Sembrava non interessasse a nessuno

Sembrava che non interessasse a nessuno, la privacy online, a giudicare dai milioni di storie, foto e video ultrapersonali che la gente pubblica allegramente sui social network. E invece, da qualche tempo, non si parla d’altro.

Luca De Biase tra geolocalizzazione, video-chat, facebook, twitter, google e privacy online. Poi conclude così: “la vera grande difesa di ciascuno contro il “Panopticon” della rete è nella consapevolezza di chi usa i social media. Quello che si mette online diventa pubblico o può diventarlo, prima o poi. Se si corrisponde privatamente, si può sempre usare la mail.”

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Scelte aziendali

Scrive l’Ansa alle 14.54: È durato solo poche ore l’oscuramento di Facebook nella sede del Partito democratico, al largo del Nazareno. Stamane era stata disposta la chiusura del social network perché troppi dipendenti lo usavano invece di lavorare. All’ora di pranzo c’è stato però un ripensamento, come si è appreso attraverso l’ufficio stampa: “La chiusura è stata una scelta fatta dal Partito in senso troppo aziendale perché non si è tenuto conto che Facebook è anche uno strumento di lavoro per i politici e per tutta la struttura” (il corsivo è nostro).

Che significa in senso troppo aziendale? che le aziende sono stupide, o che usano i piccioni viaggiatori anziché i social network, o che lavorano anziché perdere tempo in chiacchiere? E si può essere ‘abbastanza’ aziendali, ‘insufficientemente’ aziendali, ‘troppo’ aziendali?

Oscurare Facebook per sbaglio non è grave; non sarebbe troppo grave neppure oscurarlo del tutto, e mandare demagogicamente i funzionari “fra la ggente”, anziché tenerli prigionieri dell’universo virtuale diventato fighissimo grazie a Obama (che avrebbe vinto grazie alla rete). Ma in senso troppo aziendale proprio non va giù: perché rivela, con l’ingenuità che soltanto il linguaggio dei fanciulli riesce ad avere, un totale fraintendimento delle aziende, dei partiti, di internet, della politica, e in definitiva del mondo.

via Il Pd oscura Facebook, ma subito si pente della “scelta troppo aziendale” – The Frontpage.

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Conference call

L’idea di un incontro con le autorità italiane, per discutere dei possibili rimedi al fenomeno dell’incitamento alla violenza via Internet, era stata lanciata dal responsabile per l’Europa di Facebook, Richard Allen, in una lettera al presidente del Senato Schifani. La proposta è stata raccolta dal governo e il responsabile del social network californiano sarà collegato in “conference call” da Londra con il ministro degli Interni, Roberto Maroni, fa sapere il Viminale. Alla riunione, convocata per martedì 22 dicembre, alle 15, per esaminare le misure allo studio del governo volte a contrastare i reati di istigazione a delinquere e di apologia di delitto commessi per via telematica, parteciperanno anche i rappresentanti delle società che forniscono connettività e servizi nella rete, i rappresentanti delle associazioni di categoria e i rappresentanti dei più importanti social network. Tra cui, appunto, quello di Facebook.

Per la verità Allan aveva proposto di discuterne al presidente del Senato, Renato Schifani, che ieri aveva denunciato la “pericolosità” di Facebook, addirittura “più dei gruppi degli anni ’70″, ma il governo ha preso l’iniziativa e organizzato un incontro a più ampio spettro. Nella sua lettera a Schifani il responsabile europeo di Facebook esprimeva alla seconda carica dello Stato la sua disponibilità “a discutere ulteriormente con lei o con chiunque altro del suo staff e a conoscere il suo punto di vista su come noi possiamo agire ancora più efficacemente in futuro”. Un “passo estremamente costruttivo”, l’ha definito il presidente Schifani accogliendo l’invito. Sarà un incontro “in cui rifletteremo assieme per individuare delle regole, delle procedure, al di là degli aspetti legislativi che il governo sta valutando, per evitare proprio che su questi siti, al di là di Facebook, si possano inserire degli inni di istigazione all’odio e alla violenza, che non fanno bene al Paese e che a volte configurano addirittura elementi ed estremi di reato”.

Nella lettera Allen proponeva anche le modalità con le quali, in concreto, si sarebbe potuto svolgere questo incontro: “Con una conferenza telefonica oppure, se lei desidera, potrei organizzare un viaggio da Londra a Roma per discutere questo argomento”. Ieri il presidente del Senato aveva sollecitato un intervento del Parlamento per arginare le istigazioni alla violenza sul web, definendo in particolare Facebook “più pericoloso dei gruppi degli anni ’70″. “Si leggono – spiegava il presidente – dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange”. Un intervento legislativo in materia deve certamente avere “come faro di riferimento la libertà di espressione”, ma il Parlamento “deve fare qualcosa”, aveva insistito ieri Schifani.

Federico Punzi su il VELINO

Qui invece la notizia di un altro intervento online. Oggi alle 18.30 intervista a Antonio Palmieri (qua una sua dichiarazione), responsabile nazionale Internet del PdL. Per intervenire in diretta all’intervista organizzata da Oilproject, con domande scritte, che poi vengono votate dagli altri partecipanti, usate questo link.

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Quando la parola si fa azione?

E’ lo stenografico della Camera dei Deputati sull’Informativa urgente del Governo sull’aggressione ai danni del Presidente del Consiglio che ha avuto luogo il 13 dicembre 2009 a Milano.

Il Ministro Maroni parla di Facebook. Sempre meglio leggere le cose che ha effettivamente detto, che parlare e riparlare delle cose che avrebbe detto.

[...] Dopo la gravissima aggressione di domenica, è ripresa la proliferazione su alcuni social network, come facebook, di gruppi che inneggiano all’aggressore del Premier e che, come già accaduto nel recente passato, incitano alla violenza nei confronti di Berlusconi. L’autorità giudiziaria è già stata attivata al riguardo, ma stiamo valutando ogni possibile iniziativa, anche legislativa, per procedere all’oscuramento di quei siti che diffondono messaggi di vera e propria istigazione a delinquere (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania, Unione di Centro e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud), con effetti che tutti purtroppo abbiamo visto. Finora i tentativi in sede parlamentare…

FURIO COLOMBO. Come la Cina!

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego.

EDMONDO CIRIELLI. Vergognati! Hai firmato contro Calabresi.

PRESIDENTE. Onorevole Cirielli…

VALENTINA APREA. Come fanno negli Stati Uniti!

ROBERTO MARONI, Ministro dell’interno. Finora i tentativi in sede parlamentare di introdurre nel nostro ordinamento norme efficaci in tal senso hanno dovuto segnare il passo rispetto alle difficoltà di individuare interventi mirati ad oscurare solo i gruppi che pubblicano messaggi violenti, senza coinvolgere la generalità degli utenti dei social network, che utilizzano le opportunità delle moderne tecnologie della rete per fini assolutamente leciti (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud).

Sto pertanto valutando soluzioni idonee, che intendo sottoporre al prossimo Consiglio dei Ministri, che siano compatibili con tali esigenze, grazie anche all’esperienza operativa maturata dal servizio della polizia postale e delle comunicazioni, già proficuamente attivo nel monitoraggio della rete per l’individuazione dei siti e delle pagine web che inneggiano alla violenza.

È proprio grazie ai proficui contatti tra il servizio della polizia postale e delle comunicazioni e la società statunitense proprietaria di facebook che è stato possibile intervenire nello scorso mese di ottobre per rimuovere i messaggi che anche in quell’occasione istigavano alla violenza

via Stenografico Assemblea – Sed. n. 258 di martedì 15 dicembre 2009 – 16^ Legislatura.

Ne scriveva oggi su La Stampa Michele Ainis, preoccupatissimo di possibili censure e limitazioni alle libertà. Per lui “chi plaude alle gesta di Tartaglia, a occhio e croce no, non supera la soglia tra il lecito e l’illecito” (a occhio e croce, benché ciascuno farà le sue valutazioni), illecito che c’è solo, continua “quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento”. Solo in “quest’ipotesi è giusto pretendere un castigo, però a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa; che sussista un pericolo immediato”.

Molto preoccupato che si possano fare “ricadere su tutto il popolo dei navigatori le intemperanze di qualche marinaio”. Anche perché, scrive, sono “molti di più quanti esecrano Tartaglia, rispetto ai suoi tifosi”.

Per poi concludere con la sua ricetta:

Dopotutto l’antidoto agli abusi in Rete già viaggia sulla Rete, basta un clic.

Di ben altro tenore Il lato oscuro della rete, condivisibile almeno nella premessa, mentre poi si dilunga ad elencare una sfilza infinita di insulti che nel tempo i gruppi contrapposti si sono scambiati.

[...] Se è vero che la nostra libertà fi­nisce là dove inizia la liber­tà degli altri, anche la liber­tà di parola, cioè il bene più prezioso dell’oro in una democrazia, ha un li­mite. Che non è solo il buon senso: è il codice pe­nale. Ci sono delle leggi: l’ist­i­gazione a delinquere e l’apologia di reato vanno puniti. Uno Stato serio non può tollerare che esista una zona franca dove di­vampa una guerra che quotidianamente si fa più aspra, volgare, violenta.

E se ne parlava anche sul Foglio, qui Perché le chiacchiere su Facebook sono come quelle in ufficio, con i pareri dei blogger Leibniz, Wittgenstein e Spinoza. E qui: L’insostenibile leggerezza del web.

Da sempre più semplicemente la penso come lui, e non cambio idea per l’occasione.

update: intanto parrebbe che Fb stia cancellando i siti pro Tartaglia e quelli taroccati su Berlusconi. Dal Pd, qui, arriva il sì dell’europarlamentare Gianni Pittella: «Pluralismo non vuol dire lasciare che si possa istigare all’odio».

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Pensa i giornali… e che cosa dirà il Tg1

Responsabilità

Nel gruppo giocoso della domenica sera irrompe la più giovane di casa. Sta per uscire, l’Ansa le arriva sul cellulare mentre saluta tutti: “Uh, hanno fatto male a Berlusconi”, annuncia sorridendo. Intorno ai tavoli del burraco sono sedute persone di mezza età – stimati professionisti, intellettuali, funzionari pubblici – tutte vagamente appartenenti a quel campo di Agramante che è il centrosinistra. Mettile a discutere di politica, e ognuna di loro ti esporrà un’idea diversa, irriducibilmente singolare, del mondo, del passato e del futuro, di necessità priorità programmi. Ma dici “Berlusconi”, e per incanto ogni differenza verrà meno.

E’ volgare, perennemente sopra le righe, non rispetta le regole. Non vuole farsi processare, è un megalomane e un bugiardo. E’ vecchio, non si accetta e si fa i lifting. Dà antropologicamente fastidio. E’ il nemico.

Prime reazioni alla notizia del ferimento: “Beh, si sapeva che sarebbe successo, prima o poi”; “Si capisce, lui provoca continuamente”. Passa qualche minuto, e le considerazioni si fanno più razionali. “Figurati adesso come farà la vittima”; “Pensa i giornali… e che cosa dirà il Tg1!”. Si tira un sospiro di sollievo quando si scopre che l’aggressore è (pare) una persona malata: che bella soddisfazione. E ci vuole ancora un momento perché qualcuno arrivi a dire: “E’ una stronzata, sarà più forte di prima”, concetto che mette tutti d’accordo.

Ma non si va oltre. Nessuno che colga l’occasione per riflettere sul clima parossistico nel quale viviamo e sulle responsabilità di ognuno. Magari a partire dalle proprie, e non da quelle degli altri.  continua

A proposito di quanto si diceva nei post precedenti e per quelli che da mesi hanno perso il sonno per l’antidemocratica direzione del tg1 da parte di Minzolini.

E poi una breve rassegna di pezzi che mi hanno particolarmente colpito.

C’è chi si preoccupa dei danni ricevuti dall’opposizione e di come le parole “fuori dal senno”, di qualcuno, “finiscano paradossalmente”, secondo lui, “per dare ragione a Berlusconi quando lamenta di essere oggetto – ormai da anni -  di una campagna d’odio”. Paradossalmente.

E ci sono i commenti odierni di chi per rendersi conto che le parole dell’on. Di Pietro (e dei tanti altri che indisturbati usavano lo stesso stile) fossero inaccettabili ha dovuto attendere che i fatti di ieri accadessero. Mentre altri che da mesi parlano e intervengono a raffica su tutto per l’occasione hanno deciso di “non profferire verbo”.

Qui le 16 righe del direttore di Repubblica (che forzando la mia indole antidemocratica mi sono costretta a leggere) accompagnate dal compiacimento di largo Fochetti per il “fallimento”, a loro dire, del Predellino2. Una cronaca della giornata necessaria, perché “il vostro cronista deve riferire quanto ha visto e sentito”, inframezzata dall’ilarità e da una piazza scarsa di mille persone che stava ad ascoltare il premier. “Un piccolo esercito infreddolito di zelatori (qui chi sono, grazie a wikipedia). Si, “la corte” trafitta dai mille aghi:

Non dei giudici, dei giornali, della Corte costituzionale («In una democrazia non si può accettare che magistrati politicizzati possano intervenire sul Parlamento»), ma da un’Alleanza repubblicana che si sta formando «per la difesa della democrazia», in una filiera ininterrotta che vada Casini a Fini, da Rutelli a Di Pietro, una Santa Alleanza, se Pierluigi Bersani consentirà, che magari salverà la legislatura e la democrazia con un governo di salute pubblica, togliendo prima di tutto dal campo il leader populista ferito e la sua corte”.

Mentre i contestatori agguerrriti, che a detta dello stesso cronista, erano ben più della decina censite dalle agenzia di stampa, hanno costretto il Premier a gridare per farsi ascoltare. Con gli inevitabili inserimenti, a proposito di attenzione sull’uso delle parole e posto soprattutto che il vero cronista deve riferire quanto ha visto e sentito, degli ipotetici e misteriosi qualcuno che: “temevano ieri sera addirittura il lancio delle monetine, come capitò tanti anni fa a Bettino Craxi davanti all’uscita del Raphael” e con il paragone finale che conclude in bellezza il pezzo. Il confronto ormai ineludibile con il Mussolini, questa volta quello del ’25. “Ma stasera nel retro di Piazza Duomo, lui non lo sa, sembra proprio di sentire le stesse parole.” Accostamento assolutamente necessario, aggiunge, nonostante quanto successo dopo.

Stefano Folli, invece, non usa mezzi termini: Fallito il confronto civile, ora il Pd isoli Di Pietro.

«Siamo in una situazione molto difficile dal punto di vista della convivenza – spiega Folli -. Ma quello che ha detto Di Pietro è inqualificabile e gravissimo. Un conto è prendere posizione in un clima di forte conflittualità civile, ma di fronte ad un episodio del genere non si può dire che Berlusconi istiga, perché è un voler quasi giustificare l’aggressione».

Sono affermazioni gravissime – dice Folli -. Bisogna stare molto attenti a usare le parole. In tempi come questi penso che chi ha una responsabilità anche pubblica e non solo istituzionale – e mi riferisco ai parlamentari – debba stare molto attento a quello che dice e a quello che fa. L’esasperazione generale del confronto politico riguarda tutti, riguarda anche Berlusconi – conclude Folli – ma questo non ha nulla a che vedere con la gravità di un fatto come quello accaduto, un episodio di violenza teppistica molto grave e pericoloso. Ma ancor più gravi sono affermazioni come quelle. E spero che il Pd dica finalmente una parola precisa su Di Pietro».

Qui alcune reazioni alle parole dell’ex ministro dette da uno tra i pochicoraggiosi” (l’ha ripetuto chiaramente oggi in diretta tv) che fa qualche domanda e chiede ai dirigenti del suo partito una scelta chiara: “Ora il Pd interrompa l’alleanza con l’Idv”. Spiegando che, paradossalmente (in questo caso credo molto opportunamente), dato che la questione è squisitamente politica, avrebbe dovuto essere risolta già molto tempo prima.

p.s.: Il responsabile avrebbe la mente malata. Queste, invece, sarebbero le lucide menti politiche.

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Stranezze digitali

Se, passeggiando per strada, qualcuno grida che vuole ucciderti e che lo farà presto la chiamano “minaccia“.

Se qualcuno fa la stessa cosa su Facebook, la chiamano “libera manifestazione del pensiero“.

Sono stranezze digitali.

via In tutta sincerità…: Stranezze digitali.

Intanto correggo quanto scritto prima, Repubblica, Corriere e CnrMedia hanno sbagliato, il gruppo Facebook di “affermazioni bizzarre” è ancora lì. «Uccidiamo Berlusconi» diventa «Berlusconi ora che abbiamo la tua attenzione rispondi alle nostre domande».

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Beniamino

Appello Facebook

Gianpiero D’Alia, si proprio lui: quello del celebre emendamento e del caso Facebook, questa volta non solo aderisce, ma addirittura anticipa il più cliccato appello di Facebook (in poche ore il testo ha superato le 700mila adesioni) che invita i politici a donare lo stipendio di aprile (tanto non muoiono di fame).

Non è che dopo tanto parlare (e il tanto scrivere) e dopo il “ravvedimento operoso“, rischiamo di ritrovarcelo come il beniamino dell’italico social network?

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Legiferare

Il mio giovane e illustre concittadino, Presidente del gruppo UDC-SVP-Aut al Senato della Repubblica, Gianpiero D’Alia, qui intervistato sull’argomento da Alessandro Gilioli, è riuscito nell’intento di fare una dichiarazione contraria al decreto di questo tenore:

Il Gruppo UDC-SVP-Autonomie voterà contro il provvedimento in discussione, con l’amarezza e il rammarico di non aver potuto instaurare un confronto serio con la maggioranza, ma di aver dovuto assistere all’adozione di una serie di interventi puramente propagandistici…

e contemporaneamente aver fattivamente partecipato non solo al suo peggioramento – con l’inserimento all’interno del decreto sicurezza (Disposizioni in materia di sicurezza pubblica che ora passa all’esame della Camera) di un emendamento poi approvato (non da lui), dopo il parere favorevole del governo, vincolato ad una richiesta di riformulazione, espresso dal Sottosegretario Mantovano (sigh!) – ma evidentemente di aver pensato a qualcosa che neanche il governo in carica e i membri della sua maggioranza, almeno fino a quel momento, avevano elaborato.

Il che è tutto dire. A proposito di: Abolizione per legge di inondazioni e ignoranza tecnologica.

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Idea!

Vincino

7 gennaio 2009 – Vincino

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