Passiamo all’esame degli emendamenti tendenti ad inserire articoli aggiuntivi dopo l’articolo 50, che si intendono illustrati e su cui invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi.
Comunico che gli emendamenti 50.0.100/1 e 50.0.100/2 sono stati ritirati.
BERSELLI, relatore. Mi rimetto al parere del Governo.
MANTOVANO, sottosegretario di Stato per l’interno. Sull’emendamento 50.0.100 del senatore D’Alia, il Governo aveva proposto al presentatore una riformulazione che mi pare sia stata accolta. Pertanto, il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Metto ai voti l’emendamento 50.0.100 (testo 3), presentato dal senatore D’Alia.
È approvato.
Queste, come tutti avranno riconosciuto, sono le votazioni, dallo stenografico del Senato, effettuate purtroppo per alzata di mano, che non lasciano ai posteri i nomi di chi lo ha votato. Sappiamo solo che è stato messo ai voti e, dopo il parere favorevole del relatore Berselli e del governo per bocca del sottosgretario Mantovano, approvato.
Come tutti possono vedere si tratta del famoso emendamento D’alia (oggi in discussione alla Camera come art.60 del C.2180) diventato il padre di tutte le battaglie di libertà. Ma se qualcuno invece di parlarne tanto solo per sentito dire, si fosse andato anche a leggere per intero lo stenografico della giornata, forse sarebbe venuto a conoscenza di qualche altra piccola curiosità. Per esempio:
1. Come tutti possono notare, anche se non sapremo mai chi lo ha votato, si può benissimo notare che nessuno, dico nessuno, compresi i senatori Vita e Vimercati, sia intervenuto in aula per dire che quello che si stava per votare era una solenne sciocchezza e cercare di spiegarlo, nella sede “alta” che la costituzione stabilisce sia il luogo deputato per farlo, piuttosto che sui giornali e sui blog ex post.
2. Se poi facciamo solo un piccolissimo passo indietro, ci sono altre piccole curiosità che possiamo soddisfare, per esempio io che sono curiosa, mi sono domandata chissà cosa prevedevano e chi aveva firmato questi emendamenti 50.0.100/1 e 50.0.100/2 che il presidente dell’assemblea, in sede di votazione, annuncia siano stati ritirati.
Andiamoli un po’ a vedere, sempre dallo stenografico, dato che come l’emendamento D’alia e in accordo allo stesso erano: EMENDAMENTI TENDENTI AD INSERIRE ARTICOLI AGGIUNTIVI DOPO L’ARTICOLO 50.
Eccoli qui:
Il 50.0.100/1, firmato: CASSON, ADAMO, INCOSTANTE, MARITATI, LATORRE, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D’AMBROSIO, DELLA MONICA, GALPERTI, diceva:
All’emendamento 50.0.100, al capoverso «Art. 50-bis» al comma 1, dopo le parole: «associazioni eversive e terroristiche,» aggiungere le parole: «anche internazionali,».
Mentre il 50.0.100/2, presentato da: CASSON, ADAMO, INCOSTANTE, MARITATI, LATORRE, CAROFIGLIO, CHIURAZZI, D’AMBROSIO, DELLA MONICA, GALPERTI, diceva:
All’emendamento 50.0.100, al capoverso «Art. 50-bis» al comma 3, dopo le parole: «con proprio decreto» inserire le seguenti: «sentito il Garante per la protezione dei dati personali».
Quindi sembra di capire che prevedevano: l’emendamento 50.0.100/1, al capoverso «Art. 50-bis» (famoso emendamento D’Alia) al comma 1, dopo le parole: «associazioni eversive e terroristiche,» aggiungere le parole: «anche internazionali,» e l’emendamento 50.0.100/2, al capoverso «Art. 50-bis» (famoso emendamento D’Alia) al comma 3, dopo le parole: «con proprio decreto» inserire le seguenti: «sentito il Garante per la protezione dei dati personali».
Come tutti possono leggere (se solo lo volessere), possiamo capire e non credo si tratti di presunzione, ma è lo stenografico che lo dice, che non solo nessun rappresentante dell’opposizione illuminata, colta e rivoluzionaria, in sede di discusssione o di votazione ha ritenuto opportuno intervenire, ma da quello che si legge, nero su bianco, diversi autorevoli senatori, compreso il vicepresidente del gruppo del Pd (e membro della Commissione Giustizia), era non solo a conoscenza dell’emendamento D’alia, ma riteneva opportuno emendarlo solo aggiungendo dopo le parole: «associazioni eversive e terroristiche,» le parole: «anche internazionali,» e dopo le parole: «con proprio decreto» inserire le seguenti: «sentito il Garante per la protezione dei dati personali».
Questo, senza nulla togliere alle responsabilità di chi lo ha votato e al governo che ha dato parere favorevole, solo per dire che è facile, facilissimo, creare siti dove schiaffarci dentro proposte rivoluzionarie, molto più difficile fare il proprio lavoro giorno per giorno e intervenire al momento opportuno, svolgendo bene quel ruolo di controllo che dovrebbe essere caratteristica di un’opposizione agguerrita e battagliera, che dispiega programmi e progetti alternativi, che sono necessari al nostro paese (per l’indispensabile dialettica democratica) tanto quanto avere una forte maggioranza. Che è facilissimo lanciare appelli in difesa della centralità del parlamento, più difficile essere presenti ed intervenire quando necessita e quando si dovrebbe.
Nel primo caso siamo davanti al solito effetto annuncio che tanto piace e attrae i “molti”, nel secondo saremmo presenti, forse, al fare responsabilmente e “in modo oscuro” il proprio lavoro e il proprio dovere.
p.s.: Per i curiosi e per chi cerca di farsi direttamente un’idea potrebbe essere interessante seguire l’iter alla Camera e andarsi a leggere gli interessanti Dossier di documentazione, messi a punto dagli Uffici, in modo particolare qui: Articolo 60 (Repressione di attività di apologia o incitamento di associazioni criminose o di attività illecite compiuta a mezzo internet), dove si spiega come dovrebbe funzionare dal punto di vista della sequenza procedimentale e a quali condizioni il decreto può essere emanato.