Sta facendo parlare un morto

Ancora Peppe di Lello su Ciancimino junior: “Sta facendo parlare un morto, suo padre.”

“Sta facendo parlare un morto, suo padre. E i morti non sono attendibili. Se non si cercassero riscontri esterni, sarebbe troppo facile. Inoltre Ciancimino parla di cose che risalgono a quando era piccolissimo e che gli avrebbe riferito suo padre. Mi pare strano che lui ne sia venuto a conoscenza”.

E se gli si chiede di spiegare quali sono le affermazioni di Ciancimino che puzzano di falso, Di Lello risponde con un esempio:

“Racconta che il padre fosse dispiaciuto del sacco di Palermo, proprio lui che è stato tra i distruttori della città. Che ora il primo sindaco della mafia debba parlare per bocca del figlio non può che lasciarmi perplesso”.

Un provocatoria buffonata.

Su Europa La storia secondo Ciancimino. “Vogliamo credere che il silenzio del Pd non sia semplice prudenza, né formale rispetto verso i magistrati, né tantomeno furbizia. Il punto, lo snodo culturale, diremmo, deve essere il rifiuto che la storia d’Italia venga riscritta nella aule di tribunale, sulla base di ricordi, lettere strappate, sentiti dire, teoremi”. Sul Corriere si parla di un altro pesantemente chiamato in causa, il magistrato Giusto Sciacchitano, ora alla Dna di Roma, “il rampollo di Don Vito è pronto a sostenere che sarebbe stato Sciacchitano a spingerlo a tacere sugli imbrogli legati alla “Gas”". La querela è pronta e il magistrato si è affidato al Presidente dell’Ordine di Palermo, l’avv. Enrico Sanseverino, che non ha peli sulla lingua: “Questa procura recepisce ontologicamente tutti i peggiori veleni“. Parla anche  il gen. Mori “questo non è più il mio processo“. Per Davide Giacalone “Fosse una commedia, potremmo titolarla: “Il figlio del mafioso”. Invece si tratta di una storia vera, che si potrebbe così riassumere: “Processo con il morto”.

Tag:, ,

Teoria paranoide

Pino Arlacchi: “Non credo a una parola”

“Non credo a una parola di quanto detto da Ciancimino. E queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale”. “Ciancimino – continua Arlacchi parlando ai microfoni di Cnrmedia – ha una posizione giudiziaria interessata ed ha una scarsa attendibilità, a tanti anni di distanza. Lavorando insieme a Falcone so che questo tipo di dichiarazioni vanno prese con grande cautela e non vanno sbandierate. Non sono d’accordo nemmeno con Di Pietro che parla di governo paramafioso. Proprio Di Pietro che ha avuto a che fare con casi molto delicati sa che queste dichiarazioni vanno prese con grande prudenza”. “Infine – conclude Arlacchi – trovo paranoide il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia. Forza Italia è stata una operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo ed è con questo che dobbiamo fare i conti dal ‘94. La presunta trattativa tra Stato e mafia non c’entra nulla”

via Arlacchi (Idv): “Teoria paranoide, non ci credo” « CNR Media

Così l’eurodeputato dell’Italia dei Valori Pino Arlacchi, commenta a CNRmedia la deposizione di oggi di Massimo Ciancimino. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo al processo Mori ha dichiarato: «Forza Italia frutto della trattativa Stato-mafia».

Adesso basta.

Adesso basta. Adesso un paese civile, le sue forze politiche di maggioranza e di opposizione, le sue istituzioni e la sua opinione pubblica hanno il dovere di dire basta.

Ciò che sta accadendo a Palermo è un’offesa al buonsenso, alla giustizia e al Paese. Se a palazzo Chigi non ci fosse Berlusconi, il giovane Ciancimino sarebbe già in galera. Più semplicemente, vorremmo finalmente un sussulto di dignità da chi – le istituzioni, i partiti politici e i media – è tenuto a rispettare il proprio Paese.

Tag:, ,

Devo dare una buona notizia

Questo è un altro colpo significativo contro la criminalità“.

A darne l’annuncio è stato il ministro dell’ Interno Roberto Maroni intervenendo a un convegno sulle riforme. “Devo dare una buona notizia per Milano – ha detto Maroni – è stato arrestato poche ore fa a Milano un mafioso importante, lo storico referente milanese delle cosche palermitane: Ugo Martello detto il Professore”.

via Arrestato Ugo Martello, “l’uomo della mafia a Milano”

Sempre a proposito dei pericoli incombenti di delegittimare la lotta alla mafia che vedevano in giro quelli dell’Officina politica.

Tag:, ,

E’ un errore

Roberto Maroni? Sul fronte antimafia è uno dei migliori ministri dell’Interno di sempre”. Così Roberto Saviano apre l’intervista sul settimanale Panorama, in edicola da domani. “Ho sempre fatto riferimento alla tradizione che fu della destra antimafia: Paolo Borsellino si riconosceva in questa tradizione – sostiene lo scrittore -. Il centrosinistra ha responsabilità enormi nella collusione con le organizzazioni criminali: le due regioni con più comuni sciolti per mafia sono Campania e Calabria. E chi le ha amministrate negli ultimi 12 anni? Il centrosinistra”.

A Panorama l’autore di “Gomorra” e di “La Bellezza e l’Inferno” (sfoglia qui le prime 25 pagine) offre di sé un’immagine diversa da quella di sempre:

è un errore – dichiara – far diventare la battaglia antimafia una battaglia di parte. Anche perché le mafie non guardano a destra o a sinistra, ma soltanto al proprio interesse e all’avvicinabilità dei rappresentanti politici, a qualunque livello essi si trovino”.

Non risparmiando critiche al Governo attuale, Roberto Saviano conclude affrontando il tema degli interventi legislativi sulle intercettazioni: “nella lotta alla mafia – dice – sono uno strumento indispensabile. E ora diverrebbe talmente difficile poterle fare, e ancor più poterle proseguire per un tempo adeguato a ottenere dei risultati, che la macchina della giustizia viene nuovamente oberata di burocrazia, ossia rallentata”.

via il VELINO

A me non sembra che offra di sé un’immagine inedita, certe cose le aveva già dette abbondantemente, forse volutamente dimenticate da qualcuno:

“Non sopporto la sinistra corretta, non sopporto il sinistrume alla “noi siamo i sani gli altri i corrotti e infami“. Anche nella scrittura o nel giornalismo detesto la figura del redentore che attraverso la sua inchiesta e il suo editoriale stigmatizza il male e si mostra come nuovo indicatore di giustizia. Sarà perché io sono sporco dentro e mi piace per comprendere, compromettermi. Vivo in una terra dove la sinistra è marcia di responsabilità nell’espansione dei poteri dei clan di camorra. La Campania ha avuto nella storia italiana il numero più alto di comuni sciolti per infiltrazione camorristica, 71 dal 1991 ad oggi”,

Di nuovo c’è casomai il giudizio su Maroni.

update: Mentre per il Secolo d’Italia Saviano farebbe un elogio all’antimafia di destra (dopo aver dichiarato che “è un errore far diventare la battaglia antimafia una battaglia di parte). Dopo averci deliziato per mesi con le gran voglie di delegittimare la lotta alla mafia che vedevano in giro, con le critiche al «berlusconismo che rischia di cancellare l’identità di chi crede nei valori della legalità, dell’antimafia, della giustizia» e con gli emendamenti soppressivi alle iniziative del Ministro e del Governo. Ridicoli.

Tag:, ,

Inquisizione moderna

Trattandosi di un giornale cinico, di destra, servile verso il potere, e anche un po’ mafioso, al Foglio le cose si sanno prima. Quando Filippo Graviano ha detto di non conoscere Dell’Utri, venerdì scorso, eravamo riuniti e ci siamo detti: e domani che cosa scriveranno i giornali perbene, liberal, antimafiosi? Lo sapevamo tutti. Diranno che l’apparenza inganna, e l’hanno detto, sparandolo nei titoli. Diranno che uno dei Fratelli Graviano ha smentito Spatuzza, il Grande Accusatore di Berlusconi e Dell’Utri, ma l’altro ancora non ha parlato: l’Inquisizione moderna si fonda sul futuribile, sulla minaccia, sull’ipotesi di una propalazione ancora non perfettamente maturata. Poi grideranno al solito viva la Costituzione, viva il Quirinale, viva il Presidente della Camera, viva la divisione dei poteri, e abbasso l’Usurpatore; ma non senza prima averci fornito l’analisi al dettaglio di quel che non c’è, lo straccio non si dica di una prova, ma anche solo una cosina minimamente attendibile a carico del Presidente del Consiglio. Il quale peraltro deve abbassare i toni, si dice pigramente e rassegnarsi a farsi cuocere lentamente. Stanno freschi.

Quattro gatti pieni di dubbi, condannati alla profezia.

Tag:, ,

Messinscene

E per qualcuno gli applausi e la presenza dei ragazzi di Addio Pizzo alla Questura di Palermo, sono:

“tifo organizzato” con persone “accompagnate fino alla questura con un pullman” per assistere a quelle scene “vergognose” di giubilo sia da parte dei giovani che degli agenti. “Mi hanno telefonato dei poliziotti – ha detto Genchi – dicendomi ‘hai visto che schifo sta succedendo’”

Perché la “verità” è che gli arresti di Nicchi e Fidanzati sono una montatura mediatica. Solo una messinscena con arresti ad orologeria che

sarebbe servita a far sparire rapidamente dal primo piano le accuse rivolte in aula a Berlusconi e Dell’Utri dal pentito Gaspare Spatuzza, nonché ad oscurare il “No Berlusconi Day” consentendo al governo di avere dalla sua un’ottima arma propagandistica

Organizzata da quella stessa procura di Palermo che sta indagando dell’Utri e che gestisce Spatuzza. Ovviamente.

Tag:, ,

Non scompare solo la nostra autonomia

IDEE / L’Italia una repubblica fondata sul complotto  di Andrea Romano – Il Sole 24 ORE

C’è qualcosa di più del clamore giudiziario ad attrarci verso le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, qualcosa di più del ruolo da collaborazionista del grande crimine che il pluriomicida già affiliato al clan Graviano assegna al presidente del consiglio. Quel qualcosa è una vera e propria interpretazione della storia dell’Italia contemporanea, che cova da tempo nel nostro spirito pubblico e che oggi torniamo a riconoscere anche nell’italiano zoppicante del mafioso di Brancaccio.

Quando sostiene che all’inizio del 1994 l’intero paese sarebbe stato consegnato nelle mani della mafia da un patto tra le cosche e la nascente Forza Italia, dopo la delusione patita a Palermo per colpa di quegli inaffidabili «crasti» (in dialetto siciliano la parola sta per «cornuti») di socialisti, o quando afferma che al passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica il potere mafioso si sostituì al potere politico, Gaspare Spatuzza dà nuova voce a quella rappresentazione della nostra vicenda nazionale secondo la quale in Italia – e solo in Italia tra i grandi paesi occidentali – i processi storico-politici non sono comprensibili con gli strumenti tradizionali dell’analisi del consenso e dell’interpretazione delle scelte delle classi dirigenti.

A quegli strumenti e allo sforzo di intelligenza che la trasparenza normalmente impone dovrebbe invece essere affiancata, se non interamente sostituita, la narrazione cospirazionista di un paese nel quale le grandi opzioni sono sempre state determinate altrove: sopra di noi quando è una qualche centrale straniera a decidere le sorti dell’Italia, sotto di noi quando si tratta di grandi organizzazioni criminali che definiscono regole ed equilibri per l’ascesa di un nuovo potere politico.

È un abito sopravvissuto alle diverse stagioni della nostra storia repubblicana, trovando approdi ideologici anche molto diversi tra loro. Nelle letture neofasciste è notoriamente il patto tra Washington e cosche mafiose ad agevolare lo sbarco alleato in Sicilia e dunque il collasso del regime mussoliniano, così come per le interpretazioni nate nell’ambito della sinistra extraparlamentare, e poi traghettate nel più variopinto mondo dell’indignazione organizzata, è un unico filo nero che corre dal massacro di Portella della Ginestra alla cosca P2 a garantire la sopravvivenza del potere democristiano e la sua capacità di triangolare tra l’alleanza con la criminalità organizzata e il pilotaggio dei settori deviati dello stato.

Più di recente è stata la cultura politica di origine socialista a spiegarsi il catastrofico affondamento del Psi con le manovre dei grandi poteri finanziari internazionali: perché è noto che nel 1992 si sarebbe svolto sul panfilo Britannia, al largo di Civitavecchia, un convegno tra banchieri britannici e manager italiani dal quale sarebbe partito quell’ordine di svendita dell’industria pubblica nazionale che avrebbe finito per innescare il crollo della Prima repubblica. Si sa che ogni paese ha il cospirazionismo che si merita. E in questo senso l’Italia non sembra essere da meno degli Stati Uniti, dove lo “stile paranoico della politica” secondo la celebre definizione che fu di Richard Hofstadter oggi racconta di un Barack Obama nato fuori dal territorio americano e dunque privo del diritto di essere eletto alla Casa Bianca. Ma l’Italia è l’unico tra i grandi paesi occidentali dove quello stile non rimane confinato nella cassetta degli strumenti più bizzarri della scaramuccia politica o giornalistica, ma rappresenta ormai un solido binario per la narrazione della nostra storia nazionale.

E se oggi il quindicennio berlusconiano torna ad essere rappresentato come il risultato di un patto con i grandi poteri criminali, secondo una leggenda nera coltivata negli anni da qualche sparuto gruppo di fedeli al dietrologismo più hard, significa che lungo quel binario non scompare solo la nostra autonomia, ma anche la nostra intelligenza interpretativa. Ovvero la facoltà e il dovere di leggere le scelte compiute dal’Italia per quello che sono, e dunque come l’esito di una competizione politica e democratica.

Tag:, ,

Il che non significa

Anche da qualche altra parte, forse, si rendono conto che Berlusconi potrebbe essere più forte dopo Spatuzza e No B Day e che la deposizione del “missionario” che ha messo la sua vita al servizio del bene per “ridare verità alla storia“, così come per il momento è stata “minuziosamente” preparata, potrebbe rivelarsi un boomerang. Dopo l’editoriale di ieri del direttore che ci consegnava “un paese sconvolto e sotto choc, incredulo e bisognoso di sapere” e l’ombra insinuante di D’Avanzo che arriva su Capaci e via D’Amelio – andando ben oltre le stesse dichiarazioni del collaboratore di giustizia, ma che gli permettevano di scrivere “Spatuzza incamera un’alta credibilità: Come liquidarlo da questo momento?” – che facevano da contraltare a quello ragionevole e aperto al dubbio di Romano, oggi interviene Scalfari.

“Il che non significa necessariamente che il famoso patto sia veramente esistito, ma che l’organizzazione terrorista mafiosa si considera in guerra con Berlusconi.

Il perché è chiaro: il governo, il ministro dell’Interno e la Procura di Palermo stanno colpendo assai duramente in questi mesi la struttura del potere mafioso. Ieri è stato arrestato un boss molto potente, Giovanni Nicchi; la polizia è sulle tracce di un altro boss ancor più potente, Messina Denaro. I Graviano stanno già scontando l’ergastolo. A questo punto è possibile che tutto quel che resta di Cosa Nostra passi al contrattacco. La chiamata di correo sarebbe così l’atto più rilevante di questa strategia. Ma la semplice denuncia di un patto tradito non basta a dare sostanza ad una situazione processuale capace di sboccare in un rinvio a giudizio. Ci vogliono riscontri che l’accusa dovrà produrre”.

(Emilio Fede? No, Eugenio Scalfari, nell’editoriale di oggi su Repubblica dal titolo “Perché la mafia fa la guerra al Cavaliere”)

via Camillo [ Il Foglio.it ].

p.s.: Anche perché da laica continuo a credere poco alle “conversioni” improvvise. Da qualsiasi parte provengano. “La magistratura e il partito virtuista di Repubblica non molleranno”, come scriveva lui.

Tag:, ,

Arrestati Nicchi e Fidanzati

NICCHI_big

Giovanni Nicchi portato in questura a Palermo (Ansa)

Arrestati Nicchi e Fidanzati.

“Nell’ambito dell’indagine che ha portato a catturare il boss Gianni Nicchi un contributo importante è arrivato dalle agenzie di sicurezza”.

Lo ha rivelato, commentando l’arresto del boss, il questore di Palermo Alessandro Marangoni che ha tenuto a precisare il ruolo dei servizi nell’inchiesta.

Doppio colpo alla mafia. La Polizia di Palermo ha arrestato il boss Giovanni Nicchi. In manette a Milano Gaetano Fidanzati, storico capomafia inserito nella lista dei trenta boss più pericolosi. Gli arresti da parte dei due superlatitanti di mafia sono ”il frutto di due bellissime operazioni. Si tratta di un altro durissimo colpo a Cosa Nostra” ha sottolineato Gilberto Caldarozzi, direttore dello Sco, Servizio Centrale Operativo della Polizia. Il buon esito delle due operazioni coordinate dallo Sco e portate a termine a Milano e a Palermo ”è dovuto anche alla sinergia con l’autorità giudiziaria e dal coordinamento tra gli uffici centrali e periferici della Polizia”.

Berlusconi: «Due colpi straordinari». Maroni: «Manca solo Messina Denaro, lo prenderemo presto». Grasso: «Grande danno alla mafia».

Qui il video dell’arresto del boss Gianni Nicchi ad opera della sezione Catturandi della Polizia di Palermo.

Tag:, ,