Fuggi fuggi?

Per il momento è solo un”indiscrezione, lo sostiene sempre  “Repubblica”, ma sembra dirompente.

“Chiesto l’arresto del presidente Lombardo”

Lo scrive “Repubblica” nell’edizione online di oggi, in un pezzo firmato da Francesco Viviano e Alessandra Ziniti: “‘Il presidente della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, e suo fratello Angelo, deputato, devono essere arrestati’. L’accusa è concorso esterno in associazione mafiosa. E con loro, entrambi esponenti dell’Mpa, dovrebbero essere arrestati altri tre politici: due consiglieri regionali siciliani, Fausto Fagone dell’Udc e Giovanni Cristaudo del Pdl (vicino all’area che si riconosce in Gianfranco Micciché e che appoggia il governo regionale di Lombardo), e il sindaco di Palagonia, Francesco Calanducci, anche lui dell’Mpa. La richiesta di arresto, inviata al giudice delle indagini preliminari, è firmata dal procuratore di Catania Vincenzo D’Agata, dall’aggiunto della Direzione distrettuale antimafia Giuseppe Gennaro e dai sostituti procuratori Agata Santonocito, Iole Boscarino e Antonino Fanara. L’atto suona a conferma che le ipotesi di reato nei confronti di Raffaele e Angelo Lombardo e degli altri indagati (tra questi una settantina di imprenditori, funzionari pubblici e boss della mafia catanese) sono ritenute molto pesanti. La richiesta d’arresto è stata accelerata dalle fughe di notizie sull’inchiesta della Procura di Catania, inchiesta che Repubblica rivelò in marzo. Il provvedimento viene ritenuto urgente anche perché magistrati e carabinieri del Ros temono inquinamento delle prove e tentativi di fuga. Da quando è diventata di dominio pubblico la notizia che il presidente della Regione ed il fratello deputato erano sotto inchiesta, gli indagati avrebbero preso delle “precauzioni”, cercando di procurarsi pezze d’appoggio per potersi difendere dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa”.

via Live Sicilia – Chiesto l’arresto del presidente Lombardo

Pdl Sicilia al capolinea?

Che fine farà la straordinaria esperienza politica di questo Governo nel “solco di una legalità diffusa” che l’on. Granata e i finiani di Sicilia ci hanno tante volte magnificato?

E ora ci sarà il fuggi fuggi generale?

update: Mafia: pm, “Nessuna richiesta arresti Lombardo”

CATANIA – La Procura della Repubblica di Catania ”non ha avanzato alcuna richiesta nei confronti del presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo o di altri politici” nell’ambito dell’inchiesta aperta sulle indagini del Ros su mafia e appalti. Lo ha detto il procuratore capo Vincenzo D’Agata, in una dichiarazione sulla notizia pubblicata oggi sulla stampa.

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Nuovo colpo alla camorra

E mentre nel centrosinistra campano continua la Strategia di un candidato – tra promesse, compagni infuriati, pax bassoliniana – “sennó la Campania finirà in mano ai Casalesi“, la cronaca qualche buona notizia continua a darcela. Colpo ai Casalesi, preso il boss Vargas. Camorra, nuovo colpo: arrestato Pasquale Vargas boss del clan dei Casalesi.

Il latitante Pasquale Vargas, inserito nell’elenco dei 100 ricercati più pericolosi a livello nazionale, e considerato dalle forze dell’ordine vicinissimo a Francesco Bidognetti, boss del clan dei Casalesi è stato arrestato all’alba a Giugliano, nel Napoletano, dai carabinieri del nucleo investigativo di Castello di Cisterna. Vargas era latitante dal 2005.

Arrestati nel Napoletano boss dei Casalesi, a Santo Domingo un esponente della mafia lucana.

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C’è un dato impressionante

Roma, 16 nov. – Adnkronos – Una ”richiesta suicida”.

Il deputato radicale del Pd, Maurizio Turco, membro della giunta per le autorizzazioni della Camera, definisce così il provvedimento a carico del sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino.

In un’intervista a Ivan Mazzoletti che sarà pubblicata domani su ‘La Discussione‘, Turco parla della richiesta avanzata dalla Procura di Napoli alla Camera: ”Prima di prenderne visione, già leggendo il resoconto di ‘Repubblica’, ho avuto modo di conoscere quale sarebbe stato il mio orientamento nel voto finale”, spiega. Turco ammette di essere ”perplesso”, perché ”a parte le dichiarazioni dei pentiti non ho trovato nulla altro nelle carte. Sto parlando da membro della giunta che ha avuto modo di valutare ciò che è scritto nei documenti”. ”Ma come dirigente politico e come cittadino mi faccio anche altre domande. E cioè: sono passati molti anni da quando è stato interrogato il primo pentito. Tendenzialmente da quello che ho letto dovrei dare per scontato che c’è stata un’attività di indagine, di inchiesta, con intercettazioni o pedinamenti che non ha portato a nulla. E se non c’è stata, ancora peggio. Diciamo – rimarca Turco – che si poteva fare anche qualche tempo fa la richiesta. Perché oggi?”. ”E poi – aggiunge Turco – c’è un dato impressionante: negli ultimi due mesi ci sono stati diversi articoli di giornale che hanno trattato l’argomento. L’hanno sollecitato. Alcuni politici di centrodestra e centrosinistra hanno sollecitato il provvedimento. A forza di dire ci sono pentiti che parlano di Cosentino: quando arriva qualcosa? Come mai non è ancora arrivato niente? Prima o poi lo arresteranno. Allora i magistrati, dal mio punto di vista, come analisi politica – sottolinea – sono stati tirati un po’ per la giacchetta”.

via “Chiedere l’arresto di Cosentino è un suicidio” .

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Uomini invisibili

Per quelli che continuano a pensare che vivere in Sicilia sia come farlo in qualsiasi altra parte del mondo. Ecco come lo Stato deve ancora e sempre mostrarsi: l’arrivo alla Questura di Palermo della squadra catturandi e del boss mafioso Stefano Raccuglia.

Ricercato da 13 anni, quarantaquattro anni, Domenico “Mimmo” Raccuglia chiamato “u dutturi” o il “veterinario” è andato a scuola dai Brusca (la famiglia del boss di San Giuseppe Jato, oggi pentito, Giovanni Brusca) ed è stato l’esecutore di molte delle eliminazioni ordinate dalla famiglia mafiosa: Girolamo Palazzolo (San Giuseppe Jato, ottobre 1994), Francesco Reda (San Giuseppe Jato, 13 agosto 1994), Antonino Cangelosi (Borgetto, 8 aprile 1994), Domenico D’Anna (San Giuseppe Jato, 16 ottobre 1993), Giuseppe Ilardi (Camporeale, 24 gennaio 1991), Vincenzo Miceli (Monreale, 23 gennaio 1990) e Fabio Mazzola (San Cipirello, 5 aprile 1994). Ha partecipato al sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Ha fatto fuori Giovanni La Barbera, il padre del pentito Gioacchino che parlava della strage di Capaci. Ha conservato l’esplosivo per le stragi in “continente” del 1993. Aveva un rapporto preferenziale con Bernardo Provenzano e dopo la cattura del padrino è stato indicato nella triade dei boss in grado di coglierne l’eredità con Salvatore Lo Piccolo e Matteo Messina Denaro. Ma era uscito salvo dall’ultima grande retata antimafia, l’operazione Perseo del dicembre dell’anno scorso. Per questo, agli occhi degli inquirenti, sembrava irraggiungibile. Fino a ieri. Era ricercato dal ’96 ed aveva collezionato tre ergastoli tra cui quello per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo e altre decine di anni di carcere. Ora tocca a lui.

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Una delle foto segnaletiche in possesso degli investigatori

Qui i ragazzi di AddioPizzo invitavano ieri ad andare a festeggiare di fronte alla Squadra Mobile.

Il capomafia Mimmo Raccuglia al momento dell'arresto

Il capomafia Mimmo Raccuglia al momento dell'arresto

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Congratulazioni

Mafia, preso il boss Domenico Raccuglia. Questa volta tutti d’accordo con le parole del Ministro Maroni: «Abbiamo preso il numero due di Cosa Nostra. Il suo arresto uno dei colpi più duri inferti alle cosche». Si tratta di un arresto di straordinaria importanza. La lotta alla mafia è di tutti, senza distinzioni. E tutti, quando si mettono a segno questi colpi, devono esserne soddisfatti e grati.

«Ho fatto le mie congratulazioni al ministro Maroni, al questore di Palermo e ai ragazzi della sezione catturandi della mobile – ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso -. Quando, poco fa, ho sentito il questore era insieme ad alcuni degli agenti della sezione catturandi, ragazzi che conosco bene e con cui ho lavorato quando ero procuratore a Palermo. Ho potuto complimentarmi anche con loro». «Raccuglia – spiega Grasso – è considerato il numero due, per peso criminale, nella lista dei ricercati di Cosa Nostra dopo Matteo Messina Denaro. In questi anni ha esteso il suo dominio da Altofonte fino al confine con la provincia di Trapani, come conferma il fatto che si nascondeva proprio nel trapanese».

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