Sillabario da casa circondariale

Leggere il Secolo: la destra legalista balla in maschera, ma di Quaresima di Alessandro Giuli

[...] Questa ansia moralizzatrice dirige inevitabilmente anche contro i colleghi berlusconiani, più esposti nel tiro al bersaglio delle procure, macilenti e disordinati nel cozzar d’armi. Il Cav. per primo ha aperto la propria cittadella all’urgenza di misure correttive. Così i finiani ora in groppa a questa urgenza scorazzano, dal capo in giù, reclamando una pulizia etica interna al Pdl, maggior rigore nella selezione della nomenclatura, ostracismi per i rinviati a giudizio, addirittura un codice dettato dall’antimafia. Il Secolo d’Italia, quotidiano di Fini, ieri conteneva appunto questo sillabario da casa circondariale sussunto ai piedi d’un titolo d’apertura che richiamava vagamente l’operosità leninista: “Corruzione, che fare?”. Anche qui: in condizioni di normalità l’autodisciplina e l’autocensura imposte per decreto sono benedette. Ma nell’attuale circostanza, in mancanza di un disegno armonico concordato con i berlusconiani, suonano come l’ammissione che ci sarà bagarre domestica, che ci si sta piegando alla voluttà di affondare un colpo di grazia.

[...] Quanto a Fini, dovrebbe sapere che anche alla più credibile delle maschere non basta un canovaccio di fama internazionale, se poi intorno gli crolla il teatro.

Qui la prima pagina, come la definisce Giuli, di “questo sillabario da casa circondariale sussunto ai piedi d’un titolo d’apertura che richiamava vagamente l’operosità leninista: “Corruzione, che fare?””, con il pezzo di Fabio Granata “Il Pdl adotti il codice antimafia” di spalla. Codice antimafia che ha creato alla Camera l’ennesima spaccatura. Qui il dibattito e le votazioni. Con un Giuliano Cazzola tra gli astenuti e un Della Vedova tra i favorevolissmi. La legge anti-mafia passa alla Camera con un Pdl spaccato hanno titolato all’unisono il Giornale, l’Unità Il Pdl si spacca anche sui boss e Repubblica che ha parlato di maggioranza in tilt e di applausi dell’opposizione a Giulia Bongiorno. Mentre per La Stampa si sono fronteggiati finiani contro berluscones. Se sulle liste si abdica, la partita è nettamente persa si scrive qui.

Mario Sechi nel suo editoriale si è domandato: A cosa servono i partiti politici?

Ad organizzare il consenso e attraverso le elezioni, insediare i propri rappresentanti nelle istituzioni. Servono a comporre le fratture sociali, far emergere una trasparente contrapposizione dei gruppi di interesse che si muovono nella società, organizzare la vita democratica. Al di là delle forme che possono assumere, sono praticamente insostituibili. Senza non c’è democrazia ma tirannia.

[...] Le candidature non le decidono le procure, la presunzione d’innocenza vale per tutti, ma la politica a sua volta ha ottimi strumenti per capite se un cittadino è in grado, di servire lo Stato con onore. E qui torniamo all’organizzazione della politica. Se un partito ha sedi nel territorio, è immerso nella vita delle comunità, non ha nessuna difficoltà a espellere dal suo giro personaggi poco raccomandabili. I partiti devono fare politica, non affari per i ras locali. [...] Il Senato dovrà decidere il suo destino. Ma attenzione qui non è in gioco la carriera di un singolo parlamentare. Quando la magistratura indaga su possibili «coperture politiche», significa che la partita si sta facendo molto pesante e per i partiti è arrivato il momento di prendere in mano il setaccio. Prima che sia troppo tardi.

Anche secondo Davide Giacalone: «Allora, ripetiamolo: il problema non è penale, ma politico e istituzionale». Mentre per la capogruppo del Pd al Senato che ha approfittato dell’occasione per manifestare apprezzamento per il Presidente della Camera Fini, le bufere in corso su Fastweb, Telecom e Grandi Opere mostrano un «quadro terrificante, altro che casi isolati, il Paese mostra segni di cedimento”.

«È una vergogna. Fortunatamente nel Pdl qualcuno lo dice, a cominciare dal presidente della Camera Fini… Siamo travolti dai disastri ambientali, dalla disoccupazione, dalle inchieste. E il premier pensa ai suoi privatissimi interessi»

Riassume tutto SDM oggi: MARASMA. Con tutto il caos che si ritrova dentro il Pdl, finisce che il Cav diventa davvero liberal-maoista.

Se non trova al più presto, in tanto mortifero caos, un predellino, Silvio può fare due cose: chiamare Bertolaso per lo sgombero delle macerie, o farsi maoista liberale fino in fondo, muovendo di persona all’assalto del quartier generale.

Per finire un’altra prima pagina: “Riecco il predellino, offensiva di Berlusconi: tra i nemici anche gli immigrati. Ma Fini non ci sta“, con due spalle: “Giornali salvi” e “Si alla legge. Mai più boss in campagna elettorale”. Avviso ai naviganti: non è l’Unità di Concita, ma la prima pagina del quotidiano NEL Pdl.

update: “Urne pulite”: così litigano finiani e berluscones.

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Mal di stomaco

Emanuele Umberto Reza Ciro Renè Maria Filiberto di Savoia, dibattuto Principe di Piemonte e di Venezia, secondo, forse, alla successione al trono, candidato Udc e buon ballerino, si presenta al Festival di Sanremo. Stante l’affetto di molti/e frequentatori di sale da ballo e assidui frequentatori anche della piazza nazional-popolare altrimenti definita Festival di Sanremo. arriva anche in finale.

In un altro giornale la cosa sarebbe finita nella cronaca royal families insieme alle foto di Ranya con i bimbi, l’ennesimo amore di una delle principesse di Monaco o una robusta degustazione di Sassicaia di una deposta principessa Windsor.

Su FareFuturo, guardiano della continuità storica del citato Manifesto, invece provoca un tale mal di stomaco da condurre la redazione ad una reazione ghandiana al solo pensiero che tale rampollo possa vincere il suddetto idiotissimo festival. Come se l’innalzamento sugli altari di Sanremo possa compararsi con la visione della Clerici, vestita in multiple sottane tricolori, che pone la Corona Ferrea su cotanto capo.

Mettiamoci d’accordo, “camerati”, fate meno melina, a Voi maiuscolo che diavolo ve ne frega di chi vince il Festival?

via FareFuturo a Sanremo? — The Frontpage.

In compenso anche il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani – dopo aver anticipato che sarebbe stato presente a Sanremo perchè «bisogna smetterla di fare le mummie, la sinistra deve smetterla con i sensi di colpa, non possiamo sentirci estranei e snob», dopo esser arrivato a Sanremo con la figlia Elisa e aver chiarito ancora di più il senso della sua incursione al festival della canzone italiana: «Mi piace la musica e credo che il Pd debba essere un partito popolare, che rida anche. La malinconia è sempre stata un lusso dei ricchi» – si è dichiarato subito disponibile a mangiare un panino in meno, solidarizzando con i guardiani, in caso di vittoria del trio. «Non è una cattiva idea tutto sommato. Magari un panino in meno…»

Nonostante il «Caro Bersani a Voi Il Festival a Noi i Cantautori» indirizzatogli dai futuristi nella loro ulteriore rivoluzionaria proposta-provocazione. A Voi il festival a Noi i migliori esponenti della tradizione cantautoriale italiana: «da De Gregori a Vecchioni, da Branduardi a Battiato, da Fossati ai fratelli Bennato e Guccini». Cioè mentre Bersani si affannava a sembrare “poco snob” e popolare, i finiani rivendicavano la loro “alterità”, probabilmente come annunciato qui “impossessandosi, senza pudore, dei contributi e delle riflessioni che, solo per esigenze di scuderia, venivano percepite come ‘altre’”. Non c’è male: una gara nella gara.

Sempre dal sito del duo Rondolino-Velardi Viva il Re, viva la Repubblica, viva Sanremo, viva l’Italia! e La spettacolare rimonta di D’Alema nella notte sanremese di YouDem.

Qui, invece, tutti i video del dopofestival su Youdem.tv.

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Una sorta di sfiga

Cronaca dagli Stati generali dell’autonomia che si sono svolti a Siracusa a Palazzo Vermexio e sono stati ideati da Fabio Granata. La “provocazione” arriva dall’assessore regionale alla Formazione, Mario Centorrino, economista e professore dell’università di Messina, nonché iscritto al Pd:

“Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di ’sfiga’ nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo”.

Sul nuovo protagonismo del territorio, anche nelle dinamiche relative alle grandi vertenze del lavoro, Centorrino ha spiegato che “la questione del futuro dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, ad esempio, oggi la sta trattando il presidente Lombardo, nel senso di livello istituzionale territoriale. Pensate che grande differenza rispetto a dieci anni fa, quando una simile vicenda l’avrebbe trattata un ministro del governo nazionale. Ciò significa che si sta sostituendo una rappresentanza territoriale a una rappresentanza politica con la quale abbiamo perso contatti e che non ci dice più niente”.

via La provocazione di Centorrino: “Sciascia e Camilleri portano sfiga” « Notizie Sicilia | Informazione sulla Sicilia | News, cronaca siciliana – Live Sicilia.

”L’appuntamento di oggi segna l’ufficializzazione di un appello rivolto al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, affinché convochi immediatamente gli Stati Generali dell’Autonomia in Sicilia in modo che la straordinaria esperienza politica di questo Governo si doti di un raccordo programmatico ed ideale che il fallimento dei partiti fino ad oggi non ha consentito di elaborare”, ha detto Fabio Granata, aprendo i lavori degli Stati Generali dell’Autonomia. All’appuntamento hanno preso parte numerosi esponenti della politica siciliana, tra cui il presidente dell’Anci Sicilia e sindaco di Siracusa Roberto Visentin, gli assessori regionali Centorrino, Bufardeci e Strano, i parlamentari Briguglio, Misuraca, Centaro, Pistorio, De Beneditcis, Bonomo.

”Tale processo virtuoso – ha aggiunto Granata – coinvolga tutta la Sicilia migliore, senza vincoli di appartenenza e con grande coraggio. Non siamo di fronte ad un nuovo milazzismo, ma siamo in presenza di un’esperienza straordinaria ed unica che va rafforzata e rilanciata, soprattutto dotata di idee nuove nel solco di una legalità diffusa che deve essere comune denominatore di questa esperienza”.

E’ il primo appuntamento dell’altro “laboratorio interessante con una componente importante della sinistra, anche con nomi come quelli di Mario Centorrino e Beppe Lumia” che secondo l’on. Granata “rappresentano proprio la possibilità di creare una cabina di regia che sia fatta di sintesi e contaminazioni politiche e sia fuori dal bipolarismo italiano“.

Non vedo Micciché. Vedo i 3 finiani doc ovviamente (l’assessore Strano e i parlamentari nazionali Briguglio e Granata). Qui si dice che Lombardo e Micciché sarebbero sempre più lontani.

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Tra differenze, senso della misura e roba miserabile

Il Pd insiste, si deve dimettere.

“In un paese non anomalo come in Italia – ha detto Franceschini a Repubblica Tv – una persona in quella situazione rassegna le dimissioni, e noi abbiamo apprezzato la sensibilità mostrata ieri da Bertolaso. Sta ora a Bertolaso confermare quella sensibilità istituzionale o ricondurla a una rappresentazione. Non è che su questo ci deve essere diversità tra destra e sinistra. Questo dovrebbe rientrare nella sensibilità di chi ricopre incarico. Delbono per accuse molto, molto meno gravi ha rassegnato le dimissioni. Questo rientra nella sensibilità istituzionali. Vorrei che su questo non ci fosse differenza tra destra e sinistra, ma purtroppo c’è”.

Le differenze: quando a decidere quanto e quando debbano essere determinanti sono sempre loro. In Campania il candidato del Pd è Vincenzo De Luca, rinviato a giudizio per falso e truffa e allora lì vale, giustamente, la presunzione d’innocenza. Se no trionferebbero i casalesi. In Campania è ancora il governatore in carica Bassolino, incappato in una serie di rinvii a giudizio, già condannato dalla Corte dei Conti. E anche lì, dimissioni? Mai neanche pensato di darle. Nella scorsa legislatura è stato il premier Prodi ad essere raggiunto da un avviso di garanzia, se non ricordo male.

E Palazzo Chigi insisteva: Prodi è estraneo serve senso della misura.

Il senso della misura e la roba miserabile. In attesa delle novità sulla “cosa megagalattica” ipotizzata dal gip anche, ovviamente, i farefuturisti scendono tempestivamente in campo. Sempre il direttore in persona ad intervenire sulla possibile “caduta dell’eroe civile”. Nell’incipit parte dicendo di condividere, per l’occasione, addirittura le ragioni di Vittorio Feltri (che tra l’altro dice ben altro). Poi spera, ma si dice preoccupatissimo, perché “se, infatti, è vera solo una parte di quello che si racconta, non soltanto l’Italia ha perso un suo eroe, ma anche tutti noi ci scopriamo peggiori di quello che Bertolaso ci ha fatto sognare. E questo proprio non riusciremmo a perdonarglielo”. Per concludere infine: “non ci rimane che la speranza“.

Mentre qui anche dopo l’avviso di garanzia, si ricorda che Bertolaso non è un insulto:

Sarà per quella sua maglietta blu ma per gli italiani Guido Bertolaso è il centravanti della nazionale. Un Paolo Rossi: minuto ma rapido di riflessi, sveglio, pronto a metterla in porta facendo la cosa più semplice. Anche Paolo Rossi peraltro cadde, ma poi fece tre gol al Brasile. A Bertolaso, per quello che ha fatto di utile, c’è da augurare di non dover passare per alcuna caduta e quindi per nessuna resurrezione. Ma su questo sarà la magistratura a dover far luce. L’auspicio è che lo faccia in fretta e, magari, che l’italico istinto “piazzaloretista” in questi mesi la lasci lavorare. Già ieri, in talune dichiarazioni, il “sistema Bertolaso” era diventato un insulto. Roba miserabile. C’è stata senza dubbio un’ipertrofia in questi ultimi anni della protezione civile. E le inchieste del Sole 24 Ore nei giorni scorsi lo hanno evidenziato. In un paese dalle mille inefficienze, le ordinanze di protezione civile sono apparse una scorciatoia troppo appetibile per non essere percorsa. Finanche i rom sono diventati una questione da protezione civile. Discutibile – e da rivedere – ma non illegale. Un’inchiesta per corruzione è un’altra cosa. Mischiare le cose serve solo a fare confusione.

A proposito di ipocrisie e cose miserabili, qui si parla della “bella recita” nel centrodestra che i “molti nemici palesi e i moltissimi occulti”, avrebbero inscenato stracciandosi le vesti: “Politicamente parlando, al netto del merito dell’inchiesta, indagare Bertolaso, colpirlo e azzopparlo, significa colpire Gianni Letta. Tutto il resto, stringi stringi, è chiacchiera.”

Sul Velino Federico Punzi ricorda: Balducci, il “Fatto quotidiano” omette nomina grazie a Di Pietro. E qui Lo “scudo” Bertolaso non è neanche un ombrello.

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Tacere

Fini ai suoi: “Speravo che oggi tutti tacessero. Era meglio il silenzio…

Fini avrebbe preferito il silenzio a un anno dalla morte di Eluana. “Avrei sperato che tutti tacessero ha confidato il presidente della Camera”.

La prima pagina di Ffwebmagazine in primo piano mette l’opinione di BDV. Il Secolo d’Italia riceve e volentieri pubblica l’opinione di Rocco Buttiglione, richiamandola in prima pagina.

Secondo me questa volta era lui che c’è l’aveva con i suoi. Altroché!

update: da leggere Una persona: non un’icona o una bandiera.

riupdate: questa me l’ero persa, troppo distratta. BDV di cui sopra è “Il radicale del Pdl, indicato ieri dallo stesso Fini come l’interprete della sua linea”, letto qui. Mi sembrava giusto chiarirlo.

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Devo dare una buona notizia

Questo è un altro colpo significativo contro la criminalità“.

A darne l’annuncio è stato il ministro dell’ Interno Roberto Maroni intervenendo a un convegno sulle riforme. “Devo dare una buona notizia per Milano – ha detto Maroni – è stato arrestato poche ore fa a Milano un mafioso importante, lo storico referente milanese delle cosche palermitane: Ugo Martello detto il Professore”.

via Arrestato Ugo Martello, “l’uomo della mafia a Milano”

Sempre a proposito dei pericoli incombenti di delegittimare la lotta alla mafia che vedevano in giro quelli dell’Officina politica.

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Cronache siciliane

L’Ars è composta da 90 deputati. Come le cronache ci hanno consegnato nel 2008, sappiamo che sarebbe stata:

“un’Assemblea regionale siciliana rinnovata per metà, con 41 nuovi deputati rispetto alla scorsa legislatura. Un’Ars un po’ più rosa, con cinque donne tra gli scranni di Sala d’ Ercole. Un’Ars che per la prima volta farà a meno di onorevoli che ormai a Palazzo dei Normanni erano di casa, come Guido Lo Porto, Salvatore Cintola e Bernardo Mattarella. Di certo, quella della quindicesima legislatura, sarebbe stata un’Ars, ci dicevano, dove a sinistra del Pd non ci sarà più nessuno, nemmeno chi fino a poco tempo fa era la leader di tutto il centrosinistra, Rita Borsellino”.

Eppure il risultato della votazione che ieri ha approvato l’ordine del giorno congiunto presentato da Gruppo-Sicilia (finiani e amici di Miccichè) e Mpa a Sala d’Ercole, per chiedere al presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo di andare avanti ci consegna questo risultato, letto dal Presidente Cascio e confermato nonostante qualche contestazione (per il voto risultante di un deputato assente, ritenuto da Cascio ininfluente). L’ordine del giorno è stato firmato anche dal deputato Mario Bonomo ex Pd che ha appena aderito al movimento di Francesco Rutelli.

Risultato della votazione

PRESIDENTE. Proclamo l’esito della votazione per scrutinio nominale:
Presenti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
Votanti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43
Maggioranza . . . . . . . . . . . . . . 22
Favorevoli . . . . . . . . . . . . . . . . 34
Contrari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 0
Astenuti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9

Essendo stato approvato l’ordine del giorno n. 202, gli ordini del giorno n. 203 e 204 sono, pertanto, preclusi.

34 deputati, con l’astensione decisiva del Pd che con la sua presenza in Aula ha garantito il numero legale, hanno deciso ieri le “magnifiche e progressive” sorti del governo regionale. E’ stata la degna conclusione del “Seguito della discussione sulle comunicazioni del Presidente della Regione” interrotta la scorsa settimana.

Lombardo fine o inizio?

Giallo sull’esito del voto. Ci sarebbero i sì di deputati assenti. E i voti contrari sarebbero in realtà zero, ma sono stati conteggiati i voti dei richiedenti della mozione Udc ritirata, come contrari. Decisiva l’astensione dei deputati del Pd.  Da stasera la maggioranza all’Ars è defunta. Si apre una nuova pagina.

E ieri si è assistito ad un altro paradosso: Gruppo Sicilia e Mpa, sono prontissimi a governare con quel Pd che per bocca del segretario regionale Giuseppe Lupo ha parlato di “siciliani che non conoscono le ragioni che hanno portato parte della maggioranza (insieme allo stesso Pd) a bocciare l’inaccettabile Dpef”, mentre definiscono traditori quella parte del Pdl che con lo stesso Pd ha bocciato quell’inaccettabile Dpef.

Lombardo è furioso. “Il voto di bocciatura del Dpef è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, l’ultima di una serie di aggressioni”. Il governatore è durissimo contro gli ex alleati, coi quali non sembra ci sia alcuna possibilità di ricucitura: “La vostra scelta ha portato al massacro irreversibile della nostra esperienza” e ancora: “Contro di me una campagna di istigazione all’odio profondo”. “L’attuale percorso è tagliato, come un cordone ombelicale”. Lombardo è netto. Suona il de profundis per la vecchia maggioranza. Finisce il discorso.

Lombardo, in questi mesi si è sempre dichiarato irremovibile, prima al ritiro delle deleghe ad Armao e a qualsiasi rimpasto di Giunta nei confronti di chi lo ha eletto e faceva parte della sua coalizione elettorale, mentre ha trasformato Armao “nell’assessore del nulla” e si è dichiarato ieri prontissimo ad un immediato azzeramento nei confronti di chi per gli elettori siciliani avrebbe dovuto rappresentare l’opposizione. Lombardo lavora a nuova Giunta, sarà pronta entro il 31 Dicembre. Mentre il capogruppo del gruppo Sicilia all’Assemblea regionale siciliana, Giulia Adamo saluta così la votazione di ieri, parlando di “cause perse”. Misteri della politica siciliana.

Lombardo rompe col Pdl. Verso una nuova giunta.

Accolto dunque l’appello di Lombardo da parte del Pd. “Non stiamo facendo ribaltoni o ribaltini. Ho già parlato di dissoluzione della maggioranza – aveva detto in aula il Presidente – Quel percorso fa parte del passato ed è stato tagliato come si fa con il cordone ombelicale. Ci riconosciamo in un programma che chiediamo di votare a chi ci sta. Serve una grande alleanza sociale per avviare le riforme che servono alla Sicilia”. “Non mi sento solo – aveva aggiunto – la bussola da seguire è l’interesse della Sicilia. Con chi tenta di disfare come Penelope di notte la tela che tessiamo di giorno non possiamo andare avanti”.

Per il segretario regionale del Pd Giuseppe Lupo “sono arrivate da Lombardo parole dure contro la sua ex maggioranza e contro le politiche antimeridionali del governo Berlusconi. Valuteremo i fatti che ne seguiranno”.

Vediamo dove vuole andare” dichiara uno dei coordinatori siciliani del Pdl intervistato anche lui da Riformista. L’apertura ai democrat? Sarebbe contro Berlusconi. “Non so come si possa pensare che questa idea venga accettata”.

Intanto, “non voglio che Micciché detti l’agenda al mio partito”, lo dice il presidente del Partito democratico Rosy Bindi, in un’intervista al Riformista (Bersani non bacia rospi nemmeno Dell’Utri), parlando della possibile alleanza con il Movimento per l’Autonomia del governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo.

”Lombardo – spiega Bindi – deve prima ‘rompere‘ con tutta la destra, Micciché e dell’Utri compresi. Poi, nel caso, ne riparliamo. Sia chiaro, il Pd non ha l’intenzione di raggiungere il governo con le scorciatoie neppure in Sicilia”.

Beh ci spieghino anche come governerebbero, con quali numeri e cosa vorrebbero fare. Non sarebbe male saperlo prima o poi. Continuiamo ad attendere.

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Distinguo

Vincino sul Foglio di oggi

Vincino sul Foglio di oggi

Ma dalle file del Pdl emergono dei distinguo. Il finiano Granata dice di non avere dubbi su Berlusconi ma avverte: «Nell’analisi che si fa nel Pdl e nei giornali di area pare che in questo paese non ci sia stato il ’92 e la connivenza tra politica e mafia», spiega Granata in un’intervista al Riformista (ndr qui il link Conosco la Sicilia, ogni imprenditore ha avuto la sua mafia). «Sembra che a un certo punto sono arrivati i giudici e hanno iniziato a ordire il complotto. Ma, allora, domando: perché sono saltati in aria Falcone e Borsellino? Al mio partito vorrei ricordare che senza memoria storica non si costruisce nessun futuro».

via LASTAMPA.it.

Granata il finiano che cambia sempre maglia a proposito di chi è senza memoria storica. E qui, qui e qui si spiega benissimo come si può chiedere di sapere la verità sulle stragi in Sicilia senza essere sulle sue posizioni e come si può ancora e sempre pretendere la verità su Falcone e Borsellino, senza ricevere in cambio lo stesso trattamento che Sciascia ricevette, anche da lui e da quelli come lui, allora fuoriuscito dal Msi (come ricorda Storace) e aderente o co-fondatore (così almeno ricorda Umberto Croppi) della Rete di Orlando, che fu tra i principali protagonisti del linciaggio nei confronti dello scrittore a base di accuse di essere un «quaquaraquà». “Quando la reazione fu immediata, e con il corollario di una violenza verbale che lascia ancora sbigottiti”. Scriveva Battista commentando la vicenda. Ora niente più ci dovrebbe lasciare sbigottiti. Secondo qualcuno. Ma qui si continua a cercare di usare la propria testa e quando diamo conto della situazione politica siciliana ci entriamo

con la dose consueta di sbigottimento, perché come loro pensiamo che, è giusto dare conto della trama della soap opera regionale, casomai qualcuno di ritorno da Marte si fosse perso il meglio (o il peggio).

E perché sarà alquanto difficile sostenere questa volta di voler rappresentare la volontà degli elettori in Sicilia con una intesa inedita fra il MPA, gli scissionisti del Pdl e il PD. “La crisi verso una svolta clamorosa. Fallito il centrodestra, un governo con il favore del Pd. Qui il Riassunto delle ultime puntate. E la costruzione di regole e di principi da rispettare a seconda della decisione che a qualcuno farebbe comodo prendere, ci lascia sempre senza parole.

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Pavido

«Propongo di istituire il premio dell’Antimafia delle chiacchiere, essendo certo che per il 2009 il vincitore sarà Fabio Granata».

Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno, anche lui ex An, è polemico nei confronti dell’intervista alla «Stampa» di Granata (eccola qui: C’è una gran voglia di delegittimare la lotta alla mafia), che aveva parlato del «berlusconismo che rischia di cancellare l’identità di chi crede nei valori della legalità, dell’antimafia, della giustizia». E lo sfida: «Si è rivelato un pavido almeno in ua passaggio della sua intervista: abbia il coraggio di dire che Dell’Utri è mafioso. Io non lo penso, lui ha avuto timore a dirlo».

Però Granata non è affatto isolato si dice qui: ha ricevuto, infatti innumerevoli attestati di solidarietà. A quanto pare gli ha subito telefonato il vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino e con lui è anche Luigi De Sena senatore Pd, l’altro vicepresidente dell’Antimafia.

Da traditori degli elettori e maestri di slealtà di chi si dice pronto a cercare maggioranza alternative da quelle uscite dalle urne (proponendo soluzioni inaccettabili agli occhi di qualunque osservatore), siamo passati ad essere tra quelli che hanno “una gran voglia di delegittimare la lotta la mafia”. Non c’è male come percorso di avvicinamento e di legittimazione democratica per il rappresentante principe dell’ala autonominatasi modernizzatrice e plurale nel Pdl. Una grande dimostrazione di lealtà. La delegittimazione vigliacca e pavida dell’altro. Di chi non la pensa come loro.

p.s. Ah ovviamente quale problema di visibilità. Quando mai. Lui “sviluppa un dibattito di qualità che porta alla luce le energie e lo spessore della sua area, troppo spesso in ombra”. I mesi e mesi di articoli, interviste, editoriali, proposte di legge, voti contrari al proprio governo, prese di posizioni contro gli alleati (in Sicilia) su tutti i quotidiani italiani e locali suoi e della sua area, ce li siamo inventati noi, quelli che abbiamo una grande volontà di delegittimarli. E a proposito di passato è vero che è stato il numero 2 del Fronte della Gioventù, ma è stato anche ripetutamente e molto più recentemente, Assesssore  di Totò Cuffaro alla regione Sicilia (lo stesso Cuffaro non il suo fratello gemello congelato), senza mai sentire alcun, se pur minimo, lontano rischio di cancellazione dell’identità di chi crede nei valori della legalità, dell’antimafia e della giustizia.

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