La cultura & le parole
Quando cultura significa, per qualcuno, che siano loro a stabilire e decidere chi far parlare:
La situazione all’università ‘La Sapienza’ ci preoccupa. A seguito dell’aggressione di martedì, si respira un clima preoccupante. Secondo noi non ci devono essere ambiguità: l’università è la sede del confronto scientifico, dove non c’è spazio per la violenza, e dove tutti discutono riconoscendosi nei valori comuni della Costituzione repubblicana. Per questo non era opportuna l’iniziativa di Forza Nuova per il suo carattere esclusivamente propagandistico.
E quando “l’autodifesa” diventa un diritto democratico elementare:
Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:
“L’aggressione fascista a La Sapienza – sullo sfondo del nuovo quadro politico – ripropone il tema dell’autodifesa come diritto democratico elementare… E’ necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate”.
Non è che poi in nome della stessa “cultura” succedono queste cose?
Ci hanno di fatto sequestrato per almeno venti minuti. Lì fuori erano più di un centinaio, tutti dei Collettivi di sinistra. Non potevamo uscire. Poi hanno cercato di sfondare la porta prendendola a calci. Gridavano: “Dimettiti o ti mandiamo via noi“, “Non ti faremo più insegnare“, “Non potrai più mettere piede qui“». La voce di Guido Pescosolido, docente di Storia moderna e da sette anni preside della facoltà di Lettere all’università romana de «La Sapienza», non tradisce emozioni: «Sa, in sette anni di presidenza ho fatto il callo un po’ a tutto. Ma questo episodio è oggettivamente gravissimo. Non mi è mai capitato di essere assediato in presidenza, con due segretarie e il collega Vittorio Vidotto, e di dover uscire scortato da 20 poliziotti in borghese… »
E nessuno dice mezza parola e le commenta? Ho capito. Dipende dalla mancanza dell’influenzatore attivo delle discussioni.
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