“È pazzesco, pazzesco…”.
Quando gli avevano letto i primi lanci d’agenzia … era in viaggio verso il Salento. E stentava a credere alle sue orecchie. “Un’altra volta? Ancora con quelle intercettazioni… era in macchina, e alternava rabbia e stupore.
“Ragazzi, qui siamo fuori dello stato di diritto. Noi “complici“? E di quale reato? Quelle fantomatiche “notizie riservate” di cui parlavo stavano su tutti i giornali… E poi, parliamoci chiaro: ma perché questa vecchia immondizia rispunta fuori proprio oggi?”.
A seguire intervento pubblico ed “impeccabile” costituzionalmente del Presidente della Repubblica: “No a valutazioni non pertinenti“. Napolitano ha chiesto ai giudici “la massima riservatezza“.
Questo, invece, lo stenografico dell’intervento che il Ministro della Giustizia dell’esecutivo che fino a qualche mese ha governato il nostro paese, fece al momento delle sue dimissioni [qui in audio/video] e che ricevette la solidarietà ufficiale dell’intero precedente governo.
[...] Il ministro esprime quindi profondo dolore ed incredulità per le notizie diffuse dalla stampa relative alla vicenda giudiziaria che ha coinvolto la propria consorte e che, a suo giudizio, si inscrivono nel contesto di reiterati attacchi condotti nei suoi confronti da una componente minoritaria della magistratura che agisce sulla base di una deleteria logica giustizialista con l’intento di delegittimarlo, vanificando, in tal modo, l’impegno da lui profuso per riformare l’ordinamento giudiziario e per rendere più efficiente la giustizia. Preannunzia, pertanto, con profonda amarezza, di voler rassegnare le dimissioni dal proprio incarico per senso dello Stato, ritenendo che sussista un problema di emergenza democratica relativamente ai rapporti tra politica e magistratura e che sia necessario affrontare le questioni connesse all’uso distorto delle intercettazioni ed alla responsabilità civile dei magistrati.
Con relativo Platone:
Quelli che abitualmente si dicono magistrati, io li ho chiamati servitori delle leggi. Non per uno stravolgimento nell’uso delle parole, ma perché sono convinto che in ciò sopra tutto sia tanto la salvezza di uno Stato quanto la sua decadenza. Infatti, uno Stato in cui la legge è esautorata e calpestata vede incombere la distruzione. E invece, per quello in cui la legge prevale sui magistrati e i magistrati ad essa si sottomettono, prevedo la salvezza e il godimento di tutti i beni che gli dei concedono agli Stati.
Questo lo stenografico dell’intervento del Presidente del Consiglio alla Camera il giorno dopo, che segue le precedenti dichiarazioni politiche del Ministro della Giustizia dimissionario.
A lui come Ministro, come collega, come politico e come amico, voglio esprimere la mia profonda solidarietà. A Clemente Mastella va – ve lo ripeto – la mia solidarietà piena e affettuosa. La sincerità dei sentimenti che lo muovevano e la nobiltà della scelta di rimettere il proprio mandato [...] Questa medesima valutazione, con l’apprezzamento e la condivisione del lavoro da lui fatto mi hanno indotto, nella tarda mattinata di ieri, a respingere le dimissioni del Ministro Mastella e a chiedergli di continuare la propria opera [...]
Intanto, ieri il primo round, di quello che aveva spinto il Presidente Napolitano al suo appello pubblico e ripetuto di allora, in cui chiedeva ai giudici “la massima riservatezza” e di “non inserire negli atti processuali valutazioni non pertinenti” che “vengono poi esasperate dai media“, per la sezione disciplinare del Csm si è concluso così: “il fatto non sussiste“.
Il tutto sempre per i moralisti e gli “integerrimi” di oggi.
“Conosco parecchi furfanti che sono anche moralisti. Non ho mai conosciuto nessun moralista che non fosse anche un furfante” (J. Renard)