Battesimi
A proposito del battesimo fulmineo e simultaneo dei nuovi “squadristi“ da parte di Corriere e Stampa. Ultimi nati di quest’agosto del 2010.
update: avevo trascurato “i ricordi più che sinistri” del Riformista.
Riflessioni e Non Solo
A proposito del battesimo fulmineo e simultaneo dei nuovi “squadristi“ da parte di Corriere e Stampa. Ultimi nati di quest’agosto del 2010.
update: avevo trascurato “i ricordi più che sinistri” del Riformista.
Roma, 22 giugno 2009 – Caro Silvio. Iniziava così la lettera aperta che il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga indirizzò l’estate scorsa al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dalle colonne del ‘Corriere della sera’.
Caro Silvio, ti scrivo da amico e da politico, non da «amico politico», benché legato a te da un’amicizia personale che data dal 1974 e che non è mai venuta meno. Non sono mai entrato nella tua vita privata pur, come tu ben sai, non condividendo alcune manifestazioni di essa. Ritengo che i giudizi sulla vita privata di una persona che non attengano alla funzione pubblica esercitata – e in particolare la vita eufemisticamente chiamata «sentimentale» ma più esattamente «sessuale» – debbano essere distinti dai giudizi politici.
Non mi sembra che il giudizio politico di allora e il giudizio storico di oggi abbiano bollato con il marchio dell’infamia John Fitzgerald e Robert Kennedy, le cui attività galanti superarono di gran lunga le tue, e ebbero anche aspetti inquietanti sui quali la giustizia americana non volle inquisire fino infondo. E che dire del primo ministro britannico Wilson, che fece nominare dalla Regina, che non batté un ciglio, alla carica di Pari a vita con il titolo di baronessa una sua collaboratrice, collaboratrice per così dire, in senso piuttosto lato? E qui mi fermo.
[...] Vi è chi, movimenti politici e potentati economiici, con o senza giornali di loro proprietà, sono terrorizzati che tu possa governare il Paese per altri quattro anni; e sperano che titolari di alte cariche istituzionali, al primo, al secondo o al terzo posto nelle precedenze, riescano a farti uno sgambetto.
[...] Io penso che tu sia vittima dell’odio dei tuoi avversari ma anche delle tue imprudenze e ingenuità. L’odio dei tuoi avversari è evidente: e non penso al mite e sprovveduto Dario Franceschini, né al freddo, politico e onesto e corretto Massimo D’Alema, anche se si è lasciato scappare una battuta che più che te e lui sta mettendo nei pasticci il «lotta-» o «lobby-continuista» magistrato di Bari. Questo odio io l’ho patito sulla mia pelle. Perché a te il noto gruppo editoriale svizzero dà dello sciupafemmine, ma a me per quasi sette anni ha dato del golpista e del pazzo, nel senso tecnico del termine. [...] Lascia stare i complotti, e respingi anche l’odio che è un cattivo consigliere anche per chi ne è oggetto. Vendi Villa La Certosa, o meglio regalala allo Stato o alla Regione Sarda: è indifendibile e «penetrabilissima». Lascia anche Palazzo Grazioli, che ha ormai una fama equivoca e trasferisciti per il lavoro e per abitarvi a Palazzo Chigi. Non chiedere scusa a nessuno, salvo che ai tuoi figli, quelli almeno che hai in comune con Veronica. Non mi consta che gli altri due grandi sciupa femmine come Kennedy e Clinton abbiano mai chiesto scusa alloro popolo… Fai la pace con Murdoch: tra ricchi ci si mette sempre d’accordo. Cerca un armistizio con l’Anm: porta alle lunghe la legge sulle intercettazioni e quella sulle modifiche del Codice di Procedura Penale e dai ai magistrati un consistente aumento di stipendio.
Vuoi, invece, fare la guerra? Allora vai in Parlamento: ma al Senato per carità! E non alla Camera, per non correre il rischio di vederti togliere la parola o espulso dall’aula. Tieni un duro discorso sfidando l’opposizione, fa presentare una mozione di approvazione delle tue dichiarazioni, poni la fiducia su di essa e, come ai gloriosi tempi della Dc con il Governo Fanfani, fatti votare contro dai tuoi, impedendo con i voti la formazione di un altro governo, porta così il Paese a inevitabili nuove elezioni… Perché la guerra – concludeva Cossiga – è sempre meglio per te, per l’opposizione e per il Paese, di questo rotolarsi nella melma.
via Corriere della Sera – Cossiga: Silvio, non chiedere scusa a nessuno.
E dalla Stampa sempre del 22 giugno 2009: “SILVIO, GIOCA D’ANTICIPO DIMETTITI CHE RIVINCI”.
Qui la lettera, anche questa come le altre tre (qui quella inviata al Presidente della Repubblica), datata “18 settembre 2007 A.D.” che il presidente emerito, Francesco Cossiga, ha inviato al capo del Governo. La lettera contiene precise indicazioni sulle ultime volontà riguardo alle esequie e per questo motivo, viene fatto presente in ambienti di Palazzo Chigi, si è preferito non renderla nota prima. La lettera vede Cossiga precisare subito di “avere disposto che le mie esequie abbiano del tutto carattere privato, con esclusione, in quella sede, di ogni pubblica onoranza e senza partecipazione di alcuna Pubblica Autorità”.
“Qualora dopo il mio seppellimento le Autorità competenti dello Stato decidessero una qualche forma di onoranza pubblica – che peraltro io riterrei più opportuno non avesse luogo – è mio desiderio: che in essa trovi posto un momento religioso, secondo i riti della Santa Chiesa cattolica; che il catafalco sia ornato dalla bandiera italiana e da quella tradizionale sarda; che nella rappresentanza armata siano compresi: per l’Esercito elementi dei Granatieri di Sardegna, per la Marina elementi del Comsubin, per l’Arma dei Carabinieri e per la Polizia di Stato elementi rispettivamente del Gis e di Nocs, corpi da me fondati”.
Continua Cossiga:
“sarebbe inoltre mio desiderio che alle eventuali cerimonie fossero invitati il presidente della Regione della Sardegna, il presidente del Consiglio regionale sardo nonchè i sindaci di Sassari, Chiaramonti, Bonorva e Siligo. Ho dispensato, salvo loro diversa decisione, i miei familiari dal partecipare a queste onoranze e prego lei, il presidente del Senato della Repubblica e qualunque altra Autorità di non voler fare premura alcuna, ancor che certamente cortese, nei loro confronti”.
Il presidente emerito della Repubblica, così come fatto anche nelle altre lettere indirizzate alle alte cariche dello Stato, conclude sottolineando che:
“fu per me un grande onore e immeritato privilegio servire la Repubblica nel Governo, da sottosegretario di Stato, da ministro e da presidente del Consiglio dei ministri: e questi miei sentimenti la prego di voler partecipare ai suoi eminenti colleghi del Consiglio dei ministri unitamente alla mia ferma conferma di fede civile nella Repubblica, nella Nazione e nella Patria. Che Iddio protegga l’Italia”.
Non si sono mai amati. Hanno spesso litigato. Ma hanno convissuto onorando uno schema che appagava le reciproche convenienze. Lo schema era, per Berlusconi, l’inamovibilità gerarchica: lui era il numero uno, l’altro il numero due. Per Fini lo schema coincideva, cinicamente, con il destino anagrafico: giocare al numero due, confidando sull’ineluttabilità della successione. Quando lo schema si è rotto, l’antagonismo, caratteriale dei due è esploso. La convivenza si è fatta tempestosa. Si è gonfiata a dismisura l’insopportazione reciproca. Che ha conosciuto numerose tappe, scene madri, frizioni, scontri, espressioni contrariate del volto. Ora che la rottura è consumata, quella sequenza di tensioni acquista un nuovo significato. Tutto diventa indizio di una frattura irreparabile. Come nei matrimoni. Ma questo non è mai stato un matrimonio d’amore.
Tag:battista, corriere, matrimonio
Commenti sparsi sulla “campagna di fango” e sullo “stuzzicante” futuro di Fini.
La scomunica decisa ieri sera indebolisce Fini oggettivamente. Lo espone a un’offensiva parlamentare e a una campagna di fango della quale si vedono già le prime tracce. E soprattutto mette in tensione i rapporti fra le istituzioni, che finora sono stati almeno diplomatizzati. Per questo la rottura contiene un’insidia per l’intero sistema. Fa temere una sorta di «Vietnam del centrodestra» che nei prossimi mesi potrebbe propagarsi ai vertici dello Stato; e di qui a neppure un anno spezzare in anticipo la legislatura. Berlusconi, e con lui Bossi, sembrano sicuri di poter andare avanti anche perdendo uno dei pezzi pregiati della coalizione. Numericamente la maggioranza ha i margini per farlo. E la durezza del comunicato anche sui tre «finiani» più critici col premier, è una rivendicazione di forza politica. In più, Berlusconi «salva» i ministri vicini al presidente della Camera, puntando al suo isolamento.
Non è chiaro se e quanto Fini si sia reso conto di quanto stava facendo e delle conseguenze che avrebbe provocato. Ma ora non può che giocare di rimessa, giurando lealtà al governo anche se si spezza il filo col Pdl.
CASSA INTEGRAZIONE - Dall’Inps arriva poi il dato sulla cassa integrazione. A giugno calano le richieste: rispetto a maggio, quando erano state 116,8 milioni, lo scorso mese le ore autorizzate sono state 103,5 milioni, con una diminuzione dell’11,4%. Nel complesso del primo semestre dell’anno le ore autorizzate di cig sono state 636,1 milioni, contro i 371,5 milioni del corrispondente periodo 2009: l’incremento complessivo è del 71,2%. La riduzione della cassa integrazione – afferma l’Inps – «è particolarmente forte negli interventi ordinari, in cui le ore autorizzate sono diminuite del 21,5%, passando da 34,8 milioni di maggio a 27,3 milioni. Rispetto al giugno 2009, quando le ore autorizzate erano state 59,7 milioni, il calo è del 54,2%». Diverso l’andamento della cassa integrazione in deroga: a giugno sono state 34,7 milioni le ore autorizzate, con un aumento del 7,3% rispetto a maggio, quando le ore autorizzate erano state 32,4 milioni. L’aumento maggiore, pari ad oltre il 30% del totale del mese, si è registrato nel comparto commercio e artigianato (rispettivamente 11,5 e 13,2 milioni di ore).
DOMANDE DISOCCUPAZIONE - Calano anche le domande disoccupazione: a maggio 2010 – secondo l’Inps – ne sono state presentate 57mila, 16mila in meno rispetto ad aprile e oltre 11mila in meno rispetto a maggio 2009. Complessivamente nei primi cinque dell’anno le domande presentate sono state il 13,5% in meno rispetto a quelle dello stesso periodo del 2009 (400mila contro 463mila). In calo anche le richieste di mobilità: 5.800 nel mese di maggio 2010, quasi il 18% in meno rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
via Disoccupazione record tra i giovani Cassa integrazione: +71% nel semestre – Corriere della Sera.
Questo è l’articolo del Corriere online che riporta i dati Inps usciti ieri. Questo il titolo che li accompagna:
Cassa integrazione: +71% nel semestre
Tanto per capirci questo era il lancio delle agenzie riportato anche a Repubblica Affari&Finanze: LAVORO: INPS, IN FORTE CALO RICHIESTE CIG A GIUGNO (-11,4%) e come al Corriere sono riusciti a presentarlo e “titolarlo”. Incredibile.
Un contropotere giornalistico che trasforma la routine governativa in cricca.
Lo abbiamo chiamato Sarzanini style. Fiorenza Sarzanini è una valorosa collega del Corriere della Sera, e condivide questo brand con molti colleghi delle più diverse testate nazionali (solo nazionali). Scopre chi indaga su chi (pm, ros dei carabinieri, polizia, finanza eccetera), lo raggiunge in ufficio o lo incontra altrove, si fa dare le carte riservatamente, le esamina, le filtra come doveroso, scrive e pubblica. Sono articoli contro il potere. Coraggiosi, è ovvio. Militanti, è naturale.
via Fumo di gogna, il Sarzanini style – [ Il Foglio.it › La giornata ].
Qui Sarzanini style, come ti cucino una riunione con Gianni Letta.
Caro dago, hanno ragione i colleghi di www.clandestinoweb.it; la prima notizia sulla rissa l’abbiamo trovata curiosando sul loro sito. Poi l’abbiamo lavorata in proprio, come risulta evidente dall’articolo. Ma come tu sai bene, è nostra abitudine rispettare il lavoro degli altri, citando sempre la fonte, quando questa è un altro sito web. Questa volta ce ne siamo dimenticati, travolti dal lavoro di una giornata elettorale.
Chiediamo scusa ai colleghi di clandestinoweb e a te. Per dovere di cronaca, comunque, ribadiamo che tutto il lavoro di approfondimento è stato fatto dai giornalisti del corriere grazie e buon lavoro.
Corrado Ruggeri caporedattore dell’edizione romana del Corriere della Sera, ammette la “dimenticanza” e scrive una letterina di scuse: “ce ne siamo dimenticati, travolti dal lavoro di una giornata elettorale”, ma solo dopo che la redazione del Clandestinoweb se ne era pubblicamente lamentata: “Volevo segnalarvi che la notizia che oggi è stata pubblicata dal “Corriere della sera” in merito alla rissa Bertolaso è stata letteralmente scippata dal nostro sito come voi bene sapete, oltretutto l’hanno pubblicata con due giorni di ritardo… VERGOGNOSO!!!!”
La “rissa” è questa e questa la notizia data in anteprima dal sito del Clandestinoweb.
Tag:clandestinoweb, corriere, rissa
L’endorsement, un nuovo tipo di endorsement all’italiana, come è ovvio. Ci riprovano. Questa volta però non parte dal direttore – già pubblicamente pentitosi, dopo che spostatosi ad altro importante incarico più volte dichiarante che nel nostro Paese, causa arretratezza, la cosa non sarebbe stata più fattibile e ripetibile in quelle forme, tra parentesi, non è che c’entrava qualcosina anche che da allora dalle parti di via Solferino cercano disperatamente di recuperare le copie perse e mai più recuperate? – e non dichiarano pubblicamente una propensione di voto. Sorprendentemente la penna è lasciata ad un editorialista di solito molto cauto ed equilibrato. Che si “schiera” anche lui, dopo che all’unisono (tale da far supporre qualche maligno sospetto?) sia il direttorissimo politologo della Fondazione Fare Futuro (chissà se ogni tanto prima e dopo parla al telefono con l’attuale Presidente della Camera) che la montezemoliana Italia Futura - prima con l’editoriale E se gli italiani smettessero di comprare il biglietto? poi ampiamente commentato e rilanciato da tutte le agenzie e dallo stesso Corriere: Italia Futura rivaluta l’astensione: è un impulso al rinnovamento – ci avevano spiegato “che forse il qualunquismo peggiore è votare”, a conferma (?!?) dei boatos che circolano da tempo che vorrebbero da un lato l’ex Paolo Mieli dietro molti momenti della crescita culturale e politica di Gianfranco Fini e che ipotizzano dall’altro la possibilità, anche questa futura, di un’allenza Fini-Casini-Montezemolo. I timori di uno smantellamento del bipolarismo vengono manifestati anche qui dai politologi di riferimento. Il grido comunque, al di là del retroscenismo e dei boatos, è uno solo ed è comune a tutti questi soggetti: astensione. Questa volta non c’è altro da fare. Quale diritto al voto, quale democratica scelta, quale, al limite, turarsi il naso di montanelliana memoria: questa volta bisogna proprio rinunciare. Somiglia pericolosamente all’andate al mare del Craxi del 1991? Forse, ma non si può fare altro. Utilizzano e scelgono persino lo stesso verbo. Per Campi “sarebbe un atto di civile protesta che nessuno potrebbe biasimare, per Romano e Calenda, “in questo caso sarebbe difficile biasimare gli astenuti, nei quali si potrebbe persino riconoscere, vista la qualità della crisi che abbiamo davanti, un sovrappiù di dignità civile”. Una borrelliana metafora sale alta: astensione, astensione, astensione. E astensionismo s’ha da fare. Per Romano:
Dicono di parlare a cittadini democratici e consapevoli, ma non chiedono un voto: chiedono un atto di fede. Anche le astensioni, in questo caso, avranno un significato.
Piazze piene e idee vuote – Corriere della Sera.
L’esperimento rivoluzionario di convincere la gente a non votare, arriva dopo che un altro dei “terzisti” storici della corazzata, da sempre accusato dai “salotti buoni” dell’intellighentia nostrana – da quelli del «servo dei servi di Berlusconi» o da quelli de il terzismo del corriere della serva – di essere troppo tenero con il centrodestra, con contorno fino ad ora di accuse di essere direttamente o indirettamente al soldo del berlusconismo, è stato protagonista del “misterioso” editoriale che tanto ha fatto discutere – pubblicato-non-pubblicato, concordato-non-concordato, lo sapevo-non-lo-sapevo, avevo-il-telefono-staccato (Il fantasma di un partito), con scuse finali e pubbliche del direttore FdB – si era “schierato” chiaramente anche lui, abbandonando definitivamente il “terzismo” e rendendo vani per l’occasione “gli sforzi del terzismo a ogni costo, che hanno avuto secondo qualcuno in passato, talvolta, esiti spassosi”. Riuscendo, estremo schiaffo, anche a paragonare nella sua replica (Comunisti involontari) alla lettera di risposta scritta dai coordinatori del Pdl l’attuale partito berlusconiano disorganizzato e caotico al centralista, organizzato e strutturato Pci di un tempo (i poveri Togliatti e perfino Berlinguer si rivoltano nella tomba) e salvando – nel marasma generale, che secondo lui si sarebbe ormai irrimediabilmente creato nel centrodestra – solo il Presidente Fini e la sua fondazione. Recente posizione, quella del prof. Galli della Loggia, che lo aveva condotto ad una clamorosa “conversione” e “sconfessione” di quanto non molto tempo prima scriveva e dichiarava senza possibilità alcuna di essere male interpretato:
[...]: “Ma dov’è la novità?” Possibile? Il politologo Ernesto Galli della Loggia, da buon storico di professione, inorridisce solo all’idea:
“Il modernismo nella storia della chiesa è stato tutt’altro, e non vedo cosa possa avere a che fare Fini con quella storia”.
Ma al di là della filologia, Galli della Loggia non è convinto né di Fini, né della sua conversione:
“Ripete peggio, con meno cultura, le cose che Bobbio o Zagrebelsky dicevano più di dieci anni fa. Quali sarebbero i contenuti nuovi? L’unica novità è che queste banalità di sinistra le dice uno di destra, ma il risultato non cambia. La sua esposizione mediatica può spaventare un po’ la chiesa, che scopre di avere un nuovo nemico, ma non mi pare che possa essere qui il punto di incontro di un nuovo rapporto tra religione, politica e stato”.
Qui sempre un “superato”, dalla svolta odierna, Galli della Loggia: IL TEMPO DEL POPULISMO CHE NON VA DEMONIZZATO.
Infine un’ampia rassegna stampa esplicativa del Secolo d’Italia, per chi si volesse fare una cultura politica futurista e per quelli come me che non hanno alcuna possibilità di leggerlo (se non sulla Rassegna Stampa della Camera che ne fa ampia e quotidiana sintesi) e di acquistarlo dato che a Messina e provincia non viene distribuito in alcuna edicola, libreria o chiosco che dir si voglia. Nonostante le “sacrosante” battaglie democratiche e liberal-bipartisan contro i “furbetti” dei giornali che “vedono le edicole si e no una volta all’anno” della direttora attualmente troppo impegnata a “costruire il partito” a suon di dichiarazioni “amiche” sull’Unità.
Si parte da una importante intervista a Francesco Storace, si quello stesso su cui Fini pose il veto assoluto per qualsiasi accordo con lui alle politiche, quello uscito da An urlando alla mancanza di democrazia, quello che sempre lo stesso Presidente Fini estromise personalmente dalla segreteria tramite comunicato stampa, per non avere più con lui il necessario rapporto fiduciario, ora alleato insieme all’Udc nel Lazio della Polverini che ci spiega:
Perché in questo frangente “storico” il medesimo “trattamento” riservato fino ad ieri al duo Storace-Santanché, viene incredibilmente riservato solo alla “traditrice” Santanché, rimasta unica responsabile di tutti i mali del mondo. Storace è stato invece improvvisamente “lavato e rilavato” alla Calimero – il mitico pulcino nero dell’ava come lava – da tutte le colpe passate.
Poi Benedetto Della Vedova, altro spiegatore ufficiale del Secolo:
Mentre viene lasciato ad un viceministro in carica, Adolfo Urso, il compito di elaborare e rispiegare la strategia (se ne parlava qui). Progetto che a quanto pare si realizzerà attraverso lo slogan immediato e di forte impatto, strizzando sì l’occhio all’evoliano “cavalcare la tigre“, ma nella sua traduzione futuristica del “cavalchiamo la modernità“.
Ancora due ex radicali e attuali riformatori liberali. Prima uno dei protoganisti del caso politico-editoriale dell’anno, voluto da Benedetto della Vedova (chissà come mai il Premiolino 2010 è andato ingiustamente alla redazione di Fare Futuro), che porta il nome di Libertiamo, reduci dal successo, certificato da tutta la stampa nazionale, della loro recente tre giorni, con ulteriori spiegazioni: QUEL DOPING IDENTITARIO DELLA POLITICA, per finire con un altro “clamoroso” endorsement, questa volta ci sta tutto, libertar-polveriniano: LA SCELTA DI LUIGI DE MARCHI: “I RADICALI NON LI RICONOSCO PIU’, DA LIBERTARIO VOTERO’ POLVERINI”.
Tag:astensionismo, corriere, pdl
Ancora una risposta al Corriere e al suo “Eclissi della destra che vince ma non ha più identità”.
La destra che non si vede ma esiste
Al contrario la destra di casa nostra, quell’altra destra, è più che mai viva e opera nel silenzio di tutti i giorni, tanto che vince. Non è berlusconiana, come qualcuno potrebbe facilmente concludere. Col cavolo! Era qui da tempo, attendeva solo di farsi notare con modestia, senza seghe mentali ed intellettualoidi. Per questo al Corriere non se ne sono resi conto. E forse è un bene che non sia rappresentata da nessuno o il giochino finirebbe immediatamente per rompersi.
via notapolitica.it.
Tag:corriere, destra, intellettuali