Anche solo come ipotesi

Anomalia a sinistra.

Non c’è politico, opinionista o sondaggista che, in queste settimane di crisi politica e indebolimento del centro destra, abbia preso in considerazione, anche solo come ipotesi, la possibilità che la sinistra vinca le elezioni. Anzi, le urne sono vissute come una via per consentire a Silvio Berlusconi di vincere nuovamente. La cosa è considerata talmente pacifica e scontata, in barba al fatto che lievita il numero di cittadini che esprimono nell’astensione la loro insoddisfazione, da essere in sé un’ineludibile anomalia. Perché la sinistra è considerata incapace di battere il berlusconismo? Credo che la risposta consista nella ragione stessa per cui è morta la seconda Repubblica: perché la sinistra è berlusconizzata. Essendo un’imitazione, naturalmente, è meno convincente e attraente dell’originale.

La sinistra non può vincere perché non esiste, essendo solo il contenitore dell’antiberlusconismo. Nella smania di galleggiare senza sapere dove andare, di sopravvivere senza esistere, di cancellare l’avversario senza saper cosa fare al suo posto, la sinistra imbarca di tutto, compreso ciò che è d’estrema destra.

[...] La sinistra, invece, va a rimorchio di quelli che campano d’antiberlusconismo, a cominciare da quei gruppi editoriali che vendono copie mettendo in evidenza le foto delle escort (riuscendo anche a intervistarle, assumendo l’opinione di puttane, in quanto tali, a tema di dibattito!), così come i rotocalchi scandalistici campano grazie ai presunti scoop sulla vita privata delle attricette o dei bellimbusti, meglio se corredati con foto che sarebbero state giudicate volgari nelle caserme d’un tempo. Facile che, in quel modo, non si spreme una goccia di politica, così come non si cava il sangue dalle rape.

Tutto questo m’induce a porre una domanda, che contiene la risposta: non è che, per caso, la vera anomalia italiana non è il berlusconismo, ma una sinistra incapace di cultura di governo, condannata al gretto populismo per mancanza di coraggio nel fare i conti, morali e materiali, con la sua componente storicamente più forte, quella comunista? Non è che il sistema-Italia mostra la sua arretratezza più profonda proprio sul suo lato sinistro? Credo che le cose stiano proprio così, il che, naturalmente, nulla toglie ai guasti e alle insufficienze del centro destra (che qui esaminiamo e mettiamo in luce con una severità di cui altri sono, anche tecnicamente, incapaci).

Siccome le menti raffinate e le coscienze sensibili sono, per definizione, di sinistra, ne deriva che quest’umanità insipida e spiantata ritiene che sia sanamente democratico cercare di svellere e silenziare il giudizio popolare, espresso con il voto. E basta questo per considerare opportuna ogni loro sconfitta.

via Davide Giacalone.it.

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Ma ora non può che giocare di rimessa

Commenti sparsi sulla “campagna di fango” e sullo “stuzzicante” futuro di Fini.

La scomunica decisa ieri sera indebolisce Fini oggettivamente. Lo espone a un’offensiva parlamentare e a una campagna di fango della quale si vedono già le prime tracce. E soprattutto mette in tensione i rapporti fra le istituzioni, che finora sono stati almeno diplomatizzati. Per questo la rottura contiene un’insidia per l’intero sistema. Fa temere una sorta di «Vietnam del centrodestra» che nei prossimi mesi potrebbe propagarsi ai vertici dello Stato; e di qui a neppure un anno spezzare in anticipo la legislatura. Berlusconi, e con lui Bossi, sembrano sicuri di poter andare avanti anche perdendo uno dei pezzi pregiati della coalizione. Numericamente la maggioranza ha i margini per farlo. E la durezza del comunicato anche sui tre «finiani» più critici col premier, è una rivendicazione di forza politica. In più, Berlusconi «salva» i ministri vicini al presidente della Camera, puntando al suo isolamento.

Non è chiaro se e quanto Fini si sia reso conto di quanto stava facendo e delle conseguenze che avrebbe provocato. Ma ora non può che giocare di rimessa, giurando lealtà al governo anche se si spezza il filo col Pdl.

via La deflagrazione – Corriere della Sera.

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Ridere o piangere?

Massimo Franco intervistato da IlSussidiario.net, dice: «Che un certo logoramento di Berlusconi sia in atto da tempo non è una novità. Parlare di tramonto del berlusconismo è però prematuro. L’opposizione è ancora estremamente debole e poco strutturata, mentre all’interno del centrodestra non si è ancora visto un possibile successore».

Ancora una volta il premier sembra costretto a cedere alle richieste di Fini. Queste dimissioni rappresentano l’ennesima vittoria per l’ex leader di An o ne limitano gli argomenti per continuare la sua costante polemica di logoramento?

Credo che dal modo con cui Berlusconi reagisce a Fini non emerga tanto la forza del leader della minoranza del Pdl, ma l’esigenza di ascoltare, anche se di riflesso, le indicazioni del Quirinale. Il peso di Fini in questo momento deriva più dalla carica di Presidente della Camera che dal fatto di guidare l’opposizione interna. Il rapporto tra i due leader, comunque, sembra avere una conclusione piuttosto obbligata.

Quale?

Il divorzio. Resta da capire quali siano i tempi e i modi per realizzarlo, ma, mentalmente, è già avvenuto.

Da ultimo, ieri sera Umberto Bossi ha dichiarato: «Berlusconi se la caverà, si alzerà una mattina e scoprirà di avere la spada affilata e la utilizzerà per fare la guerra». Cosa significano queste parole secondo lei?

Solitamente Bossi non parla senza motivo. L’altro giorno ha finto di smentire una dichiarazione facendo intendere che Cosentino se ne sarebbe poi effettivamente andato. Probabilmente Berlusconi ha in mente un piano, ma non può ancora dichiararlo. Non mi stupirei se nel mirino ci fosse Fini.

via SCENARIO/ Bossi svela il piano di Berlusconi | Pagina 1.

Lo scenario del Foglio, invece, continua imperterrito ad essere sempre lo stesso che ci viene ostinatamente propinato (alternandolo con i consigli) da un paio di mesi. Non si sposta di una virgola. “Verso la pace con Fini“. Questa volta potremmo essere addirittura a un passo. Tra poco per accontentare il Presidente della Camera, verrà eliminato il triumvirato, e poco importa che secondo lo statuto ci vorrebbe un congresso per farlo. Poco importa in quel caso della gente, del consenso, del confronto democratico, in quel caso: “Basta governare in due. Non era meglio farlo da subito?”

Anche se continuano a malincuore a dover aggiungere che: “Non sarà facile. E chissà se la pace con Fini sarà di aiuto o complicherà le cose.” Mentre il finiano di turno, abbandonato per l’occasione il Gianni Letta di Fini – probabilmente visto il non grandissimo successo della sua opera diplomatica: smentito tranquillamente il giorno dopo - è questa volta Carmelo Briguglio, che insinua:

“Il premier rischia di diventare ostaggio dei signori della guerra”.

Qui per i distratti, dato il capolavoro informativo che fa da cornice al pezzo, la recentissima dichiarazione di pace di quello che sosteneva con incredibile sicumera: “Andrebbero via 45 deputati e 18 senatori“. Ora messi definitivamente da parte i problemi dei numeri basterebbe solo che fossero: “Almeno uno in più di quel numero che è indispensabile per tenere in piedi la maggioranza” e se anche prendessero l’1,5% va benissimo, servirebbe comunque a far perdere il Pdl almeno al Senato, come ha fatto sapere Fini dalle colonne domenicali di Repubblica. Ma in realtà come spiega bene Enzo Raisi: “I numeri dei ‘finiani’ sono quelli della mozione alla Direzione Nazionale… E quando arriverà il momento saranno anche di più”. Sempre le solite ambigue minacce che sottintendono chissaché. Per chi, come nelle assolate redazioni romane, l’avesse dimenticato, il risultato della votazione alla Direzione nazionale è stato di 11 voti contrari e di 1 astenuto (Beppe Pisanu) su 172 componenti (in base a questi numeri, il 93% del vertice del partito sta con il presidente del Consiglio. Il 7% circa si schiera con Gianfranco Fini). Prima della non dimenticata offensiva mediatica del Presidente della Camera. Qui i 75 ex An non finiani, quelli ininfluenti e trasparenti rispetto alla decina di finiani che dettano continuamente le condizioni e vorrebbero anche dettare la linea. Non c’è che dire sbigottiti e ammirati oltre che da loro, dalle puntuali analisi politiche del finologo, non si potrebbe dir altro.

Finirà così. Finirà chessò che si farà questo ipotetico terzo polo o l’altro ipotetico governo tecnico o addirittura si andrà a elezioni anticipate, dopo aver eliminato lo sbarramento al 4%, e loro continueranno tranquillamente a scrivere: Verso la pace con Fini. Siamo a un passo. Mentre i “signori della guerra” bisognerebbe continuare a cercarli altrove.

Con buona pace di Ferrara che fare? Ridere o piangere? Fate voi.

p.s.: Ah qui sempre da leggere l’intervento di Tremonti in direzione nazionale. Perché l’altra lezioncina estiva che ci viene impartita qui dal nostro retroscenista, è che chi lavora silenziosamente evitando di far politica con le dichiarazioni polemiche mandate ogni secondo alle agenzie stampa è il vero pericolo. “Si dice” sia il vero protagonista di tutte le trame oscure. Ovvio. Non contento, ci spiega qui, tutto soddisfatto, come siano Repubblica e Libero a “piegare la cronaca alla linea editoriale“. Fantastico.

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Capacità di attrazione vicina allo zero

IL PARADOSSO DEL CASO FINI

Un favore alla Lega

Accade continuamente che certe nostre azioni, volte a ottenere determinati risultati, producano effetti opposti, in contrasto con le nostre intenzioni. Una delle ragioni per le quali è possibile che il presidente della Camera Gianfranco Fini cerchi un accomodamento dell’ultimo minuto con Berlusconi consiste nel fatto che una scissione potrebbe ampliare ulteriormente gli spazi di manovra della Lega di Bossi. Sarebbe paradossale se proprio Fini, il leader che contrasta il peso politico della Lega nella maggioranza e nel governo, si trovasse nella condizione di favorirne involontariamente l’accrescimento anziché il ridimensionamento.

Nel breve termine, come ha osservato Stefano Folli Il Sole 24 ore, una scissione dei finiani potrebbe esaltare il ruolo della Lega nel governo non lasciando a Berlusconi altra scelta se non quella di rafforzare ulteriormente l’asse con Bossi. Ma le conseguenze di più ampia portata si avrebbero in sede elettorale con o senza elezioni anticipate. Oggi, complici anche certe letture superficiali dei risultati delle regionali, la forza della Lega appare alquanto sopravvalutata. La Lega ha infatti ottenuto un grande successo ma con la complicità dell’astensione (l’astensionismo ha colpito il Pdl non la Lega). E’ plausibile che, nelle prossime elezioni politiche, riassorbito l’astensionismo, i rapporti di forza fra Lega e Pdl possano tornare più o meno ai livelli delle politiche precedenti. Ma se ci fosse una scissione le cose cambierebbero. Il Pdl apparirebbe al Nord ancor più fragile di quello che è e la Lega potrebbe avvantaggiarsene strappando molti elettori al partito di Berlusconi. L’egemonia leghista al Nord diventerebbe allora una «profezia che si autoadempie». La scissione finiana contribuirebbe al risultato.

Inoltre, quale che sia la consistenza delle truppe finiane, è probabile che il grosso di quelle truppe sia dislocato essenzialmente nel Centro-Sud, da Roma in giù. Fini potrebbe così trovarsi, involontariamente, alla testa di una specie di Lega Sud, con una capacità di attrazione nel Nord del Paese vicina allo zero o giù di lì. Sarebbe un passo in più verso uno scenario un po’ fosco, quello di una netta divisione politico-territoriale fra Nord e Sud.

D’altra parte, sono i numeri a dire che fino ad ora è stata solo la leadership di Berlusconi a tenere insieme le diverse anime territoriali della maggioranza. Fini ha però di fronte a sé anche un’altra opzione: fare ciò che fino ad oggi non ha fatto o non è riuscito a fare come ha osservato Ernesto Galli della Loggia, sul Corriere del 16 aprile. Evitare la scissione e costruire una corrente, interna al Pdl, dotata di un suo chiaro e riconoscibile programma, capace di parlare davvero all’elettorato di destra. In questo caso, Fini si doterebbe di una certa forza contrattuale da spendere nelle trattative con Berlusconi, Tremonti e Bossi sulle varie questioni interessate dall’azione del governo. È una strada sdrucciolevole: elaborare un programma siffatto soprattutto, sulle questioni economiche non è facile. Ma sembra anche, per Fini, l’unica possibilità. Limitarsi a fare il controcanto ogni volta che Berlusconi parla, come il Presidente della Camera ha fin qui scelto di fare, può strappare applausi alla sinistra ma, politicamente, non porta da nessuna parte. Con o senza scissione.

via Un favore alla Lega – Corriere della Sera.

L’analisi politica di Angelo Panebianco, che tra l’altro risponde con due parole alle approfondite analisi post-elettorali bersanian-finiane, quando non si dedicano alle “parole impalpabili“, quelle che impongono l’inversione di rotta: “i milioni di voti persi” di cui si riempie la bocca la Perina intervistata, che mostrerebbero la crisi irreversibile del Pdl, il tramonto inesorabile direbbero quelli che “fanno pensiero, pensiero libero.

“Oggi, complici anche certe letture superficiali dei risultati delle regionali, la forza della Lega appare alquanto sopravvalutata. La Lega ha infatti ottenuto un grande successo ma con la complicità dell’astensione (l’astensionismo ha colpito il Pdl non la Lega)”.

Ignorando i problemi veri e reali e anzi paradossalmente, così come spiega il professore accrescendoli. E facendo più di un favore alla Lega, così come hanno fatto, creando seri danni politici, in quest’ultimo anno. Perché “Limitarsi a fare il controcanto ogni volta che Berlusconi parla, come il Presidente della Camera ha fin qui scelto di fare, può strappare applausi alla sinistra ma, politicamente, non porta da nessuna parte. Con o senza scissione.”

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Tutti e due

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La differenza

La differenza tra centrodestra e centrosinistra è oggi vicina al 14% (alle Europee era l’11% e alle Politiche l’8%). E’ quanto emerge da una media calcolata per il Corriere della Sera da Renato Mannheimer tra i principali sondaggi politici degli ultimi giorni. Il Pdl vede crescere il suo consenso elettorale rispetto alle Europee dal 35 al 38,4 per cento, così come l’altro partito di maggioranza, la Lega Nord, stimata al di sopra del 10%. Al Nord, osserva il sondaggista, il partito di Umberto Bossi può ora competere con il Pdl per il primato di partito di maggioranza relativa.

Sia pure con “qualche difficoltà”, anche il Pd “pare muoversi in senso positivo”. Dal minimo toccato alle Europee dell’anno scorso (26%) ha recuperato terreno e oggi supera la soglia del 28%. Una crescita, che Mannheimer definisce “ancora incerta e contrastata” e “ancora lontana dall’esito delle politiche (33%). L’andamento positivo si manifesta a scapito del principale alleato (e al tempo stesso competitore) del Pd, l’IdV di Antonio Di Pietro. Dal periodo successivo alle Europee, quando ottenne un successo rilevante guadagnando quasi l’8% dei voti validi, il partito dell’ex pm ha gradatamente diminuito il proprio “appeal elettorale”, giungendo oggi mediamente sotto il 7% (con una punta massima del 7,5%). Cala anche il livello di gradimento di Di Pietro, che dal 43,1% di inizio settembre passa al 36,4% di oggi. Secondo Mannheimer, il “trend critico” per l’Idv è forse anche determinato “da una possibile erosione della capacità attrattiva della linea antiberlusconista tout-court”.

“Nell’insieme – conclude Mannheimer – i dati degli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto paiono dunque offrire un quadro di sostanziale stabilità, connotato però da un progressivo concentrarsi delle opzioni verso i tre partiti maggiori, a scapito delle altre forze politiche“. I risultati delle prossime regionali aiuteranno a stabilire se si tratta veramente di un fenomeno che caratterizza oggi le preferenze degli elettori

via Pdl al 38 per cento. Il Pd è tra il 28 e il 30 e via Clandestinoweb

Da quanto emerge da un altro sondaggio Solo il 4,3% seguirebbe Fini e un suo eventuale partito.

Da quanto emerge dal sondaggio, nell’arco di cinque mesi la quota di cittadini che prende “molto” in considerazione l’idea di votare un eventuale partito di Fini è praticamente dimezzata. A rispondere “sicuramente sì” prenderebbe in considerazione l’idea di votarlo, era il 9,6% del campione nell’agosto del 2009, mentre è il 4,3% oggi, nel gennaio 2010. La caduta tra gli elettori di provenienza An è stata ancora più marcata: dal 33,8 al 2,9%. E’ aumentata lievemente la quota di coloro che rispondono “probabilmente sì“, dal 19,7 al 22,5%, ma è diminuita di molto tra gli ex di An: dal 50 al 37,9%.

I risultati dell’indagine sono commentati su AnalisiPolitica.

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Top ten e discussioni

Blogosfera italiana 2009: gli avvenimenti, i personaggi e i fenomeni

I più citati nel 2009 sono stati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Così come nel 2008 è sempre il Cav. in testa alla speciale classifica dei post stilata da Liquida (Di “cosa” si è parlato nella blogosfera italiana, ma soprattutto “come se n’è parlato”) che ha passato in rassegna circa 2,5 milioni di articoli pubblicati dagli oltre 21.000 blog recensiti.

Dopo l’acquisizione di BlogBabel, il rilascio di Liquida Trends e anche effettuando un’analisi di Sentiment, che evidenzia il contesto più o meno positivo che “circonda” i tag nei singoli post, Liquida proprio grazie e tramite l’insieme di tutti questi strumenti accompagnati dall’utilizzo di tecnologie semantiche e statistiche proprietarie:

ha realizzato uno studio che – pur non avendo una valenza scientifica – rappresenta una fotografia approfondita del mondo dei blog e, in maniera più ampia, della società italiana. Un’indagine che acquisisce maggiore rilevanza se si considera che, secondo una recente ricerca condotta da Liquida e Human Highway, in Italia oltre 5 milionidi utenti (oltre il 21% dell’utenza totale di Internet) sono lettori assidui e consapevoli di blog.

Le categorie editoriali più trattate dei blogger italiani nel 2009, secondo lo studio di Liquida, nell’anno appena trascorso sono state lo sport e l’attualità (rispettivamente protagoniste del 21% e del 17% dei post), l’intrattenimento (16%) e la tecnologia (15%), seguiti da cucina, musica, società e cultura. Tra i principali temi di attualità che più hanno animato le discussioni dei blogger, si impone la criminalità organizzata. Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta sono infatti state citate oltre 10.000 volte, mentre Gomorra è il secondo libro più discusso di Blogbabel. Anche il Terremoto in Abruzzo è stato al centro di grande attenzione e partecipazione. I blogger, oltre a essere stati tra i primi a diffondere la notizia, hanno anche seguito attentamente l’andamento della ricostruzione. Queste le 10 parole in assoluto più citate.

TOP TEN 2009
1.    Silvio Berlusconi (68.437)
2.    Facebook (64.210)
3.    iPhone (52.917)
4.    Apple (30.395)
5.    Barack Obama (28.675)
6.    Google (28.328)
7.    YouTube (26.346)
8.    Pd (25.329)
9.    Twitter (25.178)
10.  Pdl (24.405)

Qui la seconda parte dell’analisi: il dettaglio per categoria. E qui si possono scaricare i dati e le classifiche in dettaglio. Qui le conversazioni del momento.

Mentre qui da Vincos (questa la sua Mappa dei Social Network aggiornata a Dicembre 2009) una diversa analisi della blogosfera italiana: Una social network analysis della blogosfera italiana. Vincos, scrive che ha provato ad applicare la tecnica della Social Network Analysis “ai blog più visibili che animano la scena italiana con l’obiettivo di rendere evidenti le relazioni che si instaurano tra i blogger e capire meglio come fluisce l’informazione tra essi”.

“Dapprima ho considerato i 500 blog italiani più citati negli ultimi 6 mesi (luglio-dicembre) e di conseguenza per ognuno di essi ho ricercato, utilizzando BlogBabel e Vox Populi di Digital PR, i più frequenti link in uscita (ossia i blog più citati) e in entrata (ossia i blog citanti il blog di riferimento). Il criterio della frequenza del linking permette di fotografare le relazioni più durature e meno occasionali. Di conseguenza sono emersi 1.741 blog che ho rappresentato in questa mappa (con NodeXL), sotto forma di sfere di varie dimensioni, in relazione alla quantità di citazioni ricevute da ciascun blog”

Ne è uscita fuori questa.

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Segretari

gian_a

La vignetta di Giannelli.

Per quelli che hanno ascoltato il “serio e responsabile” Franceschini “risolvere” il problema della crisi economica attuale (epocale e mondiale) spendendo (e facendo di tutto e di più ovviamente) e riuscendo a “trovare” i soldi per le coperture da buon, vecchio democristiano scovando con la bacchetta magica i famosi “evasori” (lo hanno ripetuto per 30 anni e attendiamo ancora). Quelli che solo oggi hanno scoperto (o forse non l’hanno ancora capito?!?) che il Pd non può neanche fare un congresso, semplicemente perché non ha gli iscritti e hanno ascoltato Piero Fassino lanciare la candidatura di Franceschini dicendo: “Le primarie? C’è il rischio che siano uno strumento plebiscitario e non democratico. Serve più partito e che sia più solidale”. Quelli che invece ancora oggi riescono a parlare di chi è “peggiore” tra centrodestra e centrosinistra e domandarsi chi ha più “torto” o “ragione”!

p.s.: dall’intervento del governatore Draghi al Forex:

In paesi come l’Italia, dove sono alti risparmio privato e debito pubblico, interventi di breve periodo ampi e incisivi vanno compensati da misure strutturali che diano subito la certezza del riequilibrio del bilancio nel medio periodo. Allungare lo sguardo è essenziale: la sostenibilità dei conti pubblici nel lungo periodo è fondamentale anche per assicurare l’efficacia delle politiche di breve.

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Una cosa seria

Mentre sull’Unità Cotroneo risponde a chi aveva sollevato da sinistra qualche perplessità, con il suo: Il salotto immaginario. Spiegandoci, invece con particolari degni di nota, che scherziamo a sinistra salotti? Quelli proprio non ci sono. I veri salotti in italia ci sono certo, ma stanno tutti a destra. Chi aveva avanzato dei dubbi e invitava alla riflessione è servito: non avete capito proprio nulla.

[...]  la realtà è che se vi andate a vedere i reportage, troverete che questi signori sono quasi tutti di destra: politici di destra, potenti di destra e via dicendo.

Di politici di sinistra non se ne vede uno. In compenso di feste di destra è pieno lo stivale: con ricevimenti, balli & balli scatenati, champagne senza barbera, cibo in quantità, acconciature improbabili, balconate a vista delle signore, perizomi e tanga en plain air, sguardi alcolici già a mezza serata, nodi delle cravatte troppo allentati.

Alla fine sono sempre gli stessi. Gente di destra che ha vinto le elezioni, perché non è elitaria, non è triste e pensosa, non scrive libri, e non collabora a seriosi convegni [...] Fino alla Lega che a Ponte di Legno non si sa come gozzoviglia, ma a Roma certo non si distingue da tutti gli altri e al suo nord-est ci pensa quanto basta.

Qualcuno, invece, dopo lui, pensa davvero che l’analisi della sconfitta dovrebbe essere una cosa seria.

LInk: L’analisi del vuoto.

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