Ci vuole incoscienza
Il Foglio ha girato la domanda di Giuliano Ferrara: Cosa c’è dentro di me? ai bloggers più influenti. Oggi è la volta del blogger Piero Macchioni: Leibniz.
Per avere coscienza sul web ci vuole incoscienza
Detta così, come uno la impara a scuola, sembra la cosa più semplice del mondo: la coscienza è la qualità di percepire ciò che esiste. Niente relativismi, per una volta. Se ho in mano un libro di Antonio Di Pietro, quello è proprio un libro di Antonio Di Pietro, non un’allucinazione anche se qualcuno potrebbe avere dei dubbi. Però, come se non bastassero le sfumature che siamo abituati a dare nella vita reale, in rete le cose si complicano: “esiste” troppa roba sì, certo, e un sacco di porno. Forse, allora, quello che c’è dentro di me, la mia coscienza virtuale – per dirla così – ha a che fare proprio con il fascino di tutta quella mole d’informazioni oggi tanto accessibile.Guardare, leggere, ragionare in solitudine già basterebbe. Ma alla possibilità di trasmettere quello che percepisco, e dunque ciò che “esiste” per me, è difficile resistere. È come una continua definizione e affermazione di sé messa nero su bianco, la vecchia storia del fiume che è sempre un fiume – eppure mai lo stesso – riscritta con i pixel.
Il più delle volte, poi, per farti notare non devi nemmeno somigliare a Susan Boyle, né cantare come lei, né fare qualsiasi altra cosa che possa danneggiare ulteriormente l’immagine delle donne scozzesi nel mondo. Il pubblico, il tuo pubblico, arriva da solo. Certo, il prezzo da pagare è quello di dare le chiavi della tua coscienza virtuale a un motore di ricerca. Però, in fondo, un po’ d’incoscienza ci vuole.
di Piero Macchioni
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