Nessuno paga il biglietto per questo genere di repliche
C’è una repubblica costituzionale fondata sul lavoro e una materiale fondata sulle chiacchiere. Ai cittadini – come ha ricordato il presidente della repubblica, Giorgio Napolitano – preme la prima. Sopra ogni cosa preoccupa il lavoro, risorsa che la crisi ha reso ancora più scarsa aumentando le file dei disoccupati. È questo che interessa agli italiani: sapere quando ripartirà davvero l’economia e arriverà la ripresa. La conferma viene dai sondaggi che Sole 24 Ore e Ipsos stanno conducendo nelle regioni al centro della contesa elettorale. E stavolta statistica e senso comune vanno a braccetto.
Non è la situazione politica a preoccupare se, ad esempio, in Piemonte solo il 25% dice di considerarla un problema grave (è poco di più, il 28%, il dato su scala nazionale) contro il 73% che ritiene problema urgente l’occupazione, da associare a un altro 22% che teme per l’economia in generale.
[...] Il “dilemma democratico” – che ora finisce al vaglio della Consulta – era questo: e ancora una volta la politica, l’esercizio nobile della gestione del bene comune, avrà abdicato agli avvocati la sua missione in nome di una ben più prosaica volontà di sopravvivenza. E mentre la tenzone si fa sempre più di carta, il paese chiede soluzioni vere. Che sono quelle legate all’economia, a una ripresa ancora frammentaria e ritardata, alle infrastrutture carenti – freno allo sviluppo di tutto il territorio -, alle riforme che non arrivano e invece servirebbero a dare slancio alle forze migliori del paese.
[...] È questo il paese di cui la politica non parla perchè persa nelle fumisterie di schieramento. Un’altra prova? Ancora dal sondaggio piemontese: la Tav, la sofferta tratta ad alta velocità Torino-Lione, è ormai obiettivo più che condiviso anche nella sinistra (del resto il 76% dei cittadini della regione lo considera un beneficio). A questo dunque deve guardare chi chiede consenso. Alla competizione sui grandi temi di modernizzazione del paese.
E nemmeno gridare sempre e solo all’emergenza democratica è una strada proficua. È auspicabile che lo comprenda anche il Pd cui alcuni vorrebbero imporre – da spalti d’inchiosto o da tribune web – la soluzione del tirare la corda al massimo della resistenza. Una volta che la corda fosse spezzata, si avrebbe solo un paese diviso in due, ferito e smarrito: Berlusconi a gridare al golpe comunista, i regicidi a cantare vittoria senza i voti per renderla verosimile. Gli italiani a guardare il triste spettacolo. Nessuno paga il biglietto per questo genere di repliche.
via IL VOTO E L’ECONOMIA / Cercasi leadership per un paese di gente seria – Il Sole 24 ORE.
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