Non c’è altro modo per far funzionare una democrazia

Rondolino su The Front Page:

Se fossimo un paese civile, cioè un paese in cui le regole vengono rispettate e la volontà degli elettori anche, il Parlamento sarebbe già stato sciolto e nuove elezioni sarebbero già state convocate. La maggioranza scelta dai cittadini due anni fa, infatti, non esiste più. Fini, come giustamente ha spiegato ai suoi telespettatori il Tg1, è passato all’opposizione: che i suoi ministri e sottosegretari votino a favore del governo di cui fanno parte, mentre il resto dei deputati si astiene, è soltanto un piccolo esempio di miseria politica, di cui non vale neppure la pena parlare. A difendere la democrazia rappresentativa e le sue regole è rimasto in Italia soltanto Silvio Berlusconi, il solo che ha sempre avuto il coraggio civile di sottoporsi al giudizio degli elettori, anziché a quello dei salotti, dei think tank de’ noantri, delle procure e dei giornali padronali. Ci auguriamo che continui su questa strada.

Il presidente del Consiglio salga dunque al Quirinale e rassegni le dimissioni. Se otterrà il reincarico, si presenti in Parlamento con un nuovo esecutivo e un nuovo programma incentrati sulla difesa della legalità, cioè sul drastico ridimensionamento dello strapotere della magistratura legge sulle intercettazioni, processo breve, lodo Alfano costituzionale, riforma del Csm, separazione delle carriere. Esiste una maggioranza per questo governo e per questo programma? Se le dichiarazioni dei finiani hanno un fondamento, la risposta è no.

È nelle prerogative del presidente della Repubblica esplorare a questo punto la possibilità di un altro governo e di un’altra maggioranza, che, per essere tale, dovrebbe comprendere il Pd, l’Italia dei valori, l’Udc, i transfughi rutelliani e i transfughi finiani, i tirolesi e i siciliani di Lombardo e qualche altro libero pensatore. Se, come appare piuttosto probabile, una tale maggioranza non riesce a coagularsi, lo scioglimento delle Camere diventa automatico, con buona pace dei nostri politicanti d’opposizione.

Sarà interessante, a questo punto, assistere alle contorsioni della sinistra, spaccata fra Vendola e Bersani o chi per lui, alle esibizioni e ai ricatti dipietristi, alla nascita del grande (?) rassemblement centrista di Fini-Casini-Rutelli, e a quant’altro la pochezza politica e il terrore del voto popolare sapranno produrre nelle nostre variegate opposizioni.

Alla fine, decideranno gli elettori: non c’è altro modo di far funzionare una democrazia.

via Le elezioni, subito | The Frontpage.

E questo invece l’editoriale del Corriere di domenica scorsa: Purché il paese venga prima, dove Ferruccio De Bortoli ipotizzava e auspicava un accordo in extremis tra le varie componenti del centrodestra. “Come se ne esce? In un solo modo, con un accordo di legislatura, chiamiamolo pure così, che coinvolga tutte le componenti del centrodestra”. “Quale grande occasione – concludeva il direttore – per segnare un punto di svolta in una legislatura disgraziata e riprendere un po’ di quello spirito liberale finito troppo presto alle ortiche. Ci illudiamo? Forse, ma il Paese viene prima”. Non senza aver passato in rassegna ed escluso prima le altre ipotesi circolanti.

Le ipotesi – tutte suggestive, ma difficilmente praticabili, di governi tecnici o di larghe intese, appartengono a una manualistica politica resa più ricca di varianti dalla pausa agostana. Quando Berlusconi minaccia le elezioni, salvo poi smentirsi il giorno dopo, dimentica che le Camere le scioglie il Capo dello Stato. La Costituzione impone a Napolitano di verificare l’eventuale esistenza di altre maggioranze. Se la Lega rimane fedele a Berlusconi, non ne esistono. Zero. Ma mettiamo anche il caso che possano esserci maggioranze  alternative. Bene la legislatura verrebbe salvata escludendo dal governo chi ha vinto le elezioni del 2008, tradendo sostanzialmente il mandato popolare. Non dovrebbero augurarselo nemmeno le opposizioni. Un regalo così, il Cavaliere, in evidente affanno, non immaginerebbe mai di poterlo ricevere. E la vita grama di un’eterogenea armata con dentro tutto e il suo contrario, non farebbe altro che preparare una nuova e forse ancora più larga, vittoria elettorale di Berlusconi. Inutile poi farsi illusioni sul fatto che il Cavaliere possa appoggiare governi, modello Grosse Koalition, alla tedesca. Ormai lo conosciamo bene. Come in azienda, il capo è uno solo: lui. E chi ha votato Pdl ha votato una scheda con su scritto il suo nome. Piaccia o no, e alla maggioranza degli italiani sembra ancora piacere, la realtà e questa e da questa si deve partire.

Era sembrato quello del Corriere l’estremo disperato tentativo, dopo il reset arrrivato fuori tempo massimo e veicolato dall’elefantino. Prima dei chiarimenti. Un salvagente lanciato e lasciato ad affondare tra le onde delle dichiarazioni dei tanti, troppi irresponsabili… Quelli di “A settembre ne vedremo delle belle“.

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La foto che manca

Ancora commenti.

Il Pdl, la vittoria di Piazza San Giovanni e altre considerazioni.

3) Nella fotografia del successo elettorale del centro-destra manca un personaggio: Gianfranco Fini, il co-fondatore. Fini non era sul palco di piazza San Giovanni (con un inspiegabile soprammercato di stizza), si è tenuto lontano dalla campagna elettorale come fosse infetta, ha persino mollato i suoi stessi candidati. Non è facile entrare nella testa dei politici, facciamo fatica a capire quali calcoli abbiano suggerito a Fini il suo comportamento, quali tattiche abbiano animato le sue scelte. Il problema però è proprio questo: da troppo tempo Fini sembra immerso in calcoli e tattiche, mosse e contromosse, in un crescendo di nervosismo che non serve alla trasparenza dei suoi scopi.

Il quadro è talmente confuso che i suoi più stretti consiglieri possono lanciarsi oggi in analisi senza rete e senza realtà. Come Alessandro Campi che spiega al Corriere come Bossi sia ora pronto “a barattare il federalismo con il presidenzialismo” e come si profili un asse “Fini-Lega per le riforme condivise, contro il metodo Berlusconi”. In generale l’analisi dei finiani si riduce a constatare un calo dei consensi per il Pdl (che se ponderato con le regioni dove non si è votato e con i voti ai listini dei candidati presidenti, praticamente non esiste), per dire che Fini ha ragione nelle sue critiche e che il partito va cambiato.

La scorsa settimana si era appreso della nascita di “Generazione Italia”: sarebbe nata il 1 aprile, e – aggiungevano i suoi sostenitori – “non sarà uno scherzo”. Se possiamo dare un suggerimento, rimanderemmo la presentazione di qualche giorno, perché ora, all’indomani del voto, presentare la nuova creatura finiana il primo aprile sembrerebbe davvero uno scherzo.

4) Quello che il voto di domenica e lunedì ha mostrato è infatti l’incredibile resistenza di una “generazione Berlusconi” nel centro-destra. Verrebbe da dire miracolosamente, il canale di collegamento tra Berlusconi e gli elettori non si è interrotto né inceppato. Mesi di strologazioni sulla “fine del berlusconismo”, sul declino della fase carismatica del leader, sulla stanchezza del popolo del centro-destra sono state spazzate via dalle urne regionali. Piaccia o non piaccia (e a molti anche nel centro-destra non piace) la capacità di muovere consenso di Berlusconi non è affatto esaurita e anzi, nonostante gli autonomi successi della Lega, resta decisiva per mantenere il paese legato alle sue più profonde pulsioni moderate.

Si è forse voluto far cominciare il dopo-Berlusconi un po’ troppo presto, mentre è chiaro che questa fase non si è ancora conclusa. Forse i vertici del Pdl farebbero bene a fare una più attenta riflessione su questo dato, per meglio gestire la fase in cui si trovano invece di continuare a preconizzare e preparare quella in cui si semmai si troveranno.

5) La stessa riflessione dovrebbe farla a maggior ragione la sinistra. La cui capacità di interpretazione della realtà spazia da quella “meteorologica” di Bersani che davanti ai cancelli di Mirafiori sente “cambiare il vento” mentre quello è proprio il vento che lo spazza via da quasi tutto il Nord produttivo; fino a quella “pornografica” di Luttazzi secondo cui l’Italia è come la femmina inculata che “urla ma gode”. Se il livello di analisi disponibile all’opposizione resta questo, la maggioranza ha poco da preoccuparsi. Ma non farebbe male all’intero discorso pubblico una percezione migliore da parte della sinistra di quello che gli accade intorno.

Ieri sera a Porta a Porta, quando ormai era quasi tutto chiaro, Andrea Orlando, portavoce del Pd, sosteneva che il Lazio e il Piemonte avrebbero dato delle sorprese e che il Pd si stava assestando come il primo partito d’Italia. Poco dopo è andata com’è andata, con la scomparsa del Pd al Nord, l’erosione al Sud e una magra e ostinata tenuta al Centro: “Il partito appenninico”, come lo ha chiamato Tremonti.

6) Una notazione finale la merita la sconfitta di Stefania Pezzopane nel rinnovo della provincia de L’Aquila, perché ci consente di fare una riflessione sull’assoluta inessenzialità della televisione per vincere le elezioni. La Pezzopane era una star della tivvù dal tragico giorno del terremoto sino ad oggi. Arrampicata sulle macerie con badile e microfono, mentre stinge la mano a Obama o abbarbicata a George Clooney, ospite in tutti i talk show col suo puntuale libretto sul terremoto, Stefania Pezzopane è stata l’icona televisiva del disastro, della protesta e della mobilitazione aquilana. Contro di lei ha vinto uno sconosciuto signor Del Corvo, che la tivvù al massimo la vede nel suo tinello. La notte magica di Santoro avrà forse regalato qualche voto a Beppe Grillo e forse recuperato dall’astensione qualche elettore del centro-destra sdegnato, ma l’idea che fosse ossigeno per elettori in apnea democratica fa ridere.

Il Cav. vince alla faccia degli oligarchi che tifavano per l’astensionismo.

Ah, padron, siam tutti morti.

Colpaccio di Silvio.

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Informazioni: come si vota

Dal sito del Ministero degli Interni le elezioni del 28 e 29 marzo 2010: Le informazioni sull’appuntamento elettorale.

Sono 13 le regioni tutte a statuto ordinario nelle quali si vota domenica 28 marzo e lunedì 29 marzo: Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria.

La Direzione centrale dei servizi elettorali del ministero dell’Interno cura l’acquisizione e la pubblicazione dei dati relativi al voto soltanto di 9 regioni. La diffusione dei dati elettorali di quattro regioni – Toscana, Marche, Puglia e Calabria – viene effettuata, infatti, in maniera autonoma dalle regioni stesse sulla base delle leggi rispettive. Umbria e Campania, pur avendo una propria normativa, rientrano, a seguito di appositi accordi, tra le nove regioni per le quali il ministero dell’Interno garantisce la rilevazione e la diffusione dei dati.

Domenica 28 marzo, dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedì 29 marzo, dalle ore 7 alle ore 15, nelle regioni a statuto ordinario si svolgeranno le elezioni del Presidente e del Consiglio regionale di 13 Regioni, del Presidente e del Consiglio provinciale di 4 province (Imperia, Viterbo, L’Aquila e Caserta), del sindaco e del consiglio comunale di 460 comuni (di cui 9 capoluoghi di provincia: Mantova, Lecco, Lodi, Venezia, Macerata, Chieti, Andria, Matera e Vibo Valentia) nonché dei consigli circoscrizionali. Nella medesima data si svolgerà il solo turno di ballottaggio nei comuni di Spadola (Vibo Valentia) e San Benedetto dei Marsi (L’Aquila).

Le operazioni di scrutinio per le elezioni regionali avranno inizio lunedì 29 marzo, subito dopo la chiusura della votazione e l’accertamento del numero dei votanti per tutte le consultazioni che hanno avuto luogo; per le elezioni provinciali e comunali, lo scrutinio avrà, invece, inizio alle ore 8 di martedì 30 marzo con precedenza alle elezioni provinciali, salvo che nelle regioni Molise e Abruzzo, non interessate alle elezioni regionali, dove le operazioni di scrutinio per le elezioni amministrative avranno inizio lunedì 29 marzo, al termine delle operazioni di voto e di riscontro del numero dei votanti. In caso di effettuazione del turno di ballottaggio per l’elezione dei presidenti di provincia e dei sindaci, si voterà domenica 11 aprile, sempre dalle ore 8.00 alle ore 22.00, e lunedì 12 aprile, dalle ore 7.00 alle ore 15.00 mentre le operazioni di scrutinio avranno inizio nella stessa giornata di lunedì, al termine delle votazioni e dell’accertamento del numero dei votanti.

Come si vota

ELEZIONI REGIONALI (SCHEDA VERDE)

L’elettore può:

  • votare per una delle liste provinciali, tracciando un segno nel relativo rettangolo. Il voto così espresso s’intende attribuito anche a favore della lista regionale collegata;
  • esprimere un voto disgiunto, cioè tracciare un segno nel rettangolo recante una delle liste provinciali ed un altro segno sul simbolo di una lista regionale, non collegata alla lista provinciale prescelta, o sul nome del suo capolista. In tal caso il voto è validamente espresso per la lista provinciale e per la lista regionale prescelte anche se non collegate fra di loro;
  • esprimere un unico voto per una delle liste regionali e per il suo capolista tracciando un segno sul simbolo di una lista regionale o sul nome del capolista, senza segnare nel contempo, alcun contrassegno di lista provinciale. In tal caso s’intende validamente votata la lista regionale ed il suo capolista, mentre è esclusa ogni attribuzione di voto alla lista o alle liste provinciali collegate.

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In ogni caso, l’elettore può esprimere un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere compreso nella lista provinciale prescelta, scrivendone nell’apposita riga tracciata sulla destra del contrassegno il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita).

Le modalità di espressione del voto di cui sopra si applicano alle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Basilicata. Per quanto riguarda, invece, le Regioni Toscana (qui come si vota), Marche (qui), Campania (qui), Puglia (qui) e Calabria (qui) le modalità di voto sono disciplinate dalle rispettive leggi regionali.

La Toscana (governata da sempre da una maggioranza di centrosinistra) è l’unica regione italiana dove sono state abolite le preferenze, anticipando persino la legge nazionale (porcellum toscano?), anzi la legge è stata poi rimodificata lasciando inalterata l’impossibilità di dare preferenze, come si può ben leggere qui, La Toscana sceglie, La Toscana vota: “non si esprimono preferenze nominative per i candidati al consiglio regionale. I seggi saranno assegnati ai candidati seguendo l’ordine di presentazione indicato sui manifesti e sulla stessa scheda“. La legge elettorale toscana, inoltre, non prevede più listini ma un complicato meccanismo di candidati regionali e provinciali, alza al 45% la soglia di voti necessari per ottenere il 60% dei seggi, introduce una soglia di garanzia delle minoranze che non possono scendere sotto il 35% anche se ricevano meno voti, introduce un sistema di sbarramento variabile a seconda del collegamento in coalizione (come spiega il Pd). Nelle Marche la legge elettorale, che sarà applicata per la prima volta alle regionali del 28-29 marzo, non prevede invece il voto disgiunto. La Calabria ha abolito il listino regionale. Anche la Puglia ha abrogato il listino regionale bloccato, sostituendolo però con un premio di maggioranza da calcolarsi solo fra le liste vincitrici e all’interno del collegio unico regionale. La normativa pugliese ha anche disposto l’introduzione di una soglia di sbarramento al 4%. Qui ulteriori approfondimenti.

Il Corpo elettorale

Il corpo elettorale è calcolato in base ai dati disponibili riferiti alla revisione straordinaria al 15° giorno antecedente le elezioni.

  • Le elezioni in 13 regioni interesseranno un corpo elettorale di 40.830.521 elettori, di cui 19.666.192 maschi e 21.164.329 femmine.
  • Le sezioni elettorali complessive saranno 49.862.
  • Le elezioni in 4 province interesseranno un corpo elettorale di 1.469.693 unità, di cui 712.125 maschi e 757.568 femmine.
  • Le sezioni elettorali complessive saranno 1.893.
  • Le elezioni in 460 comuni interesseranno 3.680.585 elettori, di cui 1.778.714 maschi e 1.901.871 femmine.
  • Le sezioni elettorali complessive saranno 4.434.

Considerando una volta sola gli enti interessati contemporaneamente a più tipi di consultazioni, il numero complessivo di elettori sarà di 41.229.655, di cui 19.860.615 maschi e 21.369.040 donne, e il numero complessivo di sezioni di sezioni sarà di 50.421.

via  Ministero Dell’Interno – Notizie.

Le schede elettorali sono di colore verde per le regionali, giallo per le provinciali e azzurro per le comunali. Qui i fac-simili di tutte le schede elettorali.

update: Qui lo Speciale Elezioni Regionali e Amministrative 2010 dell’Ansa. Dati, sfide e approfondimenti con bene in vista le percentuali di votanti dal 2005 ad oggi.

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Plauso, sollievo, riprovazione

Commento alla firma da parte del Presidente della Repubblica del decreto-legge emanato dal Governo per consentire l’ammissione della lista milanese e quella romana del PDL per le elezioni regionali, a seguito degli errori e inadempimenti procedurali che ne avevano causato l’esclusione – 7 marzo 2010

Plauso per un atto di saggezza compiuto in solitudine da un grande Presidente (ma non è affatto solo: ha dalla sua il 90% degli italiani): un atto – si osservi bene – che non significa approvazione del contenuto del decreto.

Sollievo per due rischi evitati: quello di una gravissima crisi istituzionale e quello della perdita di senso delle elezioni nelle due regioni più importanti.

Riprovazione per l’arroganza del Pdl, che considera questo decreto come un proprio diritto, non riconosce i propri errori e non ne chiede scusa al Paese.

via Pietro Ichino.

Qualcuno cerca ancora, disperatamente di fare politica.

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La differenza

La differenza tra centrodestra e centrosinistra è oggi vicina al 14% (alle Europee era l’11% e alle Politiche l’8%). E’ quanto emerge da una media calcolata per il Corriere della Sera da Renato Mannheimer tra i principali sondaggi politici degli ultimi giorni. Il Pdl vede crescere il suo consenso elettorale rispetto alle Europee dal 35 al 38,4 per cento, così come l’altro partito di maggioranza, la Lega Nord, stimata al di sopra del 10%. Al Nord, osserva il sondaggista, il partito di Umberto Bossi può ora competere con il Pdl per il primato di partito di maggioranza relativa.

Sia pure con “qualche difficoltà”, anche il Pd “pare muoversi in senso positivo”. Dal minimo toccato alle Europee dell’anno scorso (26%) ha recuperato terreno e oggi supera la soglia del 28%. Una crescita, che Mannheimer definisce “ancora incerta e contrastata” e “ancora lontana dall’esito delle politiche (33%). L’andamento positivo si manifesta a scapito del principale alleato (e al tempo stesso competitore) del Pd, l’IdV di Antonio Di Pietro. Dal periodo successivo alle Europee, quando ottenne un successo rilevante guadagnando quasi l’8% dei voti validi, il partito dell’ex pm ha gradatamente diminuito il proprio “appeal elettorale”, giungendo oggi mediamente sotto il 7% (con una punta massima del 7,5%). Cala anche il livello di gradimento di Di Pietro, che dal 43,1% di inizio settembre passa al 36,4% di oggi. Secondo Mannheimer, il “trend critico” per l’Idv è forse anche determinato “da una possibile erosione della capacità attrattiva della linea antiberlusconista tout-court”.

“Nell’insieme – conclude Mannheimer – i dati degli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto paiono dunque offrire un quadro di sostanziale stabilità, connotato però da un progressivo concentrarsi delle opzioni verso i tre partiti maggiori, a scapito delle altre forze politiche“. I risultati delle prossime regionali aiuteranno a stabilire se si tratta veramente di un fenomeno che caratterizza oggi le preferenze degli elettori

via Pdl al 38 per cento. Il Pd è tra il 28 e il 30 e via Clandestinoweb

Da quanto emerge da un altro sondaggio Solo il 4,3% seguirebbe Fini e un suo eventuale partito.

Da quanto emerge dal sondaggio, nell’arco di cinque mesi la quota di cittadini che prende “molto” in considerazione l’idea di votare un eventuale partito di Fini è praticamente dimezzata. A rispondere “sicuramente sì” prenderebbe in considerazione l’idea di votarlo, era il 9,6% del campione nell’agosto del 2009, mentre è il 4,3% oggi, nel gennaio 2010. La caduta tra gli elettori di provenienza An è stata ancora più marcata: dal 33,8 al 2,9%. E’ aumentata lievemente la quota di coloro che rispondono “probabilmente sì“, dal 19,7 al 22,5%, ma è diminuita di molto tra gli ex di An: dal 50 al 37,9%.

I risultati dell’indagine sono commentati su AnalisiPolitica.

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Disse il politico…

Vincino del 13 gennaio 2010

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Risultati & tenute

Io per correttezza i numeri provo a darli tutti (per quello che è possibile, non essendoci ancora i risultati finali) prendendoli dal sito del Ministero degli Interni.

Partiamo dalle Europee 2004. I votanti erano stati in percentuale il 71,71 % (votanti totali 35.717.655. Voti validi 32.516.246).

Il Pdl, allora non esisteva, ma il raffronto viene fatto con la somma (F.I. 20,93+ A.N. 11,49) dei due partiti che oggi dovrebbero comporlo (bisogna ammettere che qualche perplessità nasce leggendo i consiglieri del principe che rilasciano interviste in nottata, con ampio seguito nella mattinata), aveva preso il 32,42% che gli aveva fatto conquistare 25 seggi (19 F.I. + 6 AN). In voti erano stati circa 10.542.851 di cittadini a votare i due partiti.

Uniti nell’Ulivo, anche qui allora non esisteva l’attuale Pd ma era questo il nome della coalizione che si presentò, aveva raggiunto il 31,08 %. Conquistando 24 seggi e ottenendo il consenso di circa 10.105.836 di italiani.

Possiamo tranquillamente, spero, notare che nel 2004 la fotografia del voto dava una sostanziale parità tra i due più grandi partiti. Saltando le politiche 2006 e le altre consultazioni che nel frattempo si sono svolte, come riferimento più prossimo per qualsiasi confronto abbiamo solo le ultime politiche, quelle dell’aprile 2008.

Questi erano stati i risultati, su una percentuale di votanti pari all’80,5%:

  • Il Pdl aveva ottenuto il 37.38 % che in termini di voti significano più o meno 13.628.865 di persone che lo avevano votato.
  • Il Pd aveva ottenuto il 33.17 %, con circa 12.092.998 di persone che avevano scelto il progetto veltroniano.

Alle Europee 2009 la percentuale definitiva di votanti è stata pari al 65,05 %, con un meno -6.67 % rispetto alle scorse europee e un meno -15.45 % rispetto alle politiche. Il Pdl raggiunge il 35,24 %, che in voti sono 10.723.698 di teste, perdendo sia in termini percentuali - 2.14 %, che in termini di votanti -2.905.167.

Il Pd ottiene 26,15 %, in voti 7.958.504 sempre di teste, e perde -7,2% in termini di percentuale rispetto alle politiche e ci sono stati -4.134.494 che non lo hanno più votato rispetto ad un anno fa, almeno in queste europee.

Ricapitolando i numeri per i due più grandi partiti, se li raffontiamo alle scorse europee (svolte nel 2004) l’attuale Pdl guadagna in termini di percentuale +2,83, di voti +180.847 e di seggi +3.

Il Pd, allora Uniti nell’Ulivo, sempre rispetto alle scorse Europee, perde in termini percentuali -4.94, di voti -2.147.332 e di seggi -2.

  • Passando al raffronto con le politiche 2008 il Pdl perde in termini di voti -2.879.203 e in percentuale ottiene un -2,13.
  • Il Pd invece nello stesso raffronto (politiche 2008), perde in termini di voti -4.120.033 e in percentuale ottiene un -7,3.

Questi invece i raffronti veloci con chi ha inequivocabilmente guadagnato, almeno se vogliamo continuare a misurare le elezioni insistendo nel contare i voti e le teste. La Lega e l’Idv.

La Lega Nord raggiunge oggi il 10,23%, l’Italia dei Valori  il 7,99%.

La Lega alle politiche del 2008 aveva ottenuto l’8.29 % e cresce quindi del +1,94, mentre rispetto alle europee 2004 cresce del +5.27.

L’Idv alle politiche aveva raggiunto il 4.37% e aumenta quindi del +3,62, mentre rispetto alle scorse europee, dove si presentò con Achille Occhetto, ottiene un +5,85.

Le analisi politiche le lascio ai futurologi (mi permetto solo di dire qualcosa di elementare: che forse sarebbe pure opportuno votare e ottenere consensi se si vuole “costruire” qualcosa insieme a qualcuno), per conto mio due sono state le dichiarazioni che più mi hanno colpito. Ieri notte Franco Marini (ex Presidente del Senato), che scandiva senza tentennamenti:

Queste elezioni mostrano la grande difficoltà del centrodestra e la nostra forte tenuta

E i commenti di chi oggi continua a parlare, a campagna elettorale chiusa, di “ennesima partita truccata“.

Le urne vuote del Sud colpiscono il primo partito e Il fronte del Nord, in attesa degli sviluppi sull’implosione insulare del Pdl, 44,70% la bassissima percentuale di votanti. Qui per un altro raffronto recente guardare anche le regionali 2008.

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A Monterone più candidati che elettori

LECCO – Più candidati che elettori. Succede a Monterone, il paesino sulle montagne del lecchese, che in base all’ultimo censimento risulta il meno popoloso d’Italia. Alle comunali del 6 e 7 giugno si sono presentate tre liste, per un totale di 34 persone eleggibili, aspiranti sindaci compresi. Gli aventi diritto al voto sono invece appena 32. (Agr)

via Lecco: comunali, a Monterone più candidati che elettori – Corriere della Sera.

A me sembra una balla o un errore, a mia memoria per candidarti devi essere eleggibile, risiedere nel comune ed avere diritto al voto.

update: Infatti qua si parla di Monterone e dei suoi 36 abitanti.

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La democrazia italiana: utilità

Amministrative: Franceschini, utile se primarie anche nel Pdl.

“Sarebbe utile per la democrazia italiana se le primarie fossero utilizzate anche dai nostri avversari”

Perché loro da quando le fanno? Chissà se si riferiva a queste o a queste.

Mentre si è in piena campagna elettorale per le europee e le amministrative il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro intervistata su Repubblica Tv, lancia la sua candidatura al prossimo congresso del partito in ottobre:

L’ho già detto, anche suscitando polemiche, e lo ripeto: non escludo affatto di candidarmi alla segreteria del Pd. Anche se molto dipende da quello che accade”.

Nessuna previsione sull’andamento e sull’esito delle prossime elezioni europee. Anna Finocchiaro si rifiuta di ”stare a questo gioco” e lo estende anche alle consultazioni amministrative. Ma rilancia osservando:

”La questione vera è quello che succede alle amministrative”. Ricordando come, a fronte di una salda maggioranza del centrodestra a livello nazionale, ”la stragrande parte del territorio la governiamo noi” del Pd, aggiunge che ”questo consente di mantenere il Paese in equilibrio democratico”.

Si tratta di un meccanismo non nuovo, aggiunge, ricordando come già ai tempi del Pc e della Democrazia cristiana interveniva lo stesso equilibrio.

”Non sto facendo un ragionamento terroristico, ma guardo realisticamente all’equilibrio del Paese. Se questo equilibrio dovesse saltare ed il centrodestra conquistare anche il governo del territorio, come potrebbe anche accadere, si aprirebbe uno scenario del tutto nuovo” e pieno di incognite. ”Non nego che è proprio su questo tema, sulla necessità di un Pd forte per il mantenimento di questo equilibrio democratico nel Paese che baso la mia campagna” conclude Finocchiaro.

Quindi sembra di poter capire, che la Finocchiaro, anche se nega recisamente di fare alcun “ragionamento terroristico”, sostiene qualcosa di abbastanza simile a questo: se, puta caso, in un paese il partito di maggioranza relativa, confermasse il risultato avuto alla politiche anche alle elezioni amministrative (votato eh, non dimentichiamolo, sembra esser diventato un optional nei discorsi che si sentono, ma si è in procinto di andare al “VOTO” in questo paese), si avvicinerebbe così in quel paese un pericoloso squilibrio democratico?

Concetto abbastanza singolare replicato poco dopo dal leader pro-tempore. Un uomo e una donna disperati, direbbe qualcuno. Sembra che la loro “personale” visione democratica, consenta e contempli solo una sconfitta equilibratrice dell’avversario.

Che facciamo pensiamo che possa venire il momento di “intervenire” in qualche modo utile su queste benedette elezioni in Italia, per dare una bella correzione all’equilibrio? O invitiamo tutti ad andare al mare?

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