È dovuta al Paese

«Prima di iniziare devo fare una premessa: Stefano Cucchi non doveva morire, si doveva evitare che morisse». Così ha esordito nell’Aula del Senato il ministro della Giustizia Angelino Alfano nell’ambito dell’informativa del governo sulla morte di Stefano Cucchi, morto all’alba del 22 ottobre scorso a sei giorni dall’arresto per spaccio di droga. «Ecco perché – ha aggiunto – il governo è in prima linea per accettare la verità. Tutte le nostre energie sono impegnate per accertare chi, anche con atteggiamento omissivo, abbia portato a questo tragico evento». E ancora: «Uno Stato democratico assicura alla giustizia e può privare della libertà chi delinque ma nessuno può essere privato del diritto alla salute».

[...] La verità sulla morte di Stefano Cucchi è dovuta alla famiglia, all’Arma dei Carabinieri e ai medici italiani. È dovuta al Paese. Lo ha detto la presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, intervenuta in Aula al Senato dopo le dichiarazioni del ministro della Giustizia. Ha parlato con la voce a tratti rotta dall’emozione. Ha rivolto parole di apprezzamento al ministro: «Apprezziamo che lei sia qui, è un atto di rispetto e anche, in qualche modo, un atto di coraggio. Le chiedo, essendo lei un giurista, di farla per se stesso questa ricerca di verità. Noi dobbiamo sapere che cosa è successo a Stefano Cucchi e per i tanti Stefano Cucchi che cadono dalle scale e di cui non si sa nulla. Lei è un garantista per formazione ed educazione, e lo è fino in fondo».

via Alfano : «Cucchi non doveva morire» – Corriere Roma.

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Convergenze

Il Senato riparte da Ichino

Nelle stesse ore in cui Raffaele Bonanni, apriva il congresso della Cisl rilanciando la centralità della democrazia economica, le commissioni riunite Lavoro e Finanze del Senato hanno iniziato l’esame del testo unificato sulla partecipazione dei lavoratori nell’impresa, elaborato da Pietro Ichino (Pd), (ndr relatore per l’11ª Commissione) che recepisce le proposte presentate da Maurizio Castro (Pdl) e Tiziano Treu (Pd).

Sul tema cavallo di battaglia della Cisl al Senato si è registrata una convergenza tra maggioranza e opposizione, valutata positivamente dal ministro Maurizio Sacconi (Lavoro), che ha assicurato il sostegno del Governo.

Il Ddl Ichino individua le numerose forme in cui, attraverso la contrattazione aziendale, può realizzarsi la democrazia economica. Si va dalla partecipazione agli utili, alla distribuzione di azioni o quote del capitale societario, alla presenza di rappresentanti dei lavoratori nel Cda o nel consiglio di sorveglianza, alla trasformazione di quote di Trattamento di fine rapporto destinate a maturare in futuro in azioni o in quote di capitale societario.

Fredda la Cgil, contraria a forme di gestione o di azionariato ai dipendenti, ma disponibile alla partecipazione nei sistemi di governance duale nei consigli di sorveglianza. Favorevole Luigi Angeletti:

«La partecipazione sostiene il leader della Uil è un obiettivo fondamentale di ogni sindacato che intende difendere le persone, rappresentarle e tutelarle nelle imprese, dove l’esercizio contrattuale non è di per sè sufficiente».

Così come il segretario dell’Ugl, Renata Polverini: «Può essere l’occasione giusta per attuare un modello partecipativo, sull’esempio di altri paesi, che partendo dalla condivisione degli utili possa svilupparsi verso una concreta partecipazione alla gestione della vita dell’azienda attraverso i consigli di sorveglianza».

Qualcosa si muove e si riesce anche a “provare” a farla, necessitano coraggio e volontà politica. Speriamo che non si rimanga anche una volta in mezzo al guado.

Il senatore del Pd qui risponde ad una lettera dando il suo parere  e partecipando in modo costruttivo al dibattito che dovrebbe portare al varo definitivo del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009 n.15 (chiamiamola legge Brunetta o antifannulloni):

In conclusione, il mio è un giudizio nettamente negativo per una parte, nettamente positivo per l’altra parte del decreto, con un grande punto interrogativo circa la coerenza tra le due parti. Il che pone un problema non facile di comunicazione politica.

Ma, per quel che mi riguarda, non derogherò al mio impegno di dire tutto quello che penso sul merito del provvedimento, nel bene e nel male, senza chiedermi preventivamente a quale parte politica il mio giudizio oggi giovi maggiormente.  (p.i.)

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E’ arrivato il bollino

Al termine di una maratona notturna durata 10 ore è arrivato, poco fa, il via libera della Commissione Territorio e Ambiente del Senato al ddl “recante interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici nella regione Abruzzo nel mese di aprile 2009 e ulteriori interventi urgenti di protezione civile.” Il provvedimento andrà in aula la prossima settimana. Qui si parla di cifre, di controlli della Ragioneria dello stato e di risorse disponibili, per fare chiarezza ed andare oltre la propaganda.

Abruzzo, bastano 3 miliardi

Anche con l’indennizzo integrale per i proprietari delle prime case completamente distrutte dal terremoto del 6 aprile le risorse messe a disposizione dal governo per i privati (3,165 miliardi dal 2010 al 2032) sono sufficienti. Ieri è arrivato il bollino della Ragioneria generale dello Stato sugli impegni presi per la ricostruzione. Il «disco verde» che aspettava il presidente della Commissione ambiente del Senato e relatore al decreto, Antonio D’Alì, per presentare un subemendamento in cui si conferma che le famiglie colpite potranno scegliere se optare per il credito d’imposta o il finanziamento agevolato, fermo restando che il contributo coprirà al 100% le spese di ricostruzione e sarà a fondo perduto.

L’OK DELLA RAGIONERIA Secondo la relazione tecnica gli immobili da edificare da zero sono meno di quelli previsti all’inizio: non oltre il 32% le abitazioni inagibili

Superato lo scoglio più arduo, le votazioni sono proseguite fino a tarda serata. Il subemendamento D’Alì è stato votato anche dal Pd, che ha pure visto approvata la sua proposta di un contributo fino a 10mila euro per le riparazioni di danni lievi, al fine di consentire un rientro in tempi brevi. Il partito democratico ha insistito però nel mettere in discussione le coperture fìnanziarie. La posizione del governo «è difficile da sostenere», ha attaccato il senatore Roberto Della Seta, dal momento che «cambiano i criteri e le quantità».

Ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha annunciato che entro il il 1 novembre «saranno costruite 4000-4500 case per ospitare 13mila persone». Non ci saranno baraccopoli, ha assicurato Berlusconi, e le case «saranno poi utilizzate come campus universitario». Confermata anche l’intenzione di ricostruire la case danneggiate: le prime 4500 – ha detto Berlusconi serviranno per togliere gli sfollati dalle tende. Riguardo alle stime sui danni, il premier ha parlato di un 53% di abitazioni agibile, cui si aggiunge un 17% «che sarà agibile con lavori da effettuare in 30 giorni». Quindi, non appena termineranno le scosse di terremoto, «avremo quasi il 70% della popolazione sfollata che potrà rientrare nelle proprie case».

Nella relazione tecnica inviata ieri a palazzo Madama, Mario Canzio era invece partito dalla prima ipotesi «prudenziale» fatta dal governo di 26.400 immobili privati che avrebbero potuto accedere al credito d’imposta. Da quella stima è stata poi effettuata una proiezione basata sulle verifiche fin qui effettuate dalla Protezione civile (che coprono il 60% del patrimonio immobiliare privato). Da queste verifiche è emerso che gli edifici inagibili sono circa il 30%.

«Tenuto conto del valore rappresentativo stimato afferma la Ragioneria è ragionevole ipotizzare che nelle ulteriori attività di verifica tale percentuale possa trovare conferma sull’intero patrimonio immobiliare, con un incremento della percentuale di inagibillità (in quanto nei conteggi attuali non sono compresi gli edifici del centro storico dell’Aquila e di altri piccoli centri quasi completamente distrutti) che arriva al 32 per cento». Insomma proiettando i dati sull’intero patrimonio, pari a 72mila unità immobiliari stimate, «il 32% è pari a 23.040 unità immobiiari inagibii, di cui 1.267 ad uso non abitativo».

Il margine per la ridistribuzione del fondo complessivo è dunque assicurato, anche perché, è la conclusione della ragioneria, in molti casi le cifre che si dovranno sborsare per ogni singolo intervento saranno inferiori ai 15omila euro originariamente previsti come tetto massimo.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha invitato a a chiudere con le polemiche, perché per combattere l’emergenza del terremoto «abbiamo trovato i fondi».

Una cifra che in totale è anche più alta di quella finora circolata: in tutto secondo Silvio Berlusconi, sono stati messi in campo 8,7 miliardi, di cui 7 per l’edilizia».

Per lunedì è fissato il nuovo termine per la presentazione degli emendamenti in Aula, mentre il decreto approderà all’esame dell’Assemblea martedì mattina.

Elaborazione del Sole24ore

Elaborazione del Sole24ore

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Federalismo fiscale: sì definitivo

Via libera dal Senato, il federalismo è legge

A favore hanno votato Pdl, Lega e Italia dei Valori. Il Pd si è astenuto e l’Udc ha votato contro. Il Carroccio: «Momento storico».

Con 154 voti favorevoli, 6 contrari e 87 astenuti, l’Assemblea del Senato ha approvato in via definitiva il ddl 1117-B sul federalismo fiscale: “Delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’articolo 119 della Costituzione”.

Con la riforma viene istituita una Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Sarà composta da 30 membri tra deputati e senatori e sarà affiancata da un Comitato delle autonomie locali. Il Comitato è composto da 12 membri dei quali 6 in rappresentanza delle regioni, 2 in rappresentanza delle province e 4 in rappresentanza dei comuni.

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Referendum: si può votare oltre il 15 giugno

Lavori del Senato. La Commissione Affari costituzionali ha approvato definitivamente, in sede deliberante, il ddl 1530, contenente la “Disciplina transitoria per lo svolgimento dei referendum previsti dall’articolo 75 della Costituzione da tenersi nell’anno 2009″

E’ stato approvato definitivamente il Ddl che consente di fissare una data per il referendum oltre il 15 giugno, termine ultimo previsto dalla legge del 1970

A favore del provvedimento hanno votato la maggioranza, PdL e Lega, si sono astenuti Pd e Italia dei Valori. In dissenso dal suo gruppo, ha votato contro la senatrice radicale Donatella Poretti. In apertura di seduta la Commissione aveva respinto la pregiudiziale di costituzionalità presentata dai radicali (a favore hanno votato Emma Bonino, Donatella Poretti e Francesco Pardi, dell’IdV).

Dopo l’approvazione della legge, ora il governo ha la strada aperta per fissare la data del referendum al 21 giugno. Penso sia il primo provvedimento di questa legislatura approvato in sede deliberante. A tempo di record.

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Class Action: la nuova procedura

Ne parla solo il Sole24ore. Class Action anche individuale.

Cancellata l’iniziativa esclusiva delle associazioni di consumatori. La norma in un emendamento del governo approvato dalla Commissione Industria del Senato. Presto in vigore. Dopo alcuni rinvii, partenza prevista per il 1° luglio 2009.

L’annuncio di azioni collettive a tutela di intere categorie di cittadini non è più appannaggio esclusivo della associazioni consumatori. Mentre la fase processuale sarà lasciata nelle mani di pochi, e specializzati Tribunali. Dal 1° luglio 2009, questa la data fissata per il battesimo della versione italiana della class action anche un singolo cittadino potrà dare l’avvio alla procedura. Depositando la sua richiesta in uno degli undici Tribunali competenti, scelti tra i principali capoluoghi di regione, che dopo una verifica dei requisiti di ammissibilità, dovranno dare l’opportuna pubblicità affinché anche gli altri consumatori, nelle stesse condizioni del primo, che ritengano cioè di aver subito il medesimo danno, possano ad uno ad uno aggiungere le proprie firme in calce al cahier de doléances.

Sono queste alcune delle novità contenute nell’emendamento del Governo approvato martedi scorso dalla Commissione Industria del Senato e inserito nel corpo del Ddl Sviluppo, collegato alla Finanziaria. continua

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Il Ddl Brunetta è legge

Il Senato ha approvato, in via definitiva con 154 voti a favore, 1 solo voto contrario il ddl Brunetta sulla ottimizzazione e razionalizzazione della pubblica amministrazione. L’opposizione non ha votato. Il provvedimento è ora legge. Il ddl di delega al governo, approvato dal Senato il 13 novembre 2008 e modificato dalla Camera il 12 febbraio, passa così senza modifiche, in terza lettura, con i voti favorevoli della maggioranza.

Questa è la prima riforma istituzionale del governo Berlusconi” ha sottolineato il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta che non nasconde la sua soddisfazione per il via libera definitivo del Senato al disegno di legge delega finalizzato all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

Il Ministro intervenendo in aula al Senato (qui lo stenografico con il dibattito e gli interventi del senatore Ichino, diversi suoi odg sono stati approvati, qui la sua recente lettera al corriere) ha così concluso il suo intervento:

Ancora grazie al Senato della Repubblica, grazie al relatore e a tutti coloro che hanno lavorato, grazie all’opposizione, grazie all’intero Parlamento.

L’abc del ddl Brunetta.

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Cittadini esasperati

Ho appena sentito Anna Finocchiaro, parlare al Senato, in complesso in modo molto ecumenico, con due passaggi che in particolare mi hanno colpito.

1) Lei ha fatto (rivolta a Berlusconi) un’analisi cruda e condivisibile della situazione del Paese, ma una cosa ci divide: Argomento liberalizzazioni: Il paese ne ha bisogno. Noi le vogliamo

Bene, ma non ritiene lei, come noi riteniamo, che per la crescita dell’Italia occorra intervenire sul mercato, liberandolo dai condizionamenti, dalle rendite parassitarie, da oligopoli, da rapporti privilegiati con le élites politiche e di Governo e dalla presenza della mafia, che in tante parti del territorio italiano marginalizza le imprese sane? E non ritiene che bisogna stimolare la competizione piuttosto che alludere a politiche protezionistiche?

Noi temiamo che fuori da una forte impronta liberalizzatrice e fuori da una regolazione del mercato in grado di garantire per davvero pari opportunità a tutti i soggetti economici, l’Italia sarà sconfitta perché la sfida c’è, è in atto e non c’è verso di eluderla. Ecco, su questo punto già c’è una tesi ed un’antitesi. Riusciremo a portarla a sintesi nell’interesse dell’Italia?

2) Non ci sono piaciute le molotov nei campi nomadi. Non avremmo volute vederle.

Glielo dico da donna del Sud, che conosce l’animo della sua gente, anche quell’umanesimo di razza contadina di cui parla Quasimodo e che non avrebbe mai voluto vedere le molotov e le spranghe contro un campo rom. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Tralasciamo per il momento la primogenitura liberale, per cercare di approfondire la seconda. Credo che nessuno avrebbe voluto vederle. Neanche a noi sono piaciute. Come non sono piaciute le cariche indiscriminate della polizia, a cui abbiamo assistito ripetutamente, durante i momenti caldi del problema rifiuti in Campania.

C’è stato chi ha riunito qui varie cose sull’argomento che non sono online e alcune linkabili. Cronache (per lo più dalle pagine nazionali dei quotidiani) dell’assalto fai-da-te ai campi di Ponticelli, dove si vede bene che la cosa non si fermerà a quella periferia. Un paio di articoli sul dibattito fra i consiglieri del Pd e altri esponenti del centrosinistra: dall’assessore comunale di Rifondazione all’ex parlamentare ds, nonchè ponticellese Aldo Cennamo, che cerca di spiegare perché un quartiere tradizionalmente tollerante sembra improvvisamente diventato intollerantissimo a causa dell’inerzia dell’amministrazione comunale, e grazie al contributo della camorra, infastidita dalle forze dell’ordine nelle sue “normali” attività criminali. Leggi il resto »

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Da che pulpito viene la predica

La responsabilità di essere siciliani
[...] Cuffaro, la sua condotta, e il suo “dato culturale”, contraddicono quanto sosteneva il magistrato, da noi condiviso, ma il presidente non è il solo. Anche Vladimiro Crisafulli, oggi deputato nazionale è finito sotto inchiesta (poi la sua posizione è stata archiviata) per i suoi frequenti incontri con un boss di Enna. In particolare, nella richiesta di archiviazione i PM hanno affermato che comunque risulta “dimostrata da parte del Crisafulli la disponibilità a mantenere rapporti con il boss Bevilacqua, accettando il dialogo sulle proposte politiche dello stesso, ascoltando la sua istanza e rispondendo alle domande sulle possibili iniziative politico-amministrative, in particolare in materia di finanziamenti e appalti”.

Si parla di Vladimiro “Mirello” Crisafulli detto “cappeddazzo“, filmato nel 2001 nel corso di un amabile incontro di affari con il boss mafioso di Enna Raffaele Bevilacqua, candidato blindato al Senato della Repubblica, in Sicilia, nelle liste del Pd.

Vale per tutti il criterio utilizzato o solo per Crisafulli ?

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