Chiarezza e coerenza

«E’ stato aggredito e ferito il Presidente del Consiglio, e anche se risulterà essersi trattato del gesto di uno squilibrato dobbiamo esserne tutti egualmente allarmati. E quando dico tutti intendo tutti gli italiani che credono nella democrazia e che vogliono veder garantita nel nostro paese una pacifica convivenza civile. Dunque il senso delle mie dichiarazioni di ieri sera è: impediamo subito, risolutamente, che rinascano forme di violenza che l’Italia, in un passato non lontano, ha già conosciuto e duramente pagato»

Avverte il  Presidente Napolitano in un’intervista al Tg2 (qui il video).

Secondo Massimo Franco, «sono parole che chiedono chiarezza e coerenza di comportamenti; ed invitano ad assumere un atteggiamento di­verso dall’esasperazione pericolosa delle polemiche. È un’insistenza figlia di una grande preoccupazione».

Motivata, verrebbe da dire dopo la reazio­ne di Antonio Di Pietro, che finge di non essere uno dei principali destinatari dell’ap­pello; ed invita la maggioranza a seguire i consigli di Napolitano. In realtà, il capo del­lo Stato sembra indovinare le potenzialità ed insieme i pericoli che si presentano do­po l’aggressione a Berlusconi. Quando insi­ste sull’esigenza di non vedere «complot­ti », parla al governo. E quando avverte che c’è una maggioranza votata per guidare il Paese per cinque anni, e dunque non biso­gna inseguire «scorciatoie», si rivolge al­l’opposizione. L’impressione è che sia un’esortazione simmetrica a non accarezza­re l’idea di elezioni anticipate.

E «Napolitano addita dunque una ri­composizione difficile, eppure obbligata: l’unica in grado di esorcizzare il fantasma di violenze vecchie e nuove».

Tag:, ,

Il perno della politica

Ora che il pericolo di violenza si è materializzato, la discussione su come si combatte il governo dovrebbe invece assumere dei contorni ben più precisi: cambiare molte parole e moduli fin qui usati, rompere con ogni personalizzazione e concentrarsi completamente sugli aspetti politici dello scontro. Saprà o potrà farlo il Pd che già ora è incalzato da un settore politico come quello di Di Pietro, che dell’antiberlusconismo ha fatto la sua unica piattaforma?

via La sinistra a un bivio – LASTAMPA.it.

Sapranno capire, ora, i vari bloggher intellettuali, moderati e riformisti (e non solo), che non è consentendo la qualsiasi in nome della libera manifestazione del pensiero di una sola parte (bacchettando, richiamando e dando lezioni i ragazzetti di centrodestra che osano dissentire o ricoprendo di commenti indignati chi si arrischia a cercare di discutere) e della “giusta” e “sacrosanta” lotta al pericolo pubblico numero uno, che non è così che si fa e si parla di politica? Sapranno finalmente tutti assumersi delle responsabilità?

Sapranno cambiare molte parole e moduli fin qui usati, rompere con ogni personalizzazione e concentrarsi completamente sugli aspetti politici dello scontro?

Oggi come allora, il perno della politica rimane il principio che la governabilità di un Paese dipende dall’assumersi responsabilità. Anche da parte di chi è all’opposizione.

Sapranno prendere le distanze dai fini intellettuali che propongono “cordoni sanitari“, affermando che con il nemico non si può avere nessun dialogo?

L’odio politico è un mostro che scatenato diventa mollto difficile da domare” scrive Pierluigi Battista oggi sulla prima pagina del Corriere, in: Un clima avvelenato. Perché ora come conclude qui Carlo Fusi, Quel valore che non possiamo permetterci di perdere:

Per tutti, è doveroso vincolarsi, senza se e senza ma, a comportamenti che non siano alimento per spettacoli, dentro e fuori il Parlamento e più in generale in tutto l’ambito sociale, che deprimono il senso di appartenenza e di coesione sociale.

Tag:, ,

Italia antidemocratica e fascista

Il giornalista Giorgio Bocca, non presente fisicamente ma in video al No B Day, ci ha informati, nella parte più applaudita del suo l’intervento, che Berlusconi:

«è presidente del Consiglio perchè buona parte degli italiani è anti democratica ed è stata fascista». Per il giornalista «è importante questa manifestazione perchè è autonoma dai partiti, perchè rappresenta la prima opposizione seria che c’è».

Non aveva letto il recente sondaggio del Sole (o crede poco agli studiosi alla D’Alimonte), dove per fasce d’età si poteva notare che quella che consegna più voti in assoluto al Pd è quella dei 61 anni e oltre.

Tra gli altri momenti più applauditi dell’intervento, la richiesta a Fini e soprattutto al Pd:

«di decidere cosa vogliono fare. Speriamo cambi qualcosa».

Ci dicono poi le cronache della giornata caratterizzata dal colore viola, che tra le migliaia di cartelli ce n’è anche uno che chiama in causa direttamente il presidente della Camera Gianfranco Fini e recita: «Meno male che Gianfranco c’è».

via No-B day: il popolo viola  in piazza contro Berlusconi – Il Sole 24 ORE.

Non siamo noi a dubitare – inutile ripeterlo Fini non è di sinistra – è il popolo del colore viola che nutre speranze e gli fa richieste.

Tag:, ,

Siamo un milione

Il Corriere della Sera: In piazza 150 mila persone secondo l’agenzia Reuters, 500 mila secondo gli organizzatori. Per la polizia 90mila. La Stampa, l’offensiva contro il governo. A Roma la protesta anti-premier: “Siamo in un milione”. La Repubblica: Grande No B day / diretta tv. “Siamo un milione”. Il Sole sembra poco aggiornato: Secondo gli organizzatori in piazza a Roma ci sono 350 mila persone.

Qui i non entusiasti dell’opposizione. «Con questa piazza ci teniamo Silvio ancora per anni»

Franco Marini. «L’errore è pensare che una manifestazione del genere possa anche solo contribuire a dare la spallata a Berlusconi».

Tag:, ,

Provare?

L’Italia, tra pentiti e No B-day. E provare a vincere una volta alle urne, no?

via 1972.

Tag:, ,

Lavoraccio ne­cessario

C’è la tenue possibilità, come ha os­servato Ser­gio Romano (il Corriere, 1˚novembre E adesso Bersani faccia una mossa) che l’elezio­ne di Pier Luigi Bersani a segretario del Partito de­mocratico contribuisca a rendere meno irrespirabi­le l’aria del Paese. [...] c’è anche un interesse di Bersani a superare il clima da guerra civile. Bersani, la cui tradizione politica di provenienza teneva in gran conto il realismo, sa bene che quel clima può favorire solo gli estremi­sti. Alla lunga, la «politica delle urla» danneggia le forze moderate di sinistra. Si tratta di una possibili­tà tenue. I «combattenti della guerra civile» non molleranno l’osso, hanno troppo da perdere. Se ci sa­rà, su certi temi, dialogo fra maggioranza e opposi­zione, si può scommettere che Bersani verrà accusato dai suddetti combattenti di essere un traditore.

Ma Bersani si gioca il fu­turo del Pd. Sa che deve da­re del suo partito l’immagi­ne di una «forza tranquil­la», capace di occuparsi con serietà dei problemi del Paese. Solo così può sperare di attrarre, nel Nord d’Italia soprattutto, quella parte di elettorato che oggi non lo voterebbe ma che potrebbe domani cambiare idea, che potreb­be abbandonare il centro­destra se il Partito demo­cratico fosse capace di costruirsi una reputazione di seria e dinamica forza ri­formista.

Per qualificare così il proprio partito Bersani de­ve cercare il dialogo con la maggioranza là dove più accentuato è l’attivismo ri­formista del governo. La­voro, scuola-università, pubblica amministrazione sono àmbiti nei quali il go­verno, comunque si giudi­chi la sua azione, ha mo­strato una forte caratura ri­formista. Che deve fare l’opposizione? Continuare a dire che «è tutto sbaglia­to, è tutto da rifare», oppu­re tentare di dialogare apertamente col governo cercando reali punti di in­contro per poi poter riven­dicare una parte del meri­to dei provvedimenti adot­tati?

Se sui temi suddetti, e anche su altri (per esem­pio, le questioni degli sgravi fiscali alle imprese o del­la potatura della spesa im­produttiva) il Pd fosse ca­pace di presentarsi con proposte costruttive ver­rebbe certo accusato di in­telligenza col nemico dai guerrafondai ma potrebbe guadagnare credibilità agli occhi dell’elettorato più centrista.

[...] C’è poi il capitolo delle riforme istituzionali. Qui il terreno però è decisa­mente minato. Capire do­ve sono collocate le mine è importante. [...] Pur auspicando che un’in­tesa si trovi, mi permetto di essere scettico. A meno che non cambino certe condizio­ni. Di riforma della Costitu­zione si parla dai tempi di Craxi e sono sempre falliti tut­ti i tentativi di farla. Le re­sponsabilità di questi ripetuti fallimenti non sono solo del­la classe politica. Sono anche di quelle forze, esterne alla classe politica in senso stret­to, che hanno il potere di le­gittimare oppure di delegitti­mare l’operazione di riforma. Penso, in particolare, ai pro­fessori di diritto costituziona­le. Fin quando la maggioran­za dei costituzionalisti, come fino ad oggi è stato, manterrà un atteggiamento conservato­re, le possibilità di cambia­mento consensuale della Co­stituzione continueranno ad essere ridotte.

[...] Convincere la cultura costi­tuzionalista del Paese che la democrazia richiede governi istituzionalmente forti è un lavoraccio: troppi costituzionalisti pensano ancora il con­trario. Ma è un lavoraccio necessario, se si vuole arrivare a risultati. Altrimenti, la ripre­sa del dialogo sulle riforme costituzionali sarà solo, co­me altre volte, una scusa per instaurare, per qualche me­se, un clima meno avvelena­to fra le forze politiche. Me­glio di niente. Ma troppo po­co, forse, per le esigenze del Paese.

via Il provincialismo che frena le riforme.

Tag:, ,

Opinioni mascherate da fatti

Le guerre giuste. Quando attaccare così la stampa è democratico e liberal.

Attacking the news media is a time-honored White House tactic but to an unusual degree, the Obama administration has narrowed its sights to one specific organization, the Fox News Channel, calling it, in essence, part of the political opposition. “We’re going to treat them the way we would treat an opponent,” said Anita Dunn, the White House communications director, in a telephone interview on Sunday. “As they are undertaking a war against Barack Obama and the White House, we don’t need to pretend that this is the way that legitimate news organizations behave.”

«Li tratteremo come un partito d’opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro Barack Obama e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo d’informazione», ha detto al New York Times Anita Dunn, direttore delle comunicazioni della White House.

Tag:, ,

Preoccupante regolarità temporale

campane

Campane suonate (a intervalli sospetti)

Le ultime vicende politiche italiane, con la decisione del primo ministro di querelare alcuni giornali italiani e stranieri, hanno sollevato l’ennesima riflessione circa la qualità della democrazia italiana, i rischi di una sua involuzione in senso autoritario e provocato la conseguente mobilitazione per evitare simili rischi. Come è naturale, è da parte dell’opposizione che si levano le grida più accorate, perchè a giudizio di quest’ultima sarebbe grave, se non esiziale, il rischio che corre la democrazia italiana dinnanzi alla dismisura del potere politico, economico e mediatico del quale l’attuale presidente del consiglio dispone. Ovviamente non è certo la dismisura di quel potere che intendo contestare, quanto piuttosto la poca credibilità con la quale l’opposizione contrasta quel potere. Sui limiti di efficacia dell’azione politica dell’opposizione non mi esprimo nemmeno, perchè come tutti possono vedere essa è semplicemente afasica e pure quando ritrova la favella diventa comunque inconcludente. Il problema di credibilità dell’allarme sullo svuotamente della democrazia si estende su più piani. In primo luogo vi è il limite oggettivo derivanti dalla ripetizione di un allarme: una sirena che suona sempre, non segnala più nulla di eccezionale, perde credibilità e diventa solamente una fonte di rumore inutile e fastidioso; inoltre, un vecchio adagio suggerisce che a forza di gridare al lupo al lupo, nessuno crederà più all’arrivo del lupo, anche quando questo dovesse realmente arrivare.

Ma assumiamo pure che la regolarità (nel senso di non eccezionalità) di un sistema di allarme , per quanto limitativo della credibilità dell’allarme stesso, possa comunque essere giustificato: del resto se i pericoli sono frequenti, pure l’allarme lo sarà. Poniamo dunque che la frequenza dell’allarme ancora non ci dica nulla sulla realtà del pericolo che esso intende segnalare.

A mio avviso rimane però che esiste una preoccupante regolarità temporale negli allarmi lanciati dal centro-sinistra, e tale regolarità coincide con il suo permanere all’opposizione: fintantochè la sinistra è al governo questo tipo di preoccupazioni, per non parlare delle petizioni e delle chiamate a raccolta, non hanno molto spazio né tra i dirigenti né tra i militanti ed elettori. Se dunque la regolarità delle diagnosi sul reale stato di salute della democrazia in Italia è collegato in maniera significativa al ruolo politico ricoperto dalle opposizioni attuali (secondo il seguente schema “se siamo al governo, la democrazia è sana; se siamo all’opposizione c’è il rischio di autoritarismo”) allora sorge il dubbio che il nobile sdegno possa occultare dinamiche di lotta per l’accaparramento di potere… che poi è quello che da che mondo e mondo i politici sempre fanno. Insomma, in linea di massima un allarme ripetuto eccessivamente e proposto “in tempi sospetti” diventa poco credibile e sospetto anch’esso.

Sulle circostanze che hanno condotto alla stesura dell’appello del giornale Repubblica mi preme sottolineare che anche esponenti del centro-sinistra hanno in passato querelato non solo giornalisti, ma anche vignettisti e che la cosa non ha suscitato allora la sorpresa e la rabbia suscitata oggi da iniziative di eguale tenore. Sorprende poi che Repubblica, allo scopo di dare enfasi e pubblicità alla sua azione di contrasto del primo ministro aggiorni in tempo reale i nomi di coloro che aderiscono all’appello: alcuni giorni fa campeggiava il viso di Adriano Celentano, e poi via via di tutti gli altri nani e ballerine che si sono aggiunti ai primi giuristi firmatari dell’esimio consesso virtuale. I due aspetti appena richiamati sono a mio avviso rivelatori della natura strumentale di iniziative del genere. Una stessa condotta (parliamo della querela contro un giornalista o un vignettista – come nel caso D’Alema vs Forattini, una querela che peraltro D’Alema ha poi ritirato) non può in alcuni casi essere anche solo tollerata e in altri assolutamente contestata; se le querele di D’Alema contro Forattini ed altri giornalisti non erano necessariamente un attentato alla democrazia, allo stesso modo dovranno essere considerate querele sporte da una parte politica avversa a quella di D’Alema. Così come non si comprende perché se volti noti della televisione parteggiano apertamente per il centro-destra, magari anche ricoprendo cariche politiche, esse sono la manifestazione plastica della telecrazia berlusconiana, mentre se analogo impegno politico è profuso, poniamo, da Jovanotti o Allevi, allora in quel caso essi non fanno che esercitare una sincera e generosa sorveglianza democratica.

Ma queste, lasciatemelo dire, sono facezie. Le cose serie stanno altrove. Leggi il resto »

Tag:, ,

Il primato della polemica

That he is so dominant is partly the fault of a faltering left; of weak and sometimes politicised intitutions; of journalism which has too often accepted a subaltern status. Most of all it is the fault of a very wealthy, very powerful and increasingly ruthless man. No fascist, but a danger, in the first place to Italy, and a malign example to all.

E’ la parte finale dell’editoriale non firmato che il Ft ha pubblicato e che molti portano ad esempio da cui ripartire per impostare una vera discussione “politica” in Italia, contemporaneamente criticando le ultime uscite di Franceschini sulla presunta “amoralità” del premier. Anche quelli che stamattina parlano senza mezzi termini di «imbarbarimen­to di una politica che arri­va a travolgere persino gli affetti familiari pur di mettere in difficoltà l’av­versario».

I figli, la famiglia, gli affetti e i sentimenti più profondi. Ha fat­to irruzione anche la sfera privatissima dei rap­porti umani nella saga che da un mese a questa parte sta riducendo la po­litica italiana a un duello cruento a base di mogli, feste, mariti, padri, figlie, nipoti, «papi». Il leader del Pd Franceschini ha commesso un errore gros­solano ad affermare «fare­ste educare i vostri figli da Berlusconi?». A mette­re in discussione la quali­tà di una relazione che le­ga l’avversario-genitore ai figli che dovrebbero vergognarsi del cognome che portano per conse­gnarsi pentiti al tribunale comportamentale presie­duto da una parte politi­ca. Non è chiaro dove esattamente Franceschini abbia culturalmente attin­to a una visione così tota­litaria della politica che si arroga violentemente il diritto di giudicare la «correttezza» di un mo­dello pedagogico e fami­liare. Ma è chiaro, molto chiaro che Franceschini deve fermarsi qui, non la­sciar tracimare il rancore politico fino a coinvolge­re i figli di Berlusconi, che non potevano non ri­spondere con legittima durezza. continua

Mentre per lui sono assolute ovvietà, dov’è lo scandalo? come si permette d’indignarsi Piersilvio? Editoriale straniero che ritorna, con la medesima identica interpretazione, tra l’altro sulla “polemica” del Parlamento ritenuto “inutile”, dei media indeboliti, dell’uso della sua sconfinata ricchezza personale per modificare le leggi  “ad personam”, con il favore delle istituzioni deboli che il premier utilizza a suo uso e consumo, della guerra con i magistrati, di minacce velate, di una serie infinita di cose ampiamente sviscerate in questi 15 anni anche dalla nostra stampa, anche quelle che ha “accettato troppo spesso lo status subalterno”.  Sostenendo questa la grande, vera, unica, novità ed escludendala, bontà sua, e mi pare che a parte essere il cavallo di battaglia di Di Pietro e di qualche raffinato e colto intellettuale che ne ha sposato la causa – e con le pause parlamentari dell’allarmi siam fascisti e delle infauste leggi razziali (più verso la Lega che nei confronti del Premier) – neanche Repubblica e l’opposizione lo sostengano più dalle nostre parti: Berlusconi non è evidentemente Mussolini. Ma la cosa è assolutamente ininfluente oggi, secondo il Ft, perché lui è altrettanto pericoloso per la democrazia con le sue squadre di veline, anche senza camicie nere. “No fascist, but a danger, in the first place to Italy, and a malign example to all.”

A me sembra l’ennesima ipocrisia ammantata di politically correct. Non c’è assolutamente niente di diverso – nell’escalation esplosa nella domenica bestiale che Peppino Caldarola (che qui ironizza sul cuore di qualcuno) ha vissuto come un incubo, quella che lui chiama “la corrente Noemi” in Incredibile. E pensare che una volta facevamo politica:

Non ci posso credere. Ditemi che non è vero, che è colpa di una domenica bestiale in cui il caldo improvviso fa sragionare. Ditemi che non devo buttare alle ortiche migliaia di pagine di analisi marxista e no sulla società, una collezione di volumi di politologia che ragionano sulla fine della sinistra e della destra, raffinati ragionamenti sulla psicologia delle masse, pagine e pagine su come Togliatti cercava di capire la forza interna del fascismo, i discorsi di Pietro Ingrao sulle contraddizioni della Dc, gli articoli di Berlinguer che chiamava al dialogo e al «compromesso» con l’odiata Dc, le pagine di Fassino e D’Alema [...]  Ditemi qualcosa, una parola di consolazione per spieganni perché a due settimane dal voto europeo dobbiamo occuparci di una ragazzina appena diciottenne che ha partecipato, alla presenza di decine di spettatori, a serate conviviali con il premier. [...] La «corrente Noemi» ha fatto il miracolo.[...] Arriveremo così alla fine della contesa per mandare in Europa alcune decine di deputati sapendo tutto sulle telefonate di Noemi e quasi niente di Bruxelles e Strasburgo. Tutto questo fa dire al mio amico senatore Zanda che «siamo di fronte a un caso di Stato». Mi fa persino pena dovermi occupare di queste stupidaggini. continua

sposata da tutta la classe dirigente del Pd, che ha tranquillamente, dopo qualche perplessità iniziale e partendo dal noi “siamo persone serie e mai useremo le questioni personali per fare battaglia politica” di qualche secolo fa, traslocato in toto su posizioni “altre”,  riacquistando finalmente quell’unità che niente in questi ultimi tempi glielo aveva permesso -  e queste parole (anche se scritte in inglese e poco comprensibili alla “pancia” populista del paese).

Bene e con assoluta coerenza, almeno, fanno l’Idv ad invocare il Ft e il presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’alema che ieri sera a caldo, ha subito replicato, stiamo parlando del «Fareste educare i vostri figli a un uomo come Silvio Berlusconi?», definendo «attacchi» della destra le reazioni alla «efficace» frase di Franceschini:

Il centrodestra attacca Franceschini perché il segretario del Pd è «efficace». «Questi attacchi contro il segretario del Pd promossi dalla destra sono la risposta ad una campagna elettorale nella quale, in modo assai efficace, Franceschini ha ridato slancio all’azione del Partito democratico».

Bene ha fatto da altro punto di vista e immediatamente a replicare Benedetto Della Vedova, che non risparmia critiche politiche a questo governo, ma non nascondendosi dietro nessuna falsa ipocrisia.

Nella campagna elettorale il PD ha rinunciato a mettere al centro i contenuti della sua iniziativa politica, tranne uno: la proposta di alzare le tasse, esattamente ciò che la sinistra ha fatto nei due anni del Governo Prodi. Per il resto, il solito riflesso pavloviano dell’antiberlusconismo. Riflesso condiviso da una parte della stampa estera, più interessata alla delegittimazione che all’analisi politica.

Alla rinuncia a mettere al centro i contenuti che tutta l’opposizione, con qualche eccezione casiniana, sta facendo in questa campagna elettorale, trasformando la battaglia politica in una imbarazzante ordalia, si può e deve contrapporre solo la scelta di mettere le idee e il confronto politico al centro dell’analisi, nessun editoriale del Ft che in inglese replica le stesse identiche cose.

Sta lì il discrimine, non nei modi e nelle maniere. La distanza vera è tra la “il primato della politica” e la “corrente Noemi”, tra incredibile una volta facevamo politica e solo questo vogliamo tornare a fare e l’attuale situazione sposata in questa campagna elettorale, che oggi unisce oppositori interni e editoriali della stampa estera, che vanno, per quelli a cui sono sfuggiti, dai britannici Financial Times e Independent, allo spagnolo El Pais, per non parlare di Liberation e Le Monde.  Parole che prendono l’avvio esclusivamente dalle stesse cose dette e ridette abbondantemente, mi pare, per decenni in casa nostra e ultimamente in modo martellante da “fior di giornalisti” di Repubblica.

Al populismo della destra non si risponde con il moralismo e con il giusitizialismo ma offrendo una prospettiva di riforma del Paese. Altro che Noemi!

Condivido. Imho. Dice oggi un altro che l’analisi politica, la cerca sempre: Il primato della polemica anti Cav. oscura Bersani e illumina CDB (Carlo De Benedetti).

A meno di due settimane dal voto, quando la campagna elettorale si fa dura, il Partito democratico abbandona le ultime resistenze e si inchina dinanzi al primato della polemica sui privati comportamenti del premier [...] Dopo una prima fase di incertezze e nonostante l’aperta diffidenza di molti, che nei giorni scorsi avevano invitato a insistere sulla crisi economica, evitando lo scontro incentrato sulla persona del Presidente del Consiglio e sulla sua moralità, la linea del Pd è ormai decisa. E a tracciarla è Repubblica con la sua martellante campagna e le sue famose dieci domande riprese ormai dalla stampa di tutto il mondo, dallo spagnolo El Paìs al britannico Financial Times.

update: Qua una diversa lettura delle motivazione del quotidiano britannico, Ft va all’assalto del cavaliere e qui nel Pd spunta il dubbio dell’autogol.

Dopo l’approfondito editoriale precedente, che qualcuno insiste a chiamare “politico” e da cui dovrebbe ripartire l’opposizione per “fare politica”, oggi il Ft raddoppia e corre ai ripari, abbandonando Noemi e il primato della polemica e tentando di cimentarsi, questa volta sì, nell’analisi politico-economica. Offrendo, dice lui: un tale esempio di superficialità e di astrattezza nell’analisi, che mi auguro per il prestigioso quotidiano rappresenti un’eccezione dettata dal pregiudizio politico e non la regola.

Tag:, ,