Agevolazioni finanziarie

Truffa all’Ue e allo Stato da tre milioni: sette denunciati a Catania

Nel mirino della Guardia di finanza una società che imbottiglia bevande gassate. L’impresa avrebbe ottenuto illecitamente delle agevolazioni

Catania. Una presunta truffa all’Ue e allo Stato da parte di una società operante nel settore dell’imbottigliamento di bevande gassate, per ottenere agevolazioni finanziarie per 3,2 milioni di euro è stata scoperta dai militari del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Catania che hanno denunciato sette persone, a vario titolo, per truffa aggravata e falso.

Secondo l’accusa, la società avrebbe ottenuto finanziamenti per realizzare due distinti impianti industriali destinati a produrre, ciascuno, lattine e bottigliette in pet da 33 centilitri, la cui ultimazione ed entrata in funzione era stata più volte proclamata. In realtà, è la tesi della Guardia di finanza, avrebbe invece effettuato investimenti limitati e totalmente difformi dagli originari progetti, integrando nelle linee produttive anche macchinari usati prelevati da stabilimenti in disuso.

La presunta truffa sarebbe stata ‘coperta’ anche dagli organi contabili preposti al controllo, che avrebbero così tratto in inganno il ministero delle Attività produttive. Un rapporto è stato inviato al ministero per il recupero del contributo già concesso e alla Procura Regionale della Corte dei Conti di Palermo, per i rilevanti profili di danno erariale. La società é stata denunciata alla Procura della Repubblica.

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Tenero cuore

Secondo quanto ha stimato Coldiretti, quest’anno per le delizie di Carnevale gli italiani spenderanno quasi 150 milioni di euro per consumare circa 20mila tonnellate tra frittelle, castagnole, frappe, chiacchiere ed altre specialità che variano da regione e regione. Secondo l’Adoc una nota positiva per il carnevale 2010 viene proprio dal settore alimentare dove i dolci tipici hanno subito rincari inferiori all’1%, con prezzi per tutte le tasche, che oscillano da 50 a 5 euro al chilo e con la possibilità di risparmiare fino a dieci volte ricorrendo ad un tradizionale e semplice fai da te casalingo. “Tra le tendenze del carnevale 2010 si segnala il ritorno di un numero significativo di italiani ai fornelli per preparare personalmente le specialità tipiche del carnevale anche con la propria creatività personale negli ingredienti o nella forme dei dolci”. Secondo i calcoli della Coldiretti con meno di 5 euro è possibile acquistare tutti gli ingredienti necessari per le tradizionali frappe ed anche fare fronte ai consumi energetici per la cottura. Questo è il nostro fai da te casalingo, quello siciliano. I fravioli di ricotta. Ogni famiglia ha la sua ricetta, chi ci mette la malvasia, chi il marsala, chi più chiodi di garofono o cannella e ognuno ha anche il suo negozio preferito, “ma una cosa è certa deve rispondere a due caratteristiche: essere morbida, sciogliersi in bocca e non sbriciolarsi (una volta si usava rigorosamente lo strutto non il burro!)”.

Piccoli involucri di pasta sfoglia con un tenero cuore di ricotta di pecora, dolcemente condita con zucchero, cannella e gocce di cioccolato fondente.

Foto | Flickr

Questa è quella che più si avvicina alle mie preferenze.

p.s.: prossima puntata sulla pignolata. A pignulata. Complicatissima da fare in casa, nella sua versione messinese, almeno secondo me (da friggere nello strutto, in questo caso, ancora oggi). Altro tradizione dolce tipico del periodo di carnevale. Anche questo con svariate versioni a secondo della zona della sicilia: questa è la pignoccata. Se venite a Messina, patria della pignolata, ci sono tante pasticcerie che la fanno buonissima (oggi si produce tutto l’anno), ma se passate da Piazza Cairoli, andate qui.

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Una sorta di sfiga

Cronaca dagli Stati generali dell’autonomia che si sono svolti a Siracusa a Palazzo Vermexio e sono stati ideati da Fabio Granata. La “provocazione” arriva dall’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, economista e professore dell’università di Messina, nonché iscritto al Pd:

“Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di ’sfiga’ nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo”.

Sul nuovo protagonismo del territorio, anche nelle dinamiche relative alle grandi vertenze del lavoro, Centorrino ha spiegato che “la questione del futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, ad esempio, oggi la sta trattando il presidente Lombardo, nel senso di livello istituzionale territoriale. Pensate che grande differenza rispetto a dieci anni fa, quando una simile vicenda l’avrebbe trattata un ministro del governo nazionale. Ciò significa che si sta sostituendo una rappresentanza territoriale a una rappresentanza politica con la quale abbiamo perso contatti e che non ci dice più niente”.

via La provocazione di Centorrino: “Sciascia e Camilleri portano sfiga” « Notizie Sicilia | Informazione sulla Sicilia | News, cronaca siciliana – Live Sicilia.

”L’appuntamento di oggi segna l’ufficializzazione di un appello rivolto al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, affinché convochi immediatamente gli Stati Generali dell’Autonomia in Sicilia in modo che la straordinaria esperienza politica di questo Governo si doti di un raccordo programmatico ed ideale che il fallimento dei partiti fino ad oggi non ha consentito di elaborare”, ha detto Fabio Granata, aprendo i lavori degli Stati Generali dell’Autonomia. All’appuntamento hanno preso parte numerosi esponenti della politica siciliana, tra cui il presidente dell’Anci Sicilia e sindaco di Siracusa Roberto Visentin, gli assessori regionali Centorrino, Bufardeci e Strano, i parlamentari Briguglio, Misuraca, Centaro, Pistorio, De Beneditcis, Bonomo.

”Tale processo virtuoso – ha aggiunto Granata – coinvolga tutta la Sicilia migliore, senza vincoli di appartenenza e con grande coraggio. Non siamo di fronte ad un nuovo milazzismo, ma siamo in presenza di un’esperienza straordinaria ed unica che va rafforzata e rilanciata, soprattutto dotata di idee nuove nel solco di una legalità diffusa che deve essere comune denominatore di questa esperienza”.

E’ il primo appuntamento dell’altro “laboratorio interessante con una componente importante della sinistra, anche con nomi come quelli di Mario Centorrino e Beppe Lumia” che secondo l’on. Granata “rappresentano proprio la possibilità di creare una cabina di regia che sia fatta di sintesi e contaminazioni politiche e sia fuori dal bipolarismo italiano“.

Non vedo Micciché. Vedo i 3 finiani doc ovviamente (l’assessore Strano e i parlamentari nazionali Briguglio e Granata). Qui si dice che Lombardo e Micciché sarebbero sempre più lontani.

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Retroscena & impulsi

La Fiat non solo farebbe le valigie da Termini Imerese (assolutamente nel suo pieno diritto), ma a quanto pare, avrebbe chiesto che al suo posto non andasse un diretto concorrente. E’ quanto sostiene il restroscena del Secolo XIX in prima pagina: Fiat a Termini niente auto degli altri.

Intanto Bersani, presentando le sue idee alternative al Forum del Sole: Priorità alla crescita: ridurre l’Irap e crediti d’imposta automatici sull’argomento così si esprime, chiedendo una “classificazione aristotelica”:

Noi abbiamo centinaia di crisi industriali con caratteristiche diverse. Alcune sono crisi di natura finanziaria, altre sono legate ai costi, altre a deficit di imprenditorialità, altre a una sovracapacità produttiva da ridurre. Bisognerebbe classificarle in modo aristotelico e dare a ciascuna situazione una differente risposta. Sull’auto vanno accompagnati i processi di ristrutturazione. In Europa c’è un problema di sovracapacità produttiva, ma nessuno chiude gli impianti. Al massimo eliminano qualche linea di produzione, magari utilizzano i prepensionamenti. E da noi il problema della sovracapacità è meno grave. Perciò prima di giungere alla conclusione di produrre meno auto ci penserei su tre volte. Per Termini Imerese, sarò chiaro, la Fiat sta lì finché non si è trovata un’altra soluzione industriale.

Mentre qui spiega le proposte concrete. Veniamo alle proposte concrete.

Dobbiamo agire sul denominatore, sulla crescita. Dobbiamo spingere gli investimenti. Nel 2010, rispetto al 2009, abbiamo un 12% in meno di spese di investimento. Serve invece un grande piano di piccole opere, perché le grandi opere hanno i loro ritmi. E poi l’economia verde, che è in grado di mobilitare anche il risparmio privato. Va rafforzato, quindi, il potere d’acquisto, con interventi per le famiglie numerose e per chi rischia di finire sotto la soglia di povertà. E dando un occhio ai settori tariffati – acqua, assicurazioni, rifiuti, trasporti – perché dall’inizio dell’anno vediamo andamenti non molto monitorati. E infine bisogna occuparsi subito e concretamente di liquidità delle imprese.

Altro notevole passaggio è quello sulle primarie. Alla domanda che gli viene posta “Cambierete il meccanismo delle primarie?” Così risponde:

Bisogna parlare. Senza partecipazione è difficile produrre innovazione, però non sempre partecipazione è sinonimo di innovazione. E, a volte, l’innovazione ha bisogno anche di un meccanismo di impulso che non sempre può venire dal basso.

L’impulso dal basso funziona poco. Puglia docet?

p.s.: Intanto Marcegaglia e Marchionne commentano positivamente, con sfumature diverse, la scelta del governo sugli incentivi, annunciata da Scajola: “nel 2010 incentivi a settori diversi dall’auto“.

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Confindustria Sicilia, Moncada si dimette

Confindustria Sicilia, Moncada si dimette e attacca l’antimafia

Dopo le denunce di infiltrazioni mafiose nel settore dell’eolico lanciate dal parlamentare del Pd Lumia, il numero uno della Moncada Energy attacca: “Non ho fatto compromessi con i mafiosi, non li farò con i colletti bianchi

Palermo. Con una lettera inviata alla giunta e al presidente Ivan Lo Bello si è dimesso dall’esecutivo della Confindustria Sicilia l’imprenditore Salvatore Moncada, responsabile del gruppo Moncada Energy che nelle scorse settimane ha inaugurato a Campofranco (Cl) alla presenza di Gianfranco Fini il primo impianto per la produzione di pannelli fotovoltaici. Nella lettera, l’imprenditore critica la “strumentalizzazione dell’azione antimafia per decidere chi deve e chi non deve fare impresa”. Proprio il giorno dell’inaugurazione dell’impianto fotovoltaico, Moncada, definito il “re dell’eolico” per avere creato nella provincia di Agrigento diversi parchi eolici, aveva giudicato “una bufala” il piano energetico della Regione siciliana, appena varato dall’assessore regionale Marco Venturi, ex componente della giunta siciliana di Confindustria e nel gruppo di industriali che con Lo Bello ha portato avanti la svolta antiracket dell’associazione, presa a modello dalla leader Emma Marcegaglia. Alle critiche del “geometra” Moncada (“Le dichiarazioni del geometra Salvatore Moncada – aveva risposto l’Assessore regionale delle attività produttive – sono il paradosso di una Sicilia che non vuole cambiare” ndr), Venturi aveva risposto: “Legalità, trasparenza, efficienza amministrativa e risposte celeri da parte della pubblica amministrazione, questi saranno i criteri cui mi ispiro”.

Non ho fatto compromessi con i mafiosi, non lo farò con i colletti bianchi” scrive Moncada nella lettera, come riporta il Giornale di Sicilia. Nei giorni scorsi il senatore del Pd, Beppe Lumia, dopo aver denunciato “le infiltrazioni mafiose nel settore eolico e del fotovoltaico”, aveva chiesto in audizione al governatore della Sicilia Raffaele Lombardo l’elenco di tutte le aziende del settore che avevano beneficiato di sovvenzioni e supporti a fondo perduto, in particolare del fotovoltaico, e sull’origine dei soldi che erano arrivati proprio a Moncada.

via Confindustria Sicilia, Moncada si dimette e attacca l’antimafia – gds.it.

Risponde Ivan Lo Bello. “Il piano energetico è un compromesso. Ma Moncada non ce l’ha con noi”.

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“Andate tutti a casa!”

“Andate tutti a casa!”

L’Mpa si spacca, il Pd si divide sul sostegno all’Mpa, il Pdl s’è già diviso. Il quadro politico siciliano è sempre in fermento. Qual è la formula per assicurare un po’ di stabilità? Era il sondaggio di Livesicilia per questa settimana. La risposta è stata: tutti a casa e nuove elezioni e via Lombardo. Ecco il dettaglio.

Tutti a casa, nuove elezioni e via Lombardo (53.0%)

Avanti così! (Mpa+Pdl Sicilia+appoggio esterno Pd) (21.0%)

La vecchia maggioranza (Pdl+Mpa+Udc) (14.0%)

La maggioranza senza Cuffaro (Pdl+Mpa) (5.0%)

Tutti a casa, nuove elezioni e Lombardo ancora candidato (5.0%)

Tutti dentro (compreso il Pd…) (3.0%)

via “Andate tutti a casa!” « Notizie Sicilia | Informazione sulla Sicilia | News, cronaca siciliana – Live Sicilia.

Nessun valore scientifico, ovviamente, solo sensazioni e impressioni diffuse.

Qualcuno si domanda a proposito del Pd «che dopo aver cincischiato per qualche settimana, si è detto aperto  “all’appoggio esterno” solo per le riforme»:

Ha fatto la cosa giusta? Che tipo di prospettiva sta cercando di costruire? E se, chiuso il laboratorio pugliese, si aprisse quello siciliano?

Mentre qui l’on Fabio Granata, “uno dei maggiori animatori dell’iniziativa” ci spiegava, “senza peli sulla lingua” e mentre “se la rideva”, come in Sicilia i finiani stessero sperimentando “una nuova forza modello Catalogna“. “Un «laboratorio» che serva a tutto il Pdl”.

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A noi piace fare gioco di squadra

E Lombardo perse metà del suo gruppo parlamentare alla Camera. Erano 8 i deputati eletti che avevano aderito al Gruppo Misto-Movimento per l’Autonomia, adesso sono rimasti in 4, gli altri quattro hanno dato vita al Gruppo Noi Sud. Questi i 4 fedelissimi del governatore.

Secondo il presidente dei deputati nazionali del MPA Carmelo Lo Monte sono stati espulsi, insieme al sottosegretario Scotti, perché erano degli “infiltrati agli ordini del Pdl“.

Secondo uno degli espulsi, l’on Belcastro, le ragioni della diaspora sono tutte politiche: «Noi siamo per il bipolarismo e abbiamo fatto una scelta di campo chiara: stare con il centrodestra. Lombardo, invece, strizza l’occhio alla sinistra, tradendo la linea. E noi non ci stiamo».

«Dovrebbe espellere se stesso dal partito avendo tradito il popolo meridionale ed essendo stato il fautore di un ribaltone grazie al quale ora, in Sicilia, è alla guida di una giunta di centrosinistra».

Per quanto riguarda le imminenti regionali, il deputato, eletto in Calabria, confermando l’adesione al centrodestra, evidenzia ancora che “le divergenze sono sorte sulla linea politica che ha portato il governatore siciliano e leder del movimento, Raffaele Lombardo, eletto col sostegno del centro destra ad ottenere l’appoggio del Pd, per cui la Sicilia è rimasta isolata” e aggiunge: “Abbiamo un accordo con il centrodestra in tutte le regioni. A noi piace fare gioco di squadra. Siamo stati eletti e abbiamo preso un impegno con gli elettori e la linea resterà uguale: siamo contro i ribaltoni”. Conferma quindi che sarà sostenuta, senza se e senza ma, la candidatura del pidiellino Giuseppe Scopelliti, attuale sindaco di Reggio Calabria in corsa per la presidenza della Giunta regionale.

Sono sommovimenti sottotraccia e poco attenzionati dalla grande stampa nazionale che covano da tempo, che riguardano invece gli accadimenti siciliani e anche le ipotetiche truppe finiane che il presidente della Camera sarebbe stato pronto a schierare in quell’ipotesi di autonomizzazione che in questo momento sembra essersi allontanata. Sarebbero stati numeri molto diversi, infatti, se ai fedelissimi di Fini, si sarebbero aggiunti in toto gli 8 alleati siciliani dell’on. Granata eletti alla Camera dei Deputati. Numeri pesanti.

Qua indiscrezioni e retroscena malevoli e cattivi forse di chi “ragiona spesso in modo schematico e ideologico”, direbbero ancora gli elaboratori “culturali”, davano notizie dell’ultima conta che porterebbe probabilmente ad un’interpretazione alquanto diversa della tanto decantata “pace del branzino”:

Sapete perché i sodali di Gianfry continuano a gridare al lupo al lupo, preannunciando scissioni e gruppi parlamentari autonomi, ma non fanno mai nulla? Perché i numeri che circolano sono lontanissimi dalla realtà. L’ultima conta di pochi giorni or sono, che faceva preannunciare un nuovo gruppo autonomo dal Pdl, ha registrato solo 12 adesioni di deputati. Tutti gli altri ex-An, dopo essere corsi dai colleghi ex-forzisti per riferire il tradimento, hanno risposto al presidente della Camera con un gentile “no, grazie”…

Dopo aver avuto il piacere di leggere sul Riformista il direttore scientifico che si spendeva a favore dell’allenza con Casini per fronteggiare la lega. C’è chi tratta da nemico assoluto l’alleato e da amico necessario l’opposizione che non perde occasione per sparare contro, con l’intento dichiarato di smantellare il bipolarismo. Mentre altro sommo piacere era scaturito nel leggere il direttore della Fondazione in persona che scriveva e ci spiegava di come oggi, C’è il rischio che il sogno di un partito liberale di massa diventi un ricordo. Consenso per il Pdl? Ma quando mai. “Perché anche i sondaggi, se ben interpretati, direbbero in realtà l’esatto contrario”. Aggiungendo poi, molto sottovoce, proprio nell’intento far gruppo e dialogare nel rispetto delle posizioni di chiunque:

la cultura e l’azione politica di troppi esponenti del Pdl sembra ormai tutta destinata a rincorrere pulsioni e istinti che in qualsiasi altro paese occidentale sarebbero, semplicemente, di “estrema destra”: xenofobia, semplificazione quasi barbarica, dogmatismo retorico, rappresentanza di minoranze arrabbiate, localismi di ogni genere, qualunquismo…

E dopo aver letto un altro gioiello di esempio di dibattito interno “alto” e produttivo, con la risposta a chi si era permesso di esprimere qualche perplessità sulla candidatura della Polverini, appoggiandola comunque, dove tutti d’ufficio venivano inseriti tra i “paurosi“, perché la candidatura sarebbe sbagliata “solo per chi, in politica ma non solo, ha terribilmente paura di fare quel maledetto passo in avanti”.

Cercando così, a modo loro senza ombra di dubbio e sostenendolo pure Urbi et Orbi, di partecipare alla costruzione di quel grande partito moderno e maggioritario, dove le varie anime, apparentemente dissonanti, convivono in un nuovo progetto pluralista e aiutando così molto attivamente (sic!) a creare quell’atmosfera pervasa da uno spirito di collaborazione che sarebbe necessaria per affrontare la sfida che ci attende: quella di costruire il Pdl del futuro. Papale papale:

vivendo con spirito liberale, mostrando uguale rispetto a tutti i cittadini, conservando una mente aperta, praticando la tolleranza, coltivando l’interesse e la simpatia per i bisogni e le lotte degli altri, immaginando nuove possibilità, proteggendo le libertà e i diritti umani fondamentali, risolvendo i problemi col metodo dell’intelligenza

Quando di tutto si avrebbe bisogno tranne che di uno scontro interno confuso, liquidatorio ed intollerante. Avremmo bisogno molto di più di un gruppo dirigente aperto, che sappia impegnarsi veramente nel dibattito e nella ricerca di soluzioni nuove, senza imprigionare nessuno dentro le false dialettiche costruite ad arte, ripetendo e riproponendo a volte con un apparente nuovo linguaggio, a volte anche con lo stesso triste del passato (e di altre esperienze movimentiste) che sembrava morto e sepolto, lo scontro vecchio-nuovo, incredibilmente ricoperto da una magica modernità, acquisita con bacchetta magica, non con i comportamenti o le prassi politiche diverse, ma solo con le asserzioni teoriche assolute. Con il risultato che tutto così si ottiene e si è finora ottenuto, tranne che riuscire in alcun modo a fare un passo avanti nella direzione di adempiere al compito, che un grande partito ha, di formare e selezionare una classe dirigente la cui qualità non consista esclusivamente nel fatto di essere nuova o di esserlo diventato solo per il fatto di aderire ad una qualche tribù o una compagnia di giro, che se ne riconosce la primogenitura. Autonominandosi.

Io lo dico da tempo, secondo me, sarebbe venuta, molto più semplicemente, l’ora che nel Pdl venga dato mandato ai tanti invocati (in altre occasioni) organi di partito di dire una parola chiara, definitiva e univoca sulla questione politica siciliana e sul suo governo. Prendendo atto, se ce ne fosse bisogno (e ce n’è bisogno), della fine e del conseguente fallimento di un’alleanza e di un’esperienza di governo. Ripartire e ricominciare da lì con chi ci vuole stare, con un programma chiaro e senza permettere a nessuno accordi sottobanco. Non è più consentibile, per una forza politica che governa il paese e che a parole dice anche di volerlo riformare e modernizzare, permettere ai propri deputati sul territorio la politica dei piedi in 44 staffe. Non è consentibile lo spettacolo indecoroso che continua a dare l’Assemblea Regionale Siciliana, dove nell’ultima seduta abbiamo continuato ad assistere alla presenza in Aula di soli 46 deputati, che hanno deciso con una maggioranza di 27 su 90 la continuazione del Lombardo ter (3 governi in meno di due anni, altro che XIII Legislatura in cui si sono succeduti 4 governi in 5 anni, continuando di questo passo si battono tutti i record).

E’ arrivata l’ora di decidere su chi in Sicilia pensa di comportarsi come se l’isola fosse solo un feudo personale (con tanto di dinastia…), libero da leggi, coerenza, gioco di squadra e rispetto per gli elettori, dove le scorribande di chiunque sono autorizzate o quantomeno consentite. In Lazio Udc a tutti i costi: Intesa Fini-Casini titolava l’Avvenire. Permettendo a Cesa di poter dire firmando l’accordo: “Stipuliamo un accordo con la Polverini e non con i partiti della coalizione”. Accordo “ad-personam” titolava più opportunamente il Corriere. Concendendo, cosa poco scritta, tra l’altro, dopo una contrattazione assolutamente autonoma, assessorati chiave che avrebbero permesso al partito di Casini nel Lazio anche l’entrata nella giunta Alemanno. In Sicila, invece, sono sempre loro che permettono l’esistenza di un governo che si sorregge solo con i voti o con i non voti del Pd e dei finiani. Altro che politica dei due forni di casiniana invenzione.

p.s: per quelli che citano il Giornale (e riescono anche linkarlo per l’occasione: abominio degli abomini) solo per riportare la notizia, smentita, che il figlio di Bossi sarebbe stato nel listino bloccato di Formigoni (riempiendosi la bocca di alte elucubrazioni pseudo politiche e morali, elaborate guarda caso sempre a senso unico) abbassandosi e accreditando il restroscenismo più bieco (neanche fossero Il Fatto), perché non si fanno un giro nel listino bloccato, nelle eventuali candidature di mogli che circolano e negli accordi “ad personam” che qualche altro candidato avrebbe stipulato? Facendo identica operazione retroscenistica? Sarebbe cosa buona e giusta, e soprattutto quantomeno mostrerebbe un pizzico, solo un pizzico di onestà intellettuale.

Accordi e promesse, guarda caso a quanto pare saltate dopo la cena a base di pesce tra i co-fondatori, basandosi sul principio sempre richiesto a gran voce che le decisioni dovrebbero essere prese e discusse insieme. O il principio non vale quando a prenderle sono il Presidente della Camera e i suoi uomini autonomamente sul territorio? Perché il cav sarà anche “rozzo” e pronto alla pensione, ma proprio tanto disattento non sembra essere. E pare che abbia negato posti nel listino bloccato e accordi, già ratificati, sugli assessorati e sulle cariche istituzionali già occupate. Per cui l’Udc verrà imbarcato, eventualmente, solo a voto avvenuto e verrà “premiato” solo in base ai risultati elettorali concretamente ottenuti. (caro Pierfurby, stavolta t’hanno fregato).

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Rapido ritorno alle urne

Dopo il sondaggio del Sole che lo ha visto indietreggiare dal 67 al 50 per cento, passando dalla seconda posizione del 2008 all’11° odierna, arrivano ancora notizie non felicissime per Raffaele Lombardo, per la sua giunta futurista e per gli alleati del Lombardo ter. Governo sostenuto ufficialmente solo da 31 deputati (Mpa, Pdl Sicilia e Alleanza per l’Italia), cioè dai finiani, da Miccichè e dall’eventuale “impegno riformista” del Pd. Non è un periodo brillantissimo per gli uomini per cui: “Le differenze sono il sale del confronto“, evidentemente poco apprezzati dai siciliani ignoranti e sottosviluppati che poco comprendono i loro gli sforzi riformatori, continuando ad assegnare ai “lealisti maestri di slealtà, che hanno tradito il mandato degli elettori siciliani“, come li hanno ripetutamente definiti loro, l’ipotetico 77% delle preferenze, contro il 17% che andrebbe ai pidiellini siciliani di Micciché e Granata.

La nuova formazione del Pdl-Sicilia, non sembra riscuotere tra gli elettori l’appoggio necessario a sostenere l’impegno del governo. Nata dalla scissione di una parte degli esponenti locali dal partito nazionale proprio per appoggiare il governatore nella seconda edizione del suo mandato, la forza capeggiata da Gianfranco Miccichè guadagna nel bacino elettorale di riferimento (all’interno del PDL) una preferenza del 17%. In termini assoluti ciò significa che solo il 5% sarebbe disponibile ad abbandonare la “casa madre” per sostenere la nuova formazione.

Ed è vero si tratta solo di eventuale consenso proveniente dalle urne, quello che non è sufficiente a legittimare un governo, ma tant’è proviamo anche a leggere cosa ci dicono le percezioni. Qui le tavole integrali della ricerca.

15 gen. – Secondo un sondaggio dell’Istituto Ipr, condotto nelle giornate di venerdì e sabato su un campione di mille elettori e pubblicato dal sito www.iprmarketing.it, la nuova giunta Lombardo – sostenuta non più dal Pdl nazionale e dall’Udc, ma dalla neonata formazione Pdl-Sicilia, Mpa e il partito di Rutelli – non convince molto i siciliani. Il Governatore ha il 24% della fiducia dei siciliani, mentre il 62% ne esprime “poca o nessuna“. Il suo operato è giudicato positivamente dal 20% degli interpellati, mentre, secondo il 49%, “sta operando male“.
Il valore fa riferimento alla valutazione del suo operato e non all’effettivo potenziale di consensi che, come dimostrato dall’ultima edizione del Governance Poll dello stesso Ipr, pubblicato dal ‘Sole 24 Ore’, puo’ raggiungere la soglia del 50%. Più della metà di loro auspica un rapido ritorno alle urne.
Il sondaggio riguarda anche la nuova formazione del Pdl-Sicilia, che non sembra riscuotere tra gli elettori l’appoggio necessario a sostenere l’impegno del governo. Nata dalla scissione di una parte degli esponenti locali del Partito nazionale proprio per appoggiare il Governatore nella seconda edizione del suo mandato, la forza capeggiata da Gianfranco Miccichè guadagna nel bacino elettorale di riferimento (all’interno del Pdl) una preferenza del 17%, mentre l’ala Schifani-Alfano (Pdl ufficiale) raggiunge il 77% dei consensi; senza opinione il 6%.
Lo stesso Miccichè incassa il 27% di fiducia. Per quanto riguarda gli altri esponenti politici di primo piano dell’Isola: Anna Finocchiaro, Presidente dei senatori Pd, gode di un 51% di consensi. Il Presidente del Senato, Renato Schifani, fa il pieno di fiducia con il 68 %. Positivo anche il risultato del ministro Guardasigilli Angelino Alfano che registra il 59%. Come già detto, Lombardo ottiene il 24%.
Sulla nascita della nuova formazione Pdl-Sicilia, solo il 27% degli isolani si esprime in maniera positiva, mentre il 48% la boccia senza appello e il 25% si dice senza opinione. Solo il 19% degli interpellati condivide la scelta del Presidente Lombardo di estromettere dalla Giunta gli esponenti del Pdl Nazionale e dell’Udc, contando su un appoggio trasversale del Pdl-Sicilia e di una parte del Pd. Contrario il 52% dei siciliani. Per il 53% dei cittadini sarebbe più opportuno, per la governabilità della Regione Sicilia, “sciogliere l’Assemblea Regionale e indire nuove elezioni“. Il 26% è dell’idea di accettare i voti del Pd e continuare con questa nuova Giunta. (Adnkronos).

Per IPR il Governo Lombardo non convince.

Insomma finiani + Miccichè in Sicilia, secondo il sondaggio, varrebbero un ipotetico 5% e solo il 16% ritiene che la responsabilità della crisi sia da addebitare agli esponenti del Pdl estromessi.

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Trasformismi o ribaltoni

Trasformismi o ribaltoni sarebbero un’onta per la mia Regione” dice il presidente del Senato che, di fronte ad una crisi che non trova soluzione preferisce il ritorno alle urne. “Ripeto quanto detto in passato: il leader che viene votato è l’espressione di una coalizione, se questa viene meno non c’è altra strada che tornare a dare voce ai cittadini. Questo vale non solo per le elezioni nazionali ma anche per tutte le Regioni dove esiste un sistema di voto maggioritario. Ho ammirato Soru – conclude Schifani – che in Sardegna quando ha perso la maggioranza ha detto si torni a votare.”

via Il nuovo quotidiano online sulla Sicilia – Live Sicilia.

Mentre Salvino Caputo, presidente della commissione Legislativa Attività Produttive dell’Ars a seguito del via libera dai vertici del Pd all’appoggio esterno al Governo Lombardo, dichiara:

“Se il presidente Lombardo intende insistere nella strategia di dare vita ad un Governo con il sostegno occulto o palese del Pd sia chiaro che si assume le responsabilità stravolgere il risultato elettorale dei siciliani che lo hanno eletto e di offendere la scelta di 18 mesi fa quando i siciliani hanno eletto Lombardo come presidente bocciando il centro sinistra che oggi grazie a Lombardo arriva al Governo della Regione”.

O si ricompone maggioranza o si torna alle urne”. Mentre qui Sicilia, è miscela di poli per Cuffaro e Lombardo, si nota come “la Sicilia di Cuffaro potrebbe togliere la benzina a Pier Ferdinando Casini e ai suoi sogni di gloria e rischia di farne le spese il Pd che vuole l’Udc a tutti i costi con sé, anzi vorrebbe mettere la faccia dell’ex presidente della camera dietro una nuova Unione, e poi, lo tradisce nella sua regione più importante. In Sicilia, dove il partito di Pier Luigi Bersani sta cercando di diventare stampella del governatore Raffaele Lombardo”.

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