Non si può investire

A proposito di cultura del sospetto, di cosa accade oggi (e cosa è accaduto), di chi ha dimenticato (o ignorato) in questi anni e di chi oggi parla di fatti gravissimi e di accuse grossolane:

“Falcone prese possesso del nuovo incarico romano all’inizio del marzo 1991. Trovare pace continuava, però, a risultargli impossibile. Il 15 ottobre si dovette, ancora una volta, presentare al Palazzo dei Marescialli, dove subì un vero e proprio interrogatorio per difendersi dalle accuse lanciate nei suoi confronti da Leoluca Orlando e due suoi seguaci, secondo i quali avrebbe «nascosto le prove nel cassetto» a proposito di indagini che avevano a che fare con la politica. Erano i militanti del «sospetto come anticamera della verità». Un’assurdità alla quale il Csm, ammesso che lo volesse, non poté non dar seguito, avendo ricevuto un esposto formale. Giovanni, imperturbabile, rispose con fermezza, concludendo:

«Non si può investire della cultura del sospetto tutto e tutti. La cultura del sospetto non è l’anticamera della verità. La cultura del sospetto è l’anticamera del komeinismo»”.

(Giuseppe Ayala, “Chi ha paura muore ogni giorno – I miei anni con Falcone e Borsellino”, Mondadori – pag. 190-191).
[Niente di nuovo - Quadernino]

E ancora qui:

“Non voglio risse né polemiche. Voglio ricordare, ragionare e capire perché – credo – così si rispetta il sacrificio di questo strano tipo di italiano, grande e scomodo, che è stato Giovanni. Voglio ricordare che la magistratura italiana addirittura scioperò contro Falcone nel 1991. Scioperò contro la legge che creava la Procura nazionale antimafia a lui destinata. Per bloccarne la candidatura, ricordo, un togato del Csm, Gianfranco Viglietta, di Magistratura democratica, esaltò in una lettera al presidente Cossiga l’”assoluta indipendenza” dell’antagonista di Falcone, Agostino Cordova, osservando che “i criteri per la nomina a importantissimi incarichi direttivi non prevedono notorietà o popolarità”. (…) Più esplicito in quell’accusa fu Alfonso Amatucci, anch’egli togato al Csm, per la corrente dei Verdi. (…) Falcone era più o meno un “venduto” per Amatucci.

Ancora un ricordo. Leoluca Orlando Cascio, nel 1990, sostenne e non fu il solo, soprattutto nella sinistra – che “dentro i cassetti della procura di Palermo ce n’è abbastanza per fare giustizia sui delitti politici”. (…) Ritorna l’accusa di Amatucci e Viglietta: Falcone è un “venduto”. Delle due l’una, allora. O quelle accuse erano fondate e allora non si beatifichi come eroe un magistrato che ha fatto commercio della sua indipendenza o quelle accuse erano, come sono, calunnie e gli artefici avvertano la necessità di fare pubblica ammenda. In dieci anni, non ho ancora ascoltato una sola autocritica nella magistratura e nella politica”.

[Intervista di Giuseppe d’Avanzo a Ilda Boccassini, la Repubblica, 21 maggio 2002]

Inutile aggiungere nel corso di quale trasmissione televisiva Orlando lanciò quelle accuse.

Tag:, ,