L’Italia è un paese fondato sulla rimozione del passato politico: remoto e recente. In nome del futuro, anteriore o controfattuale come le fondazioni di Montezemolo e Fini suggeriscono. Serve per sopravvivere a se stessi, ai barbari domini cui l’Italia, in quanto espressione geografica s’è sottoposta più o meno volontariamente, per convenienza. Della psicostoriografia, la somma disciplina del Ciclo delle Fondazioni di Isaac Asimov, applicata però non alla fantascienza bensì al romanzo storico, che è il nostro genere prediletto, l’Italia fa un uso smodato: revisionismo ideologico. Franza o Spagna, borboni & savoiardi: Usa e/o Urss, Dc o Psi, Agnelli vs. Berlusconi… purché se magna. L’imperativo è evitare la gogna (propria). Oggi è l’era berlusconiana il passato che può trapassare nel suo contrario, per cui conviene girare il soprabito, come la “gabbana” dei militari disertori (da cui “voltagabbana”, termine sempre in voga, come la moda di Dolce & Gabbana), o almeno prepararsi nel caso serva darsi alla macchia o passare alle linee nemiche. Già, ma come sarà (stata) questa fine? Tutti la invocano da così tanto tempo che nella migliore delle ipotesi non avverrà mai, perché Berlusconi è immortale, o comunque meno mortale di quanto molti vorrebbero; nella peggiore delle ipotesi, invece, è già avvenuta e nessuno se ne è reso davvero conto. Il canto della fine è un classico delle civiltà in decadenza. Come sarà la fine di Silvio? Gli antiberlusconiani più duri sognano un nuovo piazzale Loreto (dove accorreranno anche berlusconiani resipiscenti in prima fila per la foto); ma, forse, i più moderati si accontentano che Berlusconi spiri in una Hammamet due; ovviamente aggiornata, con più figa attorno, una pizzeria propria, un karaoke per gIi amici, un vulcano, qualche cactus, cose così, da Villa Certosa; ma galleggiante, una villa-crociera, nel mar dei Caraibi, battente bandiera libica o corsara; i berlusconiani sentimentali, invece, sognano un funerale come Lady D o, almeno, come quello per Mike Bongiorno (c’era persino Fabio Fazio, al flanco di Silvio); in fondo il CavalIere sta tra il Duce, al dolciflcante, e la principessa del popolo: e “Candle in the Wind” gliela può suonare Fidel Confalonieri, lui sì, Fedele flno alla fine; la location? Il Duomo di Milano tranquillamente dove il Cavaliere già sta facendo le prove in questi giorni. Comunque vada a finire, dicono tutti con sussiego, sarà un crollo, Un crollo? Sì ma psichico ancor più che materiale, pieno di confusione e una certezza: salvarsi. Come l’8 settembre del ’43, quando la maggioranza degli italiani, che erano stati fascisti, fascistissimi, iniziò a mutare, in antifascisti dell’ultima ora, non fascisti da sempre, qualunquisti alla bisogna.
Che fare? Per sopravvivere a se stessi non basta prepararsi a “cancellare le tracce”, per usare l’espressione di Pierluigi Battista in merito agli intellettuali italiani che passarono dal fascismo all’antifascismo militante. Non c’è abbastanza distanza, la vita è una sola e la storia è liquida. Per questa ennesima metamorfosi collettiva – o schizofrenia storica – bisogna far perdere già adesso le tracce. O, almeno, confonderle. Come? Con rapide virate, meglio ancora se false virate, magari corredate da ricordi che tornano alla mente, d’improvviso, al momento giusto.
[...] L’episodio più succoso, però nei gender studies berlusconiani, resta la rubrica di Hunziker & Bongiorno che il gaio Alfonso Signorini ha cancellato da Chi. La bella Michelle sa scrivere?, si è chiesto qualche machoberlusconiano. L’italo-elvetica made in Mediaset è in realtà una vittima collaterale dell’azione contro la Bongiorno, pasionaria finiana. [...] Sul fronte del porto (delle nebbie) è sbarcato un carico di democristiani. Dopo anni di onorata militanza berluscona, Giuseppe Pisanu ha aperto le porte della commissione Antimafia che presiede ai pm di Caltanisetta che prima dell’audizione hanno dato alle agenzie frasi incendiarie sui rapporti mafia-politica, plot prediletto anche dagli ultimi arrivati dell’antiberlusconismo. Pisanu ha poi fatto in modo che venissero smentite, ma certi temi sono come il fuoco greco: butti l’acqua e lo alimenti. L’uscita dal circolo berlusconiano è stata comunque salutata dai compagni del Manifesto con un urrà dietrologico: Pisanu bordeggia Fini per smarcarsi dai rapporti avuti con Flavio Carboni, sulla cui barca “Punto rosso” nei primi anni Ottanta, si dice veleggiasse con ospiti ingombranti. Pronti a virare? Si vira…
Nel confondere le tracce berlusconiane, comunque, i più abili e spudorati sono gli aennini (abili già a cancellare quelle fasciste). Doppiamente ingrati verso l’uomo del destino che ha sorriso loro. Con Berlusconi, abbandonano colui che li ha ripuliti dalla rogna e condotti al governo. Rispettano la legge di Vico, del corsi e dei ricorsi, aggiornata da Marx (ohibò), per cui la tragedia si ripetè in farsa. Non fu forse il Gran Consiglio del fascismo a sfiduciare Mussolini il 25 luglio 1943 per salvarsi la faccia? Certo, in molti fecero, una brutta fine, perché intervennero i tedeschi e ci fu il processo di Verona. Mussolini come disse Churchill a suo cognato, “fu grande e coraggioso, perché non esitò a fucilare il genero”. Ma oggi, al massimo, arrivano i leghisti guidati da Renzo la Trota. E poi il lavoro sporco lo stanno facendo le toghe rosse, basta appoggiarle.
Tra i più zelanti aennini non più berlusconiani vanno segnalati il senatore Pdl, Enrico Musso, che sul Secolo XIX non perde occasione per smarcarsi dal Cavalliere, e il deputato Pdl Fabio Granata, per la verità giustizialista della prima ora, ma adesso, addirittura, titolare di un blog sul sito del Fatto quotidiano, l’house organ dell’antiberlusconismo forcaiolo. Dove, per intenderci, ha commentato le indagini sulla P3 in termini berlingueriani: “Una ciclopica questione morale che – attraversa la politica italiana e il partito nel quale abbiamo fatto confluire la storia, nobile e trasparente della destra italiana”.
Più combattuto il facebookino Angelo Mellone, neodirigente Rai in (alta) quota BF (Berlusconi-Fini), che sul social network, Facebook, oscilla tra la lealtà al capo (Fini) e al capo del capo (Berlusconi), tra la linea Bocchino e quella La Russa. Lo scopo? Non fare la fine del fesso: cioè l’ultimo dei berlusconiani, se vincono i finiani, o il primo dei finiani se, salvato da Bossi, Berlusconi colpirà con la coda quelli che considera traditori. […] Scrive enigmatico su FB, con chiusa fascistissima, Mellone: “lo con questa roba qui non c’entro niente. E non è giustizialismo, solo modestissima etica civile, ciò che divide una nazione sana da una a rischio di marciume. E io preferisco marciare, piuttosto che marcire” (ndr qui una lampante dimostrazione, era il settembre dell’anno corso, della sua grande “abilità” e del suo genio revisionista). La Marcia su Roma diventa Roma Marcia (nazione infetta, capitale corrotta). A chi le manette? A loro!
Uno spasso di lungimiranza retroattiva, di sogno del poi, è l’intervista indignata dì Luca Barbareschi a Repubblica di giovedì scorso. L’attore-regista del ”Trasformista” (un film, un alibi), ha sparato contro Berlusconi e Mediaset, “un freno allo sviluppo del paese”. Lo era anche quando ci lavorava lui? Il freno forse deriva dal fatto che Mediaset gli nega i soldi per un nuovo film? Ma sentitelo sulle intercettazioni: se ai tempi di Saccà disse indignato che erano una trappola, forse perché c’era finito anche lui che chiedeva soldi per una fiction, ora le intercettazioni che riguardano i suoi avversari nel Pdl sono sacrosante. Barbareschi, candido come una finta candid camera, confessa la sua delusione per il Pdl. “Credevo che avrei fatto politica, non gli interessi del premier”. Che fare? “Siamo già al dopo Berlusconi”. Dunque? “Noi deputati non possiamo essere trattati come sudditi mentre si trasforma lo stato in un bordello”. Non senza avere la propria parte di guadagno, evidentemente. Barbareschi, profeticamente, disse che “An in Rai ha portato solo mignotte” (ndr qui un altro suo recente disperato grido di dolore: “Sono come Santoro“).
[...] A costoro e ad altri futuri mai-stati-berlusconiani, è dedicato ironicamente il testo inedito della canzone che dovrebbe approdare al festival di teatro-canzone di Viareggio, dedicato a Giorgio Gaber, in particolare a “Qualcuno era comunista“, versione (non più) berlusconiana. “Qualcuno fu berlusconiano”. Ecco il testo in anteprima.
“Qualcuno fu berlusconiano perché nacque a Milano / qualcuno fu berlusconiano perché il nonno, lo zio, il papi… e pure la mami / qualcuno fu berlusconiano perché sognava Milano2, perché tifava Milan, guardava ‘Drive in’ / qualcuno fu berlusconiano perché Tangentopoli fece fuori Dci e Psi / qualcuno fu berlusconiano per il timore del comunismo al potere / qualcuno fu berlusconiano perché i magistrati politicizzati fanno paura / qualcuno fu berlusconiano perché non c’era nulla di meglio / qualcuno fu berlusconiano perché odiava il Vaticano /quaicuno fu berlusconiano perché la Mondadori è la Mondadori / qualcuno fu berlusconiano perché pure a Medusa, a Mediaset, pagavano bene / qualcuno fu berlusconiano perché prima … prima … era stato fascista / qualcuno fu berlusconiano perché prima era stato comunista / qualcuno fu berlusconiano perché era un po’ socialista e un po’ democristiano / qualcuno fu berlusconiano perché sai che palle gli antiberlusconiani / qualcuno fu berlusconiano perché non amava le tasse / qualcuno fu berlusconiano perché la tv pubblica faceva schifo / qualcuno fu berlusconiano perché amava la fica sopra ogni cosa / qualcuno fu berlusconiano per dispetto al padre sessantottino / qualcuno fu berlusconiano perché hai presente Occhetto? / qualcuno fu berlusconiano perché era più, berlusconiano degli altri / qualcuno fu berlusconiano perché non ne poteva più di 50 anni di governi democristiani incapaci e mafiosi / qualcuno fu berlusconiano perché era mafioso (lui, non Berlusconi) / qualcuno fu berlusconiano perché odiava j moralisti / qualcuno fu berlusconiano perché prima era stato comunista /qualcuno fu berIusconiano perché Bondi faceva tenerezza / qualcuno fu berlusconiano perché era ricco e amava il popolo … dei ricchi / Qualcuno fu berlusconiano perché aveva bisogno di un favore, una spintarella per il suo residence e quando non gli arrivò l’aiutino iniziò ad essere antiberlusconiano / qualcuno fu berlusconiano perché credeva a un’Italia nuova, sulle ali della libertà / Rimpianti? No! Forse già allora molti avevano visto mentire Berlusconi con gli occhi luccicanti… e come gazze ladre s’erano fiondati sui talenti / E ora? Le gazze ladre gridano ladro al loro capo. Uomini e donne hanno fatto carriera e ora vogliono far finta d’averla fatta senza di lui. Quante miserie in un corpo solo“.