La differenza
La differenza tra centrodestra e centrosinistra è oggi vicina al 14% (alle Europee era l’11% e alle Politiche l’8%). E’ quanto emerge da una media calcolata per il Corriere della Sera da Renato Mannheimer tra i principali sondaggi politici degli ultimi giorni. Il Pdl vede crescere il suo consenso elettorale rispetto alle Europee dal 35 al 38,4 per cento, così come l’altro partito di maggioranza, la Lega Nord, stimata al di sopra del 10%. Al Nord, osserva il sondaggista, il partito di Umberto Bossi può ora competere con il Pdl per il primato di partito di maggioranza relativa.
Sia pure con “qualche difficoltà”, anche il Pd “pare muoversi in senso positivo”. Dal minimo toccato alle Europee dell’anno scorso (26%) ha recuperato terreno e oggi supera la soglia del 28%. Una crescita, che Mannheimer definisce “ancora incerta e contrastata” e “ancora lontana dall’esito delle politiche (33%). L’andamento positivo si manifesta a scapito del principale alleato (e al tempo stesso competitore) del Pd, l’IdV di Antonio Di Pietro. Dal periodo successivo alle Europee, quando ottenne un successo rilevante guadagnando quasi l’8% dei voti validi, il partito dell’ex pm ha gradatamente diminuito il proprio “appeal elettorale”, giungendo oggi mediamente sotto il 7% (con una punta massima del 7,5%). Cala anche il livello di gradimento di Di Pietro, che dal 43,1% di inizio settembre passa al 36,4% di oggi. Secondo Mannheimer, il “trend critico” per l’Idv è forse anche determinato “da una possibile erosione della capacità attrattiva della linea antiberlusconista tout-court”.
“Nell’insieme – conclude Mannheimer – i dati degli ultimi sondaggi sulle intenzioni di voto paiono dunque offrire un quadro di sostanziale stabilità, connotato però da un progressivo concentrarsi delle opzioni verso i tre partiti maggiori, a scapito delle altre forze politiche“. I risultati delle prossime regionali aiuteranno a stabilire se si tratta veramente di un fenomeno che caratterizza oggi le preferenze degli elettori
via Pdl al 38 per cento. Il Pd è tra il 28 e il 30 e via Clandestinoweb
Da quanto emerge da un altro sondaggio Solo il 4,3% seguirebbe Fini e un suo eventuale partito.
Da quanto emerge dal sondaggio, nell’arco di cinque mesi la quota di cittadini che prende “molto” in considerazione l’idea di votare un eventuale partito di Fini è praticamente dimezzata. A rispondere “sicuramente sì” prenderebbe in considerazione l’idea di votarlo, era il 9,6% del campione nell’agosto del 2009, mentre è il 4,3% oggi, nel gennaio 2010. La caduta tra gli elettori di provenienza An è stata ancora più marcata: dal 33,8 al 2,9%. E’ aumentata lievemente la quota di coloro che rispondono “probabilmente sì“, dal 19,7 al 22,5%, ma è diminuita di molto tra gli ex di An: dal 50 al 37,9%.
I risultati dell’indagine sono commentati su AnalisiPolitica.


