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Tag:magistratura, manovra, vincino
Riflessioni e Non Solo
“Occorre adoperarsi per recuperare l’apprezzamento e il sostegno dei cittadini. E a tal fine la magistratura non può sottrarsi ad una seria riflessione critica su se stessa, ma deve proporsi le necessarie autocorrezioni, rifuggendo da visioni autoreferenziali”.
Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è rivolto ai magistrati in tirocinio incontrati stamattina al Quirinale, durante la cerimonia in cui ha ricevuto i nuovi 298 magistrati ordinari vincitori dell’ultimo concorso.
Ai giovani magistrati il Presidente della Repubblica chiede anche:
«l’apertura di una nuova pagina dopo una fase certamente travagliata». Nell’immediato sottolinea la preoccupazione per la perdita di credibilità del potere giudiziario, troppo lento e farraginoso nella sua azione. Ma i guai vengono anche da una certa predisposizione a «esposizioni mediatiche» e «atteggiamenti impropriamente protagonistici e personalistici che possono offuscare e mettere in discussione l’imparzialità dei singoli magistrati, dell’ufficio giudiziario cui appartengono, della magistratura in generale». Il presidente della Repubblica ha poi lanciato l’allarme per le sedi disagiate, da «coprire al più presto».
Tag:magistratura, napolitano
Perplessità a destra e manca. Carlo Federico Grosso: Un’inchiesta e molti interrogativi e Marcello Sorgi in I misteri dell’inchiesta in Puglia per La Stampa.
Qui il Padano su The Front Page: L’Air Force One vola su Trani, Obama indagato.
Tag:inchiesta, magistratura, trani
E ancora sul “copione da manicomio” che ormai da troppo tempo si ripete con incredibile regolarità in questo paese:
E’ andata a finire come previsto: tutti a parlare di Bertolaso, incapaci di capire che il problema sta nel meccanismo, che o precipita le opere pubbliche nel baratro di una regolarità formale propiziante lo sperpero, l’inadempimento e anche il mercanteggiamento sostanziale, oppure sollecita alla deroga, barattando operatività contro trasparenza.
[...] In un Paese serio si lascerebbe in pace Bertolaso, nei confronti del quale giungerebbe presto un verdetto. Di cui gioire, o da scontare. Mentre il legislatore, versione istituzionalmente nobile e funzionale de “la classe politica”, metterebbe mano alla riscrittura delle regole. Da noi, invece, si parla di Bertolaso, anche per non parlare di chi, fra gli altri, gli affari li ha gestiti con tutti i politici di passaggio. Resta da stabilirsi se al servizio dello Stato, o al proprio e l’altrui.
via Le regole, non le persone di Davide Giacalone
Da leggere anche La geometrica potenza del link. Sempre ironia della sorte, in questa grandinata di distinguo, richieste di passi indietro, pause di riflessione, ritiro del decreto, perplessità e affidamenti solo alla speranza – perché ”se fossero vere solo una parte delle cose che si raccontano, tutti noi ci scopriremmo peggiori di quello che Bertolaso ci ha fatto sognare” – da parte di chi sta costruendo il centrodestra del futuro attraverso la “nuova politica“, queste cose ci capita di leggerle qui, grazie anche a loro. Con la possibilità pure di commentare, non solo di “condividere“. Addirittura.
Tag:bertolaso, legislatore, magistratura
Vi dirò questa volta quel che ho sempre pensato. E mai scritto. Perché era troppo presto. Sono passati quindici anni. E per tanti versi è ancora presto. Ma la questione è sempre quella. Chiunque sappia vedere in profondità i guai irrisolti e i terribili rischi – se siete un moderato, la pensate così, altrimenti è ovvio che il discorso non vi riguarda e non vi convincerà mai – dei quali la discesa in campo di Berlusconi fu il prodotto, sa che il punto è questo.
Sin dal primo giorno. In un vuoto creato per via giudiziaria, un capo politico di un neonato centrodestra a propria volta esposto, per la sua attività di imprenditore, alle indagini giudiziarie, per definizione non avrebbe avuto vita facile. Più il tempo trascorreva e più le traversie del centrosinistra ogni due elezioni rimettevano Berlusconi nella posizione di leader nazionale, meno probabile diventava dare una risposta ordinamentale al problema d’origine, cioè separare le carriere di pm e giudici, riformare il Csm e l’obbligatorietà dell’azione penale. Così Berlusconi ha pensato per anni di arginare il fenomeno con interventi ad hoc sui tempi del processo. Poi sulla improcedibilità a tempo, coi lodi Schifani e Alfano.
Caduto anche quest’ultimo sotto il no della Corte costituzionale – e personalmente non ho mai capito su che cosa potesse fondarsi l’aspettativa che non facesse quella fine – siamo entrati nell’arena finale. Potrà durare anche anni, ma ormai è la lizza decisiva. Politicamente ed elettoralmente, Berlusconi ha mostrato che potrebbe continuare a mettere alternativamente sotto la sinistra, forse per altri quindici anni. Ed ecco perché risiamo a bomba. Giudiziaria è stata l’origine, giudiziaria è la resa dei conti.
La magistratura non mollerà. Lo dimostrano decisioni giuridicamente temerarie come quella sul lodo Mondadori. E alla fine oltre al processo Mills verranno gli opportuni pentiti di Palermo, lo sappiamo da anni a che cosa puntano le famose e reiterate domande sui capitali iniziali delle fiduciarie di controllo della Fininvest, nell’era pre-quotazione in Borsa. Ha a che vedere qualcosa con l’operato di Berlusconi politico, tutto ciò? Niente di niente. Si riscrive la storia degli anni Settanta e Ottanta, invece. Ma non se ne esce. Il partito virtuista, Repubblica e l’Anm ormai indistinta per colore politico, più lo ha subìto vincente nelle urne e più ha pensato che Berlusconi fosse in realtà un’escrescenza di malaffare.
Non è mio compito dare consigli al premier. Ma oscillare, tra nuovi provvedimenti sui tempi del processo e sfoghi colmi d’irritazione, rischia solo di accrescere le tensioni istituzionali e di creare ulteriori scollamenti nel Pdl. Cioè di fare il gioco dell’avversario. Francamente penso che quand’anche vi fossero elezioni anticipate – e non vedo un Quirinale facile a concederle, se non costretto da comportamenti istituzionali che sarebbero senza precedenti nella storia repubblicana – in ogni caso all’indomani saremmo punto e a capo. A Berlusconi tocca andare avanti. Pubblichi sul sito di palazzo Chigi un orologio che aggiorni ogni settimana le decine di ore che è costretto a dedicare ai processi. Trasformi le udienze del caso Mills in una tribuna permanente. Con due punti di riferimento, però. Quanto più si inoltra nella plaza de toros decisiva, tanto più dovrebbe usare un tono sobrio e misurato: tenendo conto che c’è anche una parte crescente di opinione pubblica moderata che inizia davvero a non poterne più, delle cronache quotidiane infittite di schermaglie giudiziarie e di eccessi personali. In più, un caveat che riguarda il Pdl. Chiunque pensi di guidarlo dopo Berlusconi giostrando in prima persona sui dossier giudiziari mostra di non capire l’origine stessa della storia. Finirebbe per essere solo un Romolo Augustolo, a capo di una forza men che dimidiata. Perché qualcuno possa diventare leader del Pdl non basta che parli di programmi. Deve avere il fegato di offrire egli per primo una soluzione giudiziaria che vada bene a Berlusconi, e che non suoni alla controparte e all’elettorato moderato come un resa furbesca. Altrimenti non è Berlusconi a perdere, ma il Pdl a sparire.
Oscar Giannino su www.tempi.it
Tag:giannino, magistratura, pdl
Trovo doveroso che un grande partito difenda i propri uomini da accuse pesanti, ma tutt’altro che dimostrate.
Su Cosentino, si ad un passo indietro per l’eventuale candidatura, “ma sul piano dell’opportunità dovrebbe restare al suo posto, perché l’accanimento giudiziario che va avanti da 15 anni ha assunto ormai caratteristiche statistiche che nessuno può negare”. Si ad un Ddl costituzionale per il Lodo Alfano, che era anche prima la strada corretta, “ma contemporaneamente si deve andare avanti con il processo breve”.
Benedetto Della Vedova intervistato da Libero.
Intanto dalla Giunta per le autorizzazioni (qui il resoconto del dibattito avvenuto il 18 Novembre con all’esame la domanda di custodia cautelare nei confronti di Cosentino) di Montecitorio arriva il primo no all’arresto. La delibera della Giunta ora approderà in aula entro il 10 dicembre, termine entro il quale, come da regolamento, devono essere esaminate le richieste di arresto per un deputato.
Tag:arresti, cosentino, magistratura
La «morale» usata come arma politica di Piero Ostellino
Se il governo cadesse – in conseguenza della bocciatura, da parte della Corte costituzionale, del Lodo Alfano, e per i conseguenti effetti delle inchieste della giustizia ordinaria nei confronti del presidente del Consiglio – la sola conclusione «logica» dovrebbe essere questa. Dalla nascita della Repubblica, fino a Mani pulite, a governare l’Italia sarebbe stata una banda di malfattori, smascherata da una magistratura indipendente e dall’«opposizione degli onesti». Che, peraltro, aveva spesso condiviso con la maggioranza responsabilità, errori, vantaggi, grazie al consociativismo parlamentare, mentre predicava la purezza degli ideali rivoluzionari nelle piazze.
Tangentopoli scoppia quando – crollato il comunismo e nato un nuovo assetto internazionale – il quadro politico italiano non riflette più la divisione mondiale per blocchi contrapposti. Cade la conventio ad excludendum nei confronti dell’opposizione; ma, allo stesso tempo, i partiti che hanno guidato il Paese fino a quel momento non hanno più bisogno del consociativismo per garantirsi la stabilità sociale. È giunto il momento che il confronto fra chi governa e chi sta all’opposizione si risolva nel solo modo previsto dalla democrazia: contando le teste. Tangentopoli non è una «congiura» della magistratura al servizio dell’opposizione, ma è la risposta del sistema che di fatto governa il Paese – tutti quelli che sul consociativismo ci hanno campato – al cambiamento. Per la vecchia opposizione, sconfitta dalla Storia, è l’occasione di andare al governo. Ma spunta Silvio Berlusconi, che ne sconfigge la «gioiosa macchina da guerra», vince ripetutamente le elezioni, e pretende di governare contro un’opposizione che ha perso la capacità di mobilitazione sociale delle piazze e persino l’identità politica. Di fronte al pericolo che il centrodestra realizzi almeno qualcuna delle riforme promesse, ritorna la contrapposizione onesti-disonesti in luogo di quella democratica opposizione-governo. L’Italia è governata da un malfattore da cacciare, non da un cattivo governante da sconfiggere politicamente.
Se questa è la «logica» conclusione che si dovrebbe trarre dalle vicende italiane della Prima e della Seconda repubblica, si deve anche ammettere che essa è paradossale e, insieme, drammatica. È paradossale perché non ha senso sostenere, come fa la sinistra, che l’Italia – salvo quando è essa stessa al governo – sia governata da malfattori. È drammatica perché rivela che il complesso di poteri che presiede alla vita del Paese tende – ogni volta che si profila la democrazia dell’alternanza, governa chi ha più voti, fino alle elezioni successive – a risolvere la dicotomia opposizione-governo con una «correzione» alla logica democratica. Il consociativismo, ieri; un «governo di salute pubblica», oggi? Non «il governo degli onesti», o dei «migliori», ma il «governo degli interessi comuni»; che nessun politico ha la forza di sconfiggere, ma la cui sola presenza a Palazzo Chigi, se si prolunga, è percepita come una minaccia. Una sorta di continua riedizione del Comitato di liberazione nazionale. Ma contro la democrazia.
Qui Davide Giacalone in Consorte, Bersani e l’aberrante.
Tag:democrazia, magistratura, Politica
Intervista a Stefano Livadiotti, giornalista de L’Espresso, autore de “L’altra casta. L’inchiesta sul sindacato” che da poco, agli inizi di questo mese, ha pubblicato un altro libro-dossier: “Magistrati. L’ultracasta”, un’analisi realistica e spietata al tempo stesso di quella che lo stesso autore definisce “madre di tutte le caste”.
Uno Stato nello Stato, governato da fazìoni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica loftizzatoria e riescono a dettare l’agenda alìa politica. Un formidabile apparato di potere che, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell’indipendenza e facendo leva sull’immagine dei tanti magistrati eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi.
Cito testualmente dalla contro-copertina del suo libro: quella dei giudici e dei pubblici ministeri è “uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica. Non le sembra un giudizio un po’ troppo pesante”?
«Preferisco lasciar parlare i numeri. Poi ognuno può ricavarne le conclusioni che crede. Il 93,5 per cento dei magistrati è iscritto all’Anm, il sindacato di categoria, che è rigidamente diviso in correnti. Queste ultime, che a loro volta fanno riferimento a precise aree politiche, si spartiscono le poltrone del Csm, l’organo che decide tutto per quanto riguarda le carriere e la disciplina delle toghe. Secondo i miei calcoli, il 98,8 per cento dei magistrati eletti al Csm dal 1972 a oggi risulta espressione di una corrente dell’Anm. All’interno del consiglio, i rappresentati di ogni corrente votano allo stesso modo. E le correnti, proprio come i partiti politici in parlamento, nominano un capogruppo, o un portavoce, che viene informalmente consultato dal vice presidente del Consiglio alla vigilia delle decisioni più importanti. Scriveva Giovanni Falcone nel novembre del 1988: “Le correnti dell’Anm…si sono trasformate in macchine elettorali…la caccia esasperata e ricorrente al voto del singolo magistrato e la difesa corporativa della categoria sono divenute…le attività più significative della vita associativa… nei fatti il livello ideologico è scaduto a livelli intollerabili» continua
via «I partiti hanno una fifa matta dei magistrati» | PERRY | Il Cannocchiale blog.
Tag:casta, livadiotti, magistratura
La puntata del 6 luglio de “Il taccuino del dottor Agrò“, di Domenico Cacopardo (scrittore, conduttore radiofonico e magistrato del Consiglio di stato), su Radio24. Sui conflitti d’interesse coessenziali alla società politica italiana, anche e soprattutto a sinistra. Strano paese, quello che ritiene non vi sia nulla da eccepire alla nomina dell’ex presidente di un partito politico all’Autorità Garante della Privacy. Ancor più strano paese quello che possiede uno dei rapporti più elevati in Occidente tra numero di magistrati e cittadini, eppure il maggior volume di arretrato giudiziario. [...]
Una riflessione tutta da ascoltare [...] continua
p.s.: L’ho scoperto come conduttore grazie a Phastidio e l’ho linkato anche nell’altro post. Per poterlo ascoltare, se non l’avete, dovete scaricare RealPlayer.
Tag:berlusconi, cacopardo, magistratura