Eliminare la cravatta

Ieri mattina l’Unità ha pubblicato il seguente articolo di Lidia Ravera:

“C’è qualcosa di molto femminile, in Renato Brunetta: il garretto corto, un che di rilassato nelle guance, l’allargarsi del girovita che si perde nei fianchi, la lenta vastità del collo, una generale grassoccia allegria da divoratrice di cioccolatini. Rassomiglia, il Ministro, alla tipica signora di una certa età che l’estetica televisiva discrimina senza un’ombra di compassione, per quanti tacchi applichi alla sua massa corporea di brevilinea sedentaria.

Anche fra le molte esternazioni, nel corso del Suo Ministero ‘innovatore’ risuona e commuove qualcosa di antico e muliebre, una weltanshauung da prozia signorina, di senno maligno e soprassata malagrazia: tutto un mondo di ‘fannulloni’ da punire coi tornelli e sudditi del pubblico impiego a cui imporre il sorriso per legge. Per coerenza estetica consiglierei l’eliminazione della cravatta, che gli arriva, tra l’altro, alle ginocchia”.

Questa la risposta che il ministro Renato Brunetta ha inviato a Concita De Gregorio, direttore del quotidiano comunista:

“Satira per satira. Lo stadio ultimo del falso femminismo alla Lidia Ravera consiste nel fare il verso ai lati più beceri del maschilismo. Sicché, per la prosa demenziale che leggo su l’Unità, sarei piccolo, grasso e flaccido, con i vezzi da signora di “una certa età” e le bizze di una vecchia zitella. Lascio all’autrice tanta degradazione satirica, come le lascio la predilezione per la chirurgia estetica e le diete da pseudo intellettuale frustrata. C’è chi passa una vita a tentare di destare scandalo, dovendo – solo alla fine – arrendersi alla propria mediocrissima banalità”.

Vittorio Pezzuto – Portavoce del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione

Perché ovvimente è satira colta, à la Merlo del “conto aperto con la natura e la società”, quella della Ravera. E’ che noi siamo troppo rozzi per comprenderla appieno. Ma stiamo prendendo lezioni. Prima o poi ci arriveremo.

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Ritorno del capoclasse

Per Giulio Tremonti essere definito un “non economista” è probabilmente un complimento. Troppo solido il suo orgoglio di giurista. E, soprattutto, troppo accesa la sua diffidenza verso una scienza, l’economia appunto, che a suo modo di vedere tanto esatta non è. Il grido «economisti silete» è già passato alla storia minuta di questa crisi finanziaria. Perciò quella di Renato Brunetta («io sono un’economista, Giulio no») non è stata probabilmente sentita come un’offesa in Via XX Settembre. Ma perché quella frase? Perché sul limitare di una ripresa incerta e tutta da decifrare sprecare energie in rimbrotti infantili? C’è un paese che in questa fase difficile sta cercando, a fatica, di tirarsi su con tutte le sue energie: con le sue imprese che cercano di rilanciarsi individuando nuovi mercati e nuovi consumi, con i suoi lavoratori che provano a guardare oltre le tensioni di oggi sul posto di lavoro. Servirebbe – è stato detto – uno sforzo corale. Non liti tra primi della classe. Qualche giorno fa abbiamo sollecitato il ritorno in aula del capoclasse. Ripetiamo umilmente l’appello.

via BRUNETTA E TREMONTI / Basta liti, energie sprecate – Il Sole 24 ORE.

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Quel che le menti illuminate pensano

Luca Ricolfi su La Stampa.

La politica che non affronta i problemi non mi è mai piaciuta. Da Tremonti e dai suoi predecessori mi sono aspettato sempre molto di più di quello che hanno fatto. E tuttavia devo confessare che ultimamente capisco sempre di più l’inerzia di Tremonti. Non mi piace ma la capisco. Quel che mi ha fatto cambiare atteggiamento è che ho smesso di confrontare le idee di Tremonti con quelle dei suoi critici accademici che parlano senza avere responsabilità istituzionali, e mi sono preso la briga di analizzare le alternative reali alla linea di Tremonti, ossia quelle sostenute da veri soggetti politici. Per alternative reali intendo le contro-proposte di politica economica avanzate in questi mesi sia dall’opposizione soprattutto quelle del Pd sia dalla fronda interna alla maggioranza ad esempio la contro-finanziaria di Baldassarri, o le richieste del cosiddetto partito del Sud. Ebbene, a mio parere ciascuna di esse avrebbe avuto ed avrebbe conseguenze macro-economiche nefaste: le proposte del Pd sono pericolose sul fronte dei conti pubblici, quelle di Baldassarri in particolare il taglio dei consumi intermedi metterebbero in ginocchio la Pubblica amministrazione, quelle del partito del Sud farebbero esplodere la spesa. Insomma, mi verrebbe da parafrasare Sartori, che qualche anno fa – in piena bufera su Oriana Fallaci – titolò un suo articolo: «Uditi i critici, ha ragione Oriana».

Con ciò non voglio certo difendere il non fare, che anzi mi sembra a sua volta molto dannoso per il Paese oltreché per il centrodestra, che grazie ad esso si avvia a perdere le elezioni politiche del 2013. Quello che però vorrei dire è che forse, tutti quanti, non valutiamo a sufficienza un punto: in politica le alternative non sono fra quel che il governo fa e quel che le menti illuminate pensano. In politica le alternative vere sono solo fra forze in campo, fra gruppi e schieramenti realmente esistenti.

[...] E tuttavia c’è qualcosa che Brunetta e i critici del Tesoro non sembrano vedere: le riforme non sono una bottiglia di champagne, e non è il tappo di Tremonti che impedisce il brindisi. Se le riforme non decollano è innanzitutto perché gli italiani che le temono sono di più di quelli che sarebbero pronti a sostenerle davvero, accettandone i rischi, le tensioni, i prezzi da pagare. E proprio per questo uno schieramento politico riformista diverso dal partito della spesa, al momento, non esiste ancora. Le riforme che servirebbero richiedono coraggio, e nessun governo ne avrà mai abbastanza finché l’opposizione sarà come quella, faziosa e pregiudiziale, che Prodi e Berlusconi hanno incontrato sui rispettivi cammini. Né si vede come questo dato di fondo della politica italiana possa cambiare rapidamente. L’agenda del centro-destra è continuamente stravolta dalla necessità di salvare Berlusconi dai suoi processi. Quella del centro-sinistra dall’imperativo categorico di impedire che Berlusconi la faccia franca. Nessuno è disposto a interrompere il circolo vizioso. Nessuno ha la forza di rimuovere l’ostacolo che blocca il confronto, nemmeno Tremonti. Peccato, perché più passa il tempo e più arduo sarà venir fuori dal pantano in cui la politica ha precipitato il Paese

via Ma il tappo non è Tremonti – LASTAMPA.it.

In politica le alternative non sono fra quel che il governo fa e quel che le menti illuminate pensano. In politica le alternative vere sono solo fra gruppi e schieramenti realmente esistenti. Magari qualcuna delle tante menti illuminate lo tenesse a mente, qualche rara volta.

Da leggere lui e lui che commentano, da punti di vista leggermente diversi, l’uscita domenicale di Brunetta.

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Stretta di mano

Sembra fantascienza. Ieri mattina all’ora del pran­zo. D’Alema e Berlusconi si stringono la mano.

È Palenzona dal palco a intro­durre l’argomento:

«Ho un pic­colo sogno nel cassetto e cioè che con l’aiuto della minoranza, alme­no quella responsabile, si pos­sa fare un piano nazionale del­la mobilità per uomini e merci per sbloccare questo benedetto Paese» .

Intorno all’interesse del Pae­se, a quella convergenza strate­gica che finora è mancata nella legislatura, per pochi attimi, a beneficio dei presenti, D’Alema e Berlusconi si trovano d’accor­do. Nessun accenno alle pole­miche degli ultimi giorni. «Dobbiamo fare altre cose di questo tipo – aggiunge il Cava­liere -, io sono il primo a esse­re felice quando in questo Pae­se si riesce a lavorare insieme, spero in altre occasioni». D’Ale­ma: «Io sono sempre pron­to… ». Poi, scherzando, rivolto a Palenzona, «e con te sono of­feso, guarda che tutta l’opposizione, non solo una parte, è fat­ta di gente di buon senso».

via Stretta di mano Berlusconi-D’Alema Letta favorisce l’incontro – Corriere della Sera.

Anche l’altra sera (sì lo so che per qualcuno Ichino non si sarebbe neanche dovuto presentare in quel parterre) si è dimostrato che si può anche discutere tranquillamente, civilmente e rispettandosi, scontrandosi su opinioni diverse e rimanendo anche dopo con opinioni diverse. Senza che questo sia visto sempre e soltanto come una concessione supina all’avversario politico. Si parlava di riforma della pubblica amministrazione. Tra gli ospiti insieme al ministro Renato Brunetta, il prof. Pietro Ichino, Enrico Cisnetto, il Segretario Generale Cisl Fp, Giovanni Faverin. Non sarebbe stato poi tanto male come avrebbe voluto il ministro se la riforma si fosse potuta chiamare Brunetta-Ichino.

Le riforme, per un riformista, non sono mai una concessione all’avversario, sono il contenuto stesso dell’azione politica.

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Misteri del giornalismo

Hanno parlato di appropriazione indebita del sito del ministero, di uso personale di Sito Istituzionale, di quando il servizio pubblico è piegato all’interesse politico di parte. Di Brunetta… è uscito pazzo: sarebbe la dimostrazione lampante di come sia alla disperazione.

La Voce.info mai tenera con questo governo e con i suoi ministri, questa volta cerca di analizzare la questione evitando le “sciocchezze” e quelli che definisce i “misteri del giornalismo”  e senza scandalizzarsi più di tanto se il Ministro chiamato in causa, ha ritenuto, correttamente (imho), di dover rispondere sul sito ufficiale di Palazzo Vidoni, replica che continua ad essere tranquillamente online sul sito. Riduzione delle assenze nella P.A.: Il bluff de L’Espresso. Si aspettano le eventuali denunce/querele.

ASSENTEISMO, DATI E POLEMICHE

Nei giorni scorsi si è riaccesa la discussione sull’assenteismo dei dipendenti pubblici. A un articolo dell’Espresso intitolato “Brunetta bluff” è seguita la riposta del ministero per la Pubblica amministrazione e l’innovazione sul sito ufficiale di Palazzo Vidoni.

DATI IN DISCUSSIONE

Titolo e sommario dell’Espresso (“Ha vantato risultati clamorosi contro gli assenteisti. Ma ora si scopre che purtroppo non sono diminuiti”) “promettono” più di quello che poi effettivamente si ritrova nel testo. In sostanza nell’articolo si dice che 1) i dati diffusi dal ministero sopravvalutano il fenomeno della riduzione dell’assenteismo, che in realtà è molto inferiore; 2) anche se c’è stato, l’effetto Brunetta negli ultimi mesi si sta esaurendo.

Il punto 2 è una sciocchezza. L’Espresso sottolinea come la riduzione delle assenza per malattia, dal picco di settembre 2008 (meno 44,6 per cento), sia inesorabilmente scesa a meno 41 a novembre, meno 33 ad aprile, meno 27 a giugno per finire con il meno 17 di luglio 2009. È ovvio che la riduzione delle assenze non poteva continuare all’infinito con tassi così elevati. Anzi, ha ragione il ministero a ritenere, al contrario, eccezionale che le assenze continuino ancora a diminuire in misura così forte un anno dopo l’emanazione del decreto legge 112 del giugno 2008. In realtà, lo stesso articolo dell’Espresso ammette il punto quando dice che “le assenze non possono continuare a calare all’infinito”. E allora? Misteri del giornalismo. Leggi il resto »

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Verifica dei siti delle P.A.

Roberto Scano anticipa un’iniziativa del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.

[...] Ma la vera novità di oggi è a Palazzo Vidoni, in una conferenza stampa programmata per le ore 13.00 in cui argomento principale è “Legge 104/1992, parte il primo monitoraggio della Funzione Pubblica” ma al cui interno saranno annunciati i progetti già in corso di realizzazione.

[...] Accanto a questo monitoraggio sono previste, inoltre, le seguenti iniziative:

  • Avvio della commissione per la revisione delle norme riguardanti l’accessibilità dei contenuti on line.
  • Costituzione di un Osservatorio che verifichi l’accessibilità dei siti della P.A.
  • Avvio di un gruppo di lavoro dedicato alla semplificazione dei rapporti tra cittadini con problematiche connesse alla disabilità e le Istituzioni.

Il primo punto è chiaramente l’attività che stiamo già svolgendo, ossia un gruppo di lavoro in cui sono coinvolti gli attori (rappresentanti di associazioni dei produttori di servizi, di associazioni di disabili, di università, dell’associazione degli sviluppatori esperti in materia di accessibilità). Il secondo punto si basa su un mio progetto presentato lo scorso anno al Dipartimento Innovazione e Tecnologie e su cui si sta lavorando con esperti di accessibilità di IWA per conto del FORMEZ.

Come avranno modo di dire in conferenza stampa oggi, l’osservatorio sarà un centro di segnalazione di buone pratiche, di supporto agli sviluppatori ed alle amministrazioni nonché uno strumento con cui segnalare l’inaccessibilità di informazioni e servizi della PA erogati tramite Web (segnalazioni che verranno quindi inoltrate all’amministrazione di competenza che otterrà informazioni utili all’adeguamento da parte degli esperti dell’osservatorio).

Importante, relativamente alla segnalazione, è l’idea (e qui mi sono ispirato all’ottima iniziativa del Comune di Venezia per la segnalazione dei problemi cittadini) di rendere pubblico tutto l’iter, ovvero di consentire a chiunque di verificare la tipologia di problema specifico, la modalità di intervento effettuata e quindi – in ottica brunettiana delle “faccine” – consentire al cittadino di ritenersi soddisfatto o meno dell’attività di adeguamento svolta dall’amministrazione.

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Un lavorone

Se ne era parlato in un convegno al Forum Pa la mattina del 13 maggio. Qui Carlo Mochi Sismondi lo analizza e commenta in modo approfondito, definendolo:

un lavorone, molto preciso, molto lucido, che sarà al centro di un grande dibattito. A me sembra un grosso passo in avanti.

Basta leggere l’indice del provvedimento per capirne la portata: dopo un primo Titolo che porta i principi generali, un corposo secondo Titolo si chiama “Misurazione, valutazione e trasparenza delle performance” e già questo fa capire che la valutazione è al centro di tutta la manovra. I capi di questa seconda parte sono dedicati poi:

  • al ciclo di gestione delle performance, in cui viene dettagliato esplicitamente il necessario circolo virtuoso tra definizione e comunicazione degli obiettivi che si intendono raggiungere e dei rispettivi indicatori e valori; collegamento tra gli obiettivi e l’allocazione delle risorse; monitoraggio in corso di esercizio e attivazione di eventuali interventi correttivi; misurazione e valutazione della performance, organizzativa e individuale; utilizzo dei sistemi premianti, secondo logiche meritocratiche e, infine, rendicontazione dei risultati ai competenti organi esterni, ai cittadini, ai soggetti interessati, agli utenti e ai destinatari dei servizi.
  • Alla trasparenza e rendicontazione delle performance. Qui c’è, almeno nella versione che ho letto io e che era di due o tre giorni fa, una bella definizione di trasparenza che vi riporto: La trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, degli indicatori relativi agli andamenti gestionali e all’utilizzo delle risorse per il perseguimento delle funzioni istituzionali, dei risultati dell’attività di misurazione e valutazione svolta dagli organi competenti, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei princìpi di buon andamento e imparzialità. Essa costituisce livello essenziale delle prestazioni erogate dalle amministrazioni pubbliche ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione.
  • Ad individuare i soggetti del processo di misurazione e di valutazione della performance che sono quattro, a cascata: un organismo centrale denominato Autorità indipendente per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche; l’Organismo indipendente di valutazione della performance di cui ogni amministrazione dovrà dotarsi; l’organo di indirizzo politico di ciascuna amministrazione; i dirigenti di ciascuna amministrazione.

La terza parte è poi dedicata interamente al merito e ai premi. Anche questa è assolutamente esplicita e dettagliata: è questa una caratteristica dell’intero provvedimento, che pare aver poco bisogno di successivi provvedimenti esplicativi o attuativi… meno male perché di solito, vedi Legge 241 sulla trasparenza, ne sminuiscono la portata e sono fortemente conservativi.

Si arriva sino a definire la percentuale massima di personale che avrà il 100% del trattamento accessorio (non oltre il 25%) e si dettagliano molto chiaramente i premi previsti che sono: il bonus annuale delle eccellenze; il premio annuale per l’innovazione; le progressioni economiche; le progressioni di carriera; l’attribuzione di incarichi e responsabilità; l’accesso a percorsi di alta formazione e di crescita professionale, in ambito nazionale e internazionale.

Una quarta parte si occupa dell’azione collettiva contro le inefficienze delle amministrazioni e dei concessionari di servizi pubblici: è meno forte di quello che avrei sperato.

Infine il Titolo quinto, su cui si sono appuntate le maggiori polemiche e che costituisce più della metà dell’intero articolato, riporta le norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche. Insomma il quadro contrattuale.

[Saperi Pa - Il decreto legislativo di Brunetta che riforma il lavoro pubblico]

Ed era già arrivata puntuale la stroncatura, quella della CGIL.

Se possibile il decreto che dovrebbe attuare la legge Brunetta, almeno nel testo conosciuto, è anche peggiore della Legge stessa.

Erano anticipazioni non ancora ufficiali. Da oggi è online sul sito del Ministero. Eccolo qui. Schema di decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009 n.15 in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni: il Testo del Decreto, la Relazione illustrativa, la Scheda di presentazione e la Sintesi dei contenuti.

Qui una polemica procedurale tra l’ex ministro Damiano, attuale responsabile dell’area Lavoro del Pd e il Ministro Brunetta, che replica e conferma l’immediato inoltro del decreto legislativo alle Camere e alla Conferenza unificata, dopo il prescritto e attento esame della Ragioneria generale dello Stato.

Avremo modo tutti di parlarne ampiamente. Il corriere ha già trovato modo (in prima) di sottolineare, le cose che, evidentemente, ritiene le più importanti di tutto il decreto.

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Brunetta: via libera dal governo

Il ministro Brunetta (qui il suo blog), dopo gli ultimatum al governo al grido di: Se non passa me ne vado, può finalmente festeggiare. Il Consiglio dei ministri ha dato questa mattina il via libera al decreto legislativo per la pubblica amministrazione che va sotto il nome di “rivoluzione”, noto ai più come “decreto anti-fannulloni”. Ora il testo passerà all’esame delle Camere e della conferenza Stato-Regioni.

Berlusconi: «Ok alla rivoluzione Brunetta».

Berlusconi ha ringraziato il ministro Renato Brunetta per l’impegno e ha sottolineato che il decreto legislativo «lo chiamiamo la “rivoluzione Brunetta”».

Il provvedimento, ha detto il ministro della Pubblica amministrazione, sarà presentato alle Camere lunedì. Il ministro aveva anche minacciato le dimissioni se la riforma non fosse diventata legge entro 2 mesi. E proprio sulle minacciate dimissioni, è giunto in conferenza stampa il commento del premier. «Il ministro Brunetta ha messo in atto una tattica da birichino che lo ha portato a un ottimo risultato»

Qui la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri n.50, tenuta dal presidente Berlusconi insieme ai ministri Meloni e Brunetta.

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Se non passa me ne vado

Tutto si può dire, tranne che non parli chiaro e che non stia prendendo un impegno preciso, davanti al paese. E lo fa proprio inaugurando il Forum Pa ‘09, a un anno dal suo intervento al FORUM PA ‘08, da dove lanciò la “lotta ai fannulloni”. Forum Pa 2009 che quest’anno (11-14 maggio alla Fiera di Roma), come dice qui il vice presidente Gianni Dominici

raccoglie la sfida e rilancia la scommessa, puntando sull’unica carta sempre vincente nei momenti di crisi: la forza delle idee. Mettere in luce come la PA e i sistemi territoriali possano recuperare efficienza attraverso le idee e l’innovazione: è questo, infatti, il tema dell’anno per l’expo di FORUM PA ’09. Le idee al centro, quindi… idee per una pubblica amministrazione che funzioni meglio e costi meno.

In questa occasione il ministro Renato Brunetta è tornato a parlare della sua azione per la riforma della PA e ha lanciato una nuova sfida:

«Se entro 60 giorni non passa il decreto legislativo, me ne vado».

Brunetta ha spiegato che martedì il testo del decreto andrà alle Camere. Dopo il via libera delle commissioni competenti, il testo di riforma della Pubblica amministrazione tornerà al Cdm per il via libera definitivo.

«Tutto questo avverrà entro 60 giorni – ha ribadito Brunetta – se non avverrà io mi dimetterò. Se ci sarà qualche potere forte che mi bloccherà, me ne andrò».

Tra i poteri forti indicati dal responsabile della Funzione pubblica ci sono le public utilities. «Si diano una regolata anche loro – ha concluso Brunetta – devono lavorare, produrre, stare sul mercato. Ma devono avere il fiato sul collo dei cittadini»
Pa, Brunetta: «Riforma entro 60 giorni o mi dimetto».

Sul sito Saperi Pa, si possono ascoltare gli interventi del Ministro:

  • Dobbiamo portare la PA all’eccellenza, perchè i suoi servizi sono essenziali per la vita del Paese »
  • Riforma entro 60 giorni o me ne vado »
  • Bisogna dare ai cittadini la possibilità di giudicare il servizio che ricevono e introdurre soluzioni che rendano la PA del 50 per cento più efficiente. Tra queste la meritocrazia »
  • Per la riforma della PA mi sarei aspettato la collaborazione del sindacato »
  • Puntare sulla valutazione dei dirigenti e sulla trasparenza »
  • Il ruolo delle public utilities: anche loro devono avere il fiato dei cittadini sul collo »

Forum PA Live – Le dirette TV dalla XX edizione di Forum PA.

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