Responsabilità
Nel gruppo giocoso della domenica sera irrompe la più giovane di casa. Sta per uscire, l’Ansa le arriva sul cellulare mentre saluta tutti: “Uh, hanno fatto male a Berlusconi”, annuncia sorridendo. Intorno ai tavoli del burraco sono sedute persone di mezza età – stimati professionisti, intellettuali, funzionari pubblici – tutte vagamente appartenenti a quel campo di Agramante che è il centrosinistra. Mettile a discutere di politica, e ognuna di loro ti esporrà un’idea diversa, irriducibilmente singolare, del mondo, del passato e del futuro, di necessità priorità programmi. Ma dici “Berlusconi”, e per incanto ogni differenza verrà meno.
E’ volgare, perennemente sopra le righe, non rispetta le regole. Non vuole farsi processare, è un megalomane e un bugiardo. E’ vecchio, non si accetta e si fa i lifting. Dà antropologicamente fastidio. E’ il nemico.
Prime reazioni alla notizia del ferimento: “Beh, si sapeva che sarebbe successo, prima o poi”; “Si capisce, lui provoca continuamente”. Passa qualche minuto, e le considerazioni si fanno più razionali. “Figurati adesso come farà la vittima”; “Pensa i giornali… e che cosa dirà il Tg1!”. Si tira un sospiro di sollievo quando si scopre che l’aggressore è (pare) una persona malata: che bella soddisfazione. E ci vuole ancora un momento perché qualcuno arrivi a dire: “E’ una stronzata, sarà più forte di prima”, concetto che mette tutti d’accordo.
Ma non si va oltre. Nessuno che colga l’occasione per riflettere sul clima parossistico nel quale viviamo e sulle responsabilità di ognuno. Magari a partire dalle proprie, e non da quelle degli altri. continua
A proposito di quanto si diceva nei post precedenti e per quelli che da mesi hanno perso il sonno per l’antidemocratica direzione del tg1 da parte di Minzolini.
E poi una breve rassegna di pezzi che mi hanno particolarmente colpito.
C’è chi si preoccupa dei danni ricevuti dall’opposizione e di come le parole “fuori dal senno”, di qualcuno, “finiscano paradossalmente”, secondo lui, “per dare ragione a Berlusconi quando lamenta di essere oggetto – ormai da anni - di una campagna d’odio”. Paradossalmente.
E ci sono i commenti odierni di chi per rendersi conto che le parole dell’on. Di Pietro (e dei tanti altri che indisturbati usavano lo stesso stile) fossero inaccettabili ha dovuto attendere che i fatti di ieri accadessero. Mentre altri che da mesi parlano e intervengono a raffica su tutto per l’occasione hanno deciso di “non profferire verbo”.
Qui le 16 righe del direttore di Repubblica (che forzando la mia indole antidemocratica mi sono costretta a leggere) accompagnate dal compiacimento di largo Fochetti per il “fallimento”, a loro dire, del Predellino2. Una cronaca della giornata necessaria, perché “il vostro cronista deve riferire quanto ha visto e sentito”, inframezzata dall’ilarità e da una piazza scarsa di mille persone che stava ad ascoltare il premier. “Un piccolo esercito infreddolito di zelatori (qui chi sono, grazie a wikipedia). Si, “la corte” trafitta dai mille aghi:
Non dei giudici, dei giornali, della Corte costituzionale («In una democrazia non si può accettare che magistrati politicizzati possano intervenire sul Parlamento»), ma da un’Alleanza repubblicana che si sta formando «per la difesa della democrazia», in una filiera ininterrotta che vada Casini a Fini, da Rutelli a Di Pietro, una Santa Alleanza, se Pierluigi Bersani consentirà, che magari salverà la legislatura e la democrazia con un governo di salute pubblica, togliendo prima di tutto dal campo il leader populista ferito e la sua corte”.
Mentre i contestatori agguerrriti, che a detta dello stesso cronista, erano ben più della decina censite dalle agenzia di stampa, hanno costretto il Premier a gridare per farsi ascoltare. Con gli inevitabili inserimenti, a proposito di attenzione sull’uso delle parole e posto soprattutto che il vero cronista deve riferire quanto ha visto e sentito, degli ipotetici e misteriosi qualcuno che: “temevano ieri sera addirittura il lancio delle monetine, come capitò tanti anni fa a Bettino Craxi davanti all’uscita del Raphael” e con il paragone finale che conclude in bellezza il pezzo. Il confronto ormai ineludibile con il Mussolini, questa volta quello del ‘25. “Ma stasera nel retro di Piazza Duomo, lui non lo sa, sembra proprio di sentire le stesse parole.” Accostamento assolutamente necessario, aggiunge, nonostante quanto successo dopo.
Stefano Folli, invece, non usa mezzi termini: Fallito il confronto civile, ora il Pd isoli Di Pietro.
«Siamo in una situazione molto difficile dal punto di vista della convivenza – spiega Folli -. Ma quello che ha detto Di Pietro è inqualificabile e gravissimo. Un conto è prendere posizione in un clima di forte conflittualità civile, ma di fronte ad un episodio del genere non si può dire che Berlusconi istiga, perché è un voler quasi giustificare l’aggressione».
Sono affermazioni gravissime – dice Folli -. Bisogna stare molto attenti a usare le parole. In tempi come questi penso che chi ha una responsabilità anche pubblica e non solo istituzionale – e mi riferisco ai parlamentari – debba stare molto attento a quello che dice e a quello che fa. L’esasperazione generale del confronto politico riguarda tutti, riguarda anche Berlusconi – conclude Folli – ma questo non ha nulla a che vedere con la gravità di un fatto come quello accaduto, un episodio di violenza teppistica molto grave e pericoloso. Ma ancor più gravi sono affermazioni come quelle. E spero che il Pd dica finalmente una parola precisa su Di Pietro».
Qui alcune reazioni alle parole dell’ex ministro dette da uno tra i pochi “coraggiosi” (l’ha ripetuto chiaramente oggi in diretta tv) che fa qualche domanda e chiede ai dirigenti del suo partito una scelta chiara: “Ora il Pd interrompa l’alleanza con l’Idv”. Spiegando che, paradossalmente (in questo caso credo molto opportunamente), dato che la questione è squisitamente politica, avrebbe dovuto essere risolta già molto tempo prima.
p.s.: Il responsabile avrebbe la mente malata. Queste, invece, sarebbero le lucide menti politiche.