Dice una delle teste pensanti di area ex-An – vedo che ritorna in auge in questo post-elezioni tornare a chiamarli gli uomini ex di An, qua è il politologo in persona che lo fa, come a voler segnare la differenza – sul Giornale di oggi (ma non era un tipo di stampa troppo volgare quella a libro paga del cav, come direbbe Franceschini, distante milioni di kilometri da quella che vorrebbero loro?)
[...] La Lega è un partito nato carismatico che però si è sviluppato nel tempo come movimento di massa, con sezioni disseminate sul territorio, una classe dirigente arrivata ai vertici dopo lunghi tirocini negli enti locali, un’agenda politica semplice e chiaramente riconoscibile attorno a temi come il federalismo, la sicurezza e il comunitarismo ultraidentitario. Con queste caratteristiche, sta incassando i dividendi più ghiotti dei successi del governo, perché è in grado di socializzarli quotidianamente nell’elettorato grazie alla sua rete di sezioni e di militanti. E dunque, la vicenda della Lega insegna che anche nell’epoca della politica mediatizzata e presidenziale la parola magica che dà lungo respiro ai partiti resta la militanza.
Ci potrebbero spiegare anche, dalle parti di via della Scrofa, se ancora si riuniscono da quelle parti, chi ha impedito ad A.N. di fare qualcosa di simile così da rappresentare ed essere oggi il valore aggiunto all’interno della coalizione?
Chi ha impedito in questi anni (quasi 15) ad An di svilupparsi nel tempo come movimento di massa, con sezioni disseminate sul territorio (posto che le sezioni disseminate sul terriotrio c’erano anche prima di essere chiuse trasferendo “armi e bagagli” nelle varie segreterie dei vari deputati), con una classe dirigente arrivata ai vertici dopo lunghi tirocini negli enti locali (invece di nominare, rinominare e designare come assessori, sindaci, deputati e consiglieri regionali su tutto il territorio nazionale gli stessi deputati e senatori che hanno doppi, tripli, quadrupli, quintupli incarichi, riuscendo a fare contemporaneamente anche i direttori dell’ex giornale di partito, neanche un giornalista disponibile, evidentemente, tra tante teste pensanti hanno “racimolato” in questi anni), con un’agenda politica semplice e chiaramente riconoscibile attorno a temi come il federalismo, la sicurezza e il comunitarismo ultraidentitario (invece di dettare la linea politica del partito e comunicare gli strappi, le svolte, litigi al bar compresi, i licenziamenti dalla segreteria politica tramite interviste ai maggiori quotidiani nazionali) ?
E chi ha impedito, nei 2 congressi ultimi (quello di An come detto milioni di volte a tesi unica e liste bloccate, per quelli che oggi combattono eroicamente i “pensieri unici” degli altri) e in queste elezioni almeno di provarci con quel 30% sul quale non mi pare che nessuno ci metta bocca se non il Presidente della Camera in persona, almeno fino a smentita e prova contraria?
O forse non è stata sempre la stessa, medesima “trappola del carisma” ad averlo impedito fino a qualche mese fa, quando lo si riteneva invece l’unico “valore” intorno al quale far ruotare tutto? Quando ci spiegavano in modo erudito e colto come la politica era cambiata? E della necessità impellente di investire sul consolidamento delle leadership carismatiche?
La relazione tra il potere e la sua rappresentazione per mezzo di immagini, e la sedimentazione di queste immagini nel vissuto collettivo grazie alla capacità dei leader politici di produrre visioni imperniate sul giusto dosaggio fra mutamento e tradizione, tra linguaggio e simboli, tra archetipi e modelli di azione, è un tema che appartiene alla storia occidentale perlomeno dai tempi di Augusto. Lo sviluppo dei mass media, e più di recente dei new media, ha palesato solo con più forza l’impasto di carisma personale e nutrimento alle sorgenti dell’immaginario che dà forma alle leadership contemporanee…
Potrebbero riuscire a dirci anche qualcosa in proposito, dato che ci siamo?
E dire che era partita da qua, l’ascesa della mente pensante in questione:
Dentro Alleanza Nazionale non c’è una disponibiltà al rinnovamento culturale e al ricambio generazionale. Mentre i giovani dell’area sono flessibili e immersi in processi fluidi.
Mentre l’altra testa pensante, il politologo in persona, oggi è ospite del Riformista. Assolutamente scatanato, in periodo di super-lavoro, che sò avremmo voluto vedere un simile impegno non dico tanto, ma in qualche conferenza in giro per l’Italia in questa campagna elettorale anche a portare il “verbo” (si lo so, certo, forse sarebbe stato troppo volgare, loro “per definizione precedono la truppa e indicano la direzione di marcia”), invece di lamentarsi oggi e parlare con lo stesso linguaggio che ieri avevamo già avuto il piacere di ascoltare dal Presidente Casini in tv, rimproverando alla Lega di occupare posti di sottopotere (al limite della spregiudicatezza), paragonandola addirittura ai partiti dela prima repubblica, ammetto che solo dalla sua brillante penna poteva uscire una simile “alta” riflessione, passando poi per un veramente poco sofisticato, per uno del suo livello, artificio retorico che parla di ricatto bello e buono (non è che dice la stessa cosa anche Franceschini per caso?):
Si tratta ovviamente di uno scambio politico, ma ha tutta l’aria di un ricatto bello e buono, secondo un copione che rischia di ripetersi chissà quante volte da qui alla fine della legislatura.
E’ indubbio che “dietro l’oggettività dei numeri c’è sempre una verità più profonda da scoprire”, ma continuo a non capire come ci si può lamentare continuamente del leader della coalizione che non cerca mai mediazioni ed equilibri e poi accusarlo di farsi ricattare ogni volta che lo fa e lo fa con l’alleato di governo, “specie ora che, indiscutibilmente, la Lega, come lui stesso ammette, ha visto crescere i suoi consensi e ampliarsi la sua area territoriale di riferimento”, non per virtù dello spirito santo, ma prendendo i “voti”, non preferenze, ma “voti” e se Campi non le sapesse queste cose, continua ad esserci una bella differenza tra “voti” e “preferenze”. O le mediazioni, gli accordi, le condivisioni e tutte queste belle cose qua, si dovrebbero cercare solo e soltanto nei confronti di altri e facendosi dettare l’agenda da altri? Alleato, tra l’altro che alle ultime elezioni, invece di litigare sulle preferenze, sulle terne o sui governi delle regioni è riuscito a sfondare per la prima volta in modo epocale (a detta di tutti gli osservatori), il muro rosso, che per un 40ennio era sembrato impenetrabile a chiunque ed è riuscito ad incunearsi, come dice anche lui, in profondità fra le radici della sinistra di tradizione e che in conseguenza di questo:
Il voto del 2009 sarà ricordato come il voto dello sfondamento. L’effetto psicologico degli insuccessi, dei ballottaggi, delle vittorie strappate di misura rischia di diventare più devastante del voto reale. In primo luogo cade la barriera che ha tenuto separato rigorosamente l’elettore di sinistra da quello di destra.
[...] Nell’Italia di domani non ci saranno più zone di voto di tradizione o di appartenenza. E questa è una vera e propria rivoluzione.
La ciliegina sulla torta, bisogna obiettivamente riconoscerlo, il suo vero capolavoro retorico è il tocco finale: l’interrogativo che lascia ai posteri.
E perché sorprendersi se al Nord un numero crescente di elettori di Berlusconi preferisce, da un’elezione all’altra, passare con Bossi?
E se glielo rimandassimo a lui stesso medesimo, nella stessa forma retorica scelta da lui l’interrogativo, cambiando solo qualche soggetto?
E perché poi sorprendersi se al Nord un numero crescente di elettori del Pdl, che una volta votavano An, preferisce da un’elezione all’altra, passare con Bossi?
E ancora:
E perché, ancora, sorprendersi se al Sud un numero crescente di elettori del Pdl che una volta votavano massicciamente An preferisce, da un’elezione all’altra, grazie anche allo spettacolo che gli uomini ex di An mettono in scena, in quella che una volta era la loro roccaforte, passare con Lombardo o non votare andandosene al mare?
Se il prof. Campi ha qualche dubbio su Nord e Sud, isole ed elettori ex di An, sottragga qualche minuto del suo prezioso tempo dedicato ininterrottamente da qualche giorno alle interviste, agli editoriali e alle analisi varie e vada a riguardarsi o guardarsi per la prima volta, l’oggettività dei numeri che sta dietro i risultati elettorali, del Nord, del Sud, isole comprese, ovvio.
p.s.: Non è che per caso somigliano a questo le “alte” riflessioni politologiche che ci capita, sempre più spesso, di leggere?