Marinature

Due bende e due bavagli, come due pesi e due misure. Questo solo si può dire di larga parte della stampa italiana, che oggi strilla contro l’eventualità di non potere più copiare dagli atti di procura, ma che si guardò bene dallo scandagliare, con mezzi propri, casi clamorosi, come quello della privatizzazione di Telecom Italia, poi degli affari sporchi all’estero, per finire con gli spioni assoldati da questa società e da Pirelli.

[...] Torniamo ai bavagli, così come anche alla sceneggiata dei post-it gialli. Il gup fa notare che fra le carte sequestrate agli spioni Telecom ce n’erano alcune riguardanti l’Oak found, un fondo radicato nei paradisi fiscali e che si pretendeva essere a beneficio di Massimo D’Alema. La procura mise quelle carte a marinare, sostiene il giudice, fin quando, sei mesi dopo, intervenne la legge Mastella e il loro contenuto condotto al rogo. Ricordiamo due cose: a. contro quella legge nessuno emise un fiato e la maggioranza parlamentare fu vastissima; b. nessuno protestò, fra i pretesi imbavagliati di oggi. continua qui

Davide Giacalone su Bende e bavagli.

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Una società delle infrastrutture di rete

Il Viceministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani, è intervenuto stamani sul tema della rete NGN, sottolineando che il governo proporrà, nell’ambito del tavolo di confronto con gli operatori, la realizzazione non tanto di una società della rete quanto quella di una “società delle infrastrutture di rete”, in modo tale da “mettere cavi doppi e fibra spenta” tutti insieme e poi lasciare che ogni giocatore faccia la sua partita sul campo comune.

La rete, ha ribadito Romani, deve essere “una sola” pertanto gli operatori sono in un certo senso ‘obbligati’ a mettersi tutti insieme intorno a un tavolo.

“E’ovvio – ha aggiunto – che Telecom Italia faccia resistenza, ma posso immaginare che con una proposta senza precondizioni, possa accettare di sedersi al tavolo”.

Sull’opportunità che l’ex monopolista italiano, che il 13 giugno incontrerà l’Agcom sempre nell’ambito del confronto per la realizzazione della rete in fibra ottica, si unisca agli altri operatori per accelerare l’infrastrutturazione digitale del Paese, è intervenuto in un’intervista al Wall Street Journal anche Corrado Passera, consigliere delegato e Ceo di Intesa Sanpaolo, la banca che possiede importanti partecipazioni nei maggiori gruppi industriali italiani, da Alitalia a Telecom Italia.

via NGN: Passera (Intesa Sanpaolo) al WSJ: ‘250 mld per rafforzare infrastrutture e uscire da crisi, ma Telecom Italia si allei ai competitor’.

Qui l’intervista di Passera al Wall Street Journal: “Un banchiere per l’Italia”:

[...] Mr. Passera dismisses the notion that austerity drives are obstacles to infrastructure spending. “Good management of public spending is totally consistent with a certain percentage of long-term investments,” he says, adding that much of the funding can come from private investors if the government backs the investment with guarantees. “There has to be a mechanism of … public guarantees,” he says.

One example of how Italy’s infrastructure has fallen behind its European neighbors is the country’s broadband network. Much of Italy’s Internet access is slow and spotty; many Italian cities rely on networks made of copper wire rather than high-speed fiber optic cable. Telecom Italia SpA, the former state-owned monopoly, has recently said it plans to invest €7 billion in infrastructure projects, including fiber optic networks. Many analysts, however, have questioned whether Telecom Italia can finance a new network while digging its way out from under a €33 billion mountain of debt.

Mr. Passera says Telecom Italia should simply band together with smaller rivals, rather than trying to finance a fiber-optic network on its own. “We should concentrate our efforts in a very modern, effective kind of network, because competition (at) that stage is not the best possible way to invest money,” he says. At the end of 2008, Intesa Sanpaolo wrote down its 10% stake in Telco, Telecom Italia’s controlling shareholder, by €165 million to €378 million.

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Priorità

Panorama/Economy intervista il presidente della Commissione Trasporti e tlc della Camera, Mario Valducci, che va all’attacco dell’ex monopolista. Telecom Italia non blocchi la nuova rete. E dice: il Paese non può aspettare.

«La rete di nuova generazione è una priorità per l’intero paese. Non è ammissibile che sia bloccata dalla resistenza di una sola azienda»

Che cosa non va nell’atteggiamento di Telecom Italia?
La sua mancanza di disponibilità a collaborare con le istituzioni e i soggetti interessati per realizzare la rete nei tempi che servirebbero al Paese. E poiché fare due reti distinte, una di Telecom e una degli operatori alternativi, sarebbe del tutto antieconomico, l’unica è mettersi a lavorare insieme, coinvolgendo anche altri soggetti.

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Per quale motivo sta mandando gli esuberi proprio lì?

Dopo l‘intesa raggiunta per evitare il commissariamento che ha portato alla sospensione dell’ad di fastweb Parisi sino al termine dell’inchiesta si aspetta ora il 12 aprile.

(Il Velino) – Doveva essere il 25 febbraio, poi il 24 marzo, infine il Cda per l’approvazione del bilancio 2009 di Telecom Italia è stato nuovamente spostato al 12 aprile, ultima data utile per il rispetto dei termini di legge per il deposito pre-assembleale. La motivazione ufficiale è l’attesa della decisione sulla vicenda della controllata Sparkle, che sarà discussa davanti al gip Aldo Morgigni il prossimo 7 aprile. Se in questo scenario può avere senso posticipare i conti, è più difficile capire il contestuale rinvio del tanto atteso piano industriale. I sindacati hanno già lanciato l’allarme: “”Al di là delle motivazioni tecniche formali esprimiamo forte preoccupazione per il nuovo rinvio del Piano Industriale Telecom. La più grande azienda di tlc non può stare mesi senza strategia, senza far sapere il livello di investimenti e, soprattutto, senza dare certezze a migliaia di lavoratori”. Nel presentare gli obiettivi e le strategie per il triennio 2009-2011 Franco Bernabè aveva promesso un’inversione del trend dei ricavi a partire dal 2010. Nel primo quarter di quest’anno però i ricavi continuano a essere in flessione, al punto che nel mobile Telecom corre il rischio di essere superata da Vodafone, divenendo il secondo operatore italiano.Nonostante ciò l’Ad di Telecom in una lettera inviata a Repubblica afferma che l’azienda “non sta perdendo soldi, né valore, tantomeno rilevanza strategica”. La presentazione del piano industriale per il triennio 2010-2012 però non si è ancora vista e la questione Sparkle in quest’ottica appare sempre più un comodo diversivo. In ogni caso Bernabè negli ultimi giorni è apparso più preoccupato di rassicurare gli azionisti sulla remunerazione dei dividendi che di fornire garanzie ai lavoratori sul loro destino. E in risposta ai rumors in circolazione, su un probabile scorporo della rete, l’Ad di Telecom nella stessa missiva dichiara senza incertezze: “Telecom Italia resterà integra: nessuna amputazione e non seguirà strade impervie, inesplorate, fantasiose e fortemente a rischio, quali la separazione della rete o altre soluzioni non concrete”. Nessuno scorporo della rete in vista quindi, per quale motivo allora Bernabè sta mandando gli esuberi proprio lì?

viail VELINO Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale | Leggi l’articolo.

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Indignazione

Davide Giacalone risponde ad un “indignato” Roberto Colaninno che ha spedito una lettera di protesta subito dopo aver letto un pezzo dedicato a Telecom Italia ed all’Oak Found. Qui la lettera indignata e la risposta. Questo il pezzo che ha causato l’indignazione.

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Una cosa mi pare assai probabile

L’aveva detto anche a caldo intervistando a radio24 Stefano Parisi e lo ridice chiaro, senza giraci intorno Oscar Giannino, nella sua lunga disamina su Chicago Blog: “Mi assumo la responsabilità di far arrabbiare il lettore. Ma, a me, l’inchiesta su Fastweb e Telecom Italia Sparkle ha fatto venire i brividi. Però, non come ai più. Me li suscitati anzi in senso molto diverso. La dirò nella maniera più piatta, senza girarci intorno.

Bene: a me ha provocato disgusto e orrore, la piena omologazione tra responsabilità delle società telefoniche con i banditi delle società carosello all’estero, con la rete malavitosa di Mokbel e la cosca Arena che avrebbe eletto il senatore Di Girolamo. Si tratta di due mondi assolutamente separati. Separate sono le responsabilità penali. Se i corpi dello Stato che hanno indagato su filoni d’indagine diversi e distinti per poi riunirli nelle mani gli inquirenti, e se poi la magistratura al seguito hanno fatto un unico calderone, non voglio apparire troppo semplificatore e dietrologo ma una cosa mi pare assai probabile: si è mirato alto e sparato a pallettoni perché lo sdegno emotivo fosse massimo, e di conseguenza si determinassero immediatamente una serie di conseguenze.

Telecom Italia, Fastweb e l’indagine bomba

L’indagine che ha investito Telecom Italia attraverso la sua controllata Sparkle e Fastweb ha avuto l’effetto di una bomba dirompente. Su di essa, dopo giorni di riflessione ho maturato un pensiero strutturato. Diverso da quello che si limita all’indignazione. Molto diverso. Non so quanti saranno d’accordo con me, ma questo blog è per discutere apertamente. Si colpisce duramente il concorrente dell’incumbent, rispetto alle attenzioni riservate a quest’ultimo. Si azzera l’agenda che era sul tavolo d amesi. Si aiuta il manager di TI rispetto alle richieste dei suoi soci, e alla mancanza di strategia che sin qui ha contraddistinto la sua gestione. Voi direte: nulla di ciò deve interessare ai magistrati. Siete sicuri, che nulla di ciò interessi davvero? Io no. Proprio no. Prosegui la lettura…

via CHICAGO BLOG.

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Rinviato, per ora?

(Adnkronos) – Botta e risposta via web tra l’amministratore delegato di Telecom Italia Media, Giovanni Stella e Gad Lerner, sul sito di quest’ultimo (www.gadlerner.it). Il conduttore dell‘Infedele – che stasera non andrà in onda con la prevista puntata dedicata all’inchiesta sul riciclaggio che vede coinvolte Fastweb e Telecom Sparkle – ha pubblicato sia la lettera ricevuta da Stella che la sua risposta. Nella prima si legge:

“Caro Gad, come da accordi telefonici del 27 febbraio u.s., Ti rappresento che ragioni di opportunità – anche al fine di non turbare in alcun modo le delicate indagini giudiziarie in corso e le eventuali misure cautelari al vaglio delle competenti Autorità Giudiziarie in relazione alla vicenda della società Telecom Italia Sparkle S.p.A. – mi consigliano di soprassedere, per ora, alla decisione presa da Te congiuntamente con il Direttore, da me approvata, di dedicare la puntata dell’Infedele del 1° marzo 2010 al tema del ‘riciclaggio per il tramite di società telefoniche’”,

Cordiali saluti, conclude Stella.

Questa è la risposta di Lerner, pubblicata subito dopo:

“Caro Gianni, mantengo il dissenso che ti ho già manifestato. Ritengo che la trasmissione dell’Infedele da noi concordata secondo le procedure aziendali, e già pubblicizzata, non avrebbe turbato né le indagini né le decisioni che competono alla magistratura. Avrebbe informato e approfondito, come da otto anni usa L’Infedele anche su vicende riguardanti Telecom Italia e come spero torni a fare dopo lo spiacevole salto di una puntata. Ti ringrazio per la correttezza con cui riconosci la coerenza del mio operato al contratto e alla fiducia reciproca che ci legano”,

Cordiali saluti, conclude Lerner.

Se il per ora, dipende dall’inchiesta, con i ritmi della giustizia italiana, ha buone possibilità di diventare per sempre.

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Sta per sbloccare?

Una delle più grandi frodi di tutta la storia“. Riciclaggio, chiesto l’arresto di Scaglia e di un senatore Pdl. Pioggia di arresti. Il gip: «Una frode colossale». Tlc e ‘ndrangheta, riciclaggio da 2 mld.

Nel giorno del terremoto giudiziario che ha colpito Fastweb, Telecom Sparkle e gran parte del management, con la richiesta formale da parte della Procura di Roma di commissariare tutte e due le società – e con il crollo in Borsa delle società indagate – arrivano ovattate anche altre notizie. In arrivo 1,4 miliardi per la banda larga.

Il Cipe sta per sbloccare 1,4 miliardi per la banda larga. Si tratta degli 800 milioni del piano Romani, a cui si sono aggiunti, in corso d’opera, altri 600 milioni, provenienti anche dagli enti locali. Lo ha detto il presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera, Mario Valducci, a margine di un convegno sul Futuro della rete, organizzato in partnership con Baia (Business Association Italy America).

Sarà la volta buona? Qui un’intervista doppia di Claudio Tucci su Banda larga e digital divide. Quale futuro in Italia?

Iva agevolata per le connessioni in rete e una Tremonti-ter per rendere più appetibile alle aziende il mercato di internet. Attenzione anche alla sicurezza telematica e, soprattutto, a ridurre il digital divide ancora esistente nel Paese: oggi 8 italiani su 10 sono senza banda larga e circa 30 milioni non utilizzano internet. Quale futuro attende quindi la rete? Lo abbiamo chiesto a Mario Valducci (Pdl), presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni, e a Sandro Gozi (Pd), membro della commissione Politiche europee, a margine di un convegno alla Camera su accesso universale e reti intelligenti, organizzato in partnership con Baia (Business Association Italy America).

Rispondono Valducci (Pdl) e Gozi (Pd).

Franco Bernabè (prima che le notizie dell’inchiesta fossero diffuse in giornata), dopo che il Sole stamattina (Il progetto di fusione Telecom-Telefonica si fa più lontano) allontanava l’ipotesi fusione (“La fusione tra Telefonica e Telecom Italia sarebbe già finita sul binario morto, anche se in Mediobanca il tema non è stato ancora archiviato.”), continuava a  difendere gli investimenti e la rete di Telecom, come si può leggere sul quotidiano economico: “Approfittando della presentazione della prima relazione annuale dell’organo di vigilanza sugli impegni di Telecom sulla rete di accesso del gruppo, l’amministratore delegato Franco Bernabè è tornato ad attaccare i competitor che rimproverano al gruppo il limiti della rete”.

«Le scelte di investimento non possono e non devono in alcun modo essere influenzate da soggetti che non partecipano all’investimento»

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Il piano che non c’è

Oscar Giannino dice la sua su Telecom, Telefonica, aumenti di capitale etc etc. Da quanto crede di avere appreso il 12 febbraro:

si dovrebbe tenere l’ennesimo incontro riservato tra il Ceo di TI e i soci italiani di controllo, in vista degli obiettivi annunciati per fine mese. Se anche in quell’occasione il piano non ci sarà, allora davvero dopo le elezioni regionali, diciamo a maggio e cioè dopo l’assemblea di Generali, una soluzione per Ti verrà presa. Ma non sarà il conferimento agli spagnoli come schermo all’ingresso di Mediaset annunciato a vanvera da Repubblica, assicura Tremonti. Vedremo.

Qui tutto il post.

I giornali del gruppo De Benedetti ci hanno provato, sparando una rumorosa bordata d’artiglieria da Repubblica con successivo fuoco di copertura di tutte le testate del gruppo. Berlusconi si prende Telecom Italia, un amico di Berlusconi va a Generali, un sindaco di Berlusconi svende l’Acea, un messo di Berlusconi entra nel patto di sindacato di RCS. E via così. Fermiamoci a Telecom Italia.

In un Paese nel quale su Mediaset e Fininvest non gravasse naturalmente sospetto e pregiudizio, avrebbe avuto senso qualche tornata fa, l’ingresso nel capitale di TI. Ma era quando sul mercato delle Tlc e dell’ITC sembrava vincere il modello dell’integrazione orizzontale e verticale, tra produttori di contenuti, proprietari e gestori di reti. Con ogni probabilità, Fininvest si sarebbe anche rivelata una proprietà meno azzardosa e autopunitiva di quelle che si sono succedute alla testa di TI dopo la privatizzazione, dagli Agnelli a Colaninno a Tronchetti. Ma poi l’evoluzione del mercato ha mostrato che chi produce contenuti – informazione ed entertainment – fa ed è meglio che continui a fare un mestiere diverso, rispetto a chi gestisce telefonia fissa, mobile e internet. Nell’ultimo biennio, Piersilvio Berlusconi si è ingarellato a riacchiappare SKY sui set top box a pagamento, sia pure a minor ARPU di Mudoch, e per sì e per no – nell’incertezza di un partner sicuro come carrier con cui stringere un’alleanza sicura per l’IPTV, la televisione su Internet a banda larga – ha preferito puntare a una piattaforma autonoma. Tanto, per la banda larga al momento attuale e cioè stante l’impossibilità per TI di investirvi visto che il suo ritorno finanziario è solo a lungo termine mentre i 35 miliardi di debiti no, la previsione è: campa cavallo.

Al contrario, mentre tanti astrologano sulla volontà o meno del Tesoro di scindere la rete e farvi entrare la Cassa Depositi, singolarmente nessuno o quasi sui media parte da un semplice ma decisivo elemento. Il rapporto tra azionisti attuali di TI e il suo management. Non mi interessano qui le chiacchiere personalistiche, di chi sia amico Bernabè rispetto a Geronzi e Passera, i soci forti italiani con Generali in Telco, la holding che controlla TI con poco più del 22% del capitale e i cui siedono anche gli spagnoli, che di essa hanno il 46%. Il punto è uno solo. Bernabè ha fatto scrivere a fonti giornalistiche amiche che non ci sarebbe nessun bisogno di annegare il debito di TI in quello di Telefonica, che per altro supera i 50 miliardi ma si regge meglio perché gli spagnoli capitalizzano più di tre volte l’attuale valore di TI. Basterebbe un bell’aumento di capitale, di una dozzina di miliardi, per far sparire il debito dall’orizzonte dei problemi di cui preoccuparsi. Leggi il resto »

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