Sillabario da casa circondariale
Leggere il Secolo: la destra legalista balla in maschera, ma di Quaresima di Alessandro Giuli
[...] Questa ansia moralizzatrice dirige inevitabilmente anche contro i colleghi berlusconiani, più esposti nel tiro al bersaglio delle procure, macilenti e disordinati nel cozzar d’armi. Il Cav. per primo ha aperto la propria cittadella all’urgenza di misure correttive. Così i finiani ora in groppa a questa urgenza scorazzano, dal capo in giù, reclamando una pulizia etica interna al Pdl, maggior rigore nella selezione della nomenclatura, ostracismi per i rinviati a giudizio, addirittura un codice dettato dall’antimafia. Il Secolo d’Italia, quotidiano di Fini, ieri conteneva appunto questo sillabario da casa circondariale sussunto ai piedi d’un titolo d’apertura che richiamava vagamente l’operosità leninista: “Corruzione, che fare?”. Anche qui: in condizioni di normalità l’autodisciplina e l’autocensura imposte per decreto sono benedette. Ma nell’attuale circostanza, in mancanza di un disegno armonico concordato con i berlusconiani, suonano come l’ammissione che ci sarà bagarre domestica, che ci si sta piegando alla voluttà di affondare un colpo di grazia.
[...] Quanto a Fini, dovrebbe sapere che anche alla più credibile delle maschere non basta un canovaccio di fama internazionale, se poi intorno gli crolla il teatro.
Qui la prima pagina, come la definisce Giuli, di “questo sillabario da casa circondariale sussunto ai piedi d’un titolo d’apertura che richiamava vagamente l’operosità leninista: “Corruzione, che fare?””, con il pezzo di Fabio Granata “Il Pdl adotti il codice antimafia” di spalla. Codice antimafia che ha creato alla Camera l’ennesima spaccatura. Qui il dibattito e le votazioni. Con un Giuliano Cazzola tra gli astenuti e un Della Vedova tra i favorevolissmi. La legge anti-mafia passa alla Camera con un Pdl spaccato hanno titolato all’unisono il Giornale, l’Unità Il Pdl si spacca anche sui boss e Repubblica che ha parlato di maggioranza in tilt e di applausi dell’opposizione a Giulia Bongiorno. Mentre per La Stampa si sono fronteggiati finiani contro berluscones. Se sulle liste si abdica, la partita è nettamente persa si scrive qui.
Mario Sechi nel suo editoriale si è domandato: A cosa servono i partiti politici?
Ad organizzare il consenso e attraverso le elezioni, insediare i propri rappresentanti nelle istituzioni. Servono a comporre le fratture sociali, far emergere una trasparente contrapposizione dei gruppi di interesse che si muovono nella società, organizzare la vita democratica. Al di là delle forme che possono assumere, sono praticamente insostituibili. Senza non c’è democrazia ma tirannia.
[...] Le candidature non le decidono le procure, la presunzione d’innocenza vale per tutti, ma la politica a sua volta ha ottimi strumenti per capite se un cittadino è in grado, di servire lo Stato con onore. E qui torniamo all’organizzazione della politica. Se un partito ha sedi nel territorio, è immerso nella vita delle comunità, non ha nessuna difficoltà a espellere dal suo giro personaggi poco raccomandabili. I partiti devono fare politica, non affari per i ras locali. [...] Il Senato dovrà decidere il suo destino. Ma attenzione qui non è in gioco la carriera di un singolo parlamentare. Quando la magistratura indaga su possibili «coperture politiche», significa che la partita si sta facendo molto pesante e per i partiti è arrivato il momento di prendere in mano il setaccio. Prima che sia troppo tardi.
Anche secondo Davide Giacalone: «Allora, ripetiamolo: il problema non è penale, ma politico e istituzionale». Mentre per la capogruppo del Pd al Senato che ha approfittato dell’occasione per manifestare apprezzamento per il Presidente della Camera Fini, le bufere in corso su Fastweb, Telecom e Grandi Opere mostrano un «quadro terrificante, altro che casi isolati, il Paese mostra segni di cedimento”.
«È una vergogna. Fortunatamente nel Pdl qualcuno lo dice, a cominciare dal presidente della Camera Fini… Siamo travolti dai disastri ambientali, dalla disoccupazione, dalle inchieste. E il premier pensa ai suoi privatissimi interessi»
Riassume tutto SDM oggi: MARASMA. Con tutto il caos che si ritrova dentro il Pdl, finisce che il Cav diventa davvero liberal-maoista.
Se non trova al più presto, in tanto mortifero caos, un predellino, Silvio può fare due cose: chiamare Bertolaso per lo sgombero delle macerie, o farsi maoista liberale fino in fondo, muovendo di persona all’assalto del quartier generale.
Per finire un’altra prima pagina: “Riecco il predellino, offensiva di Berlusconi: tra i nemici anche gli immigrati. Ma Fini non ci sta“, con due spalle: “Giornali salvi” e “Si alla legge. Mai più boss in campagna elettorale”. Avviso ai naviganti: non è l’Unità di Concita, ma la prima pagina del quotidiano NEL Pdl.


