Sequestro da 800 milioni

Sigilli al tesoro di Aiello. Sequestro da 800 milioni

I carabinieri del comando provinciale di Palermo hanno notificato all’ex manager della sanità privata Michele Aiello un provvedimento di confisca dei beni del valore di 800 milioni di euro. L’imprenditore sconta una condanna a 15 anni e sei mesi per associazione mafiosa, corruzione continuata e truffa aggravata. La misura patrimoniale, già resa nota la scorsa settimana e oggi comunicata ad Aiello, è stata disposta dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Aiello, coinvolto nella stessa inchiesta che ha portato alla condanna per favoreggiamento aggravato dell’ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro, è ritenuto strettamente legato al boss Bernardo Provenzano. Secondo gli inquirenti, avrebbe potuto contare in tutto l’arco della sua attività imprenditoriale, nata nel settore edile e poi ampliatasi in quello della sanità, su una sostanziale situazione di monopolio assicurata dall’appoggio dei vertici di Cosa nostra, che avrebbe anche investito ingenti somme di denaro nelle sue aziende. Il provvedimento, nato dagli accertamenti patrimoniali del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, riguarda:

  • il polo oncologico di eccellenza ”Villa Santa Teresa”, a Bagheria (Pa);
  • otto imprese edili: la Costruzioni s.r.l., la Edilcontrol s.r.l., la A.t.i. (Alte Tecnologie Ingegneristiche) group s.r.l., la S.el.da s.r.l., l’E.m.a.r s.r.l., la Edil costruzioni s.r.l., la Tuttedil s.r.l. e la Edil maf s.n.c. di Aiello Francesca & c..
  • Confiscate inoltre sei imprese del settore sanitario – la Radiosystems protection s.r.l.; la Villa Santa Teresa – diagnostica per immagini e radioterapia s.r.l.; l’Italsystems s.r.l.; il Centro di medicina nucleare S. Gaetano s.r.l.; l’A.t.m. (alte tecnologie medicali) s.r.l e Villa Santa Teresa group s.p.a.-; la società che gestisce la squadra di calcio di Bagheria (Pa); la ”Servizi & Sistemi s.r.l.”, operante nel settore informatico;
  • due stabilimenti industriali di circa 6.000 metri quadrati; un impianto di calcestruzzi;
  • quattro edifici adibiti ad uffici;
  • 14 appartamenti a Bagheria e tre ville ad Aspra, Santa Flavia e Ficarazzi (Pa).
  • E ancora il provvedimento riguarda 22 magazzini; 22 terreni edificabili, 24 auto; 22 veicoli industriali; 2 imbarcazioni da diporto; 145 rapporti bancari per 250 milioni di euro in contanti e due polizze vita.

I giudici hanno anche disposto, a carico del manager, l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per due anni e sei mesi. I beni, sino ad oggi in amministrazione giudiziaria, sono stati messi a disposizione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che ne stabilirà la destinazione. Sono circa 400 i lavoratori che operano nelle imprese sanitarie, edili e amministrative di Aiello.

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Solo per dare una lontana idea di cosa significhi l’imprenditoria mafiosa in Sicilia. Per quanto riguarda il governo siciliano e il possibile e strombazzato Lombardo quater, il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, intervistato da una tv locale, si era augurato una rottura definitiva tra Gianfranco Miccichè e il premier:

“Miccichè per far parte del nuovo governo regionale dovrà rompere con il Pdl, quindi con Berlusconi, ma non credo che possa farlo”.

E il sottosegretario, nonostante il desiderio di “trascorrere le vacanze senza doversi inventare problemi che non esistono”, ha ritenuto opportuno replicare a distanza all’invito dell’alleato siciliano e ha dichiarato ai microfoni di Tgs cosa pensa della possibile formazione di un nuovo governo regionale:

Credo che una squadra di governo vada cambiata se alla base ci sono motivazioni di carattere politico. Da questo punto di vista non vedo novità a breve termine, per cui non capisco questa ipotesi, sbandierata più che altro dai giornali. Lombardo non mi ha mai parlato di un nuovo governo, né di nuovi assessori“.

Sulla auspicata rottura definitiva, Miccichè ha aggiunto:

“Io lascio Berlusconi e Lombardo chi lascia? Il Pd chi lascia? Mi sembra di giocare a Monopoli o a Risiko. Quella di Lombardo è una domanda alquanto curiosa, strana – ha detto il sottosegretario – Mi sembra un gioco piuttosto perverso della politica e dei palazzi su chi si deve avvicinare o allontanare di più, non considerando che ci sono problemi molto più ampi in Italia, e in Sicilia in particolare. In Sicilia – ha poi spiegato Miccichè - sembra che tutto sia condizionato da quello che decide il Pd, che un po’ si esalta per i litigi tra Berlusconi e Fini e si sente pronto ad andare alle elezioni, salvo poi fare un passo indietro. Si informano con Crespi sui sondaggi e capiscono di non essere nelle condizioni di vincere. A me il Pd non interessa, io non sono nel governo con il Pd né ci sarò mai e questo è un fatto assodato”.

Sì perché Lombardo intanto governa la Sicilia per virtù dello spirito santo. E con il suo vascello fantasma, composto da assessori finiani, di area e tecnici, mentre in aula è l’opposizione del Pd che vota il Dpef e la finanziaria. I tecnici ultimamente poi crescono a dismisura. Abbiamo addirittura scoperto che anche l’assessore al Turismo Nino Strano – qui la sua biografia, e qui intervistato spiegava chiaramente grazie a chi non erano riusciti a mandarlo in pensione: “Non fosse stato per Gianfranco Fini, ci sarebbero riusciti” - ora viene fatto rientrare tra gli assessori tecnici e quindi ritenuto tra gli intoccabili. Insomma, rinviato tutto a settembre, mentre continua il gioco al massacro, tattico e perverso, sulla pelle dei siciliani. Ora la sfida a monopoli prende il nome di “Governo di responsabilità istituzionale“.

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Nome devi cambiare

Mentre Raffaele Lombardo dalle colonne del Fatto consiglia Fini: “RESISTERE, RESISTERE, RESTITERE”, sul blog del sottosegretario Miccichè, che domani, finalmente, incontrerà il premier, dopo i versi e i doppi sensi, compaiono questo invito e questo sogno:

La zanzara ci ha preso gusto, ieri notte s’è insinuata nel letto dell’ex ministro, col silenziatore nel ronzio, per non turbare il sogno e il sonno suo. Era un sogno strano, quello del ribelle berlusconiano, senza rima o con la rima, era un sogno d’anteprima e la zanzara, incuriosita, stava li, dentro il sogno accovacciata. Era Mercoledi, 4 Agosto, Roma era calda come un girarrosto ma Miccichè non sudava e in casa Berlusconi con la giacca e la cravatta entrava. Ad aspettarlo il Cavaliere, che subito gli dice di mettersi a sedere il ribelle s’accomoda, sorridente, e aspetta l’aut aut, impaziente. Impaziente come gli altri, che stan fuori: a Palazzo Grazioli non godono favori. Tutti lì, fuori, Lombardo e Romano, Lupo, Cascio e Alfano, ad attendere, impazienti, di saper chi sono i vincitori e chi i perdenti. L’attesa è spasmodica, il nervosismo è alto, da giorni non si parla d’altro: radio, giornali e tg parlan solo del fatidico Mercoledì. Finalmente, dopo circa un’oretta, Miccichè esce in avanscoperta i cronisti gli si appressano, avidi e incuriositi lo intervistano ma lui non favela, l’aut aut di Berlusconi proprio non lo svela e i cronisti rimangono inebetiti; quegli altri, in Sicilia, morti incuriositi.

Per fortuna c’è la zanzara, che tutto ha visto e noi glielo abbiamo chiesto, cosicchè lo scoop riveliamo e, in anteprima, l’aut aut del Berlusca vi sveliamo. “Nome devi cambiare” gli ha chiesto il Cavaliere e Gianfranco dice: “ok, cambierò nome alla corrente, di Pdl sicilia non rimarrà niente”. Ma Berlusconi, un pò basito, lo ferma e gli dice: “no, non hai capito! Se vuoi stare al mio fianco, non chiamarti più Gianfranco: capiscimi, quel nome più non sopporto, per me è questione di rispetto!”. Questo l’aut aut del Cavaliere, che zanzara è riuscita a scoprire. E Miccichè? Se accetterà non avrà troppi danni, userà il suo primo nome, Giovanni. E Berlusconi sarà contento, che in Sicilia tutto tornerà come prima …ma prima quando? Quando solo Miccichè comandava: c’era pure Cuffaro e tanto male non andava. Oggi ci sono Castiglione e Firrarello, con Schifani che fa il bello, come dire: chi cambia la vecchia per la nuova, guai trova! Ma non ditelo a Miccichè, se no il nome non lo cambia e tutto resta per com’è.

via Quel mercoledì a Palazzo Grazioli: il mistero dell’aut aut (Zanza scoop) « Sud – Il Blog di Gianfranco Miccichè.

Ma dubito che tutto possa mai tornare come prima. O forse lo spero solo. E gli altri alleati di Miccichè nel Pdl Sicilia, i 6 pidiellini siciliani, Alessandro Aricò, Pippo Currenti, Luigi Gentile, Carmelo Incardona, Livio Marrocco e Tony Scilla, che insieme a due dei dodici assessori di Lombardo (lo stesso Luigi Gentile e l’assessore al Turismo Nino Strano) hanno tempo fa annunciato il loro pieno sostegno a Fini, che fine faranno? A quando il nuovo partito anticipato da Scalia? E che fine farà, soprattutto, il governo di minoranza che sopravvive in Sicilia grazie ai voti del Pd?

p.s.: Non so quanto sia vera questa dichiarazione di Scalia: “I circoli di “GI” sono 322 e alcuni di questi”, dice ancora Scalia, “hanno sede in immobili che furono del partito”. Ma se fosse vera, forse non sarebbe male conoscerne gli affitti. Come ha detto La Morte, il patrimonio di An “Non si tocca. Non è nè di Berlusconi nè di Fini”. Meno che mai dei circoli di GI.

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Il danno è fin troppo facile da calcolare

La decisione di Fintecna sulla privatizzazione di Tirrenia e della controllata siciliana Siremar, era attesa per ieri. Ma il rilancio dell’unico concorrente, Mediterranea Holding, da 10 a 25 milioni (più il debito di 520 milioni) ha provocato un nuovo slittamento. La cordata guidata dalla Regione Sicilia (37%) ha anche rafforzato la compagine: sarà consigliere delegato Alexandros Tomasos (TT Lines) mentre Cristina Busi Ferruzzi entra nel consiglio di gestione. Resta presidente Salvatore Lauro.

Da Palermo arriva oggi il commento, assolutamente condivisibile, del presidente di Confindustria Palermo, Alessandro Albanese, che non usa mezzi termini.

Palermo, 27 lug. – Adnkronos.

“L’ingresso della Regione nella cordata per acquistare la Tirrenia è un insulto alle imprese siciliane”.

L’affare con la Mediterranea Holding “un insolente attacco al circuito economico dell’Isola e un eclatante controsenso rispetto ai principi sbandierati dal presidente della Regione. Lombardo parla tanto di tutela dell’autonomia e sviluppo della Sicilia, poi però chiude accordi con imprenditori oltre lo Stretto a danno della Sicilia”.

Il danno – secondo il presidente degli industriali – è fin troppo facile da calcolare. L’acquisto della Tirrenia comporta un accollo immediato di 670 milioni di debiti, e dopo i primi otto anni la stima è di svariati miliardi. Il patrimonio consiste invece in una flotta valutata 800 milioni, anche se la stima non risponde assolutamente al valore di mercato. L’operazione forse può servire solo per assumere altre tremila persone, come se avessimo bisogno di altro personale nei ranghi dell’Amministrazione regionale”.

“Se proprio Lombardo ha a cuore le sorti della Sicilia e del suo sviluppo in senso federalista – conclude Albanese – perché non si chiede quanto verrà a costare quest’operazione complessivamente? Oppure il presidente della Regione vuol lasciare in eredità ai siciliani una nuova voragine nelle casse pubbliche?”.

Tirrenia, mediterranea raddoppia l’offerta.

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Il dato più emblematico

Voragine dipendenti. Semaforo rosso dalla Corte dei conti alla spesa pubblica regionale. “Il rapporto tra dirigenti e restante personale regionale resta il dato più emblematico”. In Sicilia c’è 1 Dirigente ogni 5,6 dipendenti, su un totale a fine 2009 di 20.642 dipendenti.

Eppure secondo la dotazione organica della Regione siciliana, contenuta nelle tabelle allegate alla Legge regionale n. 41 del 29 ottobre 1985 e successive modifiche, i Dirigenti regionali, allora distinti in Direttori regionali e Dirigenti superiori, dovrebbero essere complessivamente 528, comprensivi sia di quelli appartenenti al ruolo amministrativo che di quelli del ruolo tecnico. In pratica, raffrontando detto organico con la situazione attuale, oggi vi sarebbero 1.428 Dirigenti in più o, come si suole dire, in soprannumero.

A parlare è Giovanni Coppola, Procuratore Generale della Corte dei Conti per la Regione siciliana, a margine dell’udienza pubblica tenutasi a Palazzo Steri di Palermo davanti alle Sezioni riunite della magistratura contabile regionale. Nella sua requisitoria, scrive Live Sicilia, Coppola ha puntato l’attenzione su due importanti capitoli di spesa della Regione: il costo dei dipendenti e quello della sanità. Il primo è quello che desta maggiori preoccupazioni, mentre il secondo, pur rimanendo in un contesto di uscite molto elevate, sembra avere intrapreso un cammino virtuoso. Ciò che preoccupa Coppola sono prima di tutto “i costi sostenuti dalla Regione per l’elevatissimo numero di dipendenti regionali che al 31 dicembre 2009, tra personale a tempo determinato e a tempo indeterminato, sono ammontati a 20.642 unità - si legge nella relazione – Di essi, 2.010 sono i dirigenti a tempo indeterminato, cui vanno ad aggiungersi altri 32 dirigenti esterni, di cui ben 9 dirigenti generali” (nel frattempo 6 eliminati perché assunti senza il necessario curriculum, rimpiazzati da sei incarichi ad interim). Scrive il procuratore:

Parlando, per l’appunto, del personale “esterno” a tempo determinato della Regione, esso risulta aumentato di 111 unità, rispetto al 2008, con una consistenza al 31 dicembre 2009 di 7.114 unità, così suddivise:

- 9 Dirigenti Generali (erano 5 nel 2008);

- 23 Dirigenti (erano 56 nel 2008);

- 5.621 tra funzionari, istruttori, collaboratori ed operatori (erano 5.651 nel 2008);

- 1.461 unità di personale ad altro titolo utilizzato (Beni Culturali S.p.A., Multiservizi S.p.A., Resais, Personale ex P.I.P. ecc..), con un ulteriore incremento di 170 unità rispetto al 2008, quando ammontavano a 1.291. Sommando personale a tempo indeterminato e personale a tempo determinato si arriva ad un totale di dipendenti regionali, a fine 2009, di 20.642 unità.

Non viene tralasciato il capitolo della stabilizzazione dei precari, il procuratore Coppola sull’ipotesi è stato molto chiaro: almeno fate i concorsi.

La Regione siciliana, di recente, con l’art. 51 della Legge regionale n.11 del 12 maggio 2010, è ritornata sulla dotazione organica del proprio personale approvandone una nuova, sostitutiva di quella prima citata del 1984. Il nuovo organico si riferisce però non ai Dirigenti, ma al restante personale non dirigenziale con esclusione, peraltro, del personale del Corpo Forestale della Regione. La nuova dotazione organica viene determinata in 15.600 unità, quale somma del personale della categoria A (2.800 unità), della categoria B (2.600 unità), della categoria C (4.600 unità) e della categoria D (5.600 unità).

Senza entrare nel merito della scelta, non si può non rilevare che nella precedente dotazione organica del 1984, e successive modificazioni, il totale del personale non dirigenziale ammontava, escludendo come adesso il Corpo Forestale, a 10.792 unità, che grosso modo corrisponde all’attuale organico di fatto a tempo indeterminato. Con la nuova dotazione organica, pertanto, si sono creati i presupposti per un incremento di 4.808 dipendenti a tempo indeterminato, pari al 45% del totale.

Probabilmente si è avuto di mira l’assunzione dell’attuale personale a tempo determinato. Assunzione, forse attraverso il sistema della stabilizzazione che, ad avviso dello scrivente, a parte i profili di dubbia legittimità costituzionale, e eticamente scorretta in quanto rappresenta una mortificazione per le centinaia di migliaia di giovani disoccupati (almeno con riferimento ai soli disoccupati siciliani), che non hanno mai ricevuto alcun aiuto economico dalla Pubblica Amministrazione, semplicemente perché ignorati a beneficio di soggetti che senza concorso sono stati selezionati non per maggior merito o intelligenza, ma solo in ossequio a logiche spesso clientelari che hanno avuto di mira “le prossime elezioni”, anziché “le prossime generazioni”.

La stabilizzazione pura e semplice toglierebbe definitivamente a tutte le centinaia di migliaia di giovani disoccupati anche la speranza, almeno per i prossimi trenta anni, di un futuro nella Pubblica Amministrazione siciliana. Al fine di conciliare le comprensibili aspettative degli attuali precari con le esigenze di sbocco occupazionale dei disoccupati, se assunzioni dovranno essere effettuate sarebbe indispensabile prevedere concorsi aperti a tutti, con apposite quote di riserva a favore dei precari, con l’obiettivo di valutare la capacità e la preparazione culturale degli assumendi, onde consentire l’accesso ai pubblici uffici ai più meritevoli con indubbio beneficio per il livello qualitativo della compagine amministrativa che, per carenza di adeguate professionalità interne, è oggi spesso costretta a ricorrere a soggetti esterni, affrontando ulteriori spese che potrebbero benissimo essere evitate.

Nel campo della sanità la Corte dei conti ha sottolienato e apprezzato l’inversione del trend che ha dato i primi segnali positivi: “Nel 2009 la spesa impegnata è stata di 8 miliardi 775 milioni di euro (compresa l’irrisoria somma di 107 milioni circa di spese per investimenti), risultando inferiore a quella del 2008 di circa 118 milioni. Si tratta di un piccolo decremento, percentualmente pari all’1,32%, ma è significativo di un’importante inversione di tendenza: la spesa sanitaria della Regione siciliana nel 2009 è stata bloccata, anzi è diminuita”. Anche nel settore della sanità il numero dei dipendenti è elevatissimo, sono in totale 52.184, di cui 5.078 a tempo determinato. Ad essi vanno aggiunti 3.083 autisti per le 256 ambulanze del 118 (più altre 10 ancora senza equipaggio), gestiti dalla Croce Rossa italiana, attraverso una società per azioni, ma pagati dalla Regione. La relazione segnala inoltre l’alto numero di convenzioni esterne con case di cura, ambulatori, laboratori di analisi e centri di emodialisi che nel 2009 sono numericamente aumentati, attestandosi a 1.665 (nel corso del 2008 risultavano 1.619). Scure anche su consulenze e incarichi esterni che,”nel 2009 ha raggiunto la cifra di 1.065 incarichi, mentre (esclusi gli incarichi a legali) erano 651 nel 2008 e 457 nel 2007. La spesa relativa, nel 2009, è ammontata a quasi 13 milioni di euro”. Qui il Giudizio di parificazione del Rendiconto generale della Regione siciliana per l’esercizio finanziario 2009 con la Requisitoria del Procuratore generale d’Appello dott. Giovanni Coppola e l’Appendice alla Requisitoria.

Questi i commenti dei due assessore finiani della giunta Lombardo, l’assessore regionale al Turismo Nino Strano: “Promossi a pieni voti e l’assessore regionale alle Infrastrutture ed alla Mobilità Luigi Gentile, che sostiene: “Il giudizio di parificazione è una ulteriore conferma, in positivo, alla efficacia ed alla concretezza della Politica economica del Governo regionale“. Mentre il capogruppo del Pdl Sicilia (finiani e miccicheiani) dichiara trionfante: “Vinta la battaglia sulla riduzione della spesa”. Qui Lombardo “pretende” la deroga al patto di stabilità, proprio per la stabilizzazione dei precari.

p.s.: Qui, invece, viene raccontato un altro meccanismo che va molto di moda alla Regione Sicilia: Regione, funzionari in aspettativa per guadagnare di più da “esterni”.

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Solo per i siciliani

”Sicuramente questa situazione di un governo che galleggia è un danno, non per il Pd, ma per i siciliani”

E ha poi aggiunto:

La vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto il presidente della Regione siciliana Raffaele Lombardo (è indagato dalla Procura di Catania per concorso in associazione mafiosa) pregiudica qualunque sbocco politico della crisi. Basta mi sono rotto le scatole, non sopporto più le ipocrisie. Oggi non vedo le condizioni politiche perchè il Pd possa entrare in giunta”

Beh il buon Cracolici alla fine ha almeno avuto il buon gusto di ammetterlo. Tutto quello messo in scena in Sicilia è un danno solo per i siciliani. Per lui nessun laboratorio di idee con Lombardo, nessuna esperienza “straordinaria e unica” a differenza dei finiani siciliani, che nel mentre si apprestano a consegnare le chiavi al loro leader, insistono imperterriti nell’appoggio a Lombardo qualsiasi cosa accada e ci fanno sapere che “governano per portare avanti quel processo di riforme che la Sicilia invoca da tempo”. Accusando gli altri di aver costituito in Sicilia le “correntine” guidate “da chi dovrebbe pensare esclusivamente a svolgere il suo ruolo istituzionale”. A dir poco surreale.

Qui siamo alla schizofrenia pura. Bocchino in versione sicula, dopo essersi autonominato maggioranza, dixit: “… alla fine in politica dovrebbero essere i numeri a decidere”. La raffinata elaborazione qui approfondita:

… se c’è una com­pe­ti­zione di idee, non è che poi si decide a mag­gio­ranza e pas­sano sem­pre le idee della mag­gio­ranza. La cosa è un po’ più com­plessa: c’è l’opinione pub­blica. Chi è chia­mato a fare la sin­tesi non la fa in base al dato arit­me­tico, cioè quanti sosten­gono que­sto e quanti sosten­gono quell’altro. Lo fa anche in base alla qua­lità, alla rispo­sta nell’opinione pub­blica.

sembra completamente sconfessata nell’isola. Contrordine “amici”, ritorno alla tradizione ottocentesca. A dire il vero sembra proprio la tesi esattamente opposta, quella da sempre sostenuta dai berluschini romani. Ma lo dovremmo tenere presente per il futuro?

O si tratta solo di sparare cazzate a raffica a seconda di cosa si ritenga possa essere utile e conveniente?

p.s.: Qui si sono riuniti altri elaboratori e innovatori che dichiarano di essere maggioranza nel loro partito.

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Saltano in sei (o forse in 5)

Saltano 6 manager su 9, su Sparma c’è ancora, per la verità, qualche margine per una “ripescaggio” in extremis. E restano le macerie sulla dirigenza generale della Regione. Macerie sulle quali bisognerà ricostruire subito. In fretta. Perché dal primo luglio bisognerà rinnovare o firmare parecchi contratti. E serve qualcuno che lo faccia.

Chi assumerà, quindi, il ruolo di direttore in questa parentesi confusa fatta di nomine, relazioni, giunte e scontri? Le ipotesi si possono restringere a tre. Salvo qualche fantasiosa trovata dei vertici della Regione. Gli stessi, in fondo, che hanno avallato gli incarichi a quegli stessi dirigenti “scaricati” pochi mesi dopo. I dirigenti Emanuele e Bologna, infatti, a gennaio erano nella cosiddetta “commissione di saggi” che diede l’ok ai curricula e a maggio invece sono stati gli estensori di una relazione impietosa che ha preparato, di fatto, le decisioni della notte scorsa.

via Ricostruire sulle macerie Tre le strade per le nomine « Notizie Sicilia | Informazione sulla Sicilia | News, cronaca siciliana – Live Sicilia.

Qui un “attonito” Lombardo, ai tempi delle nomine, parlava di attacco nei suoi confronti: «È in corso un attacco politico da Roma». Qui il secondo parere espresso dal gruppo dei “saggi”, mentre qui la “comissione dei saggi” (costituita da Giovanni Bologna, capo del personale, Vincenzo Emmanuele, segretario generale e Romeo Palma, dirigente ufficio legislativo e legale) che in una sola notte esaminò i curricula di tutti i dirigenti in forza all’Amministrazione regionale, circa 2.100, quelli degli esterni, e poi diede l’ok ai nove. Qui lo scontro tra gli assessori.

L’ennesimo paradosso.

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Il Circo Massimo

La metamorfosi di Ciancimino jr.

L’epicentro non è lui. Lui che dice e non dice. Lui un po’ figlio di suo padre, un po’ figlio e basta. Lui che sorride tanto spontaneamente da non spiegarsi mai. Chi è Massimo Ciancimino, un uomo soffuso di candore, o un gelido stratega del marketing di ste stesso che ha compreso che la verità è un prodotto da vendere e acquistare, esattamente come la legalità? Ma no, stavolta lui non ci azzecca – come direbbe un noto filosofo molisano -, non ci azzeccano i suoi occhi sfuggenti, né la sua parlata biasciciata. Non ci azzeccano il modo in cui si veste, né la foggia di cui sono rivestite le sue rivelazioni. Lui è il sottofondo, il paesaggio, la canzone di accompagnamento. Perché al culmine della scena ci siamo noi.

I love Sicilia in edicola oggi presenta una arguta riflessione di Felice Cavallaro, grande firma del Corriere della sera, sugli effetti collaterali del fenomeno Ciancimino jr, non a caso lo strillo di copertina è: “Il Circo Massimo”. Un sasso prezioso nelle stagno che può tracciare i cerchi concentrici di un grande dibattito. Ogni comunità riconosce se stessa nei simboli in cui si specchia, dalla caratura dei personaggi che elegge a numi tutelari, a pastori più o meno volontari dei suoi sentieri e delle sue greggi. Nel nostro specchio ha fatto irruzione il sorriso affabulatore di Massimo junior, personaggio difficile da calibrare. No, non è semplice relazionarsi con Massimo e col circo che lo accompagna. Figlio di mafioso, ma quasi redento, forse non abbastanza. Figlio di suo padre, consapevolmente scrive Cavallaro e annota: non è che simpatizzando col rampollo finiremo pure per prendere una certa amichevole e benevola confidenza col genitore? Sia come sia, l’uomo di cui si narra, soprattutto nei confini isolani, non è più ristretto nella cerchia delle sue azioni e delle sue capacità. E’ diventato la stella polare di una mitologia personalissima. Redento, irredento, figlio e padre, vero o falso. Come diamine si fa a scambiarsi il segno di pace, senza ombre, con una figura mitologica, con due corpi dissimili nello stesso corpo, metà luce e metà penombra? E non ci stiamo riferendo al corpus dei suoi verbali, matassa che sarà compito del giudice dipanare. E’ il riflesso proiettato sul muro della nostra interpretazione che interessa. Perché il modo in cui lo guardiamo descrive soltanto noi. Massimo Ciancimino è un’unità di misura. D’accordo, l’argomento rischia di essere scomodo e urticante, però forse ci sono domande che non possiamo evadere se non vogliamo che l’afasia ci sommerga per il resto.

Ecco, tanto per avviare il passo d’avvio sulla salita di un argomento sdrucciolevole, ci sarebbe proprio una prima domanda. Che effetto vi fanno seduti allo stesso tavolo – è capitato almeno in una occasione e non esibivano un’aria reciprocamente ostile – Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e Massimo Ciancimino, della stirpe di don Vito?

via Il Circo Massimo « Notizie Sicilia | Informazione sulla Sicilia | News, cronaca siciliana – Live Sicilia.

Qui l’amaro in bocca e l’ambigua delusione che dichiara di aver provato Massimo Ciancimino alla lettura del pezzo di Cavallaro su I love Sicilia con l’immediata replica di Francesco Foresta su Live Sicilia: Nessun “contrordine”, continueremo ad avere sani mal di pancia.

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Appoggio tartufesco

Precari, Lombardo bussa a Roma e Tremonti non concede alcuna deroga. Scrive Repubblica: “Il Ministro dell’economia non ha dato alcun via libera a qualsiasi tipo di deroga al patto di stabilità” come chiedeva il governatore e come vorrebbe anche il Pd, che con il segretario regionale Lupo ha così commentato l’esito dell’incontro: «Il ministro Tremonti ha sbattuto ancora una volta la porta in faccia al governo regionale, a questo punto chiediamo ai sindaci della Sicilia di farsi promotori di una grande manifestazione nazionale». Tremonti sul punto è stato chiaro:

Spese aggiuntive a carico della Sicilia.

Dopo aver pubblicizzato l’incontro romano come un possibile successo, visto le “aperture” che secondo i sostenitori del governatore sarebbero arrivate da una “cordiale” telefona con il premier – letta strumentalmente da qualcuno come un appoggio politico al governo e al governatore stesso – Lombardo deve incassare il no netto (senza se e senza ma) del ministro dell’economia.

Sul versante rimpasto si assiste al consueto teatrino. Frenano gli “innovatori” del Pd e frena anche Miccichè, che questa volta difende la manovra e si schiera dalla parte del ministro dell’Economia: “Bisogna tagliare tutte le spese improduttive”. «L’Europa – ha dichiarato Miccichè – ci chiede un sacrificio enorme e noi lo stiamo facendo perché abbiamo a cuore il futuro delle nuove generazioni. Il governo ha messo a punto una manovra necessaria». Il Pd, sponda Cracolici, è riattraversato da spinte autonomiste: “Non possiamo essere il franchising di una ditta che opera a Roma” dichiara il capogruppo all’Ars. Mentre gli ex Margherita (Genovese e Papania) si dicono pronti a continuare così: “Avanti con questa giunta”. Lo stesso Giornale di Sicilia che ieri dava il nuovo governo come cosa fatta, ora parla di marcia indietro e di rinuncia anche da parte di Lombardo, soprattutto dopo un faccia a faccia alla Camera con l’ex segretario regionale del Pd, il margheritino ex sindaco di Messina Francantonio Genovese. Il Corriere, La tela di Totò Cardinale che spacca il Pd siciliano, dedica ampio spazio a Totò Cardinale (attuale disoccupato illustre, sostituito però alla Camera dalla figlia Daniela). L’ex Ministro, attivissimo nelle trattative per varare il Lombardo qauter, chiede un “governo del buonsenso”, ma riceve in cambio una sonora bocciatura sia da Enzo Bianco – «Governo del buonsenso? Sarebbe un inciucio dei peggiori, quella di Cardinale è una provocazione. Se Bersani non interviene e non dice una parola chiara, sono pronto ad azioni eclatanti: anche ad auto sospendermi» – che dal segretario regionale dei democratici – «C’è molta irritazione, di certo non rappresenta il Pd» .

Enzo Bianco è indignato:

«Pirandello potrebbe trarre ispirazione da questa storia. C’è una questione giudiziaria sulla quale non dico nulla: solo che le accuse sono gravissime e i magistrati di grande esperienza».

Poi è altrettanto chiaro sulla questione politica:

«Eletto con maggioranza bulgara, Lombardo ha perso il fratello siamese Cuffaro e un pezzo di Pdl. Ora c’è solo l’appoggio tartufesco della stragrande maggioranza del Pd locale. Un’ambiguità intollerabile. Non possiamo fare da stampella a questi signori: è ora che Bersani dica una parola chiara».

Giuseppe Lupo in perfetto stile tartufesco, è assolutamente categorico:

Deciderà Lombardo, noi stiamo fuori. Ma non siamo neanche a favore delle urne: siamo un partito responsabile e la Sicilia, con una crisi gravissima, rischia di perdere 17 miliardi di euro di fondi comunitari»

Tra faccia a faccia e incontri ufficiali, Lombardo ha trovato il tempo anche di nominare il nuovo presidente di Sviluppo Italia Sicilia: è Marco Belluardo, ex assessore in quota Mpa, rimasto disoccupato dopo il rimpasto voluto a Catania da Stancanelli. Belluardo è anche presidente provinciale del Movimento cristiano lavoratori. Nuovi consiglieri, sono stati nominati Gianluca Galati, il giovane avvocato recentemente nominato suo capo di gabinetto alla Presidenza della Regione e Renato Marino, vicino all’Alleanza per l’Italia di Rutelli. Vincenzo Paradiso, amministratore delegato dal 2002, diventa direttore generale della società.

Il Pdl? Ancora non pervenuto.

p.s.: A proposito di spese improduttive e da tagliare ci sarebbe da segnalare il boom delle baby-pensioni. Nell’ultimo biennio sono raddoppiate le richieste di prepensionamento: sono circa 200 l’anno (e l’età media di chi lascia in anticipo l’ufficio è di appena 53 anni.). A quanto pare non è solo l’assessore Russo ad usufruirne.

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Lombardo quater?

Quando c’è la Sicilia di mezzo bisogna andare sempre con i piedi di piombo. Ma l’ipotesi che ormai circola con più insistenza disegna un nuovo governo a breve. Secondo il Sole: Lombardo studia per il quarto governo in tre anni.

Il Giornale di Sicilia parla di possibili accordi con l’Udc, Lombardo e Casini d’accordo: Dialoghiamo – Lombardo a Casini: Porte aperte all’Udc e al Pd, mentre Romano dichiara: in giunta? Sì, anche senza il Pdl. Più cautela da parte di Repubblica anche se si parla di accelerazioni in quella direzione: “Il governatore incontra Miccichè e Cardinale” e si mette l’accento sulle divisioni nel Pd siciliano, con l’ex ministro Cardinale che avrebbe chiesto un immediato vertice di coalizione. Lombardo invece ha già bello e pronto il nuovo vicepresidente: l’assessore alla sanità Massimo Russo. Lombardo quater, si accelera?

Di certo, ieri Raffaele Lombardo ha visto Gianfranco Miccichè per fare il punto della situazione, il Pd, tramite il capogruppo Antonello Cracolici, ha fatto un’apertura al dialogo con l’udc ma ha anche invitato Lombardo a stringere i tempi sul nuovo governo.

Il Pd siciliano, sponda Cracolici, chiede da giorni infatti a gran voce un nuovo esecutivo. Servirebbe. Ma chissà se sarà Giunta “tecnica” o quella dei “competenti”?

Il presidente dell’Ars Francesco Cascio (Pdl lealista), intervistato dal mensile “S” ( in edicola da sabato 19 giugno), non sembra ottimista sulla tenuta del Parlamento regionale:

“Scommetterei un euro sul fatto che la legislatura arriverà alla fine, ma mille euro no”.

Intanto nel blitz della squadra mobile fra gli spacciatori della Palermo bene, 29 sono finiti in manette. Fra i clienti anche il deputato regionale ed ex senatore dell’Udc Salvatore Cintola. Non sarebbe indagato (a chiarire la sua posizione è stato il procuratore aggiunto di Palermo, Teresa Principato, “non è indagato per peculato, è stato solo segnalato alla prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti”), ma Cesa lo sospende e annuncia che presto lo cacceranno dal partito. Non vorremmo finisse come con la sospensione di Cuffaro.

In tutto questo “La moltiplicazione dei precari” continua a farla da padrone. Secondo l’inchiesta del Sole24ore-Sud sarebbero 22.500 quelli impiegati nelle 7 province su 9 e nel 95% dei 390 comuni siciliani. E oggi il governatore Lombardo incontra Tremonti per chiedere una deroga al patto di stabilità.

Unicredit, invece, in vista della rivoluzione che dal primo novembre di quest’anno porterà alla trasformazione della holding in “banca unica”, con l’incorporazione delle cinque controllate (Banco di Sicilia, Unicredit Banca di Roma, Unicredit Banca, Unicredit private banking e Unicredit corporate banking), nomina Salvatore Malandrino come nuovo direttore escutivo nell’isola.

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