Effetto

Il piano casa riparte da zero. Tavolo Governo-Regioni per arrivare a un testo la prossima settimana

[...] In effetti, i numeri distribuiti ieri da Confartigianato confermano quanto nei giorni scorsi aveva già detto il Cresme: l’intervento edilizio, pur limitato alle unità residenziali mono o bifamiliari, produrrà un effetto molto forte sul settore delle costruzioni. Per l’organizzazione degli artigiani il piano può contribuire a creare 97.965 posti di lavoro, aumentando del 5,3 per cento l’occupazione e del 4,8 per cento il fatturato del settore costruzioni. Il rapporto analizza l’impatto del provvedimento annunciato dal governo sulle piccole imprese fino a 50 addetti: stima in 11.484.582 le abitazioni potenzialmente interessate e in 300.114 il numero di interventi di ampliamento che potranno essere attivati per un maggiore fatturato complessivo di 10.804 milioni.

Tag:, ,

Urbanistica “Peer-to-peer”

Tag:, ,

La cosa non mi sembra demoniaca

A proposito di fronte del no preventivo, di politica del fare e di “facce della conservazione”.

Di certo non mi schiero tra quelli che levano alti lai sulla speculazione, la cementificazione, lo sfregio del centri storici.

[... ] Attenzione: non è che il primo cittadino promuova a pieni voti il Piano casa rilanciato negli ultimi giorni dal premier Berlusconi: “Di fatto non sappiamo cosa c’è dentro”. Ma neppure lo bocca a priori: “In se la cosa non mi sembra demoniaca.”

[...] Se non conosciamo il testo del piano, gli unici giudizi che si possono dare sono ideologici. Quelli appunto, ascoltati nelle ultime ore. [...] in questo caso, la riflessione sulle politiche anticicliche non mi pare campata in aria.

Insomma il piano non è una tragedia.
Ma no. Certo, potevano dire a Venezia: ecco le risorse per costruire 500 alloggi popolari. E invece si dice ai proprietari di allargarsi, che è meno costoso e ha un buon effetto demagogico. E’ una manovra più populistica che speculativa a dispetto dei lamenti ideologici. Purtroppo in questo paese
continuiamo a rimanere fermi lì, all’ideologica contro al demagogia. Ma per l’ideologia è difficile spuntarla con la demagogia: ha la faccia della conservazione e dunque perde regolarmente.

E Cacciari apre: capire meglio, ma la mossa non è demoniaca.

Tag:, ,

Serve

Il piano italiano anti crisi

questa crisi deve rappresentare l’opportunità “epocale” per mettere mano al mercato del lavoro italiano e riformarlo dalle fondamenta. Ripetiamo cose già lette, dette e scritte: serve una disciplina dei sussidi di disoccupazione che siano universalistici, tali cioè da coprire tutti i lavoratori, e non solo quelli appartenenti alle imprese maggiori e dotate di maggior potere di lobbying. Serve anche una imposta negativa sul reddito, che agisca integrando la retribuzione di mercato nei casi in cui quest’ultima sia insufficiente ad assicurare un’esistenza dignitosa [...]

Serve, in estrema sintesi, una riforma del welfare che liberi il mercato e rafforzi il principio di cittadinanza. Si pensi al funzionamento degli stabilizzatori automatici rappresentati dai trasferimenti pubblici. Quando l’attività economica rallenta, dovrebbero aumentare i trasferimenti ai cittadini che hanno perso l’occupazione. In un sistema di welfare ben disegnato ciò avviene in modo automatico, senza ritardi amministrativi che non siano l’iscrizione ad apposite liste pubbliche. Inoltre, proprio perché chi perde il lavoro tende ad avere una propensione al consumo molto alta (avendo perso la fonte principale del proprio eventuale risparmio), lo stimolo espansivo così indotto tende ad essere tempestivo, mirato, temporaneo e con un elevato effetto moltiplicativo iniziale sul Pil. In Italia, invece, il forte dualismo del mercato del lavoro e l’assenza sostanziale di protezione per i precari ed i lavoratori delle piccole e medie imprese tende a ridurre l’efficacia degli stabilizzatori automatici, deprimendo di più e più a lungo la domanda di consumi delle famiglie.

Per perseguire questo obiettivo strategico l’attuale esecutivo ha praticamente ancora tutta la legislatura davanti a sé. L’apparentemente migliore condizione delle strutture finanziarie e creditizie italiane di fronte alla crisi, e l’approccio rigoroso fin qui tenuto nella gestione dei conti pubblici non devono esimere da interventi in profondità sul sistema. Diversamente, come nel caso del pacchetto appena approvato, misure vincolate dalla ristrettezza delle risorse fiscali disponibili rischiano di non avere sufficiente capacità di stimolo.
[via Phastidio]

Tag:, ,

Blogger & dintorni

Aveva detto qualche giorno fa Nicola Rossi, penso non riferendosi solo alla vicenda Alitalia: «L’idea che possano esserci imprenditori amici e imprenditori non amici è alla radice di alcuni fra gli errori più clamorosi della sinistra».

Aveva detto ancora Luigi Angeletti qualche giorno fa, dimostrando, quantomeno, di non essere smemorato:

… la trattativa con Air France è fallita dopo che la Cgil e la Cisl hanno fatto la loro controproposta.

Ha ricordato, oggi l’amministratore delegato di Banca Intesa Sanpaolo, nell’intervista rilasciata a Dario Di Vico:

Penso solo una cosa: il fallimento dell’Alitalia scaricherebbe sulle spalle dello Stato oneri di tutti i tipi. Qualcuno fa finta di dimenticarselo e dimentica anche che la compagnia è stata ridotta in fin di vita da anni e anni di cattiva gestione e di responsabilità diffuse.

Non aveva potuto esimersi Eugenio Scalfari dal solito editoriale farcito di truffe, imbrogli etc etc (rileggere con cura e attenzione dall’archivio di repubblica cosa pensava e diceva nel 1999), a cui replica Vittorio Feltri: Le contorsioni di Scalfari.

Il popolo dei blogger si divide, come sempre più spesso accade, purtroppo solo tra chi ha fede in Berlusconi e chi taccia il presidente del Consiglio con epiteti irripetibili. Sui tanti post sulla vicenda, come al solito ad animare il dibattito su Alitalia, come su tante altre cose, è solo la posizione politica precostituita e come dice Bisin a proposito di dibattiti italici, molti usano il solito, ovvio trucchetto retorico: si critica una posizione estrema ed irragionevole e si ricavano da queste conclusioni che riguardano la questione specifica, si critica solo partendo da posizioni politiche contrapposte, più che fare considerazioni economico-finanziarie. E c’è da rimanere inorriditi nel leggere certi commenti e certi post. Ancora adesso sfugge ai più (o viene completamente ignorato) il rischio che lo stesso Giavazzi pur criticando aspramente il piano, non dimentica di sottolineare.

Il tutto condito spesso dalla solita riscrittura dei fatti e della storia a cui non sfuggono, questa volta, neanche loro, da sempre i più lucidi e nel merito indiscutibili con i loro aapprofondimenti – diventati per l’occasione i beniamini dei blogger antisilivio-antifenice e gli unici veri difensori rimasti a presidiare la libera informazione – quando rircordano e sottolineano che l’offerta Air France-Klm dello scorso marzo fu sonoramente bocciata dai sindacati e dall’allora candidato premier Berlusconi in campagna elettorale, dimenticando qualcosa, forse (che la compagnia è stata ridotta in fin di vita da anni e anni di cattiva gestione e di responsabilità diffuse…). O no? E non solo.

Io, invece, mi ero già domandata come fa oggi Feltri:

con quali poteri Silvio avrebbe fatto saltare il negoziato, lui che all’epoca era un semplice deputato? Infatti era Romano Prodi (…) (…) il presidente del Consiglio.

E, guarda un po’, lo avevo chiesto anche agli estensori dell’articolo, un paio di giorni fa, in un commento che a quanto pare non “merita” di essere pubblicato. Come non “meritava” un precedente commento inviato alla Voce.info (su un articolo di Boeri). Commenti incappati evidentemente in un qualche sistema “antispam”  che cerca di “preservare” e salvaguardare il “tono” dei commenti.

Invitandovi a leggere i pochissimi che hanno, invece, sempre avuto la cattiva abitudine di essere coerenti e non soffrire di amnesie e dimenticanze varie, senza mai lasciarsi condizionare da amici e non amici.

Tra le altre cose vorrei sottolineare come lui, che:

è veramente disonesto il “grido di dolore” di quanti lamentano, nel medesimo tempo, la durezza dei costi sociali e l’onere che la collettività dovrà sostenere per “ammortizzarli”.

E intanto inzia l’abituale balletto.

Tag:, ,

Business as usual

Telecom cade troppo in borsa ma le nuove idee devono ancora arrivare
Ma il piano attuale non indica nulla di veramente nuovo. E’ molto cauto e per ora non appaiono elementi che possano invertire il (pur ricco) declino. I vincoli finanziari di Telecom Italia appaiono stringenti, molto stringenti. Che cosa dice il nuovo Piano? Ci sarà più focalizzazione sui clienti – e questo va bene, ma ci mancherebbe altro!!! -; l’alleanza con Telefonica porterà a dei risparmi; ci sarà più informatica on line per le aziende; ci sarà un pò più di internazionalizzazione (vedi per es. l’acquisizione della Telecom argentina, se sarà possibile esercitare l’opzione); l’Iptv servirà solo a mantenere i clienti ma non diventerà fonte di nuovi ricavi (Ok è giusto, del resto ad oggi conta solo 80 mila clienti); la NGN verrà realizzata piano piano solo nelle grandi città e con investimenti molto realistici; ci sarà un taglio dei costi ma graduale, ecc, ecc. Insomma, tanto buon senso (che non guasta mai) ma business as usual. continua

Succede, una mattina di sabato che, leggendo i blog che hai selezionato accuratamente in NetNewsWire, si ha quella “spiacevole sensazione”, per il momento con l’unica, rara eccezione di Enrico Grazzini (il suo giudizio non è molto positivo), del “pensiero unico”, come quando sui grandi giornali la mattina trovi gli stessi titoli.

Tutti, tecnici, professori, autorevoli punti di riferimento, etc, dicono praticamente la stessa cosa: a loro Franco Bernabè piace e “idem con patate” il nuovo piano industriale di Telecom e il mercato è solo irrazionale. Retrogusto amaro.

Tag:, ,