
Sentenza Google, reazioni tante. Si parte dal Google Italia condannata: da oggi siamo meno occidentali e più cinesi” alle spiegazioni del perché “Caduto un principio siamo tutti più cinesi“. Dove si è molto preoccupati da quello che dal New York Times ci chiedono: «L’accanimento contro Internet in Italia è perchè è una rete di comunicazione libera alternativa alle tv berlusconiane?». Risponde Luciano Floridi, Cattedra Unesco in Etica Informatica: «Non credo in un complotto, ma mille fiocchi di neve formano una slavina». La decisione dei giudici si aggiunge alle proposte di legge per imbrigliare Internet, contribuendo a un’atmosfera illiberale e demagogica che influisce anche sulla competitività del Sistema Italia: siamo al 78° posto del World Bank Group per facilità nel condurre gli affari. Oggi siamo tutti più cinesi.
Ancora Sentenza Google. Una bufera di polemiche contro la decisione del tribunale di Milano, qui si riportano le reazioni Usa e le accuse che arrivano da ogni parte del mondo. “Molte hanno toni sarcastici e canzonatori; è il caso del prestigioso sito americano TechCrunch che titola polemicamente: “Qualcuno potrebbe spiegare al giudice italiano che cos’è YouTube?” Anche la Gran Bretagna la pensa allo stesso modo e lo chiarisce sia attraverso le pagine del Guardian – che accusa l’Italia di aver fatto un passo verso la Cina, quanto a censura - che tramite la BBC. Si uniscono al coro anche siti specializzati come Business Insider – che addirittura parla di “stupidità imbarazzante” – e ReadWriteWeb che accusa l’Italia di “attaccare la libertà della rete”. Una bufera di polemiche, insomma, che non provengono solo dall’estero, ma che pullulano – velenose – anche all’interno dei confini nazionali. Dello stesso avviso è Guido Scorza che titola metaforicamente: “Condannati i ferrovieri”.
E poi Mario Tedeschini Lalli, ”Sentenza Google: un disastro, per tutti e ovunque”.
Tra i pochi che in mezzo a questo mare magnum invitano ad aspettare le motivazione, anche se con sfumature diverse, troviamo due Stefani: Stefano Rodotà e Stefano Quintarelli. Lei, invece, prova a spiegare le implicazioni e le prospettive, senza strapparsi le vesti, domandandosi cosa avrebbe potuto fare Google.
Che cosa avrebbe potuto fare, quindi, Google e quali possono essere le prospettive se una ipotesi di responsabilità per chi fornisce hosting per user generated content dovesse stabilirsi a partire da questo caso? Ci sono due soluzioni possibili al momento. La prima, sicuramente più corretta, è che tali provider chiedano al Garante un interpello per presentare i problemi connessi alle attività specifiche che i comportamenti dei loro utenti pongono in materia di tutela dei dati personali e adeguarsi alla soluzione proposta dall’Autorità. La seconda è stabilire nelle condizioni di servizio un obbligo contrattuale che addossi all’utente l’obbligo di premunirsi dei necessari consensi relativi ai dati personali di eventuali terze persone raffigurate nei loro contenuti e garantire il provider, sotto loro responsabilità, che tutti gli obblighi di legge sono stati adempiuti.
Per Luca in questo caso è la legge italiana che complica il mondo. Ma c’è la necessità di riflettere sull’equilibrio tra privacy e informazione.
Per il resto una critica violentissima all’incapacità della magistratura italiana di comprendere la modernità, alla sua superficialità, ai presunti danni internazionali che la cosa comporterebbe, un pericoloso segnale che come al solito metterebbe a repentaglio la libertà della rete, senza neanche l’ombra di alcuna pazienza e di quell’invito unanime a rispettare la costituzione e le decisioni della magistratura che si pretende in tante altre occasioni. Ancora prima delle motivazioni. E qualcuno, in nome e per conto della stessa Costituzione questa volta, tenta un’altra operazione, in cui si mischiano indistintamente le decisioni che un magistrato autonomamente (o no?) prende con le “operazioni” che il governo avrebbe tentato ininterrottamente (finora con scarso successo) per limitare la libertà. Insomma, dove non riesce il Cav arriva un magistrato. ”Google, i media Usa all’attacco“.
Giro di vite sul web, troppi tentativi di regolamentare la rete e la libertà di espressione. Il tutto nell’ombra di Silvio Berlusconi. Giudizi impietosi sulla sentenza milanese.
p.s.: Homer l’ho rubato a lui, che non c’entra nulla con quello che scrivo io.
update: Mi era sfuggita la furia iconoclasta contro Google.