E’ solo un “gioco”. La vicenda Alitalia, ricostruita tramite una rassegna stampa dei nostri maggiori quotidiani. La rassegna stampa è a disposizione di tutti sul sito della Camera dei Deputati, loro l’hanno chiamata documentazione stampa tematica: Il dibattito su Alitalia alla fine della XV Legislatura. Chiaramente data la lunghezza e la complessità della vicenda non si può fare a meno che “somministrarlo” a puntate. Ma credo sia interessante per tutti noi avere la possibilità di rileggere e rinfrescarsi la memoria sui “fatti“, perlomeno su come ce li ha raccontati la grande stampa nostrana. E contemporaneamente potrebbe servirci ad allenare e verificare, quantomeno, la nostra “memoria breve”. Per ogni puntata, verrà fatto un breve riassunto dei pezzi, riportando però tutti i titoli e spesso anche i sottotitoli. Verrà scelto anche un articolo, che a mio personale (insindacabile) giudizio viene ritenuto particolarmente significativo, pubblicandolo per intero.
Andiamo diritti al punto. I fatti: quelli che qualcuno sostiene siano sacri, mentre il commento è libero. Il governo Prodi, lo ricordiamo, era dimissionario dal 24 gennaio 2008 in seguito al voto di sfiducia del Senato. Siamo al 16 marzo 2008, il Corriere, finalmente, titolava: Alitalia, si del consiglio all’offerta Air-France.
L’offerta di Air-France-Klm è stata accettata. Il piano dovrebbe contemplare il concambio di un’azione Air-France-Klm con 70 azioni Alitalia, sensibilmente peggiore rispetto alla prima offerta, quella non vincolante (35 centesimi ad azione) presentata 2 mesi fa. Nel piano sarebbero confermati circa 1700 esuberi. Sarebbero assorbiti solo una parte dei dipendenti di Az Service, che dovrebbe rimanere sotto il controllo formale di Fintecna. Gli aspetti industriali ed occupazionali saranno discussi mercoledi 19 marzo, tra Spinetta, Prato e le nove sigle sindacali al cui benestare i francesi hanno subordinato l’offerta. All’inizio della settimana sarà il governo (già dimissionario) di Romano Prodi a doversi esprimere sulla vicenda. Sarà solo un primo passaggio perché i francesi hanno già chiarito di voler ottenere anche il via libera del nuovo esecutivo che si insedierà dopo le elezioni di metà aprile. L’offerta pubblica di scambio dovrebbe partire prima dell’estate dopo che anche la Consob e l’Antitrust europeo avranno dato il loro verdetto. Subito dopo è prevista una prima ricapitalizzazione di almeno 750 milioni di euro per tirare avanti. Ancora prima, però, bisognerà pensare alle esigenze di finanziamento immediato, perché i fondi in cassa non bastano. Avanza l’ipotesi di un prestito ponte (qui ne parlava Gianni Dragoni un po’ di tempo prima).
Il giorno prima sul Messaggero, nel retroscena di Marco Conti, veniva scritto: E da Berlusconi arriva il via libera a Prodi per chiudere con i Francesi. Gianni Letta chiama il Premier. Disco verde anche da Fini.
Era stato infatti Gianni Letta, si sosteneva, a confermare a Romano Prodi il via libera del Popolo della Libertà alla conclusione della trattatva. Berlusconi è ben contento di veder risolto il nodo-Alitalia e di evitare il rischio di ritrovarsi dopo le elezioni, alle prese con una trattativa sospesa, con un’azienda che oltre ad avere perso valore, avrebbe bisogno di nuova liquidità per non fallire. Anche da Emma Marcegaglia, anche lei non ancora in carica, arrivava il via libera: “Se i francesi hanno la migliore offerta e se queste è solida, Alitalia può passare nell’ambito di Air France e non pongo il problema dell’italianità.”
Sappiamo anche che già nel decreto milleproroghe il governo dimissionario aveva previsto cassa integrazione, mobilità e il mantenimento dello stipendio per 7 anni, lo diceva, infatti, il Sole24ore con Gianni Dragoni.
Passiamo quindi al 17 marzo La Stampa ci dice: Il governo è scontento. “Investono troppo poco”. Sottotitoli allo stesso articolo: Tps dovrebbe decidere oggi ma è pronto a rinviare. Eredità pesante: i francesi non vogliono rischiare 1,25 miliardi di risercimenti a Malpensa. Le garanzie: Siano rispettati gli impegni presi su rete e investimenti. Alitalia: La parola Alitalia sparisce dalla ragione sociale della holding. Il testo non garantisce il diritto di veto promesso ai consiglieri italiani.
Mentre Tito Boeri, Il test bipartisan su Alitalia, nel marzo 2008, scendeva in campo sullo stesso giornale. Iniziava ricordandoci che Alitalia aveva distrutto negli ultimi 15 anni 15 miliardi di euro. Continuava dando qualche numero sui possibili tagli occupazionali parlando di 1600 esuberi, definendoli meno di quelli paventati quando l’unica vera alternativa all’accordo è il fallimento della compagnia. Chiedeva, infine, al governo (dimissionario ma in carica, quindi ricordare: la fase cruciale inizia con il governo già dimessionario), di imporre almeno una condizione, una sola condizione: che gli utili che un giorno Alitalia dovesse auspicabilmente fare, siano tassati in italia. Garantirsi quindi che la sede di direzione effettiva sia localizzata in Italia, come a suo tempo imposto dal governo olandese prima dell’accordo Air France-Klm.
Tra gi altri titoli recuperati, quello di Repubblica: Il centrodestra in ordine sparso. Via libera da An, no della Lega.
Procedendo passo passo, si arriva a martedì 18 marzo. I nostri grandi quotidiani si occupano della vicenda con Repubblica, che titolava: Alitalia-Air France. Ok del governo. il pezzo dava conto del Consiglio dei Ministri straordinario convocato la sera prima per dare il benestare, dove si veniva notata l’assenza di più di metà governo (erano presenti 12 ministri su 26), tra cui quella, forse polemica (veniva detto) di Di Pietro e del ministro Alessandro Bianchi, sostenitore della soluzione italiana e dove aleggiava un contrasto palpabile sul destino di Malpensa confermato da una telefonata arrivata da Ministro Ferrero, poco prima dell’inizio. Tps aveva informato Prodi dei contenuti dell’offerta e annunciava il proprio assenso all’offerta pubblica di scambio di 160 azioni Alitalia ogni azione Air France-Klm. Ancora nessun incontro con i sindacati.
Intanto il titolo andando giù del 26%, crollava al suo minimo storico: 39 centesimi, perdendo in un sol colpo un terzo del suo valore. Un aggiustamento al ribasso che derivava, sosteneva Repubblica, dall’offerta di Air France, valore 10 centesimi per azione, accettata dai vertici di Alitalia nel corso del week-end, che lo stesso giornale definiva un week-end drammatico e carente di informazioni. Solo domenica notte si era venuti a conoscenza dei termini della governance del nuovo gruppo guidato dai francesi.
Nell’altro pezzo dedicato alla vicenda si sottolineava: L’avvertimento dell’Unione Europea “Non accetteremo altri aiuti di stato“.
Mentre i pezzi del Corriere, nello stesso 18 marzo 2008, erano: Scoglio Sea sulla vendita ad Air Franc e “Così addio Nord”. Il gelo di Veltroni con il governo, dove venivano evidenziate le difficoltà simili dei due candidati premier, “se potessero Berlusconi e Veltroni lascerebbero ben volentieri a Prodi il compito di pagare dazio”. Si raccontava di un Veltroni molto preoccupato al termine di un colloquio con Epifani, per le condizioni “capestro” poste dalla società francese che avrebbero potuto causare: “il rischio del tracollo di Malpensa e il possibile taglio di 8000 posti di lavoro”. E che il leader del Pd aveva mandato in avanscoperta il fido Tonini per invitare il governo “a tutelare il patrimonio professionale di Alitalia”. Di Pietro era già sceso in campo senza titubanze in difesa di Malpensa. Simmetrica la posizione del capo dell’opposizione, secondo il Corriere, nonostante le pressioni di Prodi su Gianni Letta affinché Berlsuconi si esprimesse sulla vendita, il Premier in carica si era sentito rispondere: “Non pensiate di avere il suo consenso ufficiale”. Il pezzo si concludeva con un: Magari se Berlusconi e Veltroni dicessero qualcosa in campagna elettorale…
La Stampa ci parlava di un Berlusconi nella morsa degli alleati, Letta, Fini e Tremonti con Parigi, ma la Lega non è d’accordo, e il punto di Folli era esplicativo già nel titoto: Così la bomba Alitalia deflagra nella campagna elettorale, dove spiccava un Formigoni che parlava senza mezze misure di accordo “umiliante” e del brutale ridimensionamento di Malpensa. L’editorialista del Corriere Massimo Franco, rifletteva: Per Pd, Pdl e governo una scelta difficile condizionata dal voto. Anche qui uscivano fuori le prime perplessità, in questo caso di Confindustria per bocca della Marcegaglia, che solo qualche giorno prima aveva dato, come abbiamo visto, il “via libera”.
Quelle del sindaco di Milano Letizia Moratti (che iniziava così la sua personale battaglia), che non si potevano definire perplessità, ma vera e proprie barricate, erano a tutta pagina su Repubblica.: “Su Malpensa non cediamo. La compagnia può anche fallire“. Impensabile la rinuncia al ricorso (che ricordiamo era tra le clasuole chieste da Spinetta perché l’accordo andasse in porto).
Il Sole, intanto, impegnava la sua penna di punta sull’affaire, quel Gianni Dragoni che il 18 marzo 2009 ci informava: Clausole umilianti. Dando finalmente notizie sull’accordo, che come abbiamo visto finora, fluttuavano sulle indiscrezioni più assolute. La stessa Repubblica aveva parlato di scarsa informazione. Il pezzo ci forniva notizie su alcuni particolari inediti della trattativa ed era caratterizzato da un linguaggio diretto e inequivocabile:
“Per favore, indichi la sua accettazione e l’accordo su quanto precede con una firma e con la restituzione della copia firmata”. Il linguaggio e quello di una qualunque lettera commerciale. Come l’acquisto di mattonelle o carta per fotocopie. Ma la merce è l’Alitalia. E’ questa la conclusione delIa lettera con I’offerta inviata il 14 marzo dal presidente di Air France-KIm, Jean-Cyril Spinetta, a Maurizio Prato. Parigi tratta Alitalia come carta straccia.
Prato ha gia restituito la «copia firmata». Non aveva alternativa. Tra poche settimane I’Alitalia esaurira la cassa. La fredda lettera di Spinetta si accompagna ad altri passaggi tra l’umiliante e il paternalistico del carteggio finale. Se non considerasse Alitalia carta straccia, Air France non si sarebbe permessa di abbattere del 56% il prezzo offerto per le azioni dell’Alitalia rispetto all’offerta preliminare del 6 Dicembre. II concambio finale proposto è di un’azione Air France ogni 160 Alitalia, contro Ie 70 previste tre mesi fa.
Nel frattempo le azioni Air France hanno perso valore, da 23,4 euro ai 15,98 del 14 marzo (jeri -4,3% a 15,28). II risultato è che la valorizzazione dei titoli Alitalia è crollata da 35 centesimi a quasi 10 centesimi per azione, pari a 139 milioni di euro per il 100% della compagnia.
Difficile fugare il sospetto che questa parsimonia non sia, almeno in parte, dovuta alla consapevolezza di essere rimasti soli in gara. II concorrente escluso, Air One, offriva però ancora meno, un centesimo. Se volesse rifarsi sotto, per Carlo Toto ora sarebbe più facile rilanciare.
In un documento riservato, firmato da Spinetta, si legge che «dopo due mesi di lavoro molto dettagliato (…) Air France-Kim ha rafforzato rafforzato la convinzione e l’ambizione di consentire ad Alitalia di risanarsi e di beneficiare della strategia di crescita profittevole attuata con successo da Air France-Kim». Sembra la corte di Versailles che accoglie un parente sfortunato. «Durante il periodo di esclusiva – rileva il documento – molti assunti fondamentali del piano Alitalia (…) sono stati compromessi da avverse condizioni commerciali e finanziarie. Su una base standalone (…) gli obiettivi di profittabilita al 2010 sono peggiorati da 43 milioni di euro a -94 milioni. Inoltre (…) deve essere considerato un importo significativo di costi straordinari (…)».
Per controllare il rispetto delle garanzie verso lo Stato italiano ci sarà per cinque anni una fondazione olandese. Avrà un consiglio di tre membri, uno per parte e il terzo di nomina congiunta. In mancanza di accordo, la nomina sara fatta dal presidente del Tribunale di Roma. Ma, conoscendo i tempi della giustizia italiana, e anche previsto che al silenzio di Roma faccia seguito la designazione dal Tribunale di Amsterdam.
Anticipazioni della prossima puntata:
I sindacati a Air France: Tagli inaccettabili. Spinetta: non siamo obbligati a comprare Alitalia.
p.s.: Le opinioni, avranno una puntata, conclusiva, a parte.