Mancati accordi

Da Posner a Cassidy, i duri e puri dei due schieramenti degli economisti si affrontano a colpi di esagerazioni e pentimenti. Però intanto le nuove norme globali per i mercati, gli scambi e i cambi non arrivano perché gli stati non riescono a elaborare e coordinare le nuove soluzioni.

Paolo Savona sul Foglio. Il mancato grande accordo dietro la lite tra Keynes e Friedman.

Non sono mai stato un keynesiano duro e puro, come neanche un monetarista dello stesso stampo, ma sarebbe corretto non scomodare né Keynes nè Friedman. Sono stato sempre d’accordo con quanto scrisse Ralph Dahrendorf, dopo la caduta del Muro di Berlino, nella sua lettera a un amico polacco: se abbiamo sconfitto la concezione sovietica dell’economia per sostituirla con quella del capitalismo occidentale, questo tentativo va combattuto con la stessa energia che abbiamo posto nel combattere il comunismo.

I motivi? Il capitalismo è una visione della società al cui vertice della scala dei valori vi è l’accumulazione di capitale. Il mercato, invece, è lo strumento giuridico per la migliore gestione della scarsità delle risorse (scarsità che non si ha per la moneta fiduciaria e per i titoli di credito); la sua forma migliore sarebbe la competizione perfetta ma essa non può esistere in pratica. Dobbiamo accontentarci della competizione oligopolistica, che richiede più regolamentazioni di quella necessaria se potessimo ottenere la competizione perfetta. Se questa non lo fa, la colpa è sua.

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