Sembrava non interessasse a nessuno

Sembrava che non interessasse a nessuno, la privacy online, a giudicare dai milioni di storie, foto e video ultrapersonali che la gente pubblica allegramente sui social network. E invece, da qualche tempo, non si parla d’altro.

Luca De Biase tra geolocalizzazione, video-chat, facebook, twitter, google e privacy online. Poi conclude così: “la vera grande difesa di ciascuno contro il “Panopticon” della rete è nella consapevolezza di chi usa i social media. Quello che si mette online diventa pubblico o può diventarlo, prima o poi. Se si corrisponde privatamente, si può sempre usare la mail.”

Tag:, ,

Più tutele per gli utenti

Comunicato stampa del Garante per la Protezione dei Dati.

Internet: Garanti privacy chiedono a Google più tutele per gli utenti. Con il nuovo social network Google Buzz a rischio la privacy di milioni di persone.

Il Garante italiano e altre Autorità di protezione dei dati, in rappresentanza di oltre 375 milioni di persone, hanno chiesto a Google Inc. e ad altre multinazionali un rigoroso rispetto delle leggi sulla privacy in vigore nei paesi in cui immettono nuovi prodotti on line.

Nella lettera firmata dai presidenti delle Autorità di protezione dati di Italia, Canada, Francia, Germania, Irlanda, Israele, Olanda, Nuova Zelanda, Spagna e Gran Bretagna, si esprime profonda preoccupazione per il modo in cui Google affronta le questioni legate alla privacy, in particolare per quanto riguarda il recente lancio del social network, Google Buzz.

“Troppo spesso – si afferma nella lettera – il diritto alla privacy dei cittadini finisce nel dimenticatoio quando Google lancia nuove applicazioni tecnologiche. Siamo rimasti profondamente turbati dalla recente introduzione dell’applicazione di social networking Google Buzz, che ha purtroppo evidenziato una grave mancanza di riguardo per regole e norme fondamentali in materia di privacy. Inoltre, questa non è la prima volta che Google non tiene in adeguata considerazione la tutela della privacy quando lancia nuovi servizi”.

Le dieci Autorità di protezione dei dati sottolineano, inoltre, che i problemi di privacy legati al lancio di Google Buzz avrebbero dovuto essere “immediatamente evidenti” alla stessa azienda.

Infatti, attraverso Google Buzz, Google mail (o Gmail), nato come un servizio di posta elettronica one-to-one tra privati, è stato improvvisamente “trasformato” in social network. Questo è avvenuto perchè, in modo del tutto autonomo, Google ha assegnato ad ogni utente di Google Buzz una rete di “amici” (followers) ricavati dalle persone con cui l’utente risultava comunicare più spesso attraverso Gmail. Ciò senza informare adeguatamente gli interessati di quanto si stava facendo e senza specificare le caratteristiche del nuovo servizio, impedendo in questo modo agli utenti di esprimere un consenso preventivo e informato.

Con questo comportamento è stato violato un principio fondamentale e riconosciuto a livello mondiale in materia di privacy: ossia, che spetta alle persone controllare l’uso dei propri dati personali.

Le Autorità riconoscono che Google non è l’unica società ad avere introdotto servizi online senza prevedere tutele adeguate per gli utenti. Tuttavia, sollecitano Google a dare l’esempio, “in quanto leader nel mondo online”, incorporando meccanismi a garanzia della privacy direttamente in fase di progettazione di nuovi servizi online.

La lettera si chiude con la richiesta a Google di spiegare come intenda assicurare che in futuro le norme in materia di protezione dati vengano rispettate prima del lancio di nuovi prodotti.

Roma, 20 aprile 2010

via Garante Privacy.

Tag:, ,

Sensazionale

Questa volta è la stampa straniera a parlarne bene, pare. I nostri blogghèr importanti (o almeno quelli che capeggiano tutte le classifiche possibili e immaginabili) la notizia dell’accordo – troppo impegnati in tutt’altro – l’hanno ignorata o quasi, chi non l’ha ignorata l’ha ferocemente criticato, congetturando su chissà quale ipotetica e pericolosissima cosa ci sarebbe sotto.

El Mundo racconta l’accordo raggiunto tra Google e il governo italiano per la digitalizzazione di milioni di libri non soggetti a diritto d’autore che si trovano nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze:

«E’ sensazionale. Per la prima volta chiunque possegga una connessione Internet potrà sfogliare le opere di Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Galileo Galilei»

Tag:, ,

Non è così scontato

L’americano conosce invece bene la Section 230 del Communication Decency Act che stabilisce che: “No provider or user of an interactive computer service shall be treated as the publisher or speaker of any information provided by another information content provider”. In sostanza, se il materiale che pubblico è fornito da terzi, in nessun caso sono responsabile editoriale o si può dire che lo sto pubblicando io. Questo nemmeno se faccio un editing leggero del materiale (viene ancora considerato materiale di terzi).

Vuol dire che se io sul mio sito lascio pubblicare a terzi materiale che contiene calunnie non sono responsabile delle stesse, anche se ne sono consapevole. In Italia non funziona così. In Europa nemmeno. In USA si.

Abbiamo gli stessi principi di Internet? Forse no, non sempre. Non è così scontato. Attendo comunque di leggere il testo della sentenza.

USA-Italia: abbiamo gli stessi “principi” di Internet in testa?. Altro di interessante da leggere su Google, anche se non si parla direttamente della sentenza. Mentre qui sempre evitando l’approccio ideologico si commentava un’altra sentenza. La Cassazione fa una sentenza in bittorrent.

Qui invece ulteriori timori e preoccupazioni sulla possibile fine dell’internet democratico, dopo che il Malware Protection Center di Microsoft ha ammesso di aver messo a tacere, nei giorni scorsi, Waledac, una delle botnet più pericolose della rete. Sul blog ufficiale di Microsoft, il consulente Tim Cranton ha spiegato infatti che la società di Redmond è riuscita a porre fine alle attività della botnet Waledac. Scrive Alfonso Mariuccia su P.I. Microsoft, offensiva contro la botnet:

Redmond aveva in realtà già provato a sbattere la mannaia delle disconnessioni sulla botnet durante lo scorso aprile, quando l’azienda aveva aggiunto le firme virali dei trojan-bot di Waledac al suo Malicious Software Removal Tool. Allora la misura non era stata sufficiente a far fuori il network malevolo, e ora le security company sono in attesa di verificare gli effetti concreti dell’Operazione b49 sull’operatività di una delle più grandi minacce reali alla sicurezza informatica attualmente in circolazione.

Tag:, ,

Ancora più cinesi

Sentenza Google, reazioni tante. Si parte dal Google Italia condannata: da oggi siamo meno occidentali e più cinesi” alle spiegazioni del perché “Caduto un principio siamo tutti più cinesi“. Dove si è molto preoccupati da quello che dal New York Times ci chiedono: «L’accanimento contro Internet in Italia è perchè è una rete di comunicazione libera alternativa alle tv berlusconiane?». Risponde Luciano Floridi, Cattedra Unesco in Etica Informatica: «Non credo in un complotto, ma mille fiocchi di neve formano una slavina». La decisione dei giudici si aggiunge alle proposte di legge per imbrigliare Internet, contribuendo a un’atmosfera illiberale e demagogica che influisce anche sulla competitività del Sistema Italia: siamo al 78° posto del World Bank Group per facilità nel condurre gli affari. Oggi siamo tutti più cinesi.

Ancora Sentenza Google. Una bufera di polemiche contro la decisione del tribunale di Milano, qui si riportano le reazioni Usa e le accuse che arrivano da ogni parte del mondo. “Molte hanno toni sarcastici e canzonatori; è il caso del prestigioso sito americano TechCrunch che titola polemicamente: “Qualcuno potrebbe spiegare al giudice italiano che cos’è YouTube?” Anche la Gran Bretagna la pensa allo stesso modo e lo chiarisce sia attraverso le pagine del Guardian – che accusa l’Italia di aver fatto un passo verso la Cina, quanto a censura - che tramite la BBC. Si uniscono al coro anche siti specializzati come Business Insider – che addirittura parla di “stupidità imbarazzante” – e ReadWriteWeb che accusa l’Italia di “attaccare la libertà della rete”. Una bufera di polemiche, insomma, che non provengono solo dall’estero, ma che pullulano – velenose – anche all’interno dei confini nazionali. Dello stesso avviso è Guido Scorza che titola metaforicamente: “Condannati i ferrovieri”.

E poi Mario Tedeschini Lalli, ”Sentenza Google: un disastro, per tutti e ovunque”.

Tra i pochi che in mezzo a questo mare magnum invitano ad aspettare le motivazione, anche se con sfumature diverse, troviamo due Stefani: Stefano Rodotà e Stefano Quintarelli. Lei, invece, prova a spiegare le implicazioni e le prospettive, senza strapparsi le vesti, domandandosi cosa avrebbe potuto fare Google.

Che cosa avrebbe potuto fare, quindi, Google e quali possono essere le prospettive se una ipotesi di responsabilità per chi fornisce hosting per user generated content dovesse stabilirsi a partire da questo caso? Ci sono due soluzioni possibili al momento. La prima, sicuramente più corretta, è che tali provider chiedano al Garante un interpello per presentare i problemi connessi alle attività specifiche che i comportamenti dei loro utenti pongono in materia di tutela dei dati personali e adeguarsi alla soluzione proposta dall’Autorità. La seconda è stabilire nelle condizioni di servizio un obbligo contrattuale che addossi all’utente l’obbligo di premunirsi dei necessari consensi relativi ai dati personali di eventuali terze persone raffigurate nei loro contenuti e garantire il provider, sotto loro responsabilità, che tutti gli obblighi di legge sono stati adempiuti.

Per Luca in questo caso è la legge italiana che complica il mondo. Ma c’è la necessità di riflettere sull’equilibrio tra privacy e informazione.

Per il resto una critica violentissima all’incapacità della magistratura italiana di comprendere la modernità, alla sua superficialità, ai presunti danni internazionali che la cosa comporterebbe, un pericoloso segnale che come al solito metterebbe a repentaglio la libertà della rete, senza neanche l’ombra di alcuna pazienza e di quell’invito unanime a rispettare la costituzione e le decisioni della magistratura che si pretende in tante altre occasioni. Ancora prima delle motivazioni. E qualcuno, in nome e per conto della stessa Costituzione questa volta, tenta un’altra operazione, in cui si mischiano indistintamente le decisioni che un magistrato autonomamente (o no?) prende con le “operazioni” che il governo avrebbe tentato ininterrottamente (finora con scarso successo) per limitare la libertà. Insomma, dove non riesce il Cav arriva un magistrato. ”Google, i media Usa all’attacco“.

Giro di vite sul web, troppi tentativi di regolamentare la rete e la libertà di espressione. Il tutto nell’ombra di Silvio Berlusconi. Giudizi impietosi sulla sentenza milanese.

p.s.: Homer l’ho rubato a lui, che non c’entra nulla con quello che scrivo io.

update: Mi era sfuggita la furia iconoclasta contro Google.

Tag:, ,

Omaggi

verdi09

Omaggi googoliani all’Italia.

Tag:, ,

Links for 2009-06-09

Tag:, ,

Maternité

marycassatt09

E google nell’anniversario della sua nascita le rende omaggio.

Tag:, ,

Dono

Altro esordio. Un canale speciale per Papa Ratzinger.

Internet, dono per l’umanità“. Sarebbe «un grave danno» se non fossero accessibili a tutti, e specialmente ai più poveri e agli emarginati, ha sottolineato Papa Benedetto XVI, ed «è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali».

Tag:, ,