iGeneration
I fedelissimi della Apple secondo il Corriere. “Una vera iGeneration, che va dai cinquantenni cresciuti a pane e Mac ai ragazzini “bene” con l’iPhone in tasca.”
Di iPad, Apple ne ha piazzati 3 milioni in 80 giorni. Ogni 2 secondi qualcuno entra in un negozio, fisico o virtuale, per comprarne uno. Una vera mania che ha dissipato i dubbi di parecchi esperti sull’utilizzo concreto della tavoletta-pc. Chi ne ha presa una garantisce di non poterne più fare a meno. «Da quando ho un iPad non vado più in giro con il mio laptop», spiega Marco Massarotto, classe 1961, fondatore di Hagakure, agenzia di internet Pr. «È sempre acceso, basta un clic ed è operativo, senza aprire schermi o tastiere. Crea una sensazione di intimità con il proprietario. Il rovescio della medaglia? Al momento è come andare in giro con una cucciolata di dalmata. Ti fermano in continuazione».
E Alfonso Fuggetta, docente di Informatica al Politecnico di Milano e «macchista» dal 1990, aggiunge:«Ogni qual volta non sono in movimento, ma non sono in ufficio o non sto facendo cose complesse, uso l’iPad. È un oggetto che va a coprire un bisogno e una modalità di interazione nuova, che riempie spazi diversi di utilizzo». Per Apple, iPad è solo l’ultimo tassello di un’escalation di successi, (ri)cominciati nel 1997 con il ritorno di Jobs all’azienda da lui fondata. Dopo l’iMac (1999), ha cambiato il modo con cui ascoltiamo le canzoni con l’iPod (2001), ha fatto decollare la musica digitale con iTunes (2001), ha rivoltato il mercato della telefonia con iPhone (2007). E con l’iPad ha messo in piedi il lancio commerciale di uno dei prodotti più eclatanti di tutti i tempi senza spendere un solo centesimo di pubblicità diretta. La cura Jobs ha trasformato un’azienda sull’orlo della bancarotta in un colosso capace di capitalizzare a Wall Street più di Microsoft e di fidelizzare decine di milioni di utenti.











