Quel Partito di Berlusconi
(Adnkronos) – Afferma il deputato finiano Benedetto Della Vedova commentando, da Radio Radicale, quanto scritto oggi nel suo editoriale da Vittorio Feltri:
“Noi abbiamo cercato sul ‘Secolo’ di ieri di suonare la sveglia per il Pdl, dicendo cose magari da discutere. Feltri oggi invece ha recitato il de profundis per il Partito di Berlusconi”.
La politica fatta sui giornali e sulle radio a suon di dichiarazioni o magari di paginate su come riorganizzare e dare una prospettiva al partito, a quel partito di Berlusconi, come lo definisce oggi il deputato finiano, su cui Feltri avrebbe recitato il de profundis e la cui sorte peraltro a loro tanto starebbe a cuore. Paginate con le “risposte degli uomini vicini a Gianfranco Fini”: da Rossi a Bocchino, da Della Vedova a Moffa, dalla Napoli a Granata, l’ala giustizialista, dalla Perina a Bonfiglio. Discorso a parte merita il sottosegretario Roberto Menia, che non si capisce bene se, con quel “noi” che utilizza largamente quando parla di “pecche che avevamo denunciato sia nell’ultimo congresso che in quello fondativo”, abbia rapidamente dimenticato anche lui le sue recentissime dichiarazioni, se utilizzi “seriamente” e non con intenti ironici il plurale maiestatis o se anche per lui la politica stia diventando rapidissima evoluzione. 6 pagine per dire che il Pdl è morto. E l’interlocutore politico per loro continua ad essere Feltri e quello che scrive sul Giornale. Quando non lo querelano o lo insultano e proprio a Feltri che rispondono, replicano e chiedono lumi. E meno male che oggi il deputato finiano dopo la colta e raffinata elaborazione sulla new demacracy, pare si sia dedicato alle più tranquille lezioncine su Radio Radicale, con contorno di consigli al premier su come debba avere “più fiducia in se stesso e nella sua stessa leadership”. Ci sentiamo finalmente risollevati. Liberati da un peso.
E a proposito di domandine irriverenti in puro stile farefuturista, dato che ci siamo, ne faccio qualcuna anch’io:
Chi ha chiesto a Gianfranco Fini di sciogliere An? Perché non si è accontentato del suo decorosissimo 12,337 per cento? Perché ha sentito l’esigenza politica di fondare un nuovo partito? E perché, soprattutto, di farlo con qualcun altro? E come ha fatto a non pensare che, magari, qualcuno dei nuovi compagni di strada non avrebbe accettato la regola del contorno, del meno male che Gianfranco c’è? Se pensava di avere così tanto consenso (quanto davvero?) perché non ha tentato lo slancio solitario da quel suo personalissimo 12,337 per cento ottenuto nel 2006?
Lo chiediamo a Filippo Rossi che, al momento, sembra l’unico in grado d’interpretare i pensieri del capo. Attendiamo risposta.
p.s.: Sempre a proposito del Presidente della Camera, per lui l’insolita presenza a Palermo alla fiaccolata per ricordare il Giudice Borsellino è praticamente un esordio: in 15 anni c’è andato soltanto una volta, 4 anni fa, e solo per compiere qualche passo.


