Opposte tifoserie

Ancora sulle opposte tifoserie e sugli eserciti in guerra. Questa volta è Sergio Romano a intervenire (che parla anche del resto del mondo). Voce al paese senza tifoserie

In Italia la situazione, apparentemente, è peggio­re. Qui gli scandali sono più numerosi e spesso più gravi. Qui esistono forze politiche che non smetto­no, neppure per un mo­mento, di trattarsi come eserciti in guerra, divisi dalla linea del fuoco. E in­sieme agli eserciti combat­tenti vi sono tifoserie per cui sono vere le notizie che si prestano a essere usate come munizioni contro il nemico, false o reticenti quelle che non servono allo scopo.

Ho scritto apparentemente, tuttavia, perché non credo che questo quadro rifletta la realtà del Paese. Penso che dietro le tifoserie vi sia un’altra Italia meno credula e faziosa, meno impegnata nell’esercizio di una militanza ossessiva e accecante, più occupata a lavorare e a produrre.

Non credo che sia la «borghesia» e, tantomeno, che possa essere identificata con una particolare regione del Paese. Credo piuttosto che si tratti di una grande classe media, progressivamente cresciuta durante la modernizzazione del Paese dopo la Seconda guerra mondiale. Quando vuole informarsi, anche per meglio programmare la sua vita e il suo lavoro, questa classe media vede il pendolo dell’informazione oscillare continuamente fra due opposte verità e constata che certi giornali sono un kit fatto di pezzi che servono ad assemblare ogni giorno la stessa rappresentazione della realtà. La maggioranza degli italiani sa che i fatti e gli uomini sono più complicati di quanto appaia da queste rappresentazioni, che i programmi politici vanno continuamente misurati con il metro della loro applicazione, che i meriti vanno riconosciuti anche quando vengono da persone altrimenti criticabili, che una legge può essere in parte buona e in parte cattiva, che le ragioni di due contendenti vanno spiegate e capite, che gli insulti servono spesso a mascherare un vuoto di idee e di programmi. E vorrebbe essere informata, non educata a combattere. Oggi più che mai vi è spazio per una informazione che non sia un bollettino di guerra, che non lanci crociate, che riporti il pendolo al centro del panorama nazionale.

Qui quelli che i killeraggi sono il sale della loro vita. E qui quelli che spiegano come leggere le notizie. Character assassination? “Non è immediatamente chiaro in base a cosa”. Qui invece un’amnesia molto Speciale.

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