Visto come è andata a finire (Decreto sul voto, sì del Colle), anche se non si sa ancora come finirà definitivamente (L’opposizione pensa alla piazza forse per riprendere chi la piazza l’aveva comunque evocata? “Avessero escluso il Pd saremmo già in piazza”), propongo un post lasciato finora tra le bozze perché ritenuto da me troppo “acido” e che su più di un argomento è sicuramente assolutamente datato.
Beh si lo ammetto e non me ne vergogno, io sono tra quelli cresciuti senza “geni della politica” o executive master in business administration che ci “autorizzassero” a fare politica (a’ pulitica), misurando preventivamente i nostri curriculum. Senza guru o ex spin doctor, che curavano la comunicazione del candidato. Io rientro senz’altro tra quelli che hanno una visione romantica e passatista della politica, cresciuti a pane e militanza (si chiamava una volta). Che so perfettamente essere un passato che non ritorna, né ho nessunissima intenzione di proporlo come modello oggi. E’ solo un pezzo di storia che mi è venuta voglia di raccontare. Un fare politica fatta di segretari di sezione e di funzionari (solo nelle “Federazioni Provinciali”, pagati una miseria (rimborso spese), nelle sezioni comunali il partito non poteva permetterselo, non era il Pci degli anni dell’Urss). Di riunioni interminabili in cui si controllava e ricontrollava anche il pelo nell’uovo, in cui si discuteva e ridiscuteva su tutto, con tutti e dove tutti “contavano” in ragione del loro impegno quotidiano. Dall’elettricista allo spazzino (oggi operatore ecologico) “analfabeta”, dal professore universitario all’avvocato. Noi al massimo, ai tempi, devo ammetterlo mestamente avevamo un professore di scuola media come consigliere prima comunale e dopo provinciale e il segretario era un misero ex impiegato in pensione, forse oggi non avrebbero neanche avuto il curriculum “giusto”. Sei convocato per discutere della Presentazione delle liste o fare l’analisi del risultato elettorale, questi alcuni gli ordini del giorno delle riunioni che però ci venivano notificati in modo assolutamente abituale. Chiamavamo il segretario del mio partito nel mio paesino, ironicamente e ridendoci su ogni volta tra noi “carusi”, il “Federale”, per come si “scattava” ad ogni suo ordine. Ancora oggi non nego la nostalgia per il piacere che si provava nel dirla agli altri e nel sentirla noi questa cosa: “il mio partito”, ci vediamo al “partito”, riunione stasera al “partito” (“Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa. M’aveva subito resi indifferenti le vicissitudini della vita, le sue calamità, la sua brevità illusoria…”). Appena si arrivava in piazza (niente internet sms o telefono, c’era la piazza per incontrarsi e comunicare) e qualcuno diceva “ti cerca il segretario”, tutti a correre per andare a parlare con lui e sapere cosa c’era da fare e qual’era il compito che ti spettava. “Devi metterti in lista perché non ci sono persona a sufficienza”. Ma segretario chi mi vota ? Ci serve, dobbiamo chiudere la lista, anche se prendi un voto, il tuo, devi farlo. Obbedisco. Stasera alle 11 tutti in sezione per i manifesti. Tu vai nella “squadra” di Mario, tu vai con Mimmo, tu invece che “ssi fimmina” vai in quella di Eugenio, mi fido più di lui è più grande e ha la testa sulle spalle. Qua ci sono i soldi per i panini (se andava bene) e la colla fateveli bastare. Bene. Tu vai come rappresentante di lista alla X. Ma segretario è a “casa diddio”, non posso stare al centro? Devi stare alla X, ci servi là. Spedita senza fiatare oltre in una “sperduta” sezione elettorale periferica, dove le ore dello sfoglio diventavano interminabili e al massimo si poteva scambiare qualche parola con il carabiniere di turno e con il compagno del Pci (il “nemico” comune era la DC). “Perché non devi muoverti di lì fino alla fine e devi contestare e fare mettere a verbale qualsiasi cosa non ti convince, poi ti veniamo a prendere” (pochi avevano la macchina propria, qualche scassato motorino). Sfogli passati inesorabilmente a sentire scandire dal Presidente di turno i voti degli altri, bene che andava il tuo di partito ne prendeva 5 o 6. Dobbiamo annunciare il comizio. Ok. Tu fai il centro, tu la periferia. E si passava ore e ore a girare sulla macchina dove erano state montate sul tettuccio le casse e il megafono. Questa sera alle ore… parlerà il candidato alla Camera dei deputati X e ti sentivi investito del ruolo di presentatore ufficiale. Chiunque fosse il candidato, era il partito ad organizzare il “palco”, a pubblicizzare la sua presenza ed era il mitico “segretario” a presentarlo nel comizio. Poi sono arrivati i comitati elettorali. E le federazioni e le sezioni sono state chiuse o sono diventate “superflue” e inutilizzate. Tutto questo in Alleanza Nazionale, non nel forzaitaliota partito di plastica. Ora la politica si fa così: “Tu non puoi capire”. Proprio riandando con la memoria a questo miei ricordi, non ho potuto non concordare con quanto scritto qui: Invece di circondarsi di geni e visagisti, il Cav. faceva meglio a recuperare il funzionario di partito. Ma il mio è solo uno spaccato di storia ottocentesca.
Aspettando che tutto si risolva per il meglio (ndr altra parte datata), si anche questo, sono cresciuta con questa “distorta” visione, critiche si, dissenso certo, ma quando serve tutti insieme e tutti uniti come una famiglia, mi limito solo ad azzardare una piccola riflessione. Non è che i timori manifestati a più riprese, attenti sul territorio si creano “voragini”, padronissimo chiunque di cambiare idea, padronissimo di dissentire, ma questo “balletto” a cui assistiamo è pericolosissimo, dirompente, decidete una buona volta dove volete stare e andiamo avanti, ho provato a dire milioni di volte. Non è che i mesi e mesi di “scazzi politici” pubblici (al di là delle posizioni di merito), di chi si trastullava in fondazioni, conventicole, pensatoi, contenitori vuoti per una cultura inesistente c’entrino qualcosina?
Ma noooooooo. Quando maiiiiii. Ma che stai dicendo, le tue analisi sono “deliranti“.
E oggi, si è arrivati inequivocabilmente al game over, negarlo sarebbe inutile. Ma a qualcuno non basta neanche quello a cui abbiamo assistito. Bisognerebbe scegliere, secondo loro, tra il “siamo in piena emergenza democratica” (l’altra “demenziale” maratona oratoria ce lo ha detto eloquentemente) o l’altra opzione: stiamo vivendo l’ultimo atto del complotto ordito dai berluscones contro Fini e i finianes.
Complotto, realizzato, non solo nel Lazio, con un coordinatore ex An e con i presentatori che “camminavano in coppia come i carabinieri”, ma addirittura infiltrando qualcuno nello staff della Polverini, che non ha trovato nessuno capace di controllare i documenti del listino, prima di presentarlo e anche nella lombardia formigoniana e leghista che non avrebbe potuto votare (cioè poi mi dovrebbero spiegare come la inseriscono dentro il complotto contro Fini questa cosa). Altro che 25 luglio. Il tutto dopo aver fatto ridere il mondo chiedendo al Presidente Napolitano di intervenire, invece di organizzare il ricorso e chiedere immediatamente e contemporaneamente la testa del coordinatore regionale. Le gerarchie amici, le gerarchie e l’assunzione di responsabilità, amici. Troppo ottocentesche e fuori moda? Il complotto si concluderebbe ovviamente, si “predice” già da qualche giorno, con l’abbandono da parte di Fini sia del Pdl che del governo. Condizione essenziale per non andarsene? A quanto pare sarebbe vincere, aggiungono (e ricordiamolo), in Lazio, Campania e Calabria. Se questo non avvenisse (attenti sulla Calabria, poco informati a mio avviso sulle dinamiche territoriali, informarsi meglio dalla Napoli e da Granata casomai) il governo, ci avvertono con assoluta certezza, cadrà a maggio. Transeat, per quello dovremmo solo aspettare ancora un po’. Io, presuntuosamente di dubbi su come sarebbe finita sul piano politico non è ho mai avuti. E non ho avuto bisogno di aspettare questo indecente spettacolo odierno. Oggi il finologo del Foglio scrive: Dietro il pasticciaccio delle liste c’è una resa dei conti anticipata. Tutti sono d’accordo su una cosa: la fusione non è riuscita. Mentre Franco Debenedetti sulla prima pagina dello stesso giornale, nella sua lettera al Direttore azzarda: “Se per il Cav. il rischio del fallimento è eccezionale, eccezionale deve essere l’iniziativa: elezioni anticipate.” Per il Riformista Fini è di nuovo a un passo dalla scissione. Quante volte l’abbiamo sentito?
Quello che a me “vecchio arnese” della politica e con buona memoria della storia del mio ex partito ha fatto sobbalzare sulla sedia è però un commento che ho avuto occasione di leggere.
[...] io son sempre stato tesserato ad AN non ho mai perso un congresso… qualsiasi mio incarico è sempre stato preceduto da un elezione, votazione o delega… qui nulla…
Cavolo. “io son sempre stato tesserato ad AN non ho mai perso un congresso… “. Parla di Alleanza Nazionale? La mia Alleanza Nazionale? A questo punto non ho potuto far altro che domandarmi, non è che mi sono distratta, chessò sono andata in vacanza da qualche parte all’estero e nel frattempo in An hanno fatto qualche elezione, votazione, delegato qualcuno democraticamente e hanno fatto anche qualche congresso che mi sono persa?
Pare di no. Nessuna distrazione. Internet conferma. Wikipedia continua a dire alla voce Alleanza Nazionale, Congressi nazionali:
- I Congresso – Fiuggi, 28-29 gennaio 1995 – Cresce la nuova Italia
- II Congresso – Bologna, 4-7 aprile 2002 – Vince la Patria, nasce l’Europa
- III Congresso – Roma, 21-22 marzo 2009 – Nasce il partito degli italiani
Confermati in pieno i miei ricordi, una media di 7 anni dicasi 7 tra un congresso e l’altro tra il 1995 e il 2009. Con il segretario prima e il Presidente dopo eletti, nelle due occasioni, sempre per acclamazione. Cioè se dovessimo ripetere oggi quello che è stata la storia consegnataci da An, un nuovo congresso nel Pdl potremmo anche svolgerlo tranquillamente quantomeno nel 2015, per acclamare chi sarà. Io non conosco ovviamente l’età del commentatore Alfio. Ma ipotizzando ne avesse 20 nel 1995, anno di nascita di An, ne ha dovuti fare 34 per avere l’onore di “ratificare” la decisione presa personalmente e anticipatamente dal Presidente di far confluire An nel Pdl. Se ne avesse avuti 40 ne ha fatti 47 per votare per la prima volta ad un congresso e 54 per ripetersi per la seconda volta. Perchè una cosa è sostenere che questi qui che ci sono ora sono degli incompetenti (e arroganti) che hanno fatto ridere il mondo o che ci sarebbe dietro il complotto dei complotti e chi più ne ha più ne metta (padronissimi ovviamente di immaginare la qualsiasi), come se a pagarne il prezzo sia oggi Bs o Fini e non il Pdl tutto, altro è paragonarlo a cose che sono successe in quella modalità solo nella mente fantasiosa di qualcuno. Alla faccia di elezioni, votazioni o deleghe per qualsiasi incarico …
Un consiglio spassionato. Usiamo le “nuove tecnologie” e esercitiamoci tutti qui che è meglio. Generatore automatico di giustificazioni.
p.s.: a meno che non si parlava di quest’altra storia, era pre-Fini, quando i congressi si svolgevano mediamente ogni due anni. Ma attenti prima di commentare, in quel caso si parla di quel passato che:
pesa sempre meno e comunque più passano gli anni maggiori sono le possibilità per riflettere e a volte rivedere certi giudizi