La collezione di quadri

Sempre Vincino. Oggi sul Foglio. Caporalato di giornata in arrivo anche per lui o effetto fango che crea danni inimmaginabili?
Riflessioni e Non Solo

Sempre Vincino. Oggi sul Foglio. Caporalato di giornata in arrivo anche per lui o effetto fango che crea danni inimmaginabili?
Mentre i suoi uomini di punta in Sicilia sono impegnati sul campo in quella “esperienza straordinaria ed unica, soprattutto dotata di idee nuove“ con il Pd e con Lombardo, Gianfranco Fini interviene a una cena di finanziamento della sua fondazione FareFuturo a sostegno della candidatura di Renata Polverini. Quindi, dato che io sono una, almeno secondo i liberal che bazzicavano da queste parti (quelli dalle parti di quelli bravi che prima o poi cedono e si candidano, ma che preferiscono l’incognito) che ho un’idea “un po’ debole nella percezione di cosa sono democrazia e dissenso entro un partito”, cercherò di ricapitalare con particolare attenzione. Fini dixit nell’ennesimo “distinguo”, al limite del penoso commenta lui:
Sono qui per non fare un intervento politico-programmatico perché il ruolo di presidente della Camera mi impone di non fare campagna elettorale ma non mi esime dal dovere di fare politica. Questo qualcuno non l’ha capito.
E lo dice ad una riunione elettorale per appoggiare la candidatura di Renata Polverini. Quindi, par di capire secondo le sue parole, che sì il suo ruolo gli imporrebbe è vero di non fare campagna elettorale, ma evidentemente, appare altrettanto corretto e illuminante dire, almeno per chi ha un’idea chiara e limpida di cosa siano la “democrazia e il dissenso entro un partito”, che la campagna elettorale che gli sarebbe preclusa dal suo ruolo sarebbe quella che gli impedirebbe di fare “interventi politico-programmatici“. Tutto il resto è concesso. Poi quelli che hanno chiare le idee sulla democrazia e sul dissenso interno ad un partito ci spiegano cosa sarebbero gli interventi politico-programmatici nel loro modo “doveroso” di fare politica. Che ne so, tipo potremmo anche uscire dal governo e dichiararci disponibili a farne un altro per il bene del Paese, per caso?
Poi spiega ancora il Presidente della Camera, a parte le sciocchezze demagogiche sulle tasse e sullo stato di polizia messe lì solo con l’intenzione di ribattare “brillantemente” al Cav:
«il centrodestra perennemente con la bava alla bocca non è quello più gradito, soprattutto in una città come Roma»
aggiungendo:
«Dobbiamo essere capaci di partorire delle idee, anche a costo di non essere capiti e con il rischio che qualche caporale di giornata ci richiami all’ordine»
Perchè, sempre per lui che ha chiarissimo cosa siano dissenso e democrazia, sentire definire dal presidente della Camera in carica “caporale di giornata” Sandro Bondi – ministro del suo governo e coordinatore di quel partito che lui ha co-fondato – che ieri era intervenuto così: “Nessun contrasto con Fini. Il Presidente della Camera con la sua Fondazione voleva stimolare il dibattito, ma certi intellettuali hanno superato la sua volontà”, non è fare “politica con la bava alla bocca”.
Eh no! In questo caso è chiaramente e limpidamente “non appiattirsi”. E’ partorire idee.
update: Chissà se qui siamo nel politico-programmatico? Chi lo sa: ai posteri l’ardua sentenza.
Tag:bondi, farefuturo, fini

E anche Fini scoprì il fango. Quello diretto su di lui.
Questa volta non può prendersela neanche con Libero (che ha bucato la notizia) o con feltrusconi. E’ stato il Corriere dell’ex Paolo Mieli. Difficile anche che omaggi Valium da quelle parti. E ora Fini si accorge del fango. Altro che come con Bertolaso, che “nella migliore delle ipotesi poteva non sapere” (secondo i prolifici dichiaratori finiani), in questo caso i danni che spesso provocano queste intercettazioni sarebbero “inimmaginabili”. “La stagione del fango è ripartita”. Ora.
A Fini, soprattutto oggi, non sfugge che il nodo sta lì: nelle intercettazioni, strumento che va «salvaguardato perché indispensabile alla lotta al crimine, anche se va fatta molta attenzione al modo in cui si adopera». [...] Insomma, la legge in materia va rivista, mentre il testo in discussione al Senato rappresenta «un buon compromesso» perché l’utilizzo «improprio» delle intercettazioni è «pericoloso». La metafora è calzante: «Quante polpette avvelenate vengono gettate lì e lasciate in migliaia di pagine. La stagione del fango è ripartita». [...] E se soltanto due giorni fa Fini ammetteva che «è notorio che il capo del governo usa espressioni molto dirette perché ritiene di essere al centro di un particolare accanimento da parte di alcune procure, ma i magistrati non si devono vergognare», ieri sembrava essere molto più berlusconiano. Specie nei toni: «Bisogna fare attenzione a tutte queste intercettazioni che spesso provocano danni inimmaginabili».
Qui invece l’intervista a Bondi di Vittorio Macioce.
Tag:fango, fini, intercettazioni
Andrea’s Version del 24 febbraio 2010
La procura di Firenze, perciò, non dovrebbe vergognarsi. Questo dice l’onorevole presidente della Camera, Gianfranco Fini. Non dovrebbe vergognarsi, cioè, di aver registrato e reso pubbliche ventimila pagine di intercettazioni, utili solo a sputtanare gente che con il codice penale non ha un cazzo a che vedere. Non dovrebbe vergognarsi di accusare un membro del governo finora trasversalmente stimato, con addebiti sui quali nessun magistrato lo potrà interrogare per mesi. Non dovrebbe vergognarsi di aver palesemente violato le più elementari regole della giurisdizione, nascondendo l’inchiesta e negandola alle sue sedi legittime. Non dovrebbe vergorgnarsi di giocare la partita affidandola all’emotività immediata della reazione pubblica, piuttosto che alla serietà degli elementi raccolti. Non dovrebbe vergognarsi di aver impiegato due anni, pagati da noi, per mettere insieme quella che alla fine verrà solo ricordata (lo giuro) come un’ennesima secchiata di merda, No. La procura di Firenze non dovrebbe vergognarsi, dice Fini. Avendo detto l’Amor nostro che vergognarsi dovrebbe. Dio, quanto ci piacciono questi suggerimenti culturali della fondazione “Faresiluro”.
Mai porre limiti alla provvidenza. Ancora su “Placata la bufera, torniamo al libero mercato“, il primo seminario voluto e animato dal suo nuovo consigliere per l’economia, BDV, che G.Fini affronterà il 27 febbraio. Così ne parla il finologo del Foglio: Ecco il documento economico per un Pdl liberale. “Così Fini studia da anti Tremonti“. Continuando di questo passo altro che adesione alla scuola di Chicago!
Continua l’eroica e bipartisan battaglia di Flavia Perina contro i “tagli indiscriminati” ai giornali di partito. Intervistata dal Manifesto spiega “Servono subito criteri nuovi e basta con i furbetti”:
Per evitare misure che penalizzano i giornali veri senza toccare i “furbetti” del settore, quelli che benficiano del contributo pubblico ma che vedono le edicole sì e no una volta l’anno
Continua “eroicamente” e coerentemente dal 2006. Anche allora schierata, così come oggi, contro i tagli annunciati (e mai attuati) nella manovra del governo Prodi. Quando, allora pagava An, Gianfranco Fini parlò così in direzione nazionale:
“Il Secolo così non ha ragione di esistere”. Lo voglio dire con chiarezza: il giornale, così com’è, non ha più ragione di esistere. Se voi sapeste quanti soldi costa al partito, pensereste come me che questi soldi sarebbe meglio spenderli in modo diverso. Si ripensa al partito, perché non potremmo ripensare anche al nostro giornale? Dobbiamo chiederci anche come si dà vita ad una comunicazione politica”
Qui sempre gli economisti liberi e liberal de Lavoce.info, nessun pericoloso reazionario, sull’argomento e sulle presenze in edicola dei “giornali veri”. E già che ci siamo la parlamentare, non penserebbe sia opportuno incominciare ad immaginarsi (loro che sono così imaginifici) un degno successore alla direzione del giornale NEL Pdl, dopo l’altro grido d’allarme lanciato dal co-fondatore (Siamo al limite dell’indecenza). O sulla piazza continua a non esserci un professionista degno che possa rimpiazzarla?
Comunicazione di servizio. Un invito per lui.
La partecipazione emblematica sabato 27 febbraio 2010 alla chiusura del seminario del liberali di BDV. Presenza che segnerà l’ennesima svolta politica di Gianfranco Fini, che difficilmente, si dice qua, “potrà diventare un liberista della scuola di Chicago (ndr io non metterei limiti alla provvidenza), ma che non ci sono dubbi è in chiave economicista”.
Emblematica a partire dal titolo: “Placata la bufera, torniamo al libero mercato“. Fini si misurerà per l’occasione, anticipando le future sfide, con Giampaolo Galli e Luigi Zingales, presenti tra gli altri, Antonio Martino e Alessandro Penati.
Chissà che non incontri personalmente quello “bravo, che prima o poi cede e si candida”. ![]()
Dopo aver annunciato il depotenziamento, “platealmente e pubblicamente come fosse stato il risultato di una sua pressione” si nota qui, dopo che aveva lanciato “i suoi uomini in una campagna contro la costituzione della Protezione civile spa” (ndr visibilissima, al di là della questione di merito, a chiunque osservi la politica, ci ha partecipato persino la candidata a governatore del Lazio), il presidente della Camera (oggi premiato dal Riformista come politico dell’anno: ha vinto in nome del Parlamento) ha risposto senza scomporsi a una domanda a bruciapelo di uno studente sul suo passato come esponente del Fronte della gioventù e del Movimento sociale, abbiamo letto ieri.
“Un passato che pesa sempre meno – dice Fini – e comunque più passano gli anni maggiori sono le possibilità per riflettere e a volte rivedere certi giudizi”.
via Fini: “Oggi chi ruba è un volgare lestofante”.
Più passano i mesi, invece, e mentre l’amico Knulp comunica “Mi sa che diventerò un liberale fastidioso“, ipotizzando addirittura che dato che è così bravo “prima o poi cede e si candida”, io mi ritrovo sempre più spesso a condividere quello che si scrive qui: La campagna elettorale di Fini, qui e qui. Stranezze di questo 2010?
L’attesa spasmodica – con il Secolo che ogni giorno ripubblicava l’invito dell’imminente intervento di Fini, intervistato da Stefano Folli e Luigi Amicone sulla “nuova politica. Quali sono i nuovi temi della politica italiana e come la nuova destra si rapporta ad essi” – è finalmente finita. Certo l’affaire Bertolaso gli ha tolto un po’ di visibilità mediatica, ma finalmente sappiamo. Dobbiamo “riconfigurarci“. Sta tutto lì il problema. E poi dobbiamo “guardare oltre le vecchie dicotomie” perché «La politica non si può fare con lo specchietto retrovisore». Ed è giunto il momento di comprendere, ha aggiunto Fini, “come le porte di oggi siano girevoli” chiarendo, quindi, come sia assurdo pensare “che ci siano ortodossia ed eresia“. E mi raccomando: Il Pdl non sia subalterno alla Lega (Lodovico Festa ci fa l’elenco delle subalternità di Fini).
Promesse e provocazioni tante, proposte politiche “operative” nessuna. Neanche l’ombra, a meno che qualcuno non arrivi a sostenermi che attraverso una polemica strategica piccola piccola, senza alcun respiro “alto” contro gli alleati di governo (anche questa volta in piena campagna elettorale, come per le Europee e dopo l’intesa sbandierata e gestita personalmente) si costruisca occultamente il progetto politico per arrivare ad una destra moderna ed europea. Rivendicazioni e parole tante: è da mesi (ormai quasi un anno) che le sentiamo: sempre le stesse. Dal “sofferto” congresso quando, elaborando il nuovo Pantheon (poi ulteriormente rielaborato dal gemello omozigote), hanno iniziato a spiegare cosa si sarebbe dovuto fare:
“Liberarsi dalla cultura di un partito e di una tradizione politica, prendere ciò che di buono viene dalla propria area di riferimento e impossessarsi, senza pudore, dei contributi e delle riflessioni che, solo per esigenze di scuderia, venivano percepiti come ‘altri’”.
E cosa tutti dovrebbero fare, pena l’inclusione automatica tra i ”cattivi”, tra chi, “in politica ma non solo, ha terribilmente paura di fare quel maledetto passo in avanti”, tra chi vuole “rimanere inesorabilmente indietro, anzi, molto indietro” e l’esclusione, anche quella immediata, dalla destra trendy dallo stile sobrio di cui tutti sono tanto invidiosi.
Tremendamente tautologico, scriveva lui. E poi la solita tiritera: Non vogliamo fare nessuna rottura, vogliamo solo “fare” discussione, vogliamo elaborare autonomamente, non abbiamo nessuna intenzione di tradire nessuno. Vogliamo, vogliamo, vogliamo. Ok ci crediamo! Andiamo avanti? Possiamo finalmente “andare oltre” avrebbe detto Tatarella? Possiamo sentire, finalmente come immaginate di costruire questo partito a parte le provocazioni e le eresie? O sta tutta qui la progettualità? Nelle polemiche infinite su tutto? Nello sparare a zero, contrapponendosi costantemente per diversificarsi? Come se il “valore” da ricercare spasmodicamente fosse solo ed unicamente la “differenziazione” a tutti i costi? Nel continuare a rivendicare quegli “spazi” che nessuno, mi pare di poter dire senza tema di smentita, gli ha finora negato? Parlano lui e la sua officina su tutto e di tutto su qualsiasi organo di stampa con piena libertà di azione e di “movimento” in piena “autonomia” politica (sicilia e candidature “imposte” e “calate” secondo quote, e con gli stessi criteri che in altre regioni si criticano, alla regionali docet). Qui Granata dopo aver garantito personalmente che, per tanti anni, quando lui è stato in “giunta con Cuffaro, nell’azione concreta di governo, Cuffaro non ha mai proposto un atto che oggettivamente fosse di confine rispetto a interessi mafiosi” (sarebbe diventato pericoloso e contiguo alla mafia solo dopo che lui è uscito dalla giunta?) si esprime liberamente contro il processo breve e favorevolmente ad un metterlo “definitivamente in stand-by”. Poi chiama a raccolta “Micciché, Lombardo, i finiani e Lumia, lanciando l’idea degli Stati generali dell’autonomia” (quella degli stati generali sta diventando un pallino, altra indizione questa volta escludendo il suo partito dall’appello). Conducono costantemente una guerra di movimento (rifacendosi alle storiche tattiche radicali) che niente ha a che fare con le prospettive di un partito maggioritario e di governo e con il dibattito costruttivo che si dovrebbe sviluppare al suo interno per arrivare ad una sintesi delle posizioni, senza che nessuno glielo impedisca, mi pare. Siamo riusciti anche a vedere in questa legislatura un caso più unico che raro di un vicecapogruppo che interviene alla Camera dicendo una cosa e poi vota contro la cosa pochi minuti prima sostenuta. O la progettualità sta in quel mischiare sempre, “furbescamente” insieme, quelle che dovrebbero essere (sono?) le posizioni istituzionali e super partes, assolutamente condivisibili e ovvie, anzi che dovrebbero servire da stimolo per tutti, che prevedono accordi bipartisan con le opposizioni per fare le riforme e il parlar di politica da co-fondatore di un partito? Leggi il resto »