Se
Uscire dalle opinioni prefabbricate, dai dogmatismi, dall’opinionismo schierato. L’intervista al Corriere dell’ateo Jannacci:
Nessuno può entrare nel loro sonno misterioso e dirci cosa sia davvero, perciò non è giusto misurarlo con il tempo dei nostri orologi.
Piano, piano… inutile? Cervello morto? Si usano queste espressioni troppo alla leggera.
[...] Se il Nazareno tornasse ci prenderebbe a sberle tutti quanti. Ce lo meritiamo, eccome, però avremmo così tanto bisogno di una sua carezza».
E l’opinione (ancora una volta non schierata) di Luca Ricolfi sulla Stampa: Non possiamo saperlo:
Una guerra i cui ingredienti essenziali sono due certezze uguali e contrarie:
[...] Gli uni poggiano le loro certezze su dichiarazioni di amici e di neuroscienziati, gli altri su dichiarazioni diametralmente opposte di altri amici e altri neuroscienziati. Così quella che era e resta una persona viene trasformata in un simbolo, pretesto e occasione per dare libero sfogo alle convinzioni di ognuno. Questo spettacolo è triste e grottesco. Ma è anche indebito. A dispetto delle apparenze, i due popoli che si affrontano armati delle loro certezze sono solo due dannose minoranze.La maggioranza delle persone, su vicende come quella della povera Eluana, non ha certezze ma solo dubbi. Nessuno di noi sa che cosa si prova in uno stato vegetativo persistente, né se si provi qualcosa, né chi lo provi. Che cosa davvero significhi soffrire senza essere cosciente, o provare dolore senza pensare, ricordare, comunicare. Nessuno può sapere che cosa abbia sentito Eluana negli ultimi 17 anni, e se l’agonia pilotata di questi giorni sia una liberazione o l’ennesima e definitiva violenza sul suo corpo. Nessuno può sapere con certezza quale fosse la vera volontà di Eluana quando ha avuto l’incidente, e tanto meno quale sarebbe la sua volontà oggi, ammesso che possa ancora averne una. Per questo la maggior parte delle persone, anche quando ha delle opinioni, si rende conto che si tratta – appunto – soltanto di opinioni, che non può esistere, in casi come questo, una verità unica e incontrovertibile. Non così gli esponenti delle due chiese che in questi giorni si affrontano sui giornali e sulle tv.
Se c’è una cosa che faremmo bene a imparare dal caso Englaro è che su questioni che toccano in profondità la coscienza e la sensibilità di ciascuno, la politica dovrebbe fare un passo indietro. Un passo indietro deciso e radicale. Una sorta di gesto di rispetto, come quando ci si toglie il cappello in chiesa o davanti a un morto.
[...] Da dilemmi come questi, purtroppo, non si esce mai con una legge giusta, ma solo con una legge rispettosa, che cioè rispecchi il più fedelmente possibile la sensibilità prevalente in una certa società e in un certo tempo, e possibilmente non umili la sensibilità di chi pensa controcorrente.[...] Se sai che non può esistere la soluzione giusta, se sai che il tuo punto di vista non è l’unico possibile, se sai che la risposta alla maggior parte delle tue domande è «non possiamo saperlo», diventa naturale abbandonare il linguaggio della certezza e dello scontro, e passare al più civile registro del dubbio. continua
E poi le suore, che il passo indietro, a mio parere, hanno provato a farlo (anche se accusate da qualcuno del massimo gesto di crudeltà): Non hanno scritto libri né si son messe a frequentare le televisioni per dire la loro.
