Inutilmente folkloriche

[...] So benissimo che il più dei professori universitari mi darà addosso. E’ già capitato a Radio 24, quando ho trattato il tema. Perché solo chi è in cattedra, crede di poter e dover giudicare di ciò che lo riguarda. E chi non è d’accordo, è un mero cane e servo del potere. Me ne verranno altri improperi. Amen. Ma io dico: viva viva le parole di verità pronunciate dal Rettore Frati della Sapienza di Roma! Da mesi la riforma dell’Università promossa dal ministro Gelmini avanza nel suo iter parlamentare. E da mesi sale il livello e il tono della protesta. Più avanti, qualche considerazione sulla riforma. Ma, prima, veniamo subito alla Sapienza di Roma. In alcune sue Facoltà i docenti, per protesta contro la riforma, in accordo con gli studenti e il personale ausiliario, dopo il blocco degli esami hanno deciso di riprenderne lo svolgimento ma di notte, a lume di candela. “Secondo un ordine fedele sia all’inversione di senso cui sembrano orientate le manovre del governo, sia al nuovo profilo di professori ombra, oscurati e delegittimati nella sostanza qualitativa e quantitativa del proprio impegno quotidiano”, è stato dichiarato da alcuni docenti. La reazione del Rettore, professor Luigi Frati, che pure non risparmia anch’egli critiche alla riforma, non si è fatta attendere.

Ha invitato tutti a non danneggiare oltremodo gli studenti desiderosi di dare gli esami. Ha bocciato come “inutilmente folkloriche” le sessioni notturne. In più, ha pronunciato giudizi che dovrebbero fare riflettere tutti, e che invece hanno suscitato sdegno e fischi.

Che cosa ha detto, il professor Frati? Un’amara verità. Che, come tutte le verità, dà scandalo. “Non credo che noi non siamo corresponsabili”, ha detto il Rettore. “Il 30% dei ricercatori a Giurisprudenza non ha prodotto nulla nell’ambito della ricerca scientifica, e in generale alla Sapienza il 10% dei ricercatori non ha prodotto nulla in 10 anni.” Di qui la sua conclusione. Secca e precisa, come un colpo di bisturi: “Queste persone vanno cacciate dall’Università”. continua qui

via CHICAGO BLOG » Viva Frati, abbasso l’ope legis e le carnevalate.

Tag:, ,

La cultura & le parole

Quando cultura significa, per qualcuno, che siano loro a stabilire e decidere chi far parlare:

La situazione all’università ‘La Sapienza’ ci preoccupa. A seguito dell’aggressione di martedì, si respira un clima preoccupante. Secondo noi non ci devono essere ambiguità: l’università è la sede del confronto scientifico, dove non c’è spazio per la violenza, e dove tutti discutono riconoscendosi nei valori comuni della Costituzione repubblicana. Per questo non era opportuna l’iniziativa di Forza Nuova per il suo carattere esclusivamente propagandistico.

E quando “l’autodifesa” diventa un diritto democratico elementare:

Marco Ferrando, leader del Partito comunista dei lavoratori:

“L’aggressione fascista a La Sapienza – sullo sfondo del nuovo quadro politico – ripropone il tema dell’autodifesa come diritto democratico elementare… E’ necessario che ogni realtà minacciata appronti strutture di autodifesa, democraticamente designate e controllate”.

Non è che poi in nome della stessa “cultura” succedono queste cose?

Ci hanno di fatto sequestrato per almeno venti minuti. Lì fuori erano più di un centinaio, tutti dei Collettivi di sinistra. Non potevamo uscire. Poi hanno cercato di sfondare la porta prendendola a calci. Gridavano: “Dimettiti o ti mandiamo via noi“, “Non ti faremo più insegnare“, “Non potrai più mettere piede qui“». La voce di Guido Pescosolido, docente di Storia moderna e da sette anni preside della facoltà di Lettere all’università romana de «La Sapienza», non tradisce emozioni: «Sa, in sette anni di presidenza ho fatto il callo un po’ a tutto. Ma questo episodio è oggettivamente gravissimo. Non mi è mai capitato di essere assediato in presidenza, con due segretarie e il collega Vittorio Vidotto, e di dover uscire scortato da 20 poliziotti in borghese… »

E nessuno dice mezza parola e le commenta? Ho capito. Dipende dalla mancanza dell’influenzatore attivo delle discussioni.

Tag:, ,

Un episodio da condannare senza attenuanti

Questa è la foto scattata al momento degli scontri con un cellulare, da un passante, dove si fronteggiano ragazzi armati di mazze di legno.

Rai

Questi i fatti che ieri hanno ricreato gli anni dell’odio e del nemico, quando come ha detto  Veltroni recentemente la cosa che fa più impressione è la manipolazione che ci fu attorno, orchestrata anche dai mezzi di comunicazione di allora.

Questo un pezzo. firmato dal fantasma che da quarantott’ore aleggia nella redazione di via Benaglia, che ricostruisce i fatti di ieri: Sangue, cortei, attacchi squadristi l’università ritorna una polveriera.

Questa la ricostruzione effettuata dalla Digos sulla base anche di altre testimonianze. A fare chiarezza sull’accaduto, ha contribuito proprio la fotografia scattata da un cittadino di passaggio.

è emerso che dopo una prima fase, nella quale i giovani di destra avrebbero apostrofato i ragazzi di sinistra che stavano coprendo i loro manifesti, subito dopo si sarebbero avvicinati altri ragazzi provenienti dall’università

per poi scontrarsi fisicamente con gli elementi di destra. L’autovettura a bordo della quale viaggiavano i ragazzi di destra è stata pesantemente danneggiata. Questa ricostruzione è stata possibile proprio grazie alla fotografia che ritrae tutti gli arrestati nell’atto di affrontarsi anche con cinghie e bastoni. Oggi, dopo le foto, si parla di botte nell’ateneo romano tra collettivi di sinistra e giovani di Forza Nuova e di maxi-rissa.

Mal di Roma.

Tag:, ,

Siate benedetti…

Gianelli

La vignetta di Giannelli dal Corriere della Sera di oggi, che con garbo ed ironia, mi sembra possa accompagnare alcune tra le rare riflessione del post-sapienza, che rileggono e analizzano il discorso mancato, dopo l’abbuffata di post pre-sapienza.

Gli scienziati, insomma, non intendevano aprire una pubblica partita a scacchi con la Chiesa: non sul piano mediatico. Volevano però che il papa restasse fuori dall’università. E questo non poteva non diventare un fatto pubblico dato che l’invito al papa era pubblico. Il guaio mediatico che ne è seguito ha certamente avvantaggiato le posizioni della Chiesa nello scacchiere mediatico che la contrappone alla scienza.

Mentre Andrea Romano oggi arriva a domandarsi, se veramente non stia per arrivare il momento, di dover iniziare a rimpiangere quelli che definisce gli “autorevoli giganti” della vecchia Dc e del vecchio Pc, ponendosi più di qualche domanda sulle dinamiche in corso all’interno del Pd:

Nessun esponente di peso di peso della Dc che fu sarebbe caduto nella rete che Camillo Ruini ha predisposto con raffinato mestiere, volgendo a proprio vantaggio l’idiozia di un gruppetto di docenti della Sapienza [... ] Ma soprattutto è il segno di un paradosso tutto italiano, la risurrezione delle identità storiche e confessionali di quello che avrebbe dovuto essere il partito delle rinascita della partecipazione politica e che già annaspa in una stanca rievocazione del tempo che fu.

Mentre, ancora, proprio uno dei novantenni di quel “tempo antico”, quel Pietro Ingrao chiamato in causa da Romano, oggi in un intervistata al Messaggero, risponde così alla domanda: oggi il Papa non parla alla Sapienza

Vero, ed è sbagliato. Soprattutto perché si è persa una grande opportunità di dialogo. In seguito si sarebbe anche potuto chiedere che un laico, un uomo dello Stato, potesse parlare in Vaticano.

A proposito di possibilità “altre” senza per questo, credo, poter essere tacciati di “oscurantismo” e senza dover necessariamente pensare che sia necessario “armarsi” per combattere l’ennesima “guerra”.

Tag:, ,

Cos’è l’università?

[...] io non sono cattolico, ma guardo con attenzione alle questioni della Chiesa cattolica e credo che oggi non si sia celebrata una pagina di laicità, ma del peggiore oscurantismo della Repubblica italiana. Infatti, quando si impedisce a chi ha opinioni diverse, ed è comunque una grande autorità spirituale, di esprimere la propria posizione, si precipita in qualcosa che è il contrario dell’università. Qual è l’idea che si trasmette dell’università con questo atto, con l’impedimento a parlare? Cos’è l’università? Il luogo in cui si misurano le opinioni diverse in una affannosa ricerca di un punto di equilibrio e di verità o un luogo in cui si combatte per bandiere ideologiche?

Credo che vi sia una deprivazione del senso fondamentale della conoscenza e della trasmissione dei valori che è propria dell’università e questo ci deve preoccupare. Non so in quale modo si possa recuperare questo segno, ma certamente è un segno negativo che deve essere recuperato. L’università è qualcosa di diverso dal luogo in cui si impedisce a qualcuno di parlare. Leggi il resto »

Tag:, ,

Il Papa e i fisici italiani

Alla Sapienza fronte anti-Ratzinger. Nemico di Galileo, qui non parli:
Benedetto XVI non deve entrare all’Università La Sapienza [...]

Andrea Frova, docente di Fisica generale, è tra coloro che hanno partecipato alla stesura della lettera:

“L’invito è una scelta inopportuna e vergognosa e non è sufficiente che il Papa non tenga più la lectio magistralis, come avevano deciso all’inizio. È solo un maquillage fatto anche piuttosto male. Si tratta di un capo di stato straniero ed inoltre il capo della Chiesa cattolica. E noi che abbiamo dedicato tutta la vita alla scienza non ci sentiamo di ascoltare, a casa nostra, una voce autorevole che condanna di nuovo Galileo”

Sconcertante, ma credo si commenti da solo, loro a “casa loro” chi ascoltano? E chi autorizzano a parlare?

Lui li cita per altro motivo, ma io ritengo le citazioni calzanti all’argomento :

[...] Se perciò, quando pensate ad uno Stato laico e liberale, avete in testa uno Stato che dice ai propri cittadini “fate un po’ voi”, beh, avete sbagliato indirizzo. Lo Stato laico non è uno Stato privo di etica, ma presuppone un’etica ben precisa, così riassunta da J. Rawls:

L’ideale di cittadinanza impone un obbligo morale, non legale: l’obbligo della cortesia – esser capaci di spiegare gli uni agli altri, a proposito di quelle questioni fondamentali, in che modo i principii e le strategie che si sostengono, e per cui si vota, possono venir suffragati dai valori della pubblica ragione. Quest’obbligo implica altresì la disponibilità ad ascoltare gli altri e l’equanimità nel decidere quando sia ragionevole aderire alle loro opinioni.

E J. Habermas spiega:

I cittadini, malgrado il loro perdurante dissenso riguardo alla visione del mondo e alla convinzione religiosa, si debbono reciproco rispetto in quanto membri a pari diritto della loro comunità politica; e su questa base di solidarietà fra cittadini dello Stato, nelle controversie debbono ricercare un’intesa razionalmente motivata – sono debitori di buone ragioni l’un verso l’altro.

Per converso, non credo che un cittadino laico sia quello che sostiene di poter decidere in nome della scienza chi ascoltare e chi no in quella che definisce casa propria o che serva usare questo linguaggio, “al di là della palese inconsistenza politica e culturale di papa Ratzinger” (a proposito di linguaggi) per mostrare la propria coscienza laica.

Tag:, ,