Opere incompiute
[...] Certo le denunce della corruzione aumentano, ha detto Ristuccia, ma uno dei capitoli che maggiormente pesa nell’attività della Corte è quello delle “opere incompiute”, cioè “progettate e non appaltate, ovvero non completate o inutilizzabili per scorretta esecuzione”. Un fenomeno, ha osservato Ristuccia, che “determina un ingente spreco di risorse pubbliche”.
Ma chi frena? E come fare per accelerare le opere? Chi volesse avere risposte ponderate, quindi non troppo divulgative, può ricorrere a un libro appena uscito per Il Mulino. Titolo: “E’ possibile realizzare le infrastrutture in Italia?”. All’interrogativo provano a rispondere ricercatori ed esperti del settore, coordinati dall’economista Alfredo Macchiati e da Giulio Napolitano, ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’Università Roma Tre. “Lo sviluppo delle infrastrutture è indice dello stato di salute di un paese e della sua capacità di governo”, dice Napolitano in una conversazione con il Foglio. E l’Italia, adesso, non è al meglio della sua forma: la costruzione delle prime ferrovie coincise in maniera significativa con l’Unità del paese; e, per restare a epoche più recenti, gli anni del miracolo economico furono gli stessi del primato in Europa in termini di infrastrutture stradali.
E oggi? “L’Italia si è praticamente fermata”, osserva Napolitano, “tanto che secondo alcune ricerche internazionali, il nostro paese si colloca, in quanto a qualità infrastrutturale, nel gruppo di coda dell’Europa a 15, prima soltanto di Portogallo e Grecia. E questo è un serio ostacolo all’attrattività degli investimenti esteri nel nostro paese”.
Napolitano indica due fattori per spiegare lo stallo: da una parte “il progressivo aumento del decentramento istituzionale, non accompagnato da una chiara definizione delle responsabilità tra amministrazione centrale ed enti territoriali”; dall’altra “il contenimento dei finanziamenti pubblici, non sostituiti da un quadro regolatorio capace di attrarre investimenti privati”. Leggi il resto »


