Non è vero che tutto va peggio…

E’ troppo chiedere un paese “normale” in cui uno che ha governato per 7 anni  “un’azienda”, possa dimostrare di avere ben amministrato dalla maggiore efficienza nell’utilizzo delle risorse e da un conseguente incremento economico e che le sue capacità si possano ricavare dalla redazione e lettura di un Bilancio in attivo e non da un fiume di parole-scontro su chi va altrettanto male o – secondo letture rientranti nella logica della contrapposizione politica – va peggio?

Roma batte Milano nel derby dei debiti.

Zero virgola zero. Questo, secondo la Ragioneria generale dello Stato, aveva in cassa il comune di Roma il 28 maggio scorso. Zero euro virgola zero centesimi. Anzi, a sentire gli uomini del Ragioniere, Mario Canzio, il Campidoglio avrebbe addirittura utilizzato più soldi rispetto a quelli che in base alla legge la tesoreria dello Stato gli avrebbe potuto concedere. E non si tratta di pochi centesimi, bensì di 221.264.731 euro continua

update: Roma Veltrona.

Veltroni afferma che il buco nei conti del Campidoglio sia una bufala, dando del falsario al Ragioniere Generale dello Stato. E aggiunge che nel 2001 ha trovato 6,1 miliardi di deficit, dovuti ai mancati trasferimenti della Regione (ma non dice che fino al 2000 era anch’essa di centrosinistra, presidente Badaloni) a loro volta causati dai tagli governativi (dunque dei governi Prodi – D’Alema – Amato). Dunque, riassume, la colpa è del centrodestra, e questo spettacolare sillogismo è riportato tal quale da stampa e TG.
Maurizio A. Ricci, Milano

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La Corte Costituzionale boccia il Bilancio di Soru

Corte Costituzionale: schiaffo alla Giunta Soru.

Le anticipazioni dei crediti garantiti dalla Stato a partire dal 2013 inserite nel bilancio del 2006 della Regione Sardegna sono illegittime perché violano l’art. 81 della Costituzione sull’accertabilità delle entrate. È questa la motivazione della sentenza, deposita questa mattina, che ha bocciato il bilancio regionale.

La Finanziaria della regione Sardegna per il 2006 era contraria all’articolo 81 della Costituzione. È quanto si legge nella motivazione della sentenza della Corte Costituzionale depositata questa mattina sull’anticipazione di 500 milioni di entrate provenienti dallo Stato come anticipazione di quanto dovuto per la compartecipazioni tributarie. La sentenza aveva accolto alcuni dei rilievi sollevati dalla Corte dei Conti. I giudici contabili avevano sospeso lo scorso anno il giudizio di parificazione del bilancio 2006 inviando gli atti alla Corte Costituzionale proprio per via delle anticipazioni delle entrate, ritenute non corrette secondo i principi dell’annualità del bilancio fissati dalla Costituzione. [...]
La sentenza (giudice relatore Paolo Maddalena) è stata depositata oggi in cancelleria, ma la decisione della Consulta presieduta da Franco Bile risale al 9 giugno scorso. Nell’udienza pubblica del 6 maggio scorso la Regione era stata rappresentata dagli avvocati Graziano Campus, Paolo Carrozza e Augusto Fantozzi. Il 28 giugno 2007 la Corte dei Conti della Sardegna, a sezioni riunite, aveva sollevato una questione di legittimità costituzionale sull’articolo 2 comma 7 della legge di autorizzazione all’esercizio provvisorio di bilancio 2007 e sull’articolo 2 comma 1 (lettere a e c) della finanziaria approvata nel maggio 2007 dal Consiglio regionale.

In entrambi i casi si faceva riferimento a entrate future, concordate fra governo (attraverso l’ex premier Romano Prodi) e Regione (rappresentata dal presidente Renato Soru), per un ammontare di mezzo milione di euro, che lo Stato si è impegnato a trasferire alla casse regionali per ciascuno degli anni 2013, 2014 e 2015, per complessivi 1,5 miliardi di euro.

La Corte dei Conti, sospendendo il giudizio di parificazione del bilancio 2006, come “essendo venuti meno i controlli preventivi sugli atti regionali”, questo strumento “sia restato spesso l’unica occasione possibile per sollevare questioni di legittimità costituzionale in relazione a leggi regionali”.

I giudici contabili avevano ritenuto una “tecnica di copertura irrazionale e irragionevole” l’anticipazione di un’entrata futura per finanziare spese correnti, giudicata “del tutto estranea ai canoni previsti dalla contabilità pubblica non solo statale ma anche regionale“, oltre che contraria al principio dell’annualità del bilancio.

Bisogna leggersi i giornali sardi per averne notizia. Dopo la prima bocciatura, quella sulla cosiddetta “tassa sul lusso”, con relativi risarcimenti, arriva quest’altra bocciatura politico-contabile.

L’opposizione parla di: “danno complessivo di 2 miliardi e mezzo di euro” e sollecita il governatore a presentarsi “immediatamente” in Aula

“con le sue proposte per ripianare questo stratosferico buco di bilancio di cui si è reso responsabile [...] e di ennesima bocciatura che dimostra ancora una volta che il castello d’argilla, messo in piedi da questa maggioranza di governo regionale, crolla giorno per giorno, nel confronto con la realtà e con lo stato di diritto”.

E si che si ritengono i custodi più intransigenti dell’ortodossia e del rispetto costituzionale… E parlano o ironizzano sulla finanza creativa degli altri.

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Alitalia: dato che non torna

 Aliatlia

Alitalia approva il bilancio: il passivo sfiora 500 milioni

Va in archivio un altro annus horribilis nel quale alla guida si sono succeduti in tre: Giancarlo Cimoli fino al 21 febbraio, Berardino Libonati fino al 31 luglio, quindi Maurizio Prato, dimessosi lo scorso 2 aprile per la rottura tra sindacati e Air France-Klm sulla privatizzazione.

Dopo le parole di Walter Veltroni ai giornalisti in merito al futuro della compagnia aerea di bandiera”Voglio denunciare il silenzio su Alitalia e chiedo al governo di dare immediatamente una indicazione chiara su uno dei problemi più drammatici per la vita del nostro Paese“, alcune indiscrezioni aprono un altro fronte per Alitalia e parlano di gara per l’aggiudicazione di Volare che va ripetuta entro 15 giorni. La decisione sarebbe stata presa dal Consiglio di Stato nella sentenza con cui prende atto della «perdurante inerzia» del commissario straordinario di Volare Fabio Franchini rispetto alla decisione che aveva disposto il rinnovo del bando.  Alitalia si era aggiudicata Volare il 17 marzo del 2006 ma, su richiesta di AirOne, i giudici amministrativi avevano poi annullato la gara.

Qui Carlo Scarpa su LaVoce.info: Altalia in caduta libera, ma non i costi, ci spiega:

Che succede? Alitalia è da anni incapace di intercettare la domanda di voli che emerge dall’Italia. Da anni il numero di passeggeri della compagnia resta attorno ai 25 milioni anno, mentre il numero di voli effettuati dagli italiani esplode letteralmente: da 42 milioni nel 2000 a 82 milioni di passeggeri nel 2007, grazie a vettori quali RyanAir, EasyJet e così via.
Ovvero? In primo luogo, è falso dire che senza Alitalia gli italiani non volano: già ora solo una minoranza dei cittadini che vogliono volare si rivolge ad Alitalia. La compagnia di bandiera non è che una piccola parte dell’offerta di voli in Italia, ma mentre il resto del mercato riesce bene o male a fare profitti, Alitalia continua a perdere.
E la situazione è sempre peggiore. Come dice molto onestamente il consiglio di amministrazione, il numero di passeggeri è in continua diminuzione. Da un lato il timore che da un giorno all’altro cessino i voli, ci sia il “solito” sciopero, scoraggia i passeggeri. Dall’altro, questo è la semplice risposta al fatto che Alitalia ha tagliato i voli.

E cominciare a fare efficienza?

Ma qui c’è un dato che “non torna”. Che il taglio dei voli causi una diminuzione dei passeggeri, è ovvio. Ma se sono stati tagliati voli “in perdita”, perché i conti di Alitalia vanno sempre peggio?
Parrebbe quasi che si siano tagliati i voli, ma non i costi, il che sarebbe terribile. E questo timore è purtroppo alimentato dai dati di bilancio, sempre peggiori e a un ritmo assolutamente senza precedenti.
Confrontando i costi del primo trimestre 2008 con quelli del primo trimestre 2007 si vede che, dopo dodici mesi di allarmi ed emergenza, su questo fronte non è stato ottenuto nessun risultato.
Mettiamo da parte il costo del carburante (l’aumento del petrolio non dipende certo da Alitalia, e anche volando meno il costo aumenta). Ma il resto?
Gli altri costi sono diminuiti dell’1,5 per cento. Tutto qui. E questo grazie soprattutto, a quanto dice il cda di Alitalia, alla minore manutenzione degli aeromobili, legata al fatto che si vola di meno.
Il problema di Alitalia non è un problema finanziario, ma un problema di “piano industriale”. E fin quando non si vedrà un partner industriale con spalle molto larghe (non tanto in termini finanziari, ma in termini di network) Alitalia non avrà un futuro, cordata o meno.
Non vorremmo però che aspettare il partner serva a rinviare all’infinito il tentativo di raddrizzare i conti. Perché un’impresa sull’orlo del fallimento non riesce a tagliare i propri costi? Cosa stiamo aspettando?

Cosa stiamo aspettando?

update: Mi era sfuggito questo. Alitalia, il piano Ermolli. Più cargo a Malpensa.

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