E’ possibile farne a meno
[...] Non è obbligatorio aprire un blog o avere una presenza su Facebook, è possibile farne a meno, se non c’è una buona ragione per farlo, ma è invece molto importante trovare delle connessioni autentiche con i propri interlocutori e utilizzare un linguaggio comune.
Non sono gli strumenti di comunicazione che mancano, la conoscenza degli strumenti non implica la conoscenza della cultura per un loro corretto utilizzo.
E’ su questo che oggi dobbiamo confrontarci per evitare i disastri, causati, da una mancata comprensione dei rispettivi punti di vista, più che da una cattiva volontà.
Il mercato dei clienti evolve rapidamente, intanto quello dell’offerta si interroga su chi debba prendersi la responsabilità di aiutare le imprese a comunicare di più e meglio in un periodo di transizione come quello che stiamo vivendo, in più caratterizzato da una grandissima crisi economica. (Le università, le concessionarie di pubblicità, le agenzie di comunicazione, il management delle imprese…)
Io non ho una risposta a questa domanda, ma so che il problema è molto serio e profondo. In politica, come nel mondo delle imprese, il divario digitale nasconde un divario ancora più grosso di natura culturale.
Quello che molti rifiutano di comprendere è che il vero problema è l’abbattimento degli steccati, il mancato ricambio generazionale, il manicheismo culturale, la contrapposizione ideologica a prescindere.
Se per risolvere tutto questo dobbiamo far morire i blog, allora non dobbiamo farci troppi problemi a dire: è morto il blog, evviva il blog.
E qui invece Zambardino, riprendendo l’argomento che ha “invaso” i blog in quest’ultima settimana. L’alter-ego della commissione vigilanza per la politica: Legge “Ammazzablog”: protesta giusta ma… sottolinea un’altra delle “cattive abitudini” della blogosfera italica:
E anche questo agitarsi senza mai leggere un testo originale, senza andare mai alla fonte, non è una gran botta di autorevolezza. Seguire una discussione istituzionale è noioso, certo, più facile firmare una petizione on line: poi siamo tutti più liberi. Con un click.
In compenso, già che ci sono, a proposito del perché ho aperto un blog, sul trovare delle connessioni autentiche con i propri interlocutori, sull’abbattimento degli steccati, sul mancato ricambio generazionale, sul manicheismo culturale, sulla contrapposizione ideologica a prescindere, quando a volte mi rileggo le cose scritte in passato credo di poter dire senza tema di smentita che sono, come lui (per altro argomento), ancora pienamente d’accordo con me stessa.
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