Ancora su forma e sostanza

“La prima commissione del Csm, ha approvato all’unanimità una relazione del suo vice presidente Ugo Bergamo (ndr Csm: le denigrazioni del premier mettono a rischio la democrazia), con la quale si censurano aspramente i condizionamenti che la politica vorrebbe imporre alla magistratura. Da che pulpito viene la predica!”. Così commenta in una nota il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi. “Il vice Presidente Bergamo, mentre era già membro del Csm si è presentato candidato nel 2008 al Senato per l’Udc, nel 2009 è stato il dominus dell’Udc che ha stipulato gli accordi per gli assessorati nella provincia di Venezia, attualmente – sottolinea – è fervido e pubblico sostenitore con l’Udc della candidatura di Orsoni a sindaco di Venezia. Mi chiedo quale credibilità possa avere un Csm nel quale i suoi componenti, entrano ed escono come in una porta girevole dividendosi fra finta imparzialità e militanza partitica”.

via Berlusconi/ Giovanardi: Csm? Da che pulpito viene la predica – Politica – Virgilio Notizie.

A Giovanardi è sfuggito che l’ex Senatore Bergamo è stato, inoltre, candidato anche alle Europee del 2009 nella Circoscrizione Italia Nord Orientale (Trentino – Alto Adige – Veneto – Friuli V.G. – Emilia R.) e alla Presidenza della Provincia di Venezia, sempre da membro indipendente ed imparziale del Csm. E’ componente, in qualità di membro Laico di nomina parlamentare, del Consiglio Superiore della Magistratura infatti dal 2005.

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Due orientamenti

L’intervento del cardinale Ruini sul Sole 24 Ore di oggi giovedì 10 settembre 2009.

Io cardinale vi spiego la laicità di Ruini Camillo

Venendo ora agli aspetti della laicità su cui esistono divergenze profonde, ossia ai problemi oggi realmente aperti, essi si concentrano principalmente, nei paesi di democrazia liberale ai quali limito il mio discorso, sul ruolo pubblico che le religioni possono o non possono esercitare e sulle condizioni alle quali possono eventualmente esercitarlo. La gamma delle opinioni e posizioni al riguardo è ampia e variegata, ma sembra possibile individuare due orientamenti, e direi due sensibilità, di fondo.

Uno di essi tende a ridurre il ruolo pubblico delle religioni, talvolta fin quasi a sopprimerlo, e viene motivato sottolineando, da una parte, il carattere personale, spirituale e intimo, piuttosto che sociale e istituzionale, della religiosità autentica; privilegiando, d’altra parte, nella vita di una nazione, la sfera propriamente politica rispetto a quella del sociale. L’altro orientamento tende invece a favorire, o comunque ad accogliere senza riserve mentali, il ruolo pubblico delle religioni, ritenendo anche le dimensioni sociali e istituzionali essenziali per le religioni e insistendo sull’autonomia e la rilevanza irriducibile della sfera del sociale.

Va detto qui chiaramente che queste diversità di orientamenti si pongono oggi in maniera trasversale rispetto alla distinzione, consueta in Italia, tra cattolici e laici, come anche tra credenti e non credenti. Tra i cattolici si trovano infatti non pochi sostenitori di una religiosità concentrata sul suo aspetto spirituale, che sono facilmente critici del ruolo pubblico delle religioni e in particolare del cattolicesimo, mentre tra i laici, specialmente dopo l’emergere delle nuove e grandi questioni etiche e antropologiche, e dopo la rinnovata presenza delle religioni non cristiane sulla scena mondiale, sono numerosi quelli che riconoscono volentieri un ta le ruolo, e non di rado lo auspicano.

I fenomeni religiosi, in concreto tutte le religioni, compreso evidentemente il cristianesimo, hanno di per sé non minori titoli che ogni altra realtà o fenomeno sociale ad influire sulla scena pubblica, ivi compresa la dimensione propriamente politica. Ciò naturalmente nel rispetto delle regole della democrazia e dello stato di diritto o,perusare una terminologia oggi in voga, delle procedure attraverso le quali si formano e si esprimono le decisioni politiche. Non vi è quindi ragione per porre alle religioni speciali condizioni per esercitare un ruolo pubblico; ad esempio condizioni riguardanti la razionalità del loro argomentare. La decisione se un modo di argomentare sia razionale, o forse più precisamente plausibile e convincente, in un sistema democratico è affidata infatti, in ultima analisi, soltanto alla valutazione che ne dà la generalità dei cittadini nelle sedi appropriate, anzitutto quelle elettorali.

Si sarà convertito al “populismo becero” pure lui?

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Quelli dal disgusto facile

Quelli che… ne abbiamo fatto a meno finora e ne faremo volentieri a meno per “costruire” la qualunque, altro che partito del futuro. Quelli che si sono distinti per la:

campagna astensionista lanciata dai moralisti laici e libertari in stile centro sociale Leoncavallo, quelli dal disgusto facile, dal sarcasmo affilato, dal predicozzo sempre pronto, cioè quelli che dentro il centrodestra “ragionano con la loro testa” e si distinguono dalla massa acritica irretita da Berlusconi…

via Fuoco amico sul Cavaliere « Perla Scandinava.

Quelli che… continuano a distinguersi con pseudo riflessioni politologiche e arrivano anche a dire di stare dentro il centrodestra, non votandolo e invitando a non votarlo come azione taumaturgica e annuncio di gioia liberatrice.

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Ovvietà o splendido intervento?

E’ l’elefantino che firma l’editoriale del Foglio, La Camera oscura delle fede:

elefantino_smallLa tesi esposta da Gianfranco Fini, secondo il quale il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso è volutamente ambigua e allusiva. Nella sua versione pacifica consiste in un’ovvietà. Le assemblee della rappresentanza politica non subiscono i precetti di nessuno, sono politicamente e laicamente libere. C’è però anche un’altra possibile interpretazione: quella che considera la cultura religiosa estranea allo spazio pubblico. Si potrebbe dire che le ultime parole di Fini segnano quasi un passaggio dalla concezione espressa da Nicolas Sarkozy a quella di Paolo Flores d’Arcais, dalla laicità positiva dello stato, che sollecita un dibattito animato da ragione e fede, alla laicità come censura e negazione della fede e del suo diritto di esistere fuori dal cuore umano, nella società. Se fosse così si configurerebbe una paradossale discriminazione nei confronti di chi considera l’ispirazione cristiana un fondamento della propria azione politica.

Lo stesso insistito riferimento alla Costituzione diventa così fuorviante, una sorta di tiritera ideologica. A parte il fatto che nella Costituzione la parola laicità non c’è, è evidente che il rispetto costituzionale del pluralismo politico, civile, culturale e religioso non nega affatto che i rappresentanti del popolo possano esprimere la loro cultura religiosa e il retaggio della loro fede. La laicità intesa correttamente è per sua natura inclusiva.

Il laicismo invece, esattamente come la teocrazia, è un’ideologia totalizzante che richiede fedeltà canina all’etica della maggioranza, e Fini questo dovrebbe saperlo.

Per La Stampa è l’ultimo strappo. In “Fini: i precetti religiosi non diventino legge ci mostra maggioranza e opposizione divise tra perplessità e consensi. Applausi, critiche, dubbi.

[...] Nel Pdl Benedetto Della Vedova elogia Fini per «la distinzione tra leggi di Cesare e di Dio», in quanto il compito del Parlamento è «preservare la libertà dei cittadini, non imporre la verità religiosa». E qui continua:

«Dopo il perentorio richiamo e impegno di ieri da parte di Silvio Berlusconi a fare del Pdl il partito della rivoluzione liberale, lo splendido intervento odierno di Fini ha declinato al futuro, anche quello non immediato, la prospettiva riformatrice del Pdl.

Ho trovato in particolari eccellenti, innovativi e di prospettiva, i passaggi su immigrazione e laicità. Una grande forza popolare non può che porsi l’obiettivo di affrontare i temi della società multiculturale non cavalcando la paura ma cercando le vie dell’integrazione nella legalità.

Bene Fini, concorda il capogruppo dell’Idv alla Camera, Massimo Donadi, «peccato che sia una posizione isolata in una maggioranza non solo autoritaria, ma ormai anche confessionale».

«Sulla laicità non può esserci disciplina di partito – osserva il segretario del Pd, Dario Franceschini – i vescovi parlano in Italia come nel resto del mondo».

Per Massimo Franco, Gianfranco Fini torna ad ostentare le sue stimmate laiche. E chiedendo che il Parlamento non faccia leggi «orientate da precetti di tipo religioso», spiazza di nuovo il centrodestra; e dà del proprio ruolo un’interpretazione sgradita sia alla maggioranza sia a Palazzo Chigi.

E’ vero che da tempo il presidente della Camera occupa una posizione eccentrica fino alla stucchevolezza, e di fatto minoritaria. [...] Ma la sua esternazione arriva in un momento in cui i rapporti con la Chiesa cattolica sono già tesi per il modo in cui il governo affronta il dramma dell’immigrazione clandestina; e dunque finisce per sottolineare la scarsa compattezza del centrodestra.

Tanto più che l’ennesimo affondo sulla laicità si abbina alla richiesta di una «rivoluzione culturale» sull’immigrazione, che suona come ulteriore critica al governo. Lui, coautore con Umberto Bossi di misure su questo tema contestate dall’opposizione nella precedente legislatura guidata dal centrodestra, ora invoca un approccio diverso. E chiede che sia «quanto più lontano da campagne elettorali»: un’allusione neppure troppo velata ai risvolti strumentali della scelta di rispedire in Libia i clandestini.

Eppure, probabilmente il Pdl ha qualche ragione quando si difende dall’accusa di xenofobia sostenendo che non si comporta diversamente da Spagna e Francia. Il dettaglio che fa riflettere politicamente è che però nessuno accusa il governo di Madrid o di Parigi; quello italiano, invece, rischia di diventare il parafulmine di un dramma condiviso col resto dell’Ue.

Il Riformista parla di “esternazione continua” e titola: Finimondo, poi dà voce, in maniera molto laica, ad un contraltare cattolico, “La neutralità dello Stato e il clerico-laicismo“. Si passa dai soliti titoli ovvi, visti, rivisti e riproposti ogni volta, Dal post-fascismo alla conversione laica di chi fa solo un’ennesima cronistoria partendo da Giorgio Almirante, all’Avvenire che parla di ondata di repliche alle parole del Presidente della Camera, con in bella vista altre parole, quelle di Monsignor Sgreccia “La chiesa non impone, ma non tacerà mai sui diritti umani“.

coccinellaMa nessuno sembra ricordare proprio le europee di qualche anno fa (secoli fa, per la verità) e quella Conferenza Programmatica di Verona, che aveva disegnato la destra del 2000, la Coccinella, l’alleanza con Segni e l’operazione “elefantino” delle Europee del ‘99. E nessuno ricorda quel -5,5 che seppellì definitivamente l’esperimento, con tanto di prima svolta laica (non compiuta e abortita) e sfida al cesarismo e allo strapotere berlusconiano, con la volontà di incunearsi nello schieramento avversario, così tanto voluta e così repentinamente abbandonata dallo stesso Fini.

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Laico-conservatore

Quindi? Per chi votare? Meglio di tuseiqui, comunque, dove stavo vicino al PBC. Sto più o meno come lui, quanto meno sono in buona compagnia.

Non è che alla fine chi lo prende sul serio ne esce ancora più indeciso?

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China pericolosa

Attentialcane cita questo pezzo del Riformista, che riprendo e condivido:

Perseguitati per i valori? Questa ci mancava:
In questa gravissima e anche un po’ surreale vicenda dell’inchiesta di Santa Maria Capua a Vetere su Mastella, sua moglie e il loro partito, destinata probabilmente ad essere ridimensionata dal riesame, c’è un elemento di involontaria comicità, introdotto prima da Lady Sandra, poi dallo stesso (per il momento) ex Guardasigilli. continua

[...] Forse sarebbe il caso di fare uno sforzo per essere più seri. Tutti. Noi laici per primi, si capisce. Ma non solo noi. Perché il rischio di regredire ad un anticlericalimso che pensavamo fosse consegnato alla storia c’è.
Ma c’è pure, per restare alla cronaca, la possibilità che per la prima volta nella storia del Papato di Roma, domenica prossima, si assista al primo Angelus trasformato in manifestazione politica. Noi speriamo con tutto il cuore che non succeda. Perchè, se succedesse, vorrebbe dire che ci siamo messi su una china pericolosissima per tutti. Laici e cattolici”

Avevo già notato le dichiarazioni immediate di Lady Mastella, seguite da quelle del marito e dalla loro presenza all’Angelus di oggi, potevano decisamente risparmiarsele e risparmiarcele.

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