Occasioni di dibattito

Il berlusconismo, risultato opposto e speculare dell’antiberlusconismo, è servito da collante per un’opposizione ormai priva di un’unica anima e di obiettivi universalmente condivisi; ma in qualche misura anche per la maggioranza. È ora di prender atto del cambiamento, e di associare alla constatazione del profondo mutamento dell’elettorato – o della sua maggioranza più matura – un sistema elaborazione, di comunicazione e di condivisione di prospettive e di valori. Il quale non può essere solo il risultato delle ormai pullulanti “Fondazioni” – in qualche caso, semplicemente, sostitute delle vecchie “correnti” – ma della crescita di un sistema ricco e articolato di occasioni di dibattito e di incontro. E in questo il Web è lo strumento più agile, più economico e più rapido.

via Il Legno storto, quotidiano online – Politica, Attualità, Cultura – Tesseramento? è roba vecchia.

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Prodotti & produzioni

L’intervento di Sandro Bondi: Ora il Pdl non si illuda di poter rinunciare al leader forte.

Le sfide sono una ricchezza se creano confronto senza ripudiare i valori fondanti

Qui invece una risposta a Bondi, Nel PdL è centrale la leadership e occorre parlarne anche al futuro, di chi ipotizza “un cambiamento delle modalità di funzionamento e del profilo ideale e politico del PdL” per avvicinarlo “alle grandi forze politiche del PPE, ma non per questo più scialbo e incolore di oggi”.

Da partito “prodotto” da una leadership eccezionale, deve divenire partito capace di “produrre” una leadership riconoscibile e riconosciuta da parte di un popolo

Mentre in giro pullulano quelli che ipotizzano eventuali “batoste meritate” (qui gli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto).

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Non intendiamo

L’intervento sulla Costituzione del ministro per i Beni culturali e coordinatore nazionale del Pdl Sandro Bondi. Si tratta di un articolo che il ministro aveva inviato al quotidiano «La Repubblica», chiedendone la pubblicazione in risposta a un commento di Nadia Urbinati, docente alla Columbia University, pubblicato dal quotidiano. Qui l’intervento della professoressa Urbinati: I Padri Costituenti e la difesa della Carta.

La direzione di Repubblica però ha risposto al ministro di non voler pubblicare l’intervento, spiegando: «Non intendiamo aprire un dibattito su questo argomento».

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Cattivi maestri

Per tutti quelli che in questi mesi hanno partecipato, divertendosi, ai giochini lessicali, con tanto di vocabolario alla mano, mentre in realtà partecipavano solo, volenti o nolenti, a versare tante, troppe uova in questa enorme frittata che sembra essere diventata l’Italia.

Quest’ultima assurda lezione ha trovato la sua icona: un capo partito, Antonio Di Pietro, si è fatto fotografare davanti a Montecitorio con la coppola in testa e le smorfie da boss di Cosa Nostra. Una vergogna, ma per Di Pietro. Tanto ignorante da non sapere che la coppola non la portavano i mafiosi. Bensì i contadini siciliani e i sindacalisti che combattevano la mafia. (ndr qui un po’ di storia)

Un altro cattivo maestro si è rivelato un grande del nostro mestiere: Eugenio Scalfari. Mi costa dirlo, perché ho lavorato al suo fianco per quattordici anni, nella direzione di Repubblica. Ma che cosa sta facendo di tanto grave “Barbapapà”, per conquistarsi un posto di prima fila tra quanti montano in cattedra per combinare disastri? La risposta è negli articoli che scrive su giornali un tempo suoi, Repubblica e l’Espresso. Dove racconta che la democrazia italiana sta tirando le cuoia. E che occorre una nuova Resistenza.

Ma in questi giorni, Scalfari ha dimostrato quanto possa essere ignorante anche un primario cattivo maestro. Nel senso che non sa nulla di ciò che scrive. “Barbapapà” si è fatto intervistare dal settimanale di casa, l’Espresso. E ha dato il calcio del mulo a un editore concorrente, sia pure più piccolo del suo padrone, l’ingegner De Benedetti.

È la famiglia Angelucci, imprenditori privati e proprietari del Riformista e di Libero. Scalfari li ha dipinti come servi di Berlusconi, per aver «accettato di nominare come direttore di Libero Maurizio Belpietro, emissario del Cavaliere, una specie di commissario politico», naturalmente agli ordini del Caimano.

Quando dirigeva Repubblica, Scalfari ci raccomandava: «Non siate schiavi dei vostri pregiudizi. Prima di scrivere un articolo, cercate di capire come è andata per davvero». Oggi è lui il primo a tradire la propria lezione.

Non sa un bene amato cavolo di come è emersa la direzione di Belpietro. Eppure insulta un collega. E offende un editore soltanto perché non appartiene al giro dell’Ingegnere. Ma danneggia anche se stesso. Quando i cattivi maestri sbroccano, mostrano tutte le piaghe della vecchiezza intellettuale. A volte la casta può diventare un ospizio, sia pure di lusso.

via Il Riformista.

E qui si parla di irresponsabile escalation:

Il dibattito, e perfino, la civile convivenza, degradano giorno dopo giorno. Ma se la faccenda finisce davvero per essere che l’Italia, d’un tratto, s’è trasformata in un “regime”, nel quale il Capo dello Stato è uno zimbello, il premier un dittatore, l’Alta Corte corrotta e stampa e tv asservite a questo o a quello, ecco, se si radica nel Paese l’idea che l’Italia sia davvero così, la frittata è fatta.

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Ha ragione ma doveva parlare prima. E non solo

Il Presidente Fini [...] dicendo: “Attenzione al rischio del totale imbarbarimento: da qualche tempo in Italia non si polemizza tra portatori di idee ma si tenta di demolire colui che quell’idea ce l’ha. Si sta andando verso una sorta di killeraggio delle persone, un giorno tocca a uno e poi ad un altro. È la fine non della politica con la “P” maiuscola ma di un confronto rispetto alle idee”. Parole sacrosante, peccato che arrivino con quattro mesi di ritardo [...] Perché tanta sollecitudine e saggezza, oggi, che anche il “suo” centrodestra ha cominciato a menare qualche fendente, mentre ha taciuto per mesi quando tutti davano addosso all’uomo che l’ha elevato (piaccia o no, caro Fini è proprio così) alla terza carica dello Stato?

Forse che parlare di Noemi era fare un “confronto rispetto alle idee”? Forse che Repubblica non ha fatto tutti i giorni da quattro mesi, killeraggio di una persona? Erano quelle di Mauro e D’Avanzo amorose cure e fraterni interessamenti? O forse Berlusconi non è “una persona”?

No, caro Presidente, ci spiace, ma ha perso un’occasione per tacere visto che non ha voluto parlare prima.

Così il suo intervento assume il valore di una “captatio benevolentiae” nei confronti degli ambienti che, a suo avviso, contano. Inclinazione nella quale sembra essersi specializzato negli ultimi tempi.

via Il Legno storto – Fini ha ragione ma doveva parlare prima.

Dopo aver spiegato a Mirabello, anche, a noi poveri mortali pidiellini, che lui parla solo per difendere le posizioni di tutti, viene da pensare che evidentemente il Presidente ha una personalissima visione delle posizioni di tutti, che guarda caso coincidono solo e sempre con le posizioni degli “altri”. Il Professor Campi, in precedenza, ci aveva parlato addiritttura di “formalismo peloso” rispondendo così a coloro  – tra i quali l’attuale vicepresidente del Senato: «La legge può essere certa­mente cambiata, confermata o di­menticata, spiega Nania con fermezza ai microfoni di Radio Radicale, ma il presidente della Camera non può dare nessuna indicazione, nè a favore nè contro» – che si erano permessi di far notare l’inusualità (definiamola così) del recentissimo intervento (qui la risposta ineccepibile sul piano istituzionale alla terza carica dello stato dei capigruppo di maggioranza).

Da tempi non sospetti sostengo la necessità, con questo assetto costituzionale, del ruolo di assoluto garante del Presidente della Camera, non solo nei suoi confronti, ma nei riguardi di tutte le alte cariche istituzionali, cosa che fino alla scorsa legislatura era obiettivamente una caratteristica necessaria (vox populi e vox opposizione soprattutto) a qualsiasi buon Presidente della Camera, che già nel proprio discorso di insediamento svestiva i panni del politico per rappresentare e difendere gli interessi di tutti: condivisi o no che fossero sul pieno personale e politico.

Intanto il suo portavoce comunica che Gianfranco Fini non parteciperà alla festa dei giovani Pdl ‘Atreju’ per “impegni istituzionali”. No Fini, sì party: Tanto meglio per Fini che al culto per la personalità ha sostituito la devozione a Norberto Bobbio (o giù di lì) si dice qui. Il Presidente della Camera, evidentemente, non è riuscito ad organizzare il suo tempo in modo tale da potergli permettere di partecipare ad alcuna delle iniziativa di quello che proprio a Mirabello ha rivendicato essere il partito, che si vanta di aver co-fondato: lasciando intendere che lui parla solo in nome di un saggio e corretto dibattito interno contro chi vuole il partito della “casermetta”: con uno che comanda e gli altri che eseguono, che guarda caso somiglia tanto, sarò sicuramente poco attenta e un po’ malevola, ma viene da pensare questo all’immediato fuoco di fila di reazioni e di giornaliere dichiarazioni del suo laboratorio politico (qui l’ultima di un altro che vede preoccupato, solo oggi, rischi per le istituzioni democratiche) in tutti i luoghi altri (con contorno di franchi tiratori e a colpi di voto segreto alla Camera) o davanti ai siti pieni solo dei suoi “illuminati” interventi, che ritengono così di partecipare attivamente al confronto politico e di essere i nuovi strumenti di discussione nel centrodestra: pensiero unico a go go. Un bel modo, decisamente e “senza discussione” potremmo paradossalmente dire, di vedere e interpretare il confronto. Ci si parla da soli e tra di loro, senza contraddittorio, come da decenni fa (con enorme successo?!?) il centrosinistra. Un nuovo tentativo di riproduzione per via endogamica.

Guarda caso il tempo in questa estate è riuscito a trovarlo solo per intervenire alla festa del Pd, confrontarsi con il Presidente delle Acli e scrivere editoriali su Formiche (qui ci viene spiegato dottamente cosa sia il nuovo patriottismo costituzionale finiano e qui si commenta), rifugiandosi poi nel “formalismo peloso”, direbbe Campi, degli impegni istituzionali pregressi. E’ decisamente un modo davvero singolare di partecipare al dibattito politico interno ed alla crescita di questo partito. Si decida una buona volta: carica istituzionale imparziale o cofondatore politico?

Io decisamente molto più terra terra ho fatto un’altra riflessione, che vi consegno. Abbiamo avuto, a parte le squallide polemiche, un’estate ricca di iniziative politiche (con i loro ovvi limiti), molte delle quali con tanti giovani (non ne ho visto neanche l’ombra nei filmati che lo vedevano parlare da solo sul palco di Mirabello: era una metafora voluta?) non erano quelli i luoghi più adatti perché il Presidente delle Camera cofondatore del Pdl fosse presente per discutere e confrontarsi “insieme sulle idee” e sulla propria crescita culturale? E spiegare ai tanti giovani (che ancora ci sono) senza polemiche e contrapposizioni dannose il suo progetto politico e il suo ruolo politico a viso aperto? Se ne ha uno da condividere?

Non era quella l’occasione migliore e utile per fare crescere e sviluppare, senza aver bisogno di megafoni di alcun potente gruppo editoriale, un sano confronto politico sulle necessarie posizioni diverse, per confrontarsi e discutere insieme facendo valere le diverse fisionomie su diritti civili, cittadinanza e integrazione, cercando di arrivare a mediazioni condivise che rispettino tutti?

Non dovrebbe essere questo il compito di un uomo politico che si batte contro la latitanza della politica e il suo imbarbarimento?

p.s.: A proposito di “crescita culturale e politica” è l’archivio di Radio Radicale che ci viene in aiuto. E’ il Fini rivoluzionario di un altro intervento a Mirabello a parlare:

Fini si è detto soddisfatto della nuova legge sull’immigrazione che porta anche il suo nome, oltre a quello di Bossi. «Abbiamo affermato dal punto di vista legislativo un principio rivoluzionario, cioè che in Italia potranno permanere solo coloro che hanno un contratto di lavoro».

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Si-No

Claudio Sardo e Massimo Adinolfi, ne discutono qui.

Referendum Si – Referendum No.

Si al referendum come occasione politica da non lasciarsi sfuggire, di chi confida in qualche coraggioso. Anzi, non si tratta di coraggio, ma di opportunità.

No alla scorciatoria referendaria per farla finita con le scorciatoie, perché:

delle due l’una. O si torna alla chiacchierata di Vidal col Presidente Kennedy e si rileggono i dibattiti dei padri costituenti americani, e si scopre per esempio che Thomas Jefferson, il primo referendario – si direbbe – della storia costituzionale democratica, pensava inascoltato che bisognasse rifare daccapo la costituzione ogni vent’anni, ad ogni cambio di generazione; oppure si torna ai dibattiti dei nostri padri costituenti, e si rinuncia perciò a un bel po’ di retorica referendaria, smettendo soprattutto di vergognarsi di essere i partiti della repubblica: prima, seconda o terza poco importa. Si imbocca la strada principale, insomma, e la si fa finita con la scorciatoie.

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Dibattito delle idee

Ancora in “campo” Alessandro Campi, che qui viene definito, il consigliere di Fini. Ma ci sono decine di articoli ed editoriali dedicati alla vicenda, telefonate comprese. Protagonista sempre lui.

Fini mostra i muscoli.

Fini non sbaglia.

Fini chiede regole chiare.

E poi Ronchi accompagna Mieli da Fini.

Poi ancora interviste a: Ignazio La Russa “Il Pdl non deve nascondere i problemi sotto il tappeto” e a Nicola Cristaldi “Il partito calato dall’alto non entusiasma”

Editoriali: Massimo Franco in I guai del centrosinistra complicano la trattativa per unificare Fi e An e Stefano Folli nell’Anomale bipolarismo: un partito non decolla l’altro non nasce. Quindi Federico Geremicca in Due soli partiti?

Settimanali: L’Espresso parla di Popolo in Liberta.

E per finire ultimo ma non meno importante An blinda i “gioielli” prima della fusione, da attenzionare.

Infine grazie a Ludovico Festa, che pur riconosce buone ragioni a Gianfranco Fini (sul ruolo del Parlamento e sul Pdl un po’ di ragione ce l’ha), per una volta, si riesce a leggere un’analisi abbastanza “controcorrente” rispetto alla “vulgata” e ai molti che, invece, da sempre l’hanno annoverata tra le “palla al piede”, sia di Fini che del centrodestra italiano:

[...] Fini che peraltro dovrebbe evitare di essere sempre così scontato, così complessato rispetto a quello che si pensa nella buona società, così incapace di mobilitare qualcosa di vitale di quella che pure è stata una grande componente della società italiana come l’Msi. Se si considerano gli amministratori dì qualità del centrodestra, vengono alla mente Roberto Formigoni, Gabriele Albertini, in parte Raffaele Fitto, Giorgio Guazzaloca e Galan, e pochi altri. E poi tutta una fila di magnifici amministratori ex missini: la bravissima Adriana Poli Bortone, Giuseppe Scopelliti, Pasquale Viespoli. E’ possibile che Fini non riesca mai a farli pesare, loro e tanti altri, nel dibattito delle idee?

E’ possibile?

p.s.: l’ultima volta che si è parlato di Adriana Poli Bortone.

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Ricondurre sulla terra

Orfeo e Euridice

«Invece di cercare il dialogo lo rifiuta e, francamente, lo trovo un atteggiamento non responsabile. C’è un di più di arroganza e prepotenza nel gestire il potere».

Massimo D’Alema e il suo contenuto sdegno sbuffante: «È una grave violazione del rispetto dovuto all’opposizione». Francamente – dopo gli atti di regime (che hanno fatto vincere scommesse), i Signor presidente Vileda alla Camera dei Deputati (qui il video), dopo la necessità di ricorrere a qualche altro sinonimo, come sopruso, violenza, dispotismo, prevaricazione, colpo di mano, atto di forza, se non proprio all”atto da regime” come protesta Walter Veltroni o addirittura al “golpe” come proclama Antonio Di Pietro – mi sembra “ricondurre sulla terra” un dibattito sfuggito di mano a qualcuno (qui come la penso sulle “prassi”).

Intanto, a proposito di ricerca del dialogo, arriva l’ira di Veltroni: “Villari se ne vada poi prenderemo noi un’iniziativa”, con contorno di “Collaboreremo alla soluzione“, (come consigliato da qualcuno?):

Furibondo. Walter Veltroni non ha gradito che oltre al danno – non essersi dimesso subito – ora Riccardo Villari aggiunga la beffa. E dica di voler fare il regista di una soluzione per la Vigilanza Rai, di cui è stato eletto presidente con il gradimento e i voti del centrodestra. Non pensi di farla franca, Veltroni è pronto al cartellino rosso: “Se ne deve andare da quel posto. Prima si dimette e poi saremo noi, sarà il Pd a prendere una iniziativa politica sulla Vigilanza“. Si sfoga, il segretario. E subito dopo partono le dichiarazioni alle agenzie di stampa di Giorgio Tonini, di Anna Finocchiaro che ripetono come un mantra: Villari dimettiti. Ma al tempo stesso, il Pd garantisce di cambiare strategia: “Collaboreremo alla soluzione” sulla Rai. Niente più arroccamento sul dipietrista Leoluca Orlando.

A quando le prossime battaglie sul parlamento espropriato? Per il momento rinviate a data da destinarsi, a far scuola è Gladstone, “tra la propria coscienza e il proprio partito, un gentiluomo sceglie sempre il proprio partito”, mettendo tutti d’accordo.

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Come funziona

Europee: Parte l’Iter della nuova Legge Elettorale.

Dal sito del parlamento Europeo le modalità di elezione dei vari stati membri (per la verità un po’ datate) che saranno i punti principali sui quali si incentrerà il dibattito parlamentare e politico.

1. Sistema elettorale
I quindici Stati membri applicano ormai un sistema di rappresentanza proporzionale. Nella Repubblica federale di Germania e in Francia, le liste che non abbiano ottenuto il 5% dei voti sono escluse dalla ripartizione dei seggi. Tale soglia è del 4% in Austria e Svezia. Fino alle elezioni del 1994, il Regno Unito aveva applicato il sistema dello scrutinio maggioritario (eccetto per l’Irlanda del Nord, nella quale si applicava il sistema della rappresentanza proporzionale).

2. Suddivisione in circoscrizioni

In 11 Stati membri (Germania, Austria, Danimarca, Spagna Finlandia, Francia, Grecia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, e Svezia) il territorio nazionale costituisce un’unica circoscrizioni elettorale. In quattro Stati membri (Belgio, Irlanda, Italia, Regno Unito), il territorio nazionale è suddiviso in varie circoscrizioni. In Germania i partiti hanno facoltà di presentare liste di candidati a livello di Länder o nazionale; in Finlandia ciò è possibile sia per la circoscrizione elettorale che per l’intero territorio nazionale.

7. Libertà dell’elettore rispetto all’ordine dei candidati sulle liste

In 5 Stati membri (Germania, Spagna, Francia, Grecia e Portogallo), gli elettori non possono modificare l’ordine dei candidati sulla lista. In otto Stati (Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Svezia), l’ordine dei candidati può essere modificato con l’attribuzione di voti di preferenza. Nel Lussemburgo è possibile votare per più candidati appartenenti a diverse liste. In Svezia, gli elettori possono, inoltre, aggiungere o sopprimere dei nomi sulle liste. In Irlanda e nel Regno Unito non esistono liste.

Sono in tutto 6 le proposte di legge depositate, che saranno discusse in sede referente alla Commissione Affari Costituzionale della Camera: Modifiche alla legge 24 gennaio 1979, n. 18 concernente l’elezione dei membri del parlamento europeo spettanti all’Italia (esame C. 22 Zeller, C. 646 Cicu, C. 1070 Palomba, C. 1449 Gozi, C. 1491 Bocchino e C. 1507 Soro – Rel. Calderisi). Qui il corposo Dossier AC0136, con scheda di lettura e normativa di riferimento, distribuito ai deputati.

Questa la relazione illustrativa al ddl di riforma della legge elettorale per le elezioni europee presentato (per la maggioranza) da Peppino Calderisi, anche relatore del provvedimento, che sostiene: Su soglie di sbarramento e preferenze si gioca una partita tutta politica. Anche qui la pensano così, anche se partendo da un’analisi e arrivando a conclusioni completamente diverse.

Dice tra l’altro Calderisi nella sua relazione:

Del resto non deve essere un caso se la gran parte delle altre nazioni applicano la misura massima di soglia esplicita consentita dalla direttiva del Consiglio europeo: il 5%. Così Germania, Francia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Lettonia, Lituania,  Slovacchia. Applicano una soglia del 4% Austria e Svezia, del 3% è in Grecia e dell’1,8% a Cipro. Per altro nei paesi che eleggono un numero ridotto di parlamentari europei, agisce (anche) una soglia implicita ancora più consistente.

[...] Negli altri stati dell’Unione l’articolazione è ampia. Uno studio curato dal Parlamento Europeo, Direzione generale delle politiche interne dell’Unione, ricorda che: il voto di preferenza è escluso in Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Scozia e Galles, Olanda, Grecia, Ungheria, Lettonia (vale a dire in tutti i più grandi paesi);

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