Tutti i numeri del 2009

Internet 2009 in numbers | Royal Pingdom.

126 million – The number of blogs on the Internet (as tracked by BlogPulse).

418,029,796 – Internet users in Europe 738,257,230 – Internet users in Asia.

Ne parlano lui e lui.

E’ la Corea del Sud, invece, che ha buone possibilità di tagliare per prima il traguardo: nel 2013 si prevede un indice di penetrazione della banda larga del 93%. La diffusione della fibra ottica in Italia si ferma allo 0,5%. Oggi non siamo fra i primi 20 Paesi al mondo e secondo Gartner non lo saremo nemmeno nel 2013.

Tag:, ,

Chi sono i lettori di blog?

Blog e informazione on line

Chi sono i lettori di blog? Che rapporto hanno con l’informazione tradizionale? Sono due delle domande a cui cerca di dare risposta un’indagine condotta dalla società di ricerche Human Highway in collaborazione con Liquida, l’aggregatore di news del gruppo Banzai. L’indagine, intitolata ‘Blog e informazione on line’, si basa su un campione di mille individui rappresentativo dei 23,6 milioni di italiani che hanno almeno 15 anni di età e che accedono abitualmente alla Rete. Secondo l’indagine, i lettori abituali di blog di informazione e attualità sono il 10% dell’utenza Internet italiana, cioè circa 2,3 milioni di individui. In prevalenza sono uomini, di età matura 35-54 anni, residente nel Nord-Ovest e nel Centro. Circa il 30% di questi, cioè circa 700mila individui, si informa solo attraverso i blog. Per loro la fruizione di contenuti degli editori tradizionali è marginale. I lettori abituali di blog hanno dimenticato la carta: sentono un’affinità molto maggiore con il quotidiano on line piuttosto che con il quotidiano cartaceo.

Qui I risultati della ricerca

via Blog e informazione on line | Prima Comunicazione.

Tag:, ,

Vuoi vedere…

Vuoi vedere che Berlusconi ha ragione e Costa e Pecorella sono spie comuniste?

via In tutta sincerità….

Tag:, ,

Ci vuole incoscienza

Il Foglio ha girato la domanda di Giuliano Ferrara: Cosa c’è dentro di me? ai bloggers più influenti. Oggi è la volta del blogger Piero Macchioni: Leibniz.

Per avere coscienza sul web ci vuole incoscienza

Detta così, come uno la impara a scuola, sembra la cosa più semplice del mondo: la coscienza è la qualità di percepire ciò che esiste. Niente relativismi, per una volta. Se ho in mano un libro di Antonio Di Pietro, quello è proprio un libro di Antonio Di Pietro, non un’allucinazione anche se qualcuno potrebbe avere dei dubbi. Però, come se non bastassero le sfumature che siamo abituati a dare nella vita reale, in rete le cose si complicano: “esiste” troppa roba sì, certo, e un sacco di porno. Forse, allora, quello che c’è dentro di me, la mia coscienza virtuale – per dirla così – ha a che fare proprio con il fascino di tutta quella mole d’informazioni oggi tanto accessibile.Guardare, leggere, ragionare in solitudine già basterebbe. Ma alla possibilità di trasmettere quello che percepisco, e dunque ciò che “esiste” per me, è difficile resistere. È come una continua definizione e affermazione di sé messa nero su bianco, la vecchia storia del fiume che è sempre un fiume – eppure mai lo stesso – riscritta con i pixel.

Il più delle volte, poi, per farti notare non devi nemmeno somigliare a Susan Boyle, né cantare come lei, né fare qualsiasi altra cosa che possa danneggiare ulteriormente l’immagine delle donne scozzesi nel mondo. Il pubblico, il tuo pubblico, arriva da solo. Certo, il prezzo da pagare è quello di dare le chiavi della tua coscienza virtuale a un motore di ricerca. Però, in fondo, un po’ d’incoscienza ci vuole.

di Piero Macchioni

via Per avere coscienza sul web ci vuole incoscienza -  Il Foglio.it › La giornata ].

Tag:, ,

Blogging

Cominciamo da uno dei principali organizzatori: Grazie della partecipazione…e delle critiche che ringrazia tutti anche quelli che lo hanno criticato, “sottolineando”, con la sua consueta schiettezza, ci dice, quanti l’hanno duramente criticata (l’iniziativa), che l’hanno fatto:

con toni decisamente ineleganti e, in taluni casi, dando vita ad un processo di grave mistificazione della realtà.

e che fa una ricostruzione della vicenda assolutamente personale, ovvio e assolutamente dal suo punto di vista, come è altrettanto ovvio. Da sottolineare, dal mio punto di vista questa volta, la chiusura del post

Grazie ancora ad amici e nemici (questi ultimi spero solo in senso ideologico!)

che la dice lunga sull’adeguamento alle dinamiche viste e riviste e che da sempre i blogger sembrava non volessero replicare e che evidenzia l’impostazione “ideologica” che vorrebbe dividere anche il mondo delle opinioni e della conversazione in rete nel solito “amici-nemici”, né più né meno come nel dibattito politico tante volte criticato.

Attraverso lui arriviamo, dato che a lui non piace fare i nomi degli “ineleganti” ad un elenco presumibile di chi potrebbe rientrare nella “categoria”. Elenco che lui evita di fare e che viene invece fatto da Michele Ficara 14 Luglio SCIOPERO DEI BLOGGER, ovvero le prove generali di mobilitazione politica per dimostrare il (PROPRIO) peso sulla rete, uno di quelli che senza nascondersi dietro nessun dito ha espresso in modo chiaro la sua posizione e la sua opinione per tempo. Uno dei pochi che beneficia, secondo Scorza però, del probabile appellativo di “elegante” (rimmarremo sempre con il dubbio atroce, purtroppo, di sapere chi sono quelli che si sono appalesati come “nemici ineleganti”):

Non aderisco allo “sciopero dei blogger” per i seguenti motivi:

Non ho mai amato seguire il branco quando il capobastone è fazioso oltremisura.

Leggo Marco Camisani Calzolari, Gianluigi Cogo, Stefano Quintarelli ed il vecchio amico Antonio Palmieri e molti molti altri mi trovo molto d’accordo con loro sia per gli intelligenti tentativi esperiti nel mettere un freno agli errori del DDL Alfano che per le argomentazioni espresse nei loro post.

Tra l’altro, sempre secondo me, centrando perfettamente il cuore dell’avvenimento.

Ma (IMHO) lo scopo è in realtà ben altro a mio avviso: si tratta delle prime prove (tecniche) digitali di consenso.

Paventando pessimisticamente, spero, anche il rischio di una morte prematura:

In conclusione credo che quella splendida logica di “popolo della rete” amante delle libertà digitali e trasversale a tutte le fazioni politiche di destra e di sinistra sia definitivamente morto per sempre, dato che oggi il web è diventato estremamente cosa seria e di consegenza assume toni fortemente politici.

Come qualcuno dice nei commenti, nati da una sua risposta ad Alessandro Gilioli relativamente allo sciopero dei blogger:

Sembra essere tornati indietro di secoli e di quando gli eserciti, prima della battaglia, pregavano allo stesso Dio, chiedendone il sostegno, per poi urlarsi in faccia “Dio è con noi!”.

Anche io ho letto su praticamente tutti i giornali che “tutti i blogger hanno scioperato!”

Bene, questo mi ha profondamente deluso, perché questa frase, dimostrata l’arretratezza di un paese che non riesce a “cambiare”, innovarsi, neppure nei termini e che si sente “sicuro” solo dietro schemi e “corporativismi” del tutto superati

Ed è anche Vittorio Zambardino, uno degli entusiasti della prima ora, che nelle considerazioni del giorno dopo, dopo aver rivendicato la giustezza della scelta:

Abbiamo fatto bene a scegliere il silenzio come forma di manifestazione, abbiamo evidenziato che non abbiamo niente a che fare con la politica gridata. Internet è luogo di free speech: il free speech è di tutti. Anche del blogger del Pd, di quello di destra e di quello che non gliene frega niente. E c’è un’altra ragione.

passando per una ricostruzione un po’ meno di parte, rispetto a quella letta precedentemente:

Ma ciò che è successo ieri è importante e va tenuto così com’è: non “apolitico” ma autonomo nel suo pensare politico. Anche, se volete, nella sua trasversalità. E’ grazie alla trasversalità che è stato fatto fuori l’emendamento D’Alia, la trasversalità ha conquistato al voto di cancellazione i deputati del centro destra, grazie anche al lavoro di Roberto Cassinelli, un liberale deputato del Pdl che credo avrebbe aderito (mi illudo?) alla manifestazione di ieri se non si fosse trattato di ritrovarsi in mezzo a Di Pietro e alle magliette “Giorgio, non firmare” (Giorgio essendo il capo dello stato).

paventa e lamenta qualche rischio: Non occuparmi la panchina: ovvero, dopo “Diritto alla rete”,

Blogging è l’esatto contrario della  politica dell’insulto. Credo che sia felice il termine conversazione, che usiamo per identificarci, per descrivere quella rete di persone che si leggono, discutono, si propongono cose. Noi ieri abbiamo dato un colpo all’agenda della politica, anche se chi la fa, i telegiornali di regime, non hanno dato segno di accorgersene. Continuiamo per questa strada. Se non mi facesse un po’ orrore il termine, direi che siamo società civile – ma è parola in quarantena.

Non è una critica a chi ha lavorato e non sto pensando al partito dei blogger, dioliberi, manca solo questo. Ma nessuno metta il cappello sul mio bavaglio. Non passerò da imbavagliato a marionetta.

Qui Luca De Biase, anche lui scioperante silenzioso, ma che si dichiara contrario ad una sua eventuale “istituzionalizzazione”, spiega il giorno dopo cosa secondo lui significhi influire sull’agenda:

In generale, una forma aggregativa in rete funziona se non diventa una forma di potere. Quindi una volta ok. Ma non si pensi che possa diventare un movimento organizzato e gerarchizzato.
Una fiammata di protesta può avere un influenza sull’agenda se ogni volta la sua forma è diversa e fa discutere sia per il contenuto che che il modo in cui il contenuto è proposto.
Una protesta è tanto più forte, specialmente in un paese come l’Italia, quanto più è basata su fatti e non su posizioni ideologiche. Perché solo così dimostra di essere qualcosa di diverso dalle solite finzioni politicheggianti. Quindi in generale avrà più bisogno di parole ben scritte che di silenzi.[...] Insomma. Per una volta questa manifestazione può anche essere andata bene. Ma l’aggregazione avrà bisogno di piattaforme che rendano facilissimo per tutti capire come difendersi dall’attacco alla libertà di espressione, favoriscano la manifestazione delle idee, non siano motivata dalla ricerca di un potere – ridicolo in rete – ma da spirito di servizio.

Io ne avevo parlato esprimendo la mia opinione e condividendo quella di altri, qui, qui e qui. Qui le critiche considerazioni di un altro degli organizzatori, che spara a zero e dà qualche numero sulla partecipazione in rete e in piazza.

p.s.: Chiedo scusa, per dei post “scomparsi”, ma qualche volta wp mi pubblica “misteriosamente” le bozze mentre ancora le rivedo. Questa è la versione definitiva del post.

Tag:, ,

CVD

Sempre dal blog di Francesco Costa.

I censori più scemi del mondo

Tra l’altro, a ulteriore conferma dell’inutilità di questo sciopero, e del fatto che l’assurda procedura per la richiesta di rettifica sia frutto di grande ignoranza, piuttosto che di luciferini intenti censori, cito testualmente dalla relazione in commissione giustizia del Senato:

La IX Commissione della Camera dei deputati, considerato che la disposizione in esame estende ai siti informatici le procedure di rettifica delle informazioni ritenute non veritiere o lesive della reputazione dei soggetti coinvolti, [...] ha espresso parere favorevole a condizione che il riferimento ai “siti informatici” sia sostituito da “giornali e periodici diffusi per via telematica e soggetti all’obbligo di registrazione di cui all’articolo 5″.

Come volevasi dimostrare.

Tag:, ,

Crumiro. Oggi non sciopero

Per chi non l’avesse capito, reitero. Io penso differente, condividendo però tutto quello detto da lui (e non le sciocchezze che circolano e che si riescono a leggere in giro, come al solito assolutamente bipartisan e frutto di totale “ignoranza”, chissà quanti hanno perso i soliti, canonici 10 minuti almeno per dare un sguardo al ddl). Come lui, in questo caso, crumira (ironico eh).

Questo blog oggi non sciopera. La norma sul diritto di rettifica del ddl Alfano non “tappa la bocca dei bloggers”. [...]  Ci sono dei parlamentari della maggioranza che hanno già espresso grande perplessità per quel passaggio della norma, promettendo emendamenti e modifiche: io credo che si debba e si possa premere perché queste modifiche vengano fatte, e credo che a questo scopo sia molto più efficace parlare e discutere e farsi sentire, piuttosto che promuovere iniziative estemporanee come questo sciopero, che servono solo e soltanto a gratificare l’ego di chi le fa. [...] L’informazione, l’indipendenza, l’obiettività e la libertà si difendono tramite il loro continuo e indefesso esercizio. Mi sembra che questo sciopero non faccia niente di tutto questo, mascherando la propria inutilità dietro un logoro manto di eroismo, retorica e resistenza al censore berlusconiano. Non guasta mai, ma non basta più.

via Francesco Costa » Crumiro.

E come lui.

Ma, soprattutto oggi non sciopero, per rispetto a chi vive in paesi dove la libertà di espressione è davvero una chimera o dove ti sparano addosso se scendi in strada a manifestare

via Oggi non sciopero

Tag:, ,

Sciopero dei blog e legge ammazza internet

Sciopero dei blog e legge ammazza internet

Non ho voglia di scrivere nulla perchè non ho nessuna voglia di passare sempre per il solito bastiancontrario, servo del padrone contrario al pensiero unico imperante nella blogopalla e nel mondo dei social network fighi.

Non ho voglio di spiegare che ogni volta che un solone grida alla fine della democrazia soloperchènonriescealeggere2paroledifila senza vedersi di fronte Berlusconi con gli stivaloni, sta gridando al vento stronzate.

Non ho voglia di scrivere che Gilioli lavora solo per se stesso e per una strategia messa in atto dal padrone che lo manovra e lo foraggia.

Non ho voglia di scrivere su questo evento stronzata che parte su basi completamente false e quindi sottoscrivo completamente il pensiero di uno che la blogopalla ama (anche io sono tra i suoi fan):

Daniele Minotti.

via Sciopero dei blog e legge ammazza internet | Wolly’s Weblog.

Condivido ogni riga. Ne parlava qui Stefano e qui nei commenti Minotti chiarisce cosa si dovrebbe intendere per discussione. Intanto il governo ha rinviato l’esame del famigerato ddl all’autunno.

Qui si parla dell’articolo altrettanto “paradossale” di Facci. Effetto diffusione rapida di “ignoranza diffusa”. Urlare per non parlare (ovvero, gli opposti estremismi). Anzi Luca lo sceglie (volutamente?) come unico interlocutore “altro“.

14 luglio 2009 – la sconfitta dei blogger.

p.s.: anche se dissento e ho forti dubbi sull’intelligenza sopraffina, anche tra virgolette.

Tag:, ,

Global Standard Blog

Sul sito dell’Ocse è stato appena aperto The Global Standard Blog ed è su queste logopagine che da poche ore hanno trovato ospitalità i “12 comandamenti per una economia forte, giusta e onesta“, il manifesto che i saggi scelti da Tremonti, il team di nove giuristi-politici-economisti messo in campo alla fine di febbraio dal Ministro dell’Economia, Guido Rossi, Enrico Letta, Giulio Na­politano, Silvia Cipollina, Carlo Baldocci, Vittorio Grilli, Gustavo Visentini, Gabrie­le Crespi Reghizzi e Alberto Santamaria, hanno elaborato in vista del G8.

Dietro l’espressione “global standard” che Tremonti ha portato alla ribalta con una intervista di gennaio al Financial Times – c’è l’idea di di sviluppare un insieme di principi comuni sulla proprietà, l’integrità e la trasparenza per una maggiore stabilità dell’economia e della finanza internazionale.

The Global Standard is “work in progress”. The objective is to generate informed opinions while stimulating an open and inclusive discussion around the Global Standard.

Tra i primi punti nelle 12 tavole per per un’economia etica:

viene indicato il superamento del segre­to bancario, nuove governance societa­rie, il rispetto degli standard per la difesa dell’ambiente, del lavoro, della società che «non devono andare verso il basso» ma mirare a una «convergenza condivi­sa al massimo livello da strutture legali internazionali». Così come ci sono ampi riferimenti alla lotta contro l’evasione e l’elusione fiscale, contro la criminalità fi­nanziaria e il «riciclaggio del denaro sporco» che vanno «effettivamente colpi­ti e puniti». Nel mirino dei nuovi Global Legal Standard anche i superstipendi dei top manager non solo bancari – fatti di stock option e paracaduti d’oro – che devono essere «sostenibili», collegati a obiettivi di lungo termine e condivisi da tutta la filiera degli stakeholder. Di con­seguenza la governance delle grandi compagnie – siano esse private o pub­bliche, industriali o finanziarie – deve rispettare precisi schemi legali condivisi dal management e dagli azionisti senza nascondere attività illecite, debiti ma­scherati, pratiche fiscali non corrette, manipolazione improprie dei bilanci.

Il Foglio invece, parla anche del Paper di 75 pagine che sarà in cima all’agenda dei lavori dei capi di stato.

[...] Tremonti, in collaborazione con l’Ocse, vi lavora da mesi, e anche se a L’Aquila difficilmente si potrà annunciare “missione compiuta”, alcuni passi avanti ci sono stati, fino alla stesura del cosiddetto “Lecce Framework” in occasione dell’incontro di giugno tra i ministri delle Finanze del G8. [...] Compilato con la collaborazione di Ocse, Financial Stability Board (Fsb) e Fondo monetario internazionale (Fmi), il Lecce Framework parte dall’idea che per far prosperare il mercato, “la libertà economica debba essere accompagnata dal rispetto delle norme fondamentali di integrità e proprietà nelle interazioni economiche”.

La prima parte del rapporto contiene una panoramica delle norme già esistenti, suddivise in cinque aree: corporate governance, integrità del mercato, regolamentazione e supervisione finanziaria, cooperazione fiscale e trasparenza delle politiche e dei dati macroeconomici.

La seconda sezione è concepita invece per fornire possibili direttive d’azione ai capi di stato. L’ambizione dovrebbe essere quella di sistematizzare in una singola cornice gli strumenti esistenti, o addirittura di uscire dal vertice con la sottoscrizione di una serie di principi generali. In questo modo si rafforzerebbero nel loro “peso politico” delle regole che comunque restano di soft law. Sarebbe poi utile una più stretta collaborazione tra Ocse, Fsb e Fmi per identificare i vuoti di regolamentazione.

Ma soprattutto i grandi dovrebbero pensare seriamente a come aumentare i paesi che accettìno glì standard. Questa l’asticella che il G8 italiano dovrà tentare di saltare.

12 principles for a strong, fair and clean economy.

Tag:, ,