valori, ma lo sarà anche del loro fondamento storico. Egli, cioè sa che i propri valori sono qualcosa di ‘costruito‘, niente di assoluto, qualcosa destinato a modificarsi, divenire, trasformarsi. E perciò anche tramontare. L’homo democraticus, per questo, modifica le proprie convinzioni: la sua identità non solo è storicamente determinata, ma va modificandosi in relazione all’altro, nella relazione con l’altro. Questo è il metodo da seguire per quanto riguarda le questioni etiche. Per queste ragioni io credo che in un partito la complessità dei valori possa essere ricchezza e non fonte continua di traumi.

E mutuando le parole di Cacciari rispondo anche a chi mi chiede un parere sulla “lista unica“:

[...] Ripeto: progettato. Il Partito del Popolo delle Libertà è un partito in cui ci sono credenti e non credenti, laici e cattolici, come si usa malamente dire; ma non per caso. A differenza del Pd (dico io). Anche lì coabitano, ma, appunto, “per caso” (o comunque con molte più contraddizioni). Nel Partito del Popolo delle Libertà il dialogo deve apparire invece pensato e voluto. Se così avverrà, si sarà trattato di una vera, coraggiosa innovazione politica. O altrimenti la politica italiana conterà l’ennesimo fallimento.

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