Non c’è altro modo per far funzionare una democrazia
Rondolino su The Front Page:
Se fossimo un paese civile, cioè un paese in cui le regole vengono rispettate e la volontà degli elettori anche, il Parlamento sarebbe già stato sciolto e nuove elezioni sarebbero già state convocate. La maggioranza scelta dai cittadini due anni fa, infatti, non esiste più. Fini, come giustamente ha spiegato ai suoi telespettatori il Tg1, è passato all’opposizione: che i suoi ministri e sottosegretari votino a favore del governo di cui fanno parte, mentre il resto dei deputati si astiene, è soltanto un piccolo esempio di miseria politica, di cui non vale neppure la pena parlare. A difendere la democrazia rappresentativa e le sue regole è rimasto in Italia soltanto Silvio Berlusconi, il solo che ha sempre avuto il coraggio civile di sottoporsi al giudizio degli elettori, anziché a quello dei salotti, dei think tank de’ noantri, delle procure e dei giornali padronali. Ci auguriamo che continui su questa strada.
Il presidente del Consiglio salga dunque al Quirinale e rassegni le dimissioni. Se otterrà il reincarico, si presenti in Parlamento con un nuovo esecutivo e un nuovo programma incentrati sulla difesa della legalità, cioè sul drastico ridimensionamento dello strapotere della magistratura legge sulle intercettazioni, processo breve, lodo Alfano costituzionale, riforma del Csm, separazione delle carriere. Esiste una maggioranza per questo governo e per questo programma? Se le dichiarazioni dei finiani hanno un fondamento, la risposta è no.
È nelle prerogative del presidente della Repubblica esplorare a questo punto la possibilità di un altro governo e di un’altra maggioranza, che, per essere tale, dovrebbe comprendere il Pd, l’Italia dei valori, l’Udc, i transfughi rutelliani e i transfughi finiani, i tirolesi e i siciliani di Lombardo e qualche altro libero pensatore. Se, come appare piuttosto probabile, una tale maggioranza non riesce a coagularsi, lo scioglimento delle Camere diventa automatico, con buona pace dei nostri politicanti d’opposizione.
Sarà interessante, a questo punto, assistere alle contorsioni della sinistra, spaccata fra Vendola e Bersani o chi per lui, alle esibizioni e ai ricatti dipietristi, alla nascita del grande (?) rassemblement centrista di Fini-Casini-Rutelli, e a quant’altro la pochezza politica e il terrore del voto popolare sapranno produrre nelle nostre variegate opposizioni.
Alla fine, decideranno gli elettori: non c’è altro modo di far funzionare una democrazia.
via Le elezioni, subito | The Frontpage.
E questo invece l’editoriale del Corriere di domenica scorsa: Purché il paese venga prima, dove Ferruccio De Bortoli ipotizzava e auspicava un accordo in extremis tra le varie componenti del centrodestra. “Come se ne esce? In un solo modo, con un accordo di legislatura, chiamiamolo pure così, che coinvolga tutte le componenti del centrodestra”. “Quale grande occasione – concludeva il direttore – per segnare un punto di svolta in una legislatura disgraziata e riprendere un po’ di quello spirito liberale finito troppo presto alle ortiche. Ci illudiamo? Forse, ma il Paese viene prima”. Non senza aver passato in rassegna ed escluso prima le altre ipotesi circolanti.
Le ipotesi – tutte suggestive, ma difficilmente praticabili, di governi tecnici o di larghe intese, appartengono a una manualistica politica resa più ricca di varianti dalla pausa agostana. Quando Berlusconi minaccia le elezioni, salvo poi smentirsi il giorno dopo, dimentica che le Camere le scioglie il Capo dello Stato. La Costituzione impone a Napolitano di verificare l’eventuale esistenza di altre maggioranze. Se la Lega rimane fedele a Berlusconi, non ne esistono. Zero. Ma mettiamo anche il caso che possano esserci maggioranze alternative. Bene la legislatura verrebbe salvata escludendo dal governo chi ha vinto le elezioni del 2008, tradendo sostanzialmente il mandato popolare. Non dovrebbero augurarselo nemmeno le opposizioni. Un regalo così, il Cavaliere, in evidente affanno, non immaginerebbe mai di poterlo ricevere. E la vita grama di un’eterogenea armata con dentro tutto e il suo contrario, non farebbe altro che preparare una nuova e forse ancora più larga, vittoria elettorale di Berlusconi. Inutile poi farsi illusioni sul fatto che il Cavaliere possa appoggiare governi, modello Grosse Koalition, alla tedesca. Ormai lo conosciamo bene. Come in azienda, il capo è uno solo: lui. E chi ha votato Pdl ha votato una scheda con su scritto il suo nome. Piaccia o no, e alla maggioranza degli italiani sembra ancora piacere, la realtà e questa e da questa si deve partire.
Era sembrato quello del Corriere l’estremo disperato tentativo, dopo il reset arrrivato fuori tempo massimo e veicolato dall’elefantino. Prima dei chiarimenti. Un salvagente lanciato e lasciato ad affondare tra le onde delle dichiarazioni dei tanti, troppi irresponsabili… Quelli di “A settembre ne vedremo delle belle“.
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