La Corte Costituzionale boccia il Bilancio di Soru

Corte Costituzionale: schiaffo alla Giunta Soru.

Le anticipazioni dei crediti garantiti dalla Stato a partire dal 2013 inserite nel bilancio del 2006 della Regione Sardegna sono illegittime perché violano l’art. 81 della Costituzione sull’accertabilità delle entrate. È questa la motivazione della sentenza, deposita questa mattina, che ha bocciato il bilancio regionale.

La Finanziaria della regione Sardegna per il 2006 era contraria all’articolo 81 della Costituzione. È quanto si legge nella motivazione della sentenza della Corte Costituzionale depositata questa mattina sull’anticipazione di 500 milioni di entrate provenienti dallo Stato come anticipazione di quanto dovuto per la compartecipazioni tributarie. La sentenza aveva accolto alcuni dei rilievi sollevati dalla Corte dei Conti. I giudici contabili avevano sospeso lo scorso anno il giudizio di parificazione del bilancio 2006 inviando gli atti alla Corte Costituzionale proprio per via delle anticipazioni delle entrate, ritenute non corrette secondo i principi dell’annualità del bilancio fissati dalla Costituzione. [...]
La sentenza (giudice relatore Paolo Maddalena) è stata depositata oggi in cancelleria, ma la decisione della Consulta presieduta da Franco Bile risale al 9 giugno scorso. Nell’udienza pubblica del 6 maggio scorso la Regione era stata rappresentata dagli avvocati Graziano Campus, Paolo Carrozza e Augusto Fantozzi. Il 28 giugno 2007 la Corte dei Conti della Sardegna, a sezioni riunite, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sull’articolo 2 comma 7 della legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio di bilancio 2007 e sull’articolo 2 comma 1 (lettere a e c) della finanziaria approvata nel maggio 2007 dal Consiglio regionale.

In entrambi i casi si faceva riferimento a entrate future, concordate fra governo (attraverso l’ex premier Romano Prodi) e Regione (rappresentata dal presidente Renato Soru), per un ammontare di mezzo milione di euro, che lo Stato si è impegnato a trasferire alla casse regionali per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, per complessivi 1,5 miliardi di euro.

La Corte dei Conti, sospendendo il giudizio di parificazione del bilancio 2006, come “essendo venuti meno i controlli preventivi sugli atti regionali”, questo strumento “sia restato spesso l’unica occasione possibile per sollevare questioni di legittimità costituzionale in relazione a leggi regionali”.

I giudici contabili avevano ritenuto una “tecnica di copertura irrazionale e irragionevole” l’anticipazione di un’entrata futura per finanziare spese correnti, giudicata “del tutto estranea ai canoni previsti dalla contabilità pubblica non solo statale ma anche regionale“, oltre che contraria al principio dell’annualità del bilancio.

Bisogna leggersi i giornali sardi per averne notizia. Dopo la prima bocciatura, quella sulla cosiddetta “tassa sul lusso”, con relativi risarcimenti, arriva quest’altra bocciatura politico-contabile.

L’opposizione parla di: “danno complessivo di 2 miliardi e mezzo di euro” e sollecita il governatore a presentarsi “immediatamente” in Aula

“con le sue proposte per ripianare questo stratosferico buco di bilancio di cui si è reso responsabile [...] e di ennesima bocciatura che dimostra ancora una volta che il castello d’argilla, messo in piedi da questa maggioranza di governo regionale, crolla giorno per giorno, nel confronto con la realtà e con lo stato di diritto”.

E si che si ritengono i custodi più intransigenti dell’ortodossia e del rispetto costituzionale… E parlano o ironizzano sulla finanza creativa degli altri.

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