Premessa necessaria per capirci qualcosa: tra non molto si vota in 13 regioni per il rinnovo delle amministrazioni regionali. Qui i risultati delle elezioni del 2005.
Come si può vedere il centrodestra ha conquistato precedentemente Veneto e Lombardia, le sole 2 le regioni sulle quali ha potuto puntare la bandierina la volta scorsa. Ha quindi come governatori uscenti i soli Galan e Formigoni. Il resto è nelle solide mani del centrosinistra. Situazione politica anche allora abbastanza simile, governo nazionale al centrodestra (compresa l’Udc di Casini), opposizione al centrosinistra. Teorica possibilità di sfruttare elettoralmente il momento di difficoltà che attraversano il paese e la maggioranza. Anzi occasione storica questa volta di poter dimostrare che quello che continuamente viene ripetuto dall’opposizione ha un suo serio fondamento.
Quindi dopo un rapido calcolo non viene partcolarmente difficile venire a sapere che 11 sono le regioni attualmente governate dal centrosinistra e 11 sono i governatori uscenti che appartengono al centrosinistra. Con nomi altisonanti come quelli di Vendola, Bassolino, Bresso, Burlando, Loiero solo per citarne qualcuno. Le elezioni, come tutti dovrebbero sapere si svolgeranno a marzo del 2010. Si voterà il 21 e 22 marzo. Benissimo, partiamo da qui dopo questa necessaria premessa. I partiti in questo momento sono impegnati a rifinire le candidature e stabilire le alleanze. Quello su cui soffermeremo la nostra attenzione è la strategia sempre più “virtuale” che il Riformista ci ha informato occuperebbe la mente, il cuore e le forze del neo segretario del Pd per tentare di uscire vittorioso dal prossimo impegno elettorale.
Sottotitolo Svolta nel Pd: corre solo chi può vincere. Titolone: A Bersani bastano 6 regioni. Ma come uno si domanda subito, ne hanno 11 su 13 e ne basterebbero 6 a Bersani per vincere? Che sarebbe una rivisitazione dello storico, mai raggiunto da alcun partito di sinistra, 30% veltroniano? Ma non erano andati al governo del partito quelli che di politica se ne intendono?
Ma sì non abbiamo/avete letto male, nessun problema alla vista. Il fatto è che per stabilire vittorie e sconfitte, bisogna prima “intendersi” sul concetto di vittoria, ci viene spiegato. Le probabilità che in primavera il centrosinistra conquisti un numero di regioni superiore a quelle del centrodestra sono prossime allo zero. Però, non è importante, basta molto meno: il segretario si gioca nell’occasione un pezzo rilevante del proprio futuro, vero, ma se il Pd ne conquistasse 6 (3 delle quali sono quelle “rosse” che da sempre governano) le altre 7 non saranno sufficienti per evitare che la narrazione politica e mediatica parli di una sconfitta del premier e del Pdl e per dare la “spallata” definitiva al già malconcio Berlusconi. Questo pare essere il “ragionamento” che ispira le ultime mosse di Bersani, secondo Stefano Cappellini, che ci fa anche un lungo articolo. Bersani si sarebbe convinto così, di avere in mano un jolly che potrebbe cambiare il corso della legislatura. E non sarà consentito a nessuno mettersi di traverso rispetto alla possibilità che il centrosinistra conquisti regioni chiave per stabilire l’esito della sfida elettorale, fanno sapere seccamente dal quartier generale democratico del Nazareno. Sfida importantissima che potrebbe mandare a casa chi “perde” le elezioni!
Par di capire che non basterebbe ad una forza politica da 2 passare a 7 per vincere le elezioni, ma basterebbe all’altra passare da 11 a 6, perdendone 5 per vincerle (in tutto erano 14 le regioni dove si sarebbe dovuto votare, ma in Abruzzo si è anticipato il voto per le note vicende e ha già vinto il cdx). Democrazia? Numeri? Maggioranze? Voti? Preferenze? Questa volta, tranne che nella “rossa” Toscana, dove si continuerà a votare per liste bloccate, ci sono anche quelle. Ma quello che conta è la narrazione politica e mediatica. E’ la politica italiana, bellezza!