Pessimisti ma non troppo

Non troppo pessimisti sul futuro. Pronti a investire, anche in misura sorprendente vista la forza della crisi in atto, ma non in grado di allargare la base occupazionale. A Mantova, al Forum di Piccola Industria, gli imprenditori i platea hanno potuto delineare i loro progetti attraverso il meccanismo del televoto. Nel prossimo anno, il 22% dei piccoli hanno previsto che il giro d’affari dell’azienda sarà stabile e per il 23% di loro ci sarà una crescita seppur modesta. Per il 14% i ricavi aumenteranno fra il 3% e il 10% e, per il 9% degli industriali presenti in sala, il fatturato aumenterà di oltre il 10 per cento. Soltanto per il 32% delle aziende ci sarà un calo secco dei ricavi: è una percentuale alta, ma meno di quanto ci si poteva aspettare dopo mesi, quelli appena trascorsi, che sotto i profilo del giro d’affari sono stati un vero e proprio bagno di sangue. Per quanto riguarda gli investimenti, solo un imprenditore su duecento in sala ha dichiarato che disinvestirà, una su dieci che non investirà, un terzo che investirà meno della media degli ultimi tre anni, il 35% invece che investirà nella media degli ultimi tre anni e uno su cinque che, addirittura, investirà più della media degli ultimi tre anni. Dunque, nonostante tutto, la percezione e la spinta verso il futuro non sembrano niente male.

via Imprenditori pessimisti ma non troppo – Il Sole 24 ORE.

Mantova: sembra essere lo stesso posto e lo stesso convegno. Si è parlato solo di questo.

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Il problema è…

Sulla meritocrazia in Italia.

[...] L’analisi del paese che Abravanel propone è tutt’altro che rassicurante: un paese immobile, esangue, un po’ come la Ravenna di Brancaleone (quella di “ti vedo e ti piango”). Mentre scorro le pagine mi chiedo come ci facciano sedere ancora al G8 e come sia possibile che l’Italia risulti ancora interessante al netto di calcio e scandali politici. Arrivo stremato a pagina 268 del libro. Titolo del paragrafo: Luxottica. Tiro un sospiro di sollievo. Luxottica: ma certo. Il nostro paese non ha avuto né Harvard né il MIT, ma almeno qualche imprenditore disposto a rischiare del suo ce l’abbiamo. Leggo il paragrafo e subito mi devo ricredere. Per Abravanel il successo di Luxottica deve il suo successo prima di tutto “per aver rotto con le logiche delle imprese familiari italiane”. Insomma, un’eccezione alla regola.
E qui proprio mi scaldo. Abravanel, perché non farsi un giretto per la Terza Italia? Veneto e Emilia Romagna in quindici anni hanno quadruplicato il loro volume di esportazioni senza avere dalla loro una presunta “fabbrica dei talenti”. Sul fronte della meritocrazia, ci sarà pure qualcosa che funziona.

[...] La Terza Italia delle piccole imprese ha promosso una meritocrazia che declina la parola merito al plurale. Attraverso l’imprenditorialità ha chiarito che l’affermazione dei meriti (tanti) non può limitarsi ad onorare il pensiero unico di scienza e tecnologia. Che le vie del post-fordismo sono tante e difficili da prevedere in anticipo. Non si tratta di incensare un pezzo del paese tutt’altro che esente da critiche. Il problema è che se ci ostiniamo a non guardare chi siamo davvero (riconoscendo qualche volta il valore di percorsi originali) sarà difficile intraprendere una vera modernizzazione delle nostre istituzioni. leggi tutto

Lo Stefano che firma il post, credo sia Stefano Micelli: dean di Venice International University e professore associato di economia e gestione delle imprese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Seguire anche i link.

Se ne parlava qua.

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