Il Circo Massimo

La metamorfosi di Ciancimino jr.

L’epicentro non è lui. Lui che dice e non dice. Lui un po’ figlio di suo padre, un po’ figlio e basta. Lui che sorride tanto spontaneamente da non spiegarsi mai. Chi è Massimo Ciancimino, un uomo soffuso di candore, o un gelido stratega del marketing di ste stesso che ha compreso che la verità è un prodotto da vendere e acquistare, esattamente come la legalità? Ma no, stavolta lui non ci azzecca – come direbbe un noto filosofo molisano -, non ci azzeccano i suoi occhi sfuggenti, né la sua parlata biasciciata. Non ci azzeccano il modo in cui si veste, né la foggia di cui sono rivestite le sue rivelazioni. Lui è il sottofondo, il paesaggio, la canzone di accompagnamento. Perché al culmine della scena ci siamo noi.

I love Sicilia in edicola oggi presenta una arguta riflessione di Felice Cavallaro, grande firma del Corriere della sera, sugli effetti collaterali del fenomeno Ciancimino jr, non a caso lo strillo di copertina è: “Il Circo Massimo”. Un sasso prezioso nelle stagno che può tracciare i cerchi concentrici di un grande dibattito. Ogni comunità riconosce se stessa nei simboli in cui si specchia, dalla caratura dei personaggi che elegge a numi tutelari, a pastori più o meno volontari dei suoi sentieri e delle sue greggi. Nel nostro specchio ha fatto irruzione il sorriso affabulatore di Massimo junior, personaggio difficile da calibrare. No, non è semplice relazionarsi con Massimo e col circo che lo accompagna. Figlio di mafioso, ma quasi redento, forse non abbastanza. Figlio di suo padre, consapevolmente scrive Cavallaro e annota: non è che simpatizzando col rampollo finiremo pure per prendere una certa amichevole e benevola confidenza col genitore? Sia come sia, l’uomo di cui si narra, soprattutto nei confini isolani, non è più ristretto nella cerchia delle sue azioni e delle sue capacità. E’ diventato la stella polare di una mitologia personalissima. Redento, irredento, figlio e padre, vero o falso. Come diamine si fa a scambiarsi il segno di pace, senza ombre, con una figura mitologica, con due corpi dissimili nello stesso corpo, metà luce e metà penombra? E non ci stiamo riferendo al corpus dei suoi verbali, matassa che sarà compito del giudice dipanare. E’ il riflesso proiettato sul muro della nostra interpretazione che interessa. Perché il modo in cui lo guardiamo descrive soltanto noi. Massimo Ciancimino è un’unità di misura. D’accordo, l’argomento rischia di essere scomodo e urticante, però forse ci sono domande che non possiamo evadere se non vogliamo che l’afasia ci sommerga per il resto.

Ecco, tanto per avviare il passo d’avvio sulla salita di un argomento sdrucciolevole, ci sarebbe proprio una prima domanda. Che effetto vi fanno seduti allo stesso tavolo – è capitato almeno in una occasione e non esibivano un’aria reciprocamente ostile – Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, e Massimo Ciancimino, della stirpe di don Vito?

via Il Circo Massimo « Notizie Sicilia | Informazione sulla Sicilia | News, cronaca siciliana – Live Sicilia.

Qui l’amaro in bocca e l’ambigua delusione che dichiara di aver provato Massimo Ciancimino alla lettura del pezzo di Cavallaro su I love Sicilia con l’immediata replica di Francesco Foresta su Live Sicilia: Nessun “contrordine”, continueremo ad avere sani mal di pancia.

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Teoria paranoide

Pino Arlacchi: “Non credo a una parola”

“Non credo a una parola di quanto detto da Ciancimino. E queste storie le abbiamo già viste e sentite. Sono parole che non giovano altri che a Berlusconi, si vuole sollevare un gran polverone e screditare così la figura dei pentiti in generale”. “Ciancimino – continua Arlacchi parlando ai microfoni di Cnrmedia – ha una posizione giudiziaria interessata ed ha una scarsa attendibilità, a tanti anni di distanza. Lavorando insieme a Falcone so che questo tipo di dichiarazioni vanno prese con grande cautela e non vanno sbandierate. Non sono d’accordo nemmeno con Di Pietro che parla di governo paramafioso. Proprio Di Pietro che ha avuto a che fare con casi molto delicati sa che queste dichiarazioni vanno prese con grande prudenza”. “Infine – conclude Arlacchi – trovo paranoide il discorso di Forza Italia che nasce da una trattativa Stato-mafia. Forza Italia è stata una operazione di marketing politico molto lucida, sofisticata e di successo ed è con questo che dobbiamo fare i conti dal ‘94. La presunta trattativa tra Stato e mafia non c’entra nulla”

via Arlacchi (Idv): “Teoria paranoide, non ci credo” « CNR Media

Così l’eurodeputato dell’Italia dei Valori Pino Arlacchi, commenta a CNRmedia la deposizione di oggi di Massimo Ciancimino. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo al processo Mori ha dichiarato: «Forza Italia frutto della trattativa Stato-mafia».

Adesso basta.

Adesso basta. Adesso un paese civile, le sue forze politiche di maggioranza e di opposizione, le sue istituzioni e la sua opinione pubblica hanno il dovere di dire basta.

Ciò che sta accadendo a Palermo è un’offesa al buonsenso, alla giustizia e al Paese. Se a palazzo Chigi non ci fosse Berlusconi, il giovane Ciancimino sarebbe già in galera. Più semplicemente, vorremmo finalmente un sussulto di dignità da chi – le istituzioni, i partiti politici e i media – è tenuto a rispettare il proprio Paese.

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