Patetici e spassosi
Sul quotidiano NEL Pdl assistiamo all’ennesima patetica polemica.
Aveva scritto qualche giorno fa il Secolo d’Italia (testuale):
nonostante ieri alcuni si siano adoperati per soffiare sul fuoco, a cominciare dal deputato Giorgio Stracquadanio che sul suo sito, il Predellino, ha addirittura invitato segretari e e questori della Camera a compiere atti di disobbedienza civile per boicottare il presidente Fini
Aveva immediatamente risposto Stracquadanio inviando una lettera alla direttora e chiarendo di non aver mai detto quelle cose: “E’ un’accusa insensata, ingiustificata, immotivata e – se volessi parlare avvocatesco – diffamatoria. Ma non ti preoccupare non ho mai querelato nessuno e non intendo certo iniziare dal Secolo d’Italia”.
La replica del Secolo è arrivata lasciando la penna allo stesso autore del pezzo: “Stracquadanio irritato per una citazione “corretta” del Secolo”. Chi getta il sasso e nasconde la mano.
Allora par di capire che questa sarebbe l’indiscutibile e stringente logica filosofica-politica dei seri professionisti che scrivono sul Secolo.
Chiunque altro scriva qualsiasi cosa ad esserne responsabile è sempre e solo l’eventuale politico di riferimento e a doverne rispondere politicamente e personalmente è lui. Ed è sempre lui che deve “immediatamente” e “perentoriamente” dare conto di quello che eventualmente viene scritto (addirittura in questo caso trasformandolo nell’autore materiale dell’invito), mentre loro sono le uniche persone libere, oneste e politicamente responsabili sulla faccia della terra che qualsiasi cosa viene scritto (su fondazioni, Secolo, GI, siti e network vari) deve essere solo chi scrive – come giustamente e correttamente avviene in tutto il mondo civilizzato – a risponderne (personalmente ed eventualmente politicamente). Nel loro caso, ovviamente rafforzato dalla loro grande, dimostrata ed indiscutibile serietà e onorabilità professionale e politica. Su un sito o un giornale non fa differenza alcuna. E’ la stessa precisa ottica che viene usata con il Giornale di Feltri, dove ad esserne responsabile sempre e comunque è Berlusconi, perché chiunque scriva la qualsiasi è solo un “dipendente” a libro paga del cav. Da qui le innumerevoli e ripetute richieste “politiche” di avere servita la testa di Feltri su un piatto d’argento. Ed è ridicolo, come milioni di volte ci è stato detto – qui il professore “disperato” era stato spinto addirittura alle dimissioni e chiedeva consiglio a Polito sul da farsi: Che faccio mi dimetto? – che si addebiti e venga imputata continuamente a Gianfranco Fini qualsiasi cosa loro uomini liberi e grandi professionisti scrivano. Chi lo fa cerca solo lo scontro meschino e cerca di zittire il libero dibattito delle idee. Ovviamente.

