Ohibò

Langone vs. Mellone. Duello a destra. Qui Camillo Langone:

Quando incontrai Angelo Mellone praticamente non sapevo chi fosse eppure il mio infallibile soul scanner fece suonare subito l’allarme: consigliere del principe! sottosegretario in pectore! forse perfino ministro! Quando domenica ho letto sul Sole l’articolo in cui Mellone pretendeva di raccontare la cultura di destra ho semplicemente avuto una conferma: il solco, tracciato da tempo, si sta lentamente ma inesorabilmente approssimando alla meta. All’agognata scrivania. Il nostro caro Angelo, che non si ciba di radici perché ai Parioli le abitudini alimentari sono ben altre, si atteggia a uomo di destra ed è la sua più grande millanteria. Sarà, nella migliore delle ipotesi, un pochettino fascista, il che per un tifoso della Lazio non richiede particolare sforzo teorico. Invece l’articolo del Sole, nella sua impettita mendacità, è il risultato di un notevole impegno intellettuale, con una bella capacità di sintesi a cui io aggiungo la mia perché di sintesi non ce n’è mai abbastanza: “Prendiamo il mondo come viene, magari anche nei denti, facendo credere agli elettori di aver guidato sapientemente la traiettoria”.

La prima parte del suo ragionamento, Mellone l’ha presa pari pari da un detto veneto (“Scarpa grande e goto pien, ciapa el mondo come el vien”) però non potrà mai confessarlo perché così come Di Pietro campa di Berlusconi, Fini campa di Bossi: viva la costituzione, ohibò la Lega che rompe la nazione, e consimili filastrocche che tanto piacciono alla vasta clientela dei dipendenti pubblici, senza la quale i finiani sulla scena politica nazionale peserebbero come i repubblicani di Francesco Nucara o i democristiani di Giuseppe Pizza. La seconda parte è nel più logoro repertorio delle mosche cocchiere. Ricordate gli italiani di Flaiano sempre in soccorso del vincitore? Molti partigiani del 25 aprile erano in buona fede quando pensavano di aver sconfitto loro la Germania nazista (bombardamento di Dresda questo sconosciuto). Perciò anche Mellone, quando parla di “famiglia che deve aprirsi al riconoscimento delle coppie di fatto”, penserà di averli inventato lui, i culattoni.

Ma se il succitato ragionamento basta e avanza per il sottosegretariato che verrà, per essere l’intellettuale FareFuturo di punta alla semplice ricetta vanno aggiunti, a mo’ di spezie, una manciata di pensatori meglio se defunti e impossibilitati a replicare. Del Noce “bacchettava i cattolici per il loro rifiuto della modernità”? Ma davvero? Mellone deve aver confuso Augusto con Fabrizio perché il padre, l’insigne filosofo, della modernità era nimicissimo oltre che acuto indagatore. Nell’articolo del Sole viene stravolto e violentato anche il povero Allan Bloom, lui che da vivo tuonò contro il dirittismo, le quota rosa o nere, il cosiddetto sesso sicuro, e che definì “handicappati” i figli di genitori separati (ma capisco che dalle parti di Gianfranco Fini criticare il divorzio non porti troppo bene). Mellone arriva ad abusare del grazie a Dio vivo e vegeto Roger Scruton, forse fidando del fatto che il filosofo inglese non lo verrà mai a sapere. Ci vuole un impressionante becco di ferro, una sovrana indifferenza nei confronti della verità, per fingere di avere arruolato il grande paladino della caccia tra i finiani, che in parlamento sono i principali sostenitori dell’antispecismo antiumano (vedi proposta di legge Frassinetti contro la macellazione equina). Dopo l’articolo uscito sul Sole profetare a Mellone un sottosegretariato di peso è diventato troppo facile, alla portata di chiunque, e allora quasi me ne vergogno, e chiudo qui.

Per chi se lo fosse perso, eccolo qui il pezzo in cui Mellone sul Sole raccontava il mondo dei conservatori italiani. “Mancano i sociologi e anche gli economisti sono pochi”… “Al di là di Giulio Tremonti che andrebbe depurato da un eccesso di pessimismo”, merita una citazione solo Geminello Alvi. E dopo aver bacchettato (lui non Del Noce Fabrizio) la stampa, l’editoria e Marcello Veneziani, concludeva: “con questa destra non si va da nessuna parte”.

Oggi sul Foglio cartaceo, e online per gli abbonati, la replica di Angelo Mellone.

update: ora online la replica di Mellone, tutta da leggere. Come al solito anche Langone è tra quelli inesorabilmente: “rimasti indietro, anzi, molto indietro”.

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Stile sobrio

E dopo la destra trendy il Polverini style:

Stile sobrio. Pulloverino leggero verde speranza (di vincere), pantaloni neri. Niente gioielli. Pochissimo trucco. Camminata tranquilla, staff ristretto: una segretaria, la portavoce e l’autista. E’ il Polverini style. Se lo vedi potresti pensare anche che non è un candidato del Pdl.

La nuova stagione del Pdl by Angelo Mellone.

Poi qualcuno mi spieghi se una segretaria, la portavoce e l’autista è uno staff ristretto (per una sindacalista, benché segretario generale), quello allargato, della nuova stagione, quanti ne prevederebbe?

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Pot pourri

Ora il Pdl sta diventando un partito e mette radici nella società,

[...] Questo sta accadendo, anche se in forma embrionale, e vale la pena darne conto. Partito nuovo, il Popolo della libertà ha davanti a sé due compiti che, in termini di analisi, diventano due sfide. Per prima cosa, la sfida organizzativa: passare da sommatoria delle classi dirigenti dei partiti che l’hanno formato a entità politica organizzativamente definita. L’ha rilevato anche Silvio Berlusconi alla direzione nazionale del partito: la priorità è quella del territorio, organizzazione, candidature, proposta politica.

Cioè si starebbe, secondo Mellone, ripensando e ricostruendo i propri pilastri (quelli del Pdl) identitari in termini di sintesi e superamento e non di sommatoria.

E ancora:

[...] Prova ulteriore e recente, per passare a un altro piano, è il Libro bianco sul futuro del modello sociale italiano, La vita buona nella società attiva, elaborato da Maurizio Sacconi come spunto per una riforma personalista e sussidiaria del welfare fondata sul binomio persona-responsabilità. Lo slogan «La persona prima di tutto» proposto da Sacconi, e la valorizzazione della dignità della persona umana a fondamento del concetto di «laicità positiva» elaborato tempo fa da Gianfranco Fini, rappresentano un «nucleo ideale», ha scritto Luciano Lanna, su cui fondare una proposta culturale moderna e italiana che supera precedenti categorie della politica. Tant’è che il personalismo è diventato punto di raccordo culturale tra le esperienze del popolarismo cattolico, del socialismo riformista e della destra sociale. Non è un caso che Gianni Alemanno, in questi giorni, abbia chiamato in seminario a Orvieto Tremonti, Sacconi e La Russa con lo scopo dichiarato di aprire un cantiere di riflessione sugli «orizzonti di valore» del centrodestra. Segnali che il Pdl, senza necessità di commissioni, comitati, garanti e tutto quello che di solito ingessa il confronto culturale (come dimostra il caso del Partito democratico), si sta interrogando su un’identità politica non biodegradabile. Per un partito occupato negli affari di governo, non è poco.

Mamma mia, Berlusconi, Fini, Sacconi, Tremonti, Alemanno e La Russa, con contributo secolare immancabile (Luciano Lanna), qualche leggera confusione o solo segnali di fumo ?

Pot pourri in salsa melloniana, senza necessità di commissioni, comitati, garanti che ingessano il confronto culturale: Tant’è che il personalismo è diventato punto di raccordo culturale tra le esperienze del popolarismo cattolico, del socialismo riformista e della destra sociale.

E noi che non c’eravamo accorti di nulla.

p.s.: E noi che attendiamo ancora un qualche microscopico segnale (a parte la nomina di Strano & company nella nuova giunta Lombardo, che risponde proprio alla logica di una miscela di pacchetti di voti che portano in dote le personalità politiche che lo compongono) che dia priorità al territorio, all’organizzazione, alle candidature e alla proposta politica. Senza sentire il particolare bisogno di nascite di nuovi gruppi all’Ars presentati in seminari di vertice, di divisioni tra finiani e bismarckiani (che intanto inviano scomuniche) che nascondono (neanche poi tanto) solo delle correnti più o meno dichiarate, con adesioni, partecipazione e dichiarazioni dei soli parlamentari nazionali e regionali che le compongono (cioè ex F.I. come Dore Misuraca, ed ex An come Carmelo Briguglio, Pippo Scalia, Fabio Granata, Luigi Gentile, Nino Strano, Nino Lo Presti).

Altro che identità politica non biodegradabile.

update: Questa mi era sfuggita. Ritengono sbagliato il partito del Sud, ma chiedono uno statuto speciale per il Pdl che consenta di creare un laboratorio politico. Un altro. L’officina politica non basta più.

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Non sono stati gli Hyksos

Un nuovo tipo di meridionale. Il meridionale futurologo.

[...] Il senso civico a sud del Lazio è un disastro. La custodia dei beni culturali e paesaggistici pure: tanto per dire, una delle spiagge più belle di Tropea, Riaci, è stata soffocata nel giro di due anni da una colata continua di cemento, e certamente non sono stati gli Hyksos. Il sistema infrastrutturale è a pezzi. La qualità della classe politica è scarsa, ovunque, o perlomeno sotto la media. La borghesia è un’espressione, quando non evade troppo, della sola dichiarazione dei redditi. Ci sono intere province subappaltate ai poteri criminali. Le elezioni nazionali, è vero, si vincono al Sud perché al Sud il voto è mobile, ma è mobile non per l’esistenza di elettori razionali ma per blocchi di clientele che si spostano da uno schieramento all’altro. Il Meridione non sforna più un ceto dirigente pronto a mettere in campo una visione di lungo periodo, dove si cominci a utilizzare e non dilapidare la manna che ogni tanto scende dal cielo stellato europeo. [...] Il Mezzogiorno non va né compianto né esaltato, va salvato, il prima possibile, prima che sia davvero troppo tardi. Ultima chiamata per Terronia. Il Mezzogiorno, registrato l’ennesimo fallimento della politica locale, va commissariato quasi in blocco. Va combattuta una durissima battaglia, casa per casa, ufficio per ufficio, giunta per giunta, per lo scambio tra erogazione delle risorse e rispetto delle regole. Le infrastrutture subito e a ogni costo. Chiudere le università che sfornano ignoranti. Se serve una nuova Cassa del Mezzogiorno, come ha detto Giulio Tremonti, ben venga. Se mai avverrà, in questa gigantesca opera di salvataggio di una comunità spezzata, dove le gambe e il busto sono a Sud e le braccia e il cervello polverizzate altrove, ognuno dovrà fare la sua parte. Invocare l’obiezione di coscienza sarà difficile. Se i capitali possono rientrare in Italia dai paradisi fiscali, i terroni globali possono rientrare nel Mezzogiorno dai paradisi artificiali. O il Sud o tutti accoppati.

Dimenticavo di informarvi che è il futurologo di riferimento (Sociologo della Comunicazione e direttore editoriale della fondazione Farefuturo) a fare questa esaltante, costruttiva, rivoluzionaria (con contorno di ben venga una nuova Cassa del Mezzogiorno, come ha detto Giulio Tremonti, che veramente dice qualcosa di leggermente diverso), propositiva e colta lettura della questione meridionale.

Ed è il risultato del “sacro furore” che lo aveva colto leggendo lui: Io però non ho sensi di colpa, che parlava di nuovi migranti, questi sì senza «e» perché vanno, vengono, si muovono, si fermano, si sono aiutati da soli. Se sono tanti, andiamone orgogliosi. E che non raccontano la scusa della terra «amara e matrigna».

Qui per i meridionali poco acculturati e che continuano a viverci, quelli che hanno ormai solo le gambe e il busto perché le braccia e il cervello sono altrove, portati via da quelli come lui – che con la scusa pronta legittima e impossibile, sono dovuti emigrare per colpa di una terra amara e matrigna, per scappare alla disoccupazione e alla depressione intellettuale – si fa opera meritoria spiegando chi sono gli Hyksos. L’unica cosa che non propone in questa gigantesca opera di salvataggio, bontà sua, sono sei minuti di danza macabra al suono della “Cavalcata delle Walkirie”.

«Mi piace l’odore del napalm la mattina… »

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Trappole & politologie

Dice una delle teste pensanti di area ex-An – vedo che ritorna in auge in questo post-elezioni tornare a chiamarli gli uomini ex di An, qua è il politologo in persona che lo fa, come a voler segnare la differenza – sul Giornale di oggi (ma non era un tipo di stampa troppo volgare quella a libro paga del cav, come direbbe Franceschini, distante milioni di kilometri da quella che vorrebbero loro?)

[...] La Lega è un partito nato carismatico che però si è sviluppato nel tempo come movimento di massa, con sezioni disseminate sul territorio, una classe dirigente arrivata ai vertici dopo lunghi tirocini negli enti locali, un’agenda politica semplice e chiaramente riconoscibile attorno a temi come il federalismo, la sicurezza e il comunitarismo ultraidentitario. Con queste caratteristiche, sta incassando i dividendi più ghiotti dei successi del governo, perché è in grado di socializzarli quotidianamente nell’elettorato grazie alla sua rete di sezioni e di militanti. E dunque, la vicenda della Lega insegna che anche nell’epoca della politica mediatizzata e presidenziale la parola magica che dà lungo respiro ai partiti resta la militanza.

Ci potrebbero spiegare anche, dalle parti di via della Scrofa, se ancora si riuniscono da quelle parti, chi ha impedito ad A.N. di fare qualcosa di simile così da rappresentare ed essere oggi il valore aggiunto all’interno della coalizione?

Chi ha impedito in questi anni (quasi 15) ad An di svilupparsi nel tempo come movimento di massa, con sezioni disseminate sul territorio (posto che le sezioni disseminate sul terriotrio c’erano anche prima di essere chiuse trasferendo “armi e bagagli” nelle varie segreterie dei vari deputati), con una classe dirigente arrivata ai vertici dopo lunghi tirocini negli enti locali (invece di nominare, rinominare e designare come assessori, sindaci, deputati e consiglieri regionali su tutto il territorio nazionale gli stessi deputati e senatori che hanno doppi, tripli, quadrupli, quintupli incarichi, riuscendo a fare contemporaneamente anche i direttori dell’ex giornale di partito, neanche un giornalista disponibile, evidentemente, tra tante teste pensanti hanno “racimolato” in questi anni), con un’agenda politica semplice e chiaramente riconoscibile attorno a temi come il federalismo, la sicurezza e il comunitarismo ultraidentitario (invece di dettare la linea politica del partito e comunicare gli strappi, le svolte, litigi al bar compresi, i licenziamenti dalla segreteria politica tramite interviste ai maggiori quotidiani nazionali) ?

E chi ha impedito, nei 2 congressi ultimi (quello di An come detto milioni di volte a tesi unica e liste bloccate, per quelli che oggi combattono eroicamente i “pensieri unici” degli altri) e in queste elezioni almeno di provarci con quel 30% sul quale non mi pare che nessuno ci metta bocca se non il Presidente della Camera in persona, almeno fino a smentita e prova contraria?

O forse non è stata sempre la stessa, medesima “trappola del carisma” ad averlo impedito fino a qualche mese fa, quando lo si riteneva invece l’unico “valore” intorno al quale far ruotare tutto? Quando ci spiegavano in modo erudito e colto come la politica era cambiata? E della necessità impellente di investire sul consolidamento delle leadership carismatiche?

La relazione tra il potere e la sua rappresentazione per mezzo di immagini, e la sedimentazione di queste immagini nel vissuto collettivo grazie alla capacità dei leader politici di produrre visioni imperniate sul giusto dosaggio fra mutamento e tradizione, tra linguaggio e simboli, tra archetipi e modelli di azione, è un tema che appartiene alla storia occidentale perlomeno dai tempi di Augusto. Lo sviluppo dei mass media, e più di recente dei new media, ha palesato solo con più forza l’impasto di carisma personale e nutrimento alle sorgenti dell’immaginario che dà forma alle leadership contemporanee…

Potrebbero riuscire a dirci anche qualcosa in proposito, dato che ci siamo?

E dire che era partita da qua, l’ascesa della mente pensante in questione:

Dentro Alleanza Nazionale non c’è una disponibiltà al rinnovamento culturale e al ricambio generazionale. Mentre i giovani dell’area sono flessibili e immersi in processi fluidi.

Mentre l’altra testa pensante, il politologo in persona, oggi è ospite del Riformista. Assolutamente scatanato, in periodo di super-lavoro, che sò avremmo voluto vedere un simile impegno non dico tanto, ma in qualche conferenza in giro per l’Italia in questa campagna elettorale anche a portare il “verbo” (si lo so, certo, forse sarebbe stato troppo volgare, loro “per definizione precedono la truppa e indicano la direzione di marcia”), invece di lamentarsi oggi e parlare con lo stesso linguaggio che ieri avevamo già avuto il piacere di ascoltare dal Presidente Casini in tv, rimproverando alla Lega di occupare posti di sottopotere (al limite della spregiudicatezza), paragonandola addirittura ai partiti dela prima repubblica, ammetto che solo dalla sua brillante penna poteva uscire una simile “alta” riflessione, passando poi per un veramente poco sofisticato, per uno del suo livello, artificio retorico che parla di ricatto bello e buono (non è che dice la stessa cosa anche Franceschini per caso?):

Si tratta ovviamente di uno scambio politico, ma ha tutta l’aria di un ricatto bello e buono, secondo un copione che rischia di ripetersi chissà quante volte da qui alla fine della legislatura.

E’ indubbio che “dietro l’oggettività dei numeri c’è sempre una verità più profonda da scoprire”, ma continuo a non capire come ci si può lamentare continuamente del leader della coalizione che non cerca mai mediazioni ed equilibri e poi accusarlo di farsi ricattare ogni volta che lo fa e lo fa con l’alleato di governo, “specie ora che, indiscutibilmente, la Lega, come lui stesso ammette, ha visto crescere i suoi consensi e ampliarsi la sua area territoriale di riferimento”, non per virtù dello spirito santo, ma prendendo i “voti”, non preferenze, ma “voti” e se Campi non le sapesse queste cose, continua ad esserci una bella differenza tra “voti” e “preferenze”. O le mediazioni, gli accordi, le condivisioni e tutte queste belle cose qua, si dovrebbero cercare solo e soltanto nei confronti di altri e facendosi dettare l’agenda da altri? Alleato, tra l’altro che alle ultime elezioni, invece di litigare sulle preferenze, sulle terne o sui governi delle regioni è riuscito a sfondare per la prima volta in modo epocale (a detta di tutti gli osservatori), il muro rosso, che per un 40ennio era sembrato impenetrabile a chiunque ed è riuscito ad incunearsi, come dice anche lui, in profondità fra le radici della sinistra di tradizione e che in conseguenza di questo:

Il voto del 2009 sarà ricordato come il voto dello sfondamento. L’effetto psicologico degli insuccessi, dei ballottaggi, delle vittorie strappate di misura rischia di diventare più devastante del voto reale. In primo luogo cade la barriera che ha tenuto separato rigorosamente l’elettore di sinistra da quello di destra.

[...] Nell’Italia di domani non ci saranno più zone di voto di tradizione o di appartenenza. E questa è una vera e propria rivoluzione.

La ciliegina sulla torta, bisogna obiettivamente riconoscerlo, il suo vero capolavoro retorico è il tocco finale: l’interrogativo che lascia ai posteri.

E perché sorprendersi se al Nord un numero crescente di elettori di Berlusconi preferisce, da un’elezione all’altra, passare con Bossi?

E se glielo rimandassimo a lui stesso medesimo, nella stessa forma retorica scelta da lui l’interrogativo, cambiando solo qualche soggetto?

E perché poi sorprendersi se al Nord un numero crescente di elettori del Pdl, che una volta votavano An, preferisce da un’elezione all’altra, passare con Bossi?

E ancora:

E perché, ancora, sorprendersi se al Sud un numero crescente di elettori del Pdl che una volta votavano massicciamente An preferisce, da un’elezione all’altra, grazie anche allo spettacolo che gli uomini ex di An mettono in scena, in quella che una volta era la loro roccaforte, passare con Lombardo o non votare andandosene al mare?

Se il prof. Campi ha qualche dubbio su Nord e Sud, isole ed elettori ex di An, sottragga qualche minuto del suo prezioso tempo dedicato ininterrottamente da qualche giorno alle interviste, agli editoriali e alle analisi varie e vada a riguardarsi o guardarsi per la prima volta, l’oggettività dei numeri che sta dietro i risultati elettorali, del Nord, del Sud, isole comprese, ovvio.

p.s.: Non è che per caso somigliano a questo le “alte” riflessioni politologiche che ci capita, sempre più spesso, di leggere?

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