Per il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, intervenuto a un convegno organizzato dalla Bpm, nella nostra società la stabilità del posto di lavoro è un valore da difendere:
«La variabilità del posto di lavoro, l’incertezza, la mutabilità – ha aggiunto il ministro – per alcuni sono un valore in sè, per me onestamente no. Per me l’obiettivo fondamentale è la stabilità del lavoro, che è base di stabilità sociale».
Immediatamente tradotto, semplificato e virgolettato. Tremonti boccia la mobilità: «Credo nel posto fisso». E fin qui tutto nella norma, i titoli semplificano sempre per essere resi più comprensibili (almeno così dicono).
Quello che sconvolge è la reazione immediata di larga parte della destra cosiddetta intellettuale. Tocqueville – La città dei liberi – insorge. Gli elaboratori di cultura politica scoprono di essere all’opposizione. Con toni che definire scandalizzati è assolutamente limitativo, scoprono solo oggi cosa pensa e dice da tempo Giulio Tremonti, identificandolo senza mezzi termini, con il loro “nemico” assoluto. Utilizzando gli stessi schemi e gli stessi modi manichei che tante volte abbiamo criticato e che sempre più spesso vengono identificati come l’unico modo possibile per discutere e confrontarsi. Sono quelli che urlano al maccartismo strisciante e lavorano alla costruzione di un grande partito aperto e multiculturale. Libero oggi titola: Il pentimento di Tremonti e parla di bozze di politica economica preparate in gran segreto nel Pdl per ridurre alla ragione il Ministro dell’Economia. I due articoli di fondo sono assegnati a Carlo Stagnaro che parla di Inutile amarcord del tempi andati e a Mario Sechi che si sofferma sui retroscena che starebbero portando ai due documenti non tremontiani che negli uffici del partito stanno per essere elaborati di gran carriera. Ora io credo davvero che la competizione sulle idee serva davvero alla costruzione di un grande partito. Vero è che Fini e Berlusconi si incontrano e fanno la pace accompagnati dai loro legali – Nuovi orizzonti professionali si fa notare qui – nel silenzio più completo dei combattenti con l’elmetto della democrazia interna, vero è che oggi incredibilmente sempre la stampa cosiddetta di centrodesta ci racconta che Bs va da Putin e lascia a Fini le candidature, raccontandoci addirittura di una indiscutibile vittoria finiana sul fronte candidature (come se questo fosse il problema: dividersele rispettando gli accordi notarili), con la designazione di un ex-An come Scopellliti in Calabria. Bastava ricordarsi quel Berlusconi di Atreju 2009: “Abbiamo due soli candidati sicuri Scopelliti in Calabria e Formigoni in Lombardia”, per rendersi conto quanto sia ridicola la ricostruzione che viene fatta. Vero è che anche qua si parla di alleati accontentati, ma non abbastanza, evidentemente. Dato che si calca la mano: Caro Silvio non svendere il veneto… e si ipotizza un pdl regionale pronto a ribellarsi e correre da solo, per un’idea che tenta Udc e Pd.
Ma che fior di esperti ed elaboratori politici di centrodestra ci parlini oggi di pentimenti improvvisi mi sembra decisamente eccessivo, bastava leggersi questo:
Cambiare o abrogare una legge nazionale in materia di lavoro può far guadagnare qualche voto preso con l’inganno, ma è solo propaganda e non porta lontano; anzi probabilmente porta indietro. Perché in questo modo non agisce sulle cause, ma solo sugli effetti; si agisce sulla forma e non sulla sostanza. Il lavoro non può essere creato per legge. Non è necessario leggere Marx (anche se a volte farlo aiuta) per sapere che legge e realtà sovrastruttura e struttura, si allineano e si separano. Non è la legge che fa la realtà, è la realtà che fa la legge. Non si può pretendere o sperare di curare un male grave con l’aspirina: farlo, serve solo a chi produce e a chi vende aspirina politica. Non è tanto e solo questione di “ammortizzatori sociali”. Come passare in modo flessibile e indolore – per dirlo in due parole, come passare “all’americana” – da un lavoro precario a un altro lavoro precario.
Tutto questo è necessario, ma non è sufficiente. Il precariato fisso, al posto del lavoro fisso, può infatti andare bene in società molto mobili, con grandi e continue migrazioni interne, da un luogo all’altro, da un lavoro all’altro. Non va invece bene in una società – come sono le società europee – che per storia e tradizione si sono formate su luoghi geografici e sociali fissi. Mobilità geografica ed evoluzionismo sociale spinto della “competizione” possono infatti andare bene (e vanno bene anche in Europa), ma solo per la parte più forte e dinamica della popolazione, non per le masse che stanno alla base della nostra società. Non solo. La questione del lavoro è a sua volta centrale all’interno di una più generale questione sociale. Che tipo di società vogliamo? Una società destrutturata e destabilizzata che smorza la voglia e la speranza di avere una famiglia e dei bambini, e poi una casa e infine una pensione o una società strutturata e stabilizzata sul lavoro e sulla famiglia e – per questa via – su valori che non siano dominati dal continuo ricatto dell’economia competitiva del precariato?
Tutto questo ci porta al punto di crisi centrale e definitivo, che è precisamente il punto di partenza, indicato all’inizio.
La paura e la speranza, da pagina 69 a pagina 70. A quanto pare, forse, nessuno di questi signori si è preso la briga di perdere un po’ di tempo a leggerlo. Questo ripeto, non ha a che fare con le criticabilissime e socialiste posizioni di Giulio Tremonti, che come dice Brunetta possono non essere assolutamente la ricetta giusta e considerate come una soluzione che andava bene nel secolo scorso. Non significa affermare che la politica economica del governo sia assolutamente soddisfacente e vada nella direzione giusta. Come tante volte si è detto qua, riportando e dando voce alle posizioni di tutti, il diritto di critica e le posizioni largamente differenti sono sacrosante. Qui Pietro Ichino critica ministro e governo tutto e Oscar Giannino, Mioddio, il posto fisso proprio no…, qui si apprezza più il Tremonti ministro che il Tremonti filosofo morale. Nessuna difesa senza se e senza ma del ministro dell’Economia. Ma ha a che fare con la corretta informazione e con quei faziosi che a destra come a sinistra ritengono che sia più importante cercare conferme ai propri pregiudizi che informazioni o dibattiti di idee. E sono rassicurati solo dall’idea che esista, in materia di politica, la «verità», unica, chiara, indiscutibile, e che solo loro, essendo i soli onesti e intelligenti, la conoscano. Insomma tutto si può dire tranne che Giulio Tremonti si sia improvvisamente convertito.
E per finire io invece mi domando: a chi giova tutto questo?
update: Serve sicuramente a chi dopo averci deliziato per mesi sui complotti e sugli imminenti governissimi Tremonti-Fini-Draghi, dopo le dichiarazione del premier: “sono d’accordo con Tremonti”, ora fa titoli del genere: Gelo governo-industriali. Il ministro insiste: «Se uno vi chiede se preferite stare al caldo o al freddo mi pare una cosa molto normale rispondere al caldo». Tutto questo per spiegare che la sua valutazione non è assolutamente una novità: «L’ho scritto – dice – anche nel mio libro di due anni fa». E arrivano i 3 titoli di apertura del tg3 dedicati alla vicenda. Altro che delirio.
Stamattina qua: Nove in punto, la versione di Oscar, al solito, se ne discute senza partecipare al delirio demagogico, mettendo nel calderone tutto e il contrario di tutto. E senza “verità” assolute: à la Moretti. Come molti stanno facendo.




Diciamo che gli “insorti” non criticano Tremonti da oggi. Se quelle frasi fossero state pronunciate da altri, il beneficio del dubbio sarebbe scontato. Nel caso del ministro, si tratta della coda di una lunga serie di elaborazioni che mi pare tolgano gran parte dei dubbi riguardo al significato di quella frase, a meno di voler sostenere che il ministro si spiega male, in ogni sua uscita, da almeno un paio d’anni.
John io ho letto, quando uscito, il libro. Non mi pare sia equivocabile. Ne faceva uno dei punti centrali del suo ragionamento. Quelle cose le dice almeno da quando ha scritto il libro. O sbaglio?
Che poi sia filosofia morale e non progetto politico possiamo discuterne. Ma scoprirlo oggi mi lascia perplessa. Come perplessa mi hanno lasciato i post di chi, per quelle dichiarazioni al convegno (che riporto abbastanza fedelmente), ha immediatamente urlato di essersi svegliato improvvisamente all’opposizione. Continua a non piacermi quell’approccio e quel modo di “discutere”. Era ed è questo il senso del post. Non critico chi lo contesta nel merito e non si è mai identificato nelle sue posizioni. Anzi, confrontare le opinioni e riflettere sui fatti, da sempre l’ho giudicato un arricchimento.
ps: Ma confrontarle o almeno provarci no? Se tu metti 40 post che dicono tutti la stessa cosa, alcuni in modo pedestre (ammetterai), lo chiami confronto? Non si rischia di farlo diventare quel pensiero “unico” che tanto si biasima? A proposito del mio uso ironico di “insorgere” e dell’uso delle scelte editoriali, spesso monotematiche, che si fanno nella Citta dei Liberi.
Posto fisso, lavoro flessibile o sicuro precariato? Sarebbe senz’altro bellissimo potersi solo porre questa domanda, perché ciò significherebbe che trovare lavoro sarebbe n gioco da ragazzi, molto dinamico, veloce e sicuro, dando la possibilità di trovare occupazione momentanea, di un breve periodo o addirittura fisso. Un sogno per i giovani dell’ “Oggigiorno”. Infatti i ragazzi di oggi si pongono questa domanda: supponendo di avere anche specializzazioni in più settori, potrò mai trovare un lavoro? Il Governo sta parlando di lavoro fisso come valore che sta alla base della dignità umana. . In Italia, secondo l´Istat, i lavoratori senza posto fisso sono 2.214.000 su un totale di 23 milioni e 200 mila occupati. Circa un lavoratore su 10 in Italia è quindi “precario o flessibile”. Questo fa ben pensare sulla situazione attuale
La scelta penso sia facile, posto fisso, con diritti e doveri. Cosa potremmo mai realizzare e come potremmo mai pensare di chiedere un mutuo per acquistare una casa di propietà senza determnate garanzie? Capisco la crisi, i vari problemi dell’economia attuale, ma non possono sempre e solo pagare i lavoratori! La precarietà posso capirla-accettarla ad un giovane che inizia a conoscere il mondo del lavoro, ma non posso capirla-accettarla che venga usata a lungo termine, contratti a 3 mesi, se ti va bene a 6 mesi..non maturando in realtà niente, contributi, ferie, premi. Non è vero assolutamente che coloro che hanno il posto fisso finiscono di <>, sbagliato, perchè tutti comprendono quanto sia importante avere una collocazione fissa, perciò si lavora meglio, producendo di più, con la mente libera dai ma, perchè, se, forse…Tremonti mi ha sorpreso, non sono quanto sono vere quelle sue dichiarazioni, però spero che qualcuno le ascolti e le faccia sue.. Il presidente dell’UDC Casini, è stato sempre vicino a queste problematiche, da tempo, non da ora, sappiamo il grande valore che da alla serenità famigliare, purtroppo il governo attuale non sembra interessato all’introduzione quoziente familiare, utile per le finanze sopratutto per le famiglie più numerose, ma sopratutto per poter dare una sicurezza econominca ai nostri figli.
Piuttosto che polemizzare cercherei di discutere con argomenti validi. Mi sono stufato di annunci e dichiarazioni demagogiche, abbiamo bisogno di provvedimenti concreti atti a sostenere le famiglie e il mondo imprenditoriale. Delle note ansa piene di belle parole non ce ne facciamo niente. Io sono tuttavia fiducioso, in quanto ottimista per carattere, e credo che nel più breve tempo possibile queste dichiarazioni diventino realtà. Il posto fisso è un valore, su cui si fondano le salde radici per un futuro, per una famiglia. Credo che Confindustria dovrebbe modernizzare la sua concezione. Io che studio economia, credo che il posto fisso sia un investimento da parte dell’azienda. Un investimento in capacità, esperienza, che va curata con corsi di formazione, di aggiornamento per avere sempre un know how flessibile, che sappia adattarsi alle esigenze del mercato. Il personale qualificato è una grande risorsa, un capitale intellettuale che nonostante non dia luogo a manifestazioni economico-finanziarie, da grande importanza e qualità al ciclo produttivo. Credo che sia la carta vincente, o meglio un asso nella manica.Riflettiamo, e crechiamo di promuovere riforme atte a stabilizzare le famiglie, che solo tramite il lavoro, riusciranno a comprare i beni prodotti dalle aziende, mettendo in moto una sorta di circolo virtuoso dell’economia, che risanerà l’intero sistema. Perchè l’economia ci insegna che gli individui tengono conto delle aspettative, ovvero, se hanno una sicurezza, tenderanno ad avere più facilità e possibilità di spesa. Mattia Ventroni
io credo che il nostro ministro volesse dire una cosa semplicissima: quello che ha detto. non credo volesse una discussine sul tema del lavoro. in un periodo tanto delicato, crisi, debito pubblico, disoccupazione, dobbiamo parlare del posto fisso?
si è forse oltrepassato un limite che il ministro non voleva superare.
in merito alla discussione che si è aperta, vorrei dire che oramai la legislazione italiana ed europea ha delineato una linea ben chiara di tipologie di lavoro molto diverse e variegate, che permettono ai lavoratori e alle imprese possibilità di contrattazione molto ampie. se ciò sia un bene o un male è un’alta discussione. il posto fisso è una conquista necessaria per pianificare una vita serena anche dopo che si è andati in pensione. ma purtroppo alcuni lavori non possono essere svolti a tempo indeterminato e quindi qui subentrano le altre modalità di impiego. meglio il posto fisso che il precariato, ma meglio il precariato della totale disoccupazione.
Ok, parto dal mio pensiero: credo che il lavoro flessibile sia un’idea importante, perchè permetterebbe, soprattutto ai giovani, di impegnarsi in un lavoro che piace di più. Ma non si può vivere una vita da precario, c’è il futuro in ballo. Per questo credo che sarebbe bene porre un limite alla flessibilità, per poi introdurre i giovani al lavoro fisso, alla base della costruzione di una famiglia, primo tassello della società. Questo è il mio parere.
In ogni caso, c’è qualcosa che non quadra: ma Tremonti, fino a poco tempo fa, non la pensava diversamente?? E poi.. Posto fisso, ok. Avercelo un posto, fisso o meno. Penso sia l’ora di fermarsi e agire, piuttosto che parlare. Di demagogia ne fa già abbastanza la Lega, di quella di Tremonti non ne abbiamo bisogno. Noi cittadini vogliamo risposte, vogliamo aiuti concreti per le famiglie e le piccole e medie imprese, non parole.
Marta
Io sono assolutamente per il posto fisso. E’ vero che può essere positiva la flessibilità del mondo del lavoro, ma non nel modo in cui è strutturata in Italia. Negli Stati Uniti, ad esempio, la flessibilità coincide con la possibilità di cambiare spesso posto di lavoro, arricchendo così la propria esperienza professionale e avendo sempre nuovi stimoli lavorativi. In Italia, ne siamo consapevoli tutti, le cose vanno in modo assai diverso… se infatti si perde il lavoro, è davvero molto difficile trovarne un altro e spesso i datori di lavoro approfittano di questo per sfruttare i propri dipendenti i quali sono in molti casi costretti a subire perchè temono di perdere il lavoro e non trovarne un altro. Inoltre, in Italia la flessibilità implica una mancanza di fiducia da parte delle banche che non concedono prestiti a coloro che hanno contratti precari. Se si pensa che questi ultimi sono in genere i più giovani, si capisce come mai i giovani si sposano con sempre minore frequenza e, se si sposano, raramente lo fanno entro i trent’anni. Le famiglie non si allargano perchè, ovviamente, con un lavoro precario la maggior parte delle coppie non si sente di avere un figlio (quale futuro potrebbe garantirgli d’altronde se venisse a mancare il lavoro?). Credo che il lavoro non dovrebbe essere soltanto un mezzo per vivere, ma soprattutto un fine per la realizzazione personale… certo che, di questi tempi, è davvero difficile trovare un impiego che sia entrambe le cose!Spero davvero che la situazione lavorativa in Italia migliori… che speranza avremo se no noi giovani di farci un futuro?
Intanto ringrazio tutti per i commenti e per il tono, che dovrebbero far riflettere tutti quelli che pensano di avere le verità assolute e le soluzione uniche. Quelli che danno lezioni di economia e di politica stando dietro i nick allusivi.
Consola sicuramente avere la conferma, di questi tempi, che quando si toccano temi davvero importanti, si riesce a discutere e confrontarsi senza urlare e senza aderire a priori a nessuna guerra santa e conseguente dogma.
Per il resto, io, continuo a pensare, che non abbia difeso il “posto fisso” così come qualcuno ha poi voluto far credere nel “dibattito” che se ne è sviluppato. E che ha ragione, ragionissima Rossana Rossanda (ieri in tv, 8emezzo, sembrava un “colosso della politica” a confronto di chi le avevano messo di fronte), purtroppo il livello attuale del dibattito politico, a destra come a sinistra è infinitamente basso. E questa occasione ne è stata un’ulteriore conferma. Ripeto va benissimo che a sinistra ne abbiano solo sentito parlare delle cose che ha scritto Tremonti, ma che gli intellettuali cosiddetti di centrodestra non si siano presi la briga di leggerlo, “scoprendolo” solo adesso e che utilizzino politicamente l’uscita per convincere gli altri delle bontà delle loro tesi (chiedendone bene che vada le dimissioni, se non la crocifissione), mi sembra fantascientifico. Ed è conferma drammatica del livello (se non di altro, sicuramente ne è uscito un incredibile pasticcio politico). Quanto rumore di pretattica attorno al ruolo di Tremonti.
Si parla sempre e tanto di tutto il resto, si creano le polemiche e i tormentoni infiniti e non si discute (o pochi lo fanno) mai del merito vero confrontandosi sulle opinioni (vere) e diverse. Si dice correttamente qua Con Tremonti contro le cimici:
Come diceva Panebianco riportando il pensiero di un grande economista, Joseph Schumpeter, è anche la conferma, ma non credo se ne sentisse il bisogno, che spesso eccellenti persone, brave nel loro mestiere, sono in grado di parlare con competenza e maturità dei problemi della loro professione ma regrediscono all’infanzia appena cominciano a parlare di politica.
Qui una riflessione che prende in considerazione anche “altro”:
Senza posto fisso i nostri genitori hanno fatto l’Italia.
Mentre qui
una riflessione che molto si avvicina al mio modo di vedere le cose.
Il “posto” è assicurato solo a chi è intraprendente, ha immaginazione e si dimostra disponibile ad adattarsi.