Il Presidente Fini [...] dicendo: “Attenzione al rischio del totale imbarbarimento: da qualche tempo in Italia non si polemizza tra portatori di idee ma si tenta di demolire colui che quell’idea ce l’ha. Si sta andando verso una sorta di killeraggio delle persone, un giorno tocca a uno e poi ad un altro. È la fine non della politica con la “P” maiuscola ma di un confronto rispetto alle idee”. Parole sacrosante, peccato che arrivino con quattro mesi di ritardo [...] Perché tanta sollecitudine e saggezza, oggi, che anche il “suo” centrodestra ha cominciato a menare qualche fendente, mentre ha taciuto per mesi quando tutti davano addosso all’uomo che l’ha elevato (piaccia o no, caro Fini è proprio così) alla terza carica dello Stato?
Forse che parlare di Noemi era fare un “confronto rispetto alle idee”? Forse che Repubblica non ha fatto tutti i giorni da quattro mesi, killeraggio di una persona? Erano quelle di Mauro e D’Avanzo amorose cure e fraterni interessamenti? O forse Berlusconi non è “una persona”?
No, caro Presidente, ci spiace, ma ha perso un’occasione per tacere visto che non ha voluto parlare prima.
Così il suo intervento assume il valore di una “captatio benevolentiae” nei confronti degli ambienti che, a suo avviso, contano. Inclinazione nella quale sembra essersi specializzato negli ultimi tempi.
via Il Legno storto – Fini ha ragione ma doveva parlare prima.
Dopo aver spiegato a Mirabello, anche, a noi poveri mortali pidiellini, che lui parla solo per difendere le posizioni di tutti, viene da pensare che evidentemente il Presidente ha una personalissima visione delle posizioni di tutti, che guarda caso coincidono solo e sempre con le posizioni degli “altri”. Il Professor Campi, in precedenza, ci aveva parlato addiritttura di “formalismo peloso” rispondendo così a coloro – tra i quali l’attuale vicepresidente del Senato: «La legge può essere certamente cambiata, confermata o dimenticata, spiega Nania con fermezza ai microfoni di Radio Radicale, ma il presidente della Camera non può dare nessuna indicazione, nè a favore nè contro» – che si erano permessi di far notare l’inusualità (definiamola così) del recentissimo intervento (qui la risposta ineccepibile sul piano istituzionale alla terza carica dello stato dei capigruppo di maggioranza).
Da tempi non sospetti sostengo la necessità, con questo assetto costituzionale, del ruolo di assoluto garante del Presidente della Camera, non solo nei suoi confronti, ma nei riguardi di tutte le alte cariche istituzionali, cosa che fino alla scorsa legislatura era obiettivamente una caratteristica necessaria (vox populi e vox opposizione soprattutto) a qualsiasi buon Presidente della Camera, che già nel proprio discorso di insediamento svestiva i panni del politico per rappresentare e difendere gli interessi di tutti: condivisi o no che fossero sul pieno personale e politico.
Intanto il suo portavoce comunica che Gianfranco Fini non parteciperà alla festa dei giovani Pdl ‘Atreju’ per “impegni istituzionali”. No Fini, sì party: Tanto meglio per Fini che al culto per la personalità ha sostituito la devozione a Norberto Bobbio (o giù di lì) si dice qui. Il Presidente della Camera, evidentemente, non è riuscito ad organizzare il suo tempo in modo tale da potergli permettere di partecipare ad alcuna delle iniziativa di quello che proprio a Mirabello ha rivendicato essere il partito, che si vanta di aver co-fondato: lasciando intendere che lui parla solo in nome di un saggio e corretto dibattito interno contro chi vuole il partito della “casermetta”: con uno che comanda e gli altri che eseguono, che guarda caso somiglia tanto, sarò sicuramente poco attenta e un po’ malevola, ma viene da pensare questo all’immediato fuoco di fila di reazioni e di giornaliere dichiarazioni del suo laboratorio politico (qui l’ultima di un altro che vede preoccupato, solo oggi, rischi per le istituzioni democratiche) in tutti i luoghi altri (con contorno di franchi tiratori e a colpi di voto segreto alla Camera) o davanti ai siti pieni solo dei suoi “illuminati” interventi, che ritengono così di partecipare attivamente al confronto politico e di essere i nuovi strumenti di discussione nel centrodestra: pensiero unico a go go. Un bel modo, decisamente e “senza discussione” potremmo paradossalmente dire, di vedere e interpretare il confronto. Ci si parla da soli e tra di loro, senza contraddittorio, come da decenni fa (con enorme successo?!?) il centrosinistra. Un nuovo tentativo di riproduzione per via endogamica.
Guarda caso il tempo in questa estate è riuscito a trovarlo solo per intervenire alla festa del Pd, confrontarsi con il Presidente delle Acli e scrivere editoriali su Formiche (qui ci viene spiegato dottamente cosa sia il nuovo patriottismo costituzionale finiano e qui si commenta), rifugiandosi poi nel “formalismo peloso”, direbbe Campi, degli impegni istituzionali pregressi. E’ decisamente un modo davvero singolare di partecipare al dibattito politico interno ed alla crescita di questo partito. Si decida una buona volta: carica istituzionale imparziale o cofondatore politico?
Io decisamente molto più terra terra ho fatto un’altra riflessione, che vi consegno. Abbiamo avuto, a parte le squallide polemiche, un’estate ricca di iniziative politiche (con i loro ovvi limiti), molte delle quali con tanti giovani (non ne ho visto neanche l’ombra nei filmati che lo vedevano parlare da solo sul palco di Mirabello: era una metafora voluta?) non erano quelli i luoghi più adatti perché il Presidente delle Camera cofondatore del Pdl fosse presente per discutere e confrontarsi “insieme sulle idee” e sulla propria crescita culturale? E spiegare ai tanti giovani (che ancora ci sono) senza polemiche e contrapposizioni dannose il suo progetto politico e il suo ruolo politico a viso aperto? Se ne ha uno da condividere?
Non era quella l’occasione migliore e utile per fare crescere e sviluppare, senza aver bisogno di megafoni di alcun potente gruppo editoriale, un sano confronto politico sulle necessarie posizioni diverse, per confrontarsi e discutere insieme facendo valere le diverse fisionomie su diritti civili, cittadinanza e integrazione, cercando di arrivare a mediazioni condivise che rispettino tutti?
Non dovrebbe essere questo il compito di un uomo politico che si batte contro la latitanza della politica e il suo imbarbarimento?
p.s.: A proposito di “crescita culturale e politica” è l’archivio di Radio Radicale che ci viene in aiuto. E’ il Fini rivoluzionario di un altro intervento a Mirabello a parlare:
Fini si è detto soddisfatto della nuova legge sull’immigrazione che porta anche il suo nome, oltre a quello di Bossi. «Abbiamo affermato dal punto di vista legislativo un principio rivoluzionario, cioè che in Italia potranno permanere solo coloro che hanno un contratto di lavoro».