E Lombardo perse metà del suo gruppo parlamentare alla Camera. Erano 8 i deputati eletti che avevano aderito al Gruppo Misto-Movimento per l’Autonomia, adesso sono rimasti in 4, gli altri quattro hanno dato vita al Gruppo Noi Sud. Questi i 4 fedelissimi del governatore.
Secondo il presidente dei deputati nazionali del MPA Carmelo Lo Monte sono stati espulsi, insieme al sottosegretario Scotti, perché erano degli “infiltrati agli ordini del Pdl“.
Secondo uno degli espulsi, l’on Belcastro, le ragioni della diaspora sono tutte politiche: «Noi siamo per il bipolarismo e abbiamo fatto una scelta di campo chiara: stare con il centrodestra. Lombardo, invece, strizza l’occhio alla sinistra, tradendo la linea. E noi non ci stiamo».
«Dovrebbe espellere se stesso dal partito avendo tradito il popolo meridionale ed essendo stato il fautore di un ribaltone grazie al quale ora, in Sicilia, è alla guida di una giunta di centrosinistra».
Per quanto riguarda le imminenti regionali, il deputato, eletto in Calabria, confermando l’adesione al centrodestra, evidenzia ancora che “le divergenze sono sorte sulla linea politica che ha portato il governatore siciliano e leder del movimento, Raffaele Lombardo, eletto col sostegno del centro destra ad ottenere l’appoggio del Pd, per cui la Sicilia è rimasta isolata” e aggiunge: “Abbiamo un accordo con il centrodestra in tutte le regioni. A noi piace fare gioco di squadra. Siamo stati eletti e abbiamo preso un impegno con gli elettori e la linea resterà uguale: siamo contro i ribaltoni”. Conferma quindi che sarà sostenuta, senza se e senza ma, la candidatura del pidiellino Giuseppe Scopelliti, attuale sindaco di Reggio Calabria in corsa per la presidenza della Giunta regionale.
Sono sommovimenti sottotraccia e poco attenzionati dalla grande stampa nazionale che covano da tempo, che riguardano invece gli accadimenti siciliani e anche le ipotetiche truppe finiane che il presidente della Camera sarebbe stato pronto a schierare in quell’ipotesi di autonomizzazione che in questo momento sembra essersi allontanata. Sarebbero stati numeri molto diversi, infatti, se ai fedelissimi di Fini, si sarebbero aggiunti in toto gli 8 alleati siciliani dell’on. Granata eletti alla Camera dei Deputati. Numeri pesanti.
Qua indiscrezioni e retroscena malevoli e cattivi forse di chi “ragiona spesso in modo schematico e ideologico”, direbbero ancora gli elaboratori “culturali”, davano notizie dell’ultima conta che porterebbe probabilmente ad un’interpretazione alquanto diversa della tanto decantata “pace del branzino”:
Sapete perché i sodali di Gianfry continuano a gridare al lupo al lupo, preannunciando scissioni e gruppi parlamentari autonomi, ma non fanno mai nulla? Perché i numeri che circolano sono lontanissimi dalla realtà. L’ultima conta di pochi giorni or sono, che faceva preannunciare un nuovo gruppo autonomo dal Pdl, ha registrato solo 12 adesioni di deputati. Tutti gli altri ex-An, dopo essere corsi dai colleghi ex-forzisti per riferire il tradimento, hanno risposto al presidente della Camera con un gentile “no, grazie”…
Dopo aver avuto il piacere di leggere sul Riformista il direttore scientifico che si spendeva a favore dell’allenza con Casini per fronteggiare la lega. C’è chi tratta da nemico assoluto l’alleato e da amico necessario l’opposizione che non perde occasione per sparare contro, con l’intento dichiarato di smantellare il bipolarismo. Mentre altro sommo piacere era scaturito nel leggere il direttore della Fondazione in persona che scriveva e ci spiegava di come oggi, C’è il rischio che il sogno di un partito liberale di massa diventi un ricordo. Consenso per il Pdl? Ma quando mai. “Perché anche i sondaggi, se ben interpretati, direbbero in realtà l’esatto contrario”. Aggiungendo poi, molto sottovoce, proprio nell’intento far gruppo e dialogare nel rispetto delle posizioni di chiunque:
la cultura e l’azione politica di troppi esponenti del Pdl sembra ormai tutta destinata a rincorrere pulsioni e istinti che in qualsiasi altro paese occidentale sarebbero, semplicemente, di “estrema destra”: xenofobia, semplificazione quasi barbarica, dogmatismo retorico, rappresentanza di minoranze arrabbiate, localismi di ogni genere, qualunquismo…
E dopo aver letto un altro gioiello di esempio di dibattito interno “alto” e produttivo, con la risposta a chi si era permesso di esprimere qualche perplessità sulla candidatura della Polverini, appoggiandola comunque, dove tutti d’ufficio venivano inseriti tra i “paurosi“, perché la candidatura sarebbe sbagliata “solo per chi, in politica ma non solo, ha terribilmente paura di fare quel maledetto passo in avanti”.
Cercando così, a modo loro senza ombra di dubbio e sostenendolo pure Urbi et Orbi, di partecipare alla costruzione di quel grande partito moderno e maggioritario, dove le varie anime, apparentemente dissonanti, convivono in un nuovo progetto pluralista e aiutando così molto attivamente (sic!) a creare quell’atmosfera pervasa da uno spirito di collaborazione che sarebbe necessaria per affrontare la sfida che ci attende: quella di costruire il Pdl del futuro. Papale papale:
vivendo con spirito liberale, mostrando uguale rispetto a tutti i cittadini, conservando una mente aperta, praticando la tolleranza, coltivando l’interesse e la simpatia per i bisogni e le lotte degli altri, immaginando nuove possibilità, proteggendo le libertà e i diritti umani fondamentali, risolvendo i problemi col metodo dell’intelligenza
Quando di tutto si avrebbe bisogno tranne che di uno scontro interno confuso, liquidatorio ed intollerante. Avremmo bisogno molto di più di un gruppo dirigente aperto, che sappia impegnarsi veramente nel dibattito e nella ricerca di soluzioni nuove, senza imprigionare nessuno dentro le false dialettiche costruite ad arte, ripetendo e riproponendo a volte con un apparente nuovo linguaggio, a volte anche con lo stesso triste del passato (e di altre esperienze movimentiste) che sembrava morto e sepolto, lo scontro vecchio-nuovo, incredibilmente ricoperto da una magica modernità, acquisita con bacchetta magica, non con i comportamenti o le prassi politiche diverse, ma solo con le asserzioni teoriche assolute. Con il risultato che tutto così si ottiene e si è finora ottenuto, tranne che riuscire in alcun modo a fare un passo avanti nella direzione di adempiere al compito, che un grande partito ha, di formare e selezionare una classe dirigente la cui qualità non consista esclusivamente nel fatto di essere nuova o di esserlo diventato solo per il fatto di aderire ad una qualche tribù o una compagnia di giro, che se ne riconosce la primogenitura. Autonominandosi.
Io lo dico da tempo, secondo me, sarebbe venuta, molto più semplicemente, l’ora che nel Pdl venga dato mandato ai tanti invocati (in altre occasioni) organi di partito di dire una parola chiara, definitiva e univoca sulla questione politica siciliana e sul suo governo. Prendendo atto, se ce ne fosse bisogno (e ce n’è bisogno), della fine e del conseguente fallimento di un’alleanza e di un’esperienza di governo. Ripartire e ricominciare da lì con chi ci vuole stare, con un programma chiaro e senza permettere a nessuno accordi sottobanco. Non è più consentibile, per una forza politica che governa il paese e che a parole dice anche di volerlo riformare e modernizzare, permettere ai propri deputati sul territorio la politica dei piedi in 44 staffe. Non è consentibile lo spettacolo indecoroso che continua a dare l’Assemblea Regionale Siciliana, dove nell’ultima seduta abbiamo continuato ad assistere alla presenza in Aula di soli 46 deputati, che hanno deciso con una maggioranza di 27 su 90 la continuazione del Lombardo ter (3 governi in meno di due anni, altro che XIII Legislatura in cui si sono succeduti 4 governi in 5 anni, continuando di questo passo si battono tutti i record).
E’ arrivata l’ora di decidere su chi in Sicilia pensa di comportarsi come se l’isola fosse solo un feudo personale (con tanto di dinastia…), libero da leggi, coerenza, gioco di squadra e rispetto per gli elettori, dove le scorribande di chiunque sono autorizzate o quantomeno consentite. In Lazio Udc a tutti i costi: Intesa Fini-Casini titolava l’Avvenire. Permettendo a Cesa di poter dire firmando l’accordo: “Stipuliamo un accordo con la Polverini e non con i partiti della coalizione”. Accordo “ad-personam” titolava più opportunamente il Corriere. Concendendo, cosa poco scritta, tra l’altro, dopo una contrattazione assolutamente autonoma, assessorati chiave che avrebbero permesso al partito di Casini nel Lazio anche l’entrata nella giunta Alemanno. In Sicila, invece, sono sempre loro che permettono l’esistenza di un governo che si sorregge solo con i voti o con i non voti del Pd e dei finiani. Altro che politica dei due forni di casiniana invenzione.
p.s: per quelli che citano il Giornale (e riescono anche linkarlo per l’occasione: abominio degli abomini) solo per riportare la notizia, smentita, che il figlio di Bossi sarebbe stato nel listino bloccato di Formigoni (riempiendosi la bocca di alte elucubrazioni pseudo politiche e morali, elaborate guarda caso sempre a senso unico) abbassandosi e accreditando il restroscenismo più bieco (neanche fossero Il Fatto), perché non si fanno un giro nel listino bloccato, nelle eventuali candidature di mogli che circolano e negli accordi “ad personam” che qualche altro candidato avrebbe stipulato? Facendo identica operazione retroscenistica? Sarebbe cosa buona e giusta, e soprattutto quantomeno mostrerebbe un pizzico, solo un pizzico di onestà intellettuale.
Accordi e promesse, guarda caso a quanto pare saltate dopo la cena a base di pesce tra i co-fondatori, basandosi sul principio sempre richiesto a gran voce che le decisioni dovrebbero essere prese e discusse insieme. O il principio non vale quando a prenderle sono il Presidente della Camera e i suoi uomini autonomamente sul territorio? Perché il cav sarà anche “rozzo” e pronto alla pensione, ma proprio tanto disattento non sembra essere. E pare che abbia negato posti nel listino bloccato e accordi, già ratificati, sugli assessorati e sulle cariche istituzionali già occupate. Per cui l’Udc verrà imbarcato, eventualmente, solo a voto avvenuto e verrà “premiato” solo in base ai risultati elettorali concretamente ottenuti. (caro Pierfurby, stavolta t’hanno fregato).