Sospensioni

Arrivano notizie “non rassicuranti” per Tiscali, questi alcuni titoli che circolano nella mattinata:
Tiscali crolla a Piazza Affari, Si chiederà la moratoria sul debito. Crolla Tiscali, sospesa al ribasso. A Piazza Affari trema Tiscali.

E qui R.I.P. Tiscali sospende il pagamento degli interessi sul debito: moratoria o insolvenza.

Venerdì scorso, a mercati chiusi, la societa aveva comunicato l’impossibilità di procedere nella trattativa  per la cessione delle attività inglesi. Se ne parlava qui: Ombre su Tiscali.

update: Se ne parla anche qui e qui.

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Ambizioni personali & silenzi

Cosa succede all’Unità

Diciamolo pure: la storia dell’editoria italiana è piena di testate che sono state fondate o comprate per agevolare le ambizioni personali di qualche politico, pronto a disfarsene non appena tali ambizioni si rivelavano illusorie. E quello che sta succedendo all’Unità è tutto qui.
via Piovono rane

E qui L’irresistibile discesa di Soru, non salva il Pd e prepensiona l’Unità.

Doveva essere l’uomo del riscatto, già incoronato come “l’Anti-Silvio” dall’Espresso, acclamato dai sondaggi, dagli intellettuali e dai blogger (il link è mio) come leader ideale del Pd. Renato Soru, allora in piena corsa per la riconferma alla presidenza della Sardegna, era l’ultimo campione della società civile in lotta contro gli oligarchi della politica, a cominciare da quelli del suo partito, pronto a pagare in prima persona (e di tasca sua) per i propri ideali, fossero la salvezza delle coste sarde o quella del giornale fondato da Antonio Gramsci – dal sardo Antonio Gramsci, come amava ripetere, quando meno di un anno fa spiegava la sua scelta di rilevare l’Unità. Di qui lo sconcerto di tanti, oggi, dinanzi a un piano di tagli talmente drastico da spingere il cdr ad annunciare cinque giorni di sciopero, a nemmeno cinque mesi dall’insediamento del nuovo direttore, Concita De Gregorio, dalle nuove assunzioni, dalla riforma grafica. Ma soprattutto, pensano tutti, a due settimane da quella tremenda sconfitta elettorale in Sardegna che ha troncato di colpo le sue ambizioni politiche. “La trappola del partito”, era il titolo dell’editoriale dell’Unità all’indomani del voto, di cui attribuiva ogni responsabilità non già a Soru ma, appunto, alla “trappola ordita dal suo stesso partito”. Il cliché del giovane politico idealista schiacciato dal cinismo degli oligarchi, però, non sembra destinato a durare.

“Ha preso l’Unità come un tassì”, sintetizza l’ex direttore Peppino Caldarola. “E’ surreale, cosa si aspettava, di passare a cinquecentomila copie in cinque mesi?”, dice un addolorato Sergio Staino. Ora, dopo i primi articoli comparsi sui giornali e dopo il bellicoso comunicato del comitato di redazione, è soprattutto il silenzio di Soru a colpire. “Con gli azionisti precedenti – dice Furio Colombo – ho discusso spesso e a volte anche litigato, ma sempre faccia a faccia, nella stessa stanza, in un modo umano…”.

via Quadernino

Soru pescecane? Ma non era una “manovra” del giornale del Berlusca terrorizzato, “perché aveva capito che per svariati motivi – non esclusi quelli economici -  Soru era l’unico potenziale ostacolo nei prossimi dieci anni”, (E’ ufficiale ha paura) che provava a screditarlo in campagna elettorale?

p.s.: Berlusconi, Soru e i cerchiobottisti.

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Ostinata arroganza

E non sono io ad “infierire”, ma Antonio Polito sul Riformista:

Nella debacle in Sardegna, in effetti, non c’è molto di locale, se non proprio l’ostinata arroganza di Renato Soru, convinto di poter trionfare berlusconianamente sulle ceneri dei partiti, fino al punto di imporre le elezioni anticipate contro il suo stesso partito.

Per tutti quelli, tanti nella blogosfera italiana, dove spesso come dice lui: “c’è solo una pesante cappa di provincialismo e una irresistibile tentazione alla consorteria”, che hanno parlato di mossa azzeccata e scelta sacrosanta che avrebbe permesso all’ex governatore di rivincere. E fino ad ieri se ne vanagloriavano.

Ma il voto sardo è stato un voto politico perché la coalizione di centrosinistra è rimasta staccata di 18 (diciotto) punti percentuali dal centrodestra, perché il Pd è sceso di dieci punti rispetto alle politiche, perché l’opposizione ha dimostrato di perdere, indipendentemente dalla qualità del governo locale, sia dove se ne è vergognato (l’Abruzzo), sia dove se ne è vanagloriato (la Sardegna).

[...] L’elettorato che lascia il Pd verso l’astensione, verso Di Pietro, verso Casini, è il sintomo di chi non spera più in un cambio, non considera l’opposizione «electable», e dunque non si raccoglie più nel voto utile, rassegnandosi quasi a un lungo regno berlusconiano. Che sia per acquiescenza, stanchezza o sfiducia, l’Italia anti-berlusconiana si è ristretta. Il Pd deve dunque sapere che se nuoterà in quell’acqua soffocherà, e prima o poi morirà.

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Dopo che

Dopo averlo visto in tv tutte le salse (ovviamente era prima, si parlava delle sue dimissioni…), dopo che su internet già lo hanno acclamato leader nazionale, dopo aver letto le sue dolci interviste:

Figurarsi che in tutta l’intervista, in cui Soru parla lungamente della questione morale aperta nel Pd per via dei suoi amministratori locali recentemente indagati dalla magistratura, nemmeno una volta si cita l’indagine che riguarda lui.

Dopo non aver mai letto queste notizie (o queste sentenze) o sentito riparlare di questo “libello” su alcun grande quotidiano nazionale e dopo che nessun giornalista d’assalto vi abbia mai dedicato una virgola. Dopo che nessuno si sia mai sognato di dar voce ai presunti oppositori interni in occasione delle sue dimissioni, dopo aver perso le primarie in sardegna e aver “eliminato” chi le ha vinte (perché le primarie del 2007 per la segreteria del Pd sardo, per dire, Soru le aveva perse, ma essendo presidente della regione, a dimettersi era stato il vincitore), dopo aver inaugurato la campagna elettorale in pompa magna, con una grande convention, dove si era “autopromosso” come l’anti-Berlusconi per eccellenza, facendo l’elogio dell’ulivo e del suo fondatore e sfidando il cavaliere (Sarà uno scontro Soru-Berlusconi per interposta persona, Se vinco dimostrerò che Berlusconi si può battere, come Prodi ha fatto due volte) e aver fatto della Sardegna (e delle elezioni regionali si badi bene) il luogo dell’epico scontro.

Dopo aver deciso di percorrere la via giudiziaria, dopo che lo abbiamo visto usare i sondaggi come arma contundente nel dibattito politico, “anche la destra sa che siamo avanti di 6-8 punti“, dopo avergli sentito dare del “fascistello” a chi osava contestarlo, dopo aver rubricato come “sciocchezze” qualsiasi osservazione critica nei suoi confronti, rivendicando la sua “specchiata onestà e moralità”.

Dopo che le cose, ultimamente, sembrano leggermente cambiate:

e adesso Soru parla sempre di Berlusconi ma anche di Cappellacci. E, soprattutto, comincia ad avere al suo fianco i leader nazionali del centrosinistra. Ha iniziato Enrico Letta, è arrivato in Gallura Di Pietro, arriverà due volte Veltroni, poi D’Alema e Bersani. E la chiusura della campagna elettorale a Cagliari sarà una specie di mobilitazione generale.

Dopo queste cose, che si lamenti oggi il presunto “boicottaggio” e la “cattiva informazione” delle reti mediaset nei suoi confronti e si parli di cavaliere che dovrebbe tenersi fuori dalla campagna elettorale in sardegna mi sembra alquanto singolare. Fino a ieri dove stavano su Marte?

Qualcuno a tal proposito aveva recentemente e opportunamente parlato di maledizione del doppiopesismo:

quella malattia politica e culturale che spezza ogni unità di giudizio, fomenta l’indignazione a corrente altermata, alimenta il pregiudizio che tra di “noi” si possa regalare per grazia ricevuta un trattamento più indulgente e autogratificante di quello abitualmente riservato all’avversario.

[...] Intollerabile se ne sono responsabili gli altri, una trascurabile inezia se interessa i “nostri”.

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Sondaggi & guerre

Mai amato i sondaggi, è che mi sembra davvero singolare questo modo di presentarli. Qualcuno titola qua (dimenticando qualcosa di altrettanto evidente): Berlusconi: Consenso ai minimi da questa estate. “In calo tutto il governo. Tra le Istituzioni regge il Colle”.

Quantomeno, in modo più “ecumenico”, titolava l’originale: Gennaio giù Berlusconi, Fini, Di Pietro e il Pd. Su Napolitano.

Qua le tavole. Le cose consistenti, andando al sodo, sembrano (sembrano eh, può darsi che mi sbagli) essere:

Totale maggioranza 51,9, il mese scorso era il 52,5% (-0,6). Il Partito Democratico perde terreno e tocca il punto più basso mai toccato dalla sua nascita. A gennaio è infatti al 26,3% rispetto al 27,5  (-1.2) di dicembre. Cala l’Idv, netto il ribasso, scivola al 6% dal precedente 7,5 (-1,5). Mai così in basso complessivamente la coalizione di centrosinistra che passa al 33,9 dal 35,0 del mese scorso.

La coalizione di centrodestra partiva dal 46,8 delle politiche 2008 per arrivare al 51,9 del gennaio 2009 (con un Pdl che era al 37,4 e oggi si ritrova al 39,6 e con la Lega che passa dal’8,3 all’11). Quella di centrosinistra  partiva dal 37,6 per arrivare al 33,9 di oggi (con un Pd che passa dal famoso e sbandierato (da Veltroni) “storico” 33,2 al 26,3 e l’Idv dal 4,4 al 6).

Forse anche Veltroni, non solo Berlusconi, sarebbe contento e soddisfatto davanti ad un simile calo di consensi.

Intanto, qua, siamo in piena guerra a chi la spara più grossa, almeno rispetto all’unico sondaggio pubblicato finora. Ma nessuno ricorda mai le “guerre” passate (questa la più recente) prima di sparare numeri?

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Velluti

Sorrisi pochissimi, parole elargite con grande parsimonia, con pause. Lunghe. Propensione per le barzellette: nessuna. Eleganza sobria. Preferenza per il velluto nero…

Il cavaliere della riscossa e il velluto color prugna.

«Parla accorato, con la mano destra in tasca e la sinistra che aiuta le parole. Suda, rifiuta l’acqua, ma non il fazzoletto. Il velluto prugna della giacca è perfino troppo in questa stanza stipata e calda. La camicia a quadri piccoli è abbottonata curiosamente fin sul pomo d’Adamo, ma … non porta la cravatta, un rigore informale».

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Interruzioni & fischi

Fischi democratici e fischi fascistelli (con inevitabili iniziative parlamentari al seguito). E poi si scoprì, secondo la dichiarazione del senatore del Pd Gian Piero Scanu, che i quattro fascistelli in questione erano un:

gruppo di dimostranti, ex lavoratori civili della base dell’Us Navy di Santo Stefano.

Interruzioni, diritti & metodi.

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La Corte Costituzionale boccia il Bilancio di Soru

Corte Costituzionale: schiaffo alla Giunta Soru.

Le anticipazioni dei crediti garantiti dalla Stato a partire dal 2013 inserite nel bilancio del 2006 della Regione Sardegna sono illegittime perché violano l’art. 81 della Costituzione sull’accertabilità delle entrate. È questa la motivazione della sentenza, deposita questa mattina, che ha bocciato il bilancio regionale.

La Finanziaria della regione Sardegna per il 2006 era contraria all’articolo 81 della Costituzione. È quanto si legge nella motivazione della sentenza della Corte Costituzionale depositata questa mattina sull’anticipazione di 500 milioni di entrate provenienti dallo Stato come anticipazione di quanto dovuto per la compartecipazioni tributarie. La sentenza aveva accolto alcuni dei rilievi sollevati dalla Corte dei Conti. I giudici contabili avevano sospeso lo scorso anno il giudizio di parificazione del bilancio 2006 inviando gli atti alla Corte Costituzionale proprio per via delle anticipazioni delle entrate, ritenute non corrette secondo i principi dell’annualità del bilancio fissati dalla Costituzione. [...]
La sentenza (giudice relatore Paolo Maddalena) è stata depositata oggi in cancelleria, ma la decisione della Consulta presieduta da Franco Bile risale al 9 giugno scorso. Nell’udienza pubblica del 6 maggio scorso la Regione era stata rappresentata dagli avvocati Graziano Campus, Paolo Carrozza e Augusto Fantozzi. Il 28 giugno 2007 la Corte dei Conti della Sardegna, a sezioni riunite, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sull’articolo 2 comma 7 della legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio di bilancio 2007 e sull’articolo 2 comma 1 (lettere a e c) della finanziaria approvata nel maggio 2007 dal Consiglio regionale.

In entrambi i casi si faceva riferimento a entrate future, concordate fra governo (attraverso l’ex premier Romano Prodi) e Regione (rappresentata dal presidente Renato Soru), per un ammontare di mezzo milione di euro, che lo Stato si è impegnato a trasferire alla casse regionali per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, per complessivi 1,5 miliardi di euro.

La Corte dei Conti, sospendendo il giudizio di parificazione del bilancio 2006, come “essendo venuti meno i controlli preventivi sugli atti regionali”, questo strumento “sia restato spesso l’unica occasione possibile per sollevare questioni di legittimità costituzionale in relazione a leggi regionali”.

I giudici contabili avevano ritenuto una “tecnica di copertura irrazionale e irragionevole” l’anticipazione di un’entrata futura per finanziare spese correnti, giudicata “del tutto estranea ai canoni previsti dalla contabilità pubblica non solo statale ma anche regionale“, oltre che contraria al principio dell’annualità del bilancio.

Bisogna leggersi i giornali sardi per averne notizia. Dopo la prima bocciatura, quella sulla cosiddetta “tassa sul lusso”, con relativi risarcimenti, arriva quest’altra bocciatura politico-contabile.

L’opposizione parla di: “danno complessivo di 2 miliardi e mezzo di euro” e sollecita il governatore a presentarsi “immediatamente” in Aula

“con le sue proposte per ripianare questo stratosferico buco di bilancio di cui si è reso responsabile [...] e di ennesima bocciatura che dimostra ancora una volta che il castello d’argilla, messo in piedi da questa maggioranza di governo regionale, crolla giorno per giorno, nel confronto con la realtà e con lo stato di diritto”.

E si che si ritengono i custodi più intransigenti dell’ortodossia e del rispetto costituzionale… E parlano o ironizzano sulla finanza creativa degli altri.

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Tassa & risarcimento

Sono 36.823 i contribuenti che verranno risarciti dalla Regione Sardegna per aver pagato la cosiddetta “tassa sul lusso” della giunta Soru. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che l’ha dichiarata illegittima, la Regione dovrà effettuare pagamenti per 2.621.281 euro.

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