Ma gli altri sono di più
Non amo le polemiche su questo argomento e ho sempre evitato di farle. Ma a quanto pare anche in questa occasione qualcuno ha provato (con scarso successo devo dire) a far attecchire la filosofia di secoli fa “quando gli eserciti, prima della battaglia, pregavano allo stesso Dio, chiedendone il sostegno, per poi urlarsi in faccia “Dio è con noi!”.
E’ bene sapere che per il 19 luglio 2009 a Palermo è stata organizzata così come voluto espressamente dagli organizzatori una contro-manifestazione – al posto delle solite commemorazioni – articolata in una serie di iniziative con lo scopo di chiedere che sia fatta giustizia e di sostenere tutti i servitori dello Stato che nel corso di questi anni hanno sempre dato il meglio di sè affinche questo diritto di tutti noi fosse tradotto in fatti. Gli organizzatori volevano espressamente così quest’anno evitare che, come più volte è successo nel passato, delle persone che spesso indegnamente occupano le nostre Istituzioni arrivino in via D’Amelio a fingere cordoglio e assicurarsi così che Paolo sia veramente morto.
Se lo faranno, grideremo loro di andare a mettere le loro corone funebri sulla tomba di Mangano, è quello il “loro” eroe.
Io ritengo, così come per tutte le altre manifestazioni, che ognuno con la propria sensibilità ha il diritto-dovere di manifestare e di ricordare Paolo Borsellino come meglio crede. Ma non ha nessun diritto poi di lamentarsi e creare polemiche inopportune e fuori luogo nei confronti di chi, ha solo seguito il suggerimento che da loro stessi era stato lanciato, arrogandosi il dirittto preventivo di dare eventuali patenti di legittimità verso chiunque, in maniera inequivocabile.
Scrive il Corriere oggi, parlando di polemiche e di assenze:
Un anniversario all’insegna delle polemiche. Domenica mattina la commemorazione e nel pomeriggio un corteo. Poi in serata la fiaccolata. Nel mirino «l’assenza della politica». Già perché sul palco (fatta eccezione per il vicepresidente della Commissione nazionale antimafia Giuseppe Lumia e, nel primo pomeriggio, la neoeletta eurodeputata dell’IdV Sonia Alfano), solo familiari e associazioni.
Ma quello che non dice e non fa capire, che l’assenza della politica (e dei cittadini) si è manifestata proprio solo sul palco della contro-manifestazione. Operando così una mistificazione grande come una casa e facendola così diventare tout-court “la commemorazione”, l’unica e sola commemorazione, quindi la commemorazione ufficiale. Dimenticandosi completamente di dire che la cronaca della giornata racconta che:
La Cerimonia commemorativa per ricordare il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta morti nella strage di via D’Amelio il 19 luglio del 1992 si è svolta invece in mattinata alla Caserma “Lungaro” di Palermo. Corone di fiori sono state deposte dalle autorità sulla lapide nella sezione scorte che ricorda gli “angeli custodi” di Borsellino e tutti gli altri poliziotti uccisi da Cosa nostra. Presente alla cerimonia, tra gli altri, il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, ma anche il Prefetto Giancarlo Trevisone, l’assessore regionale al Territorio e ambiente Mario Milone, il sindaco Diego Cammarata, il vicecapo della Polizia Francesco Cirillo, il questore Alessandro Marangoni, il generale dei Carabinieri Enzo Coppola, il generale della Finanza Domenico Achille e tutte le altre autorità militari di Palermo. Due soli i magistrati presenti alla cerimonia: Egidio La Neve e Leonardo Guarnotta, quest’ultimo amico personale di Paolo Borsellino. Sul luogo anche i familiari degli agenti di scorta uccisi nella strage di via D’Amelio, compreso Manfredi Borsellino e Agnese Piraino Leto, rispettivamente figlio e vedova del giudice, oltre a Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni Falcone. Dopo la cerimonia è stata celebrata una Santa Messa, sempre alla caserma Lungaro.
Basta col dire che i palermitani sono assenti alle commemorazioni per Paolo Borsellino, in questi giorni ci sono state diverse manifestazioni e i palermitani hanno risposto bene, facendo delle scelte.
Come, si scrive qua, e come “ha sottolineato ancora Rita Borsellino, quasi rispondendo al fratello Salvatore che parlava invece di “tradimento”, il ruolo della città nelle vicende dell’antimafia è leggibile nel fiorire delle associazioni antiracket, nel cambiamento di passo di tante istituzioni (la Confindustria, per esempio) nei confronti della consapevolezza della gravità della situazione, nei risultati che gli investigatori hanno ottenuto nell’azione di contrasto per quanto li compete e malgrado l’insufficienza dei mezzi: la cattura dei super latitanti, la disarticolazione di famiglie mafiose perfino ancora in formazione in sostituzione di famiglie già debellate.”
Ma se si chiede espressamente alla gente certe cose è proprio la stessa gente che risponde a secondo delle proprie sensibilità. E non si può pretendere, come forse qualcuno ieri pretendeva, di trasformare il 19 luglio in una bagarre vergognosa, cercando anche in questa occasione l’ennesima guerra per fazioni a colpi di slogan urlati più forte.
Se alla contro-manifestazione indetta in questo modo (con questi esclusivi inviti e con queste partecipazione telefoniche) hanno partecipato solo un centinaio di persone (pochissimi palermitani e alcuni ragazzi giunti da altre regioni), forse dovrebbero essere proprio loro, gli organizzatori, a riflettere su qualche perché.
Un siciliano di Palermo, che ha cominciato a lavorare come cronista al giornale L’Ora quando aveva 19 anni e da oltre vent’anni lavora al Giornale di Sicilia, spiega bene per i non siciliani, dopo aver riaffermato preventivamente che coltivare il dubbio senza farne mai una certezza, gli pare ancora un buon modo di ragionare, che molti sono i dubbi credo, onesti (ndr di noi tutti), ma che tuttavia vicende così gravi avrebbero bisogno di ragionamenti al posto di questa sorta di “dubbi standard” che somigliano di più a incrollabili certezze. Dubbi standard sposati ieri sera senza indugi, da qualcuno incredibilmente (o forse no, in perfetta sintonia con quanto i maître à penser vanno dicendo e facendo da qualche tempo a questa parte), in modo bipartisan. Non se ne sentiva davvero il bisogno.
Anniversari tra dubbi certi e certi dubbi:
[...] Ho visto le foto dei cortei, quei tantissimi giovani venuti da tutta Italia con gli striscioni. Molto carini, tanto edificanti, ben vengano. Onore a loro e benvenuti in città. Onesti ragazzi, pieni di buone intenzioni ma, ahimè, scarsi di conoscenze della complessità del fenomeno e con una certa tendenza a semplificare. Per cui tutte le stragi sono “di stato”; la verità vera (sic!) non verrà mai raggiunta perché c’è sempre un intrigo dei servizi deviati e della P2; perché la mafia è nelle istituzioni; etc etc.
Le equazioni le lascio alla matematica, anch’io come lui, perché la storia e la ragione le usino quando serve e quanto basta. E sulla “scarsa affluenza” dei palermitani alle manifestazioni dell’anniversario lui si permette di aggiungere una valutazione diversa, che vale per tutti quei siciliani che come me ieri non erano in piazza (e che come lui raramente vedrete davanti alla tomba di mio padre il 2 novembre, anzi*). E che forse dovrebbe fare riflettere bene la “politica” tutta, se solo ripensiamo alla recentissima diserzione di massa dalle urne siciliane alla europee, dove hanno partecipato al voto meno della metà degli aventi diritto:
[...] Penso che, a diciassette anni di distanza dalla strage, il palermitano sia stanco di partecipare a manifestazioni in cui la ritualità e lo “sloganismo” spesso prevalgono sull’emozione che si vuole sollecitare in chi viene richiesto di partecipare. Come se ci fosse una sorta di “messale” degli anniversari.
[...] I palermitani forse sono solo stanchi delle lunghe liste di politici che si cospargono il capo di cenere, di piccole forze politiche che cercano visibilità e si pongono ancora il dilemma tra partito di lotta e partito di governo, dei movimenti dell’antiopolitica, del piove governo ladro dove un posto in europa si può sempre scattiare.
Sono passati diciassette anni e chi non va alla manifestazione per Borsellino non per questo è traditore, non per questo è contiguo a cosa nostra, non per questo è concorrente esterno. Secondo lo stesso principio basta non mancare nella “lista dei solidali” per garantirsi la patente antimafia. Il popolo palermitano è invece – forse – solo stanco di ovvietà e di teorie che improvvisamente, miracolo miracolo, diventano fatti inoppugnabili.
Non mi vedrete mai davanti alla tomba di mio padre il 2 novembre. Ma questo non vuol dire che l’abbia dimenticato.
Anzi*, forse mi ricordo di lui ogni giorno quando cerco di fare quello faccio come lui mi ha insegnato a fare: distinguere le ombre dagli oggetti veri con la luce della ragione e del buon senso.
Penso a tutti i palermitani che in questa città senza governo ogni mattina escono di casa e vanno a lavorare, penso agli studenti, penso agli insegnanti, penso agli impiegati, agli operai, ai precari, a tutti quelli che vorrebbero una città migliore ma che non se ne vanno. Alla faccia dei palermitani cui invece va benissimo che Palermo sia così. Che sono tanti. Ma gli altri sono di più.
È bene che lo sappiano i boy scout venuti da San Benedetto Pò a guardarci come fossimo tutti iene. Perché noi, che diamine, siamo i Gattopardi.
Tag:borsellino, siciliani, sloganismo

nessuna grande testata nazionale (online) apre con il ricordo della strage (apre è un eufemismo, dopo mesi di “aperture” vere e “paginate” in tutt’altre faccende affaccendate, il Corriere la relega in un trafiletto microspico dentro la cronaca, il Sole la ignora, Stampa e Repubblica sono gli unici che hanno la notizia in prima pagina, per parlare delle “rivelazioni” del capo mafia Totò Riina). Noi lo ricordiamo con amore e con rispetto, sempre e solo con le sue parole, quelle del suo ultimo intervento pubblico alla Biblioteca Comunale di Palermo in memoria di Giovanni Falcone. Ascoltiamolo o riascoltiamolo, su Csm, responsabilità della magistratura e sui Giuda che hanno tradito. Per non dimenticare.





