Né con la maggioranza né con gli elettori
La stringente logica dei finiani, sufficientemente profumata.
«L’enunciazione dei cinque punti di programma è una vittoria politica di Fini, che aveva chiesto di varare un programma per la seconda parte della legislatura e per questo era stato definito un pazzo. Adesso siamo tutti pazzi».
Eh sì, ma nonostante la grande vittoria politica, che serve anche a dimostrare la loro sanità mentale, è certo che:
«Non possiamo accettare che ci si chieda un consenso al 100% di un percorso alla cui elaborazione non siamo stati chiamati a partecipare, e che contiene argomenti che non fanno parte del programma. Ne deriva che non ci sentiamo vincolati né con la maggioranza né con gli elettori».
E qui arrivano le perle a ripetizione su quel 5% per cento che non possono condividere. Beh certo la politica è in continuo movimento, ovvio, lui è quello del “non è che ci siamo pentiti, è che la politica è evoluzione, cosa vuole che le dica, la politica è fatta anche di queste cose”, ricordiamolo. E non dimentichiamolo mai «il codice Fini» è assoluta lealtà in movimento.
Insomma immigrazione clandestina, sì certo la legge attuale l’ha firmata Fini, va benissimo, ma… “Chiediamo un grande progetto”. Processo breve, sì certo favorevoli alla scudo per Silvio Berlusconi, vittima di una aggressione giudiziaria. Certo l’aggressione si verifica a giorni e pensosi editoriali alterni. Ma che c’entra, per loro è chiaro e dovrebbe essere ovvio che gli editariali “sicuramente fuori misura non impegnano i gruppi parlamentari e che in ogni caso non rappresentano né dettano la linea politica”. Ma vale solo per loro, perché è altrettanto chiaro e ovvio che per gli altri, i “senza cultura e decerebrati berlusconiani da jingle” non può valere mai, quelli sono solo linciaggi mediatici che detterrebbero indiscutibilmente la linea politica del Pdl e impegnerebbero chiaramente anche i gruppi parlamentari. Chiamasi esercizio lampante di gretto e meschino doppiopesismo o di incontestabile superiorità morale e culturale? Dunque, va bene il Lodo Alfano costituzionale, ma… “Le soluzioni alternative ci lasciano perplessi, non le capiamo”. E per finire la politica, che ora da evoluzione e lealtà in movimento diventa “l’arte della cose impossibili”. E sì perché a quanto ci dice poi il neo presidente del gruppo, i sondaggi di cui sono in possesso gli dicono che il Pdl perderebbe “tra i 60 e gli 80 parlamentari a vantaggio di Bossi” e “loro”. E il “partito dei parlamentari che rischiano di perdere la poltrona e che al voto non vogliono andare sarebbe forte”. Peccato che non si avventuri tra i numeri. Forse basterebbe solo capire quanti sarebbero, secondo le informazioni che hanno e i sondaggi che posseggono, quelli a loro favore e dove starebbero seduti, secondo loro, la maggior parte di quelli che rischiano di perdere la poltrona. Ma la novità vera è questa, finalmente esce fuori in tutta la sua incontestabile chiarezza e autenticità, oltre ogni movimentismo e evoluzionismo: “Ne deriva che non ci sentiamo vincolati né con la maggioranza né con gli elettori”. Attenti non con il Cav. o il Pdl, ma proprio è che non si sentono più “vincolati con gli elettori“.
p.s.: Almeno fino alla prossima dissociazione totale.
update: Qui l’analisi odierna di Luca Ricolfi su La Stampa: Il partito che non c’è e l’editoriale di Mario Sechi: Ne resterà soltanto uno. Qui invece la paura per il “crollo” Pdl ormai certificato, uscito fuori dai retroscena di Largo Fochetti (come al solito in perfetta sintonia con il capogruppo del Fli nello scoprire nell’altro restroscena l’incubo Tremonti) e qui l’intervista a Franceschini che annuncia oggi “la nascita di una Alleanza Costituzionale. Aperta a tutte le forze che alla svolta autoritaria di Berlusconi sono pronte a dire di no”. Altro che bagaglio retorico del vecchio antifascismo da “arco costituzionale” troppo pesante da portare appresso, altro che passaggi d’epoca. Titola Repubblica: “Il voto non ci fa paura, vinceremo nascerà l’Alleanza Costituzionale”. Franceschini: patto con chi ci sta, da Vendola all’Udc. Il capogruppo Pd alla Camera tiene fuori Fini: “Conduce la sua battaglia nel centrodestra”.
riupdate: E qui è l’on. Briguglio che chiarisce ulteriormente chi sarebbe il solo nei confronti del quale, secondo lui, si ha il dovere di essere leali e fedeli:
«Se c’è un dovere per i parlamentari ex An di fedeltà politica è nei confronti di Fini che capeggiava nelle liste Pdl la componente e anche la storia della destra italiana»

