Ma lo ha capito?

I dubbi iniziano ad attanagliare molti, non sono più solo gli attacchi volgari “che insufflano veleno” del Giornale e di Libero (ma aspettiamoci l’inserimento, a breve, tra i prezzolati insufflatori di Giuliano Ferrara, che comunque è posizionato sempre dalle parti della stessa proprietà, anche se della moglie in attesa di divorzio). Quelli dei “sospetti che diventano ossessioni”, sempre così si esprimeva la direttora che ci invitava qualche giorno fa a prendere lezioni da Cohn Bendit. Il capo del più dinamico (e votato) partito ecologista d’Europa ci informava sempre la Perina nella sua lezioncina secolare.

Ieri Rutelli, ospite della trendissima Lilli Gruber, dopo aver annunciato:  “Noi non siamo un partito in più ma siamo destinati ad unirci con altri sulla base di precise valutazioni etiche”,  si diceva convinto – ripetendolo più volte, tanto che Stefano Folli lo ha interrotto per chiedergli se avesse notizie dirette -  che qualora accadesse che Berlusconi pensasse di andare ad elezioni anticipate “non è detto Fini finirebbe per salire sul predellino” un’altra volta. Dato che le ripetute dichiarazioni del Presidente della Camera, a suo parere,  “indicano un malessere che sta crescendo” dunque “non sono sicuro che in una situazione così drammatica per il centrodestra, quella del voto anticipato, Fini accetterebbe la scelta obbligata, così ha detto, del 2008: cioè sciogliere il suo partito per un partito personale e plebiscitario”.

Questo l’elefantino di oggi.

Il trasversalismo può essere interessante, positivo, a certe condizioni. Suscita ovviamente stupore e qualche volta dispetto il fatto che il presidente della Camera, un leader della destra in servizio permanente effettivo da circa tre decenni, e da quindici anni alleato di Silvio Berlusconi, lavori per contaminare la sua tradizione culturale con quella azionista, laica e di sinistra; ma una piccola minoranza impegnata e non sguaiatamente tifosa crede che, a certe condizioni, un profilo istituzionale magari tiepido e meno creativo di quello del presidente del Consiglio, ma positivamente ordinario, più trattabile e rassicurante, può servire la sempre meno definita e certa causa comune leggibile nella coda di cometa del berlusconismo come fenomeno politico e sociale di rottura e innovazione.

C’è un punto per sul quale non si lavora di sfumature, che sono così importanti in una buona idea della politica. Ed è quando Finì, con un lapsus sul quale per primo dovrebbe riflettere, dice che bisogna lasciar cadere tutto ciò che è divisivo e attaccarsi a tutto quel che unisce. Tra le cose divisive, e Fini lo sa, c’è il suo alleato Berlusconi, il nostro Cav., che è da tre lustri, e da molto più come imprenditore della tv commerciale, la testa di turco contro la quale si esercitano i lanci di palle di bronzo dell’intero spettro del centro sinistra e del partito delle procure. Se Finì lasciasse cadere quel che divide, il tonfo toccherebbe subito al presidente del Consiglio.

Berlusconi lascia trapelare, come sempre in modi avventurosi e barocchi, una sua convinzione: vogliono farmi fuori, e l’ingrato Fini è della partita. Non è affatto detto che questo umor nero sia un buon consigliere. Fini non ha convenienza a provocare smottamenti drammatici della legislatura e del Pdl; questo è un fatto, sebbene la storia sia piena di gente che non ha saputo interpretare il proprio interesse in politica. Un collasso del berlusconismo lascerebbe a Fini uno spazio meschino, banalmente opportunistico, per piccole ricollocazioni, peraltro insicure. Mentre una conversione guidata della destra dal suo status odierno a quello, normalizzato, di una destra istituzionale normale, insomma la prospettazione di una ordinata successione fondata sulla ratifica dei successi epocali di Berlusconi, dopo la sconfitta riformatrice del partito delle procure e dei suoi disegni di umiliazione della politica, sarebbe materiale buono per la carriera di un tardo cinquantenne come lui. Ma lo ha capito?

via Trasversalismo pericoloso Fini deve capirlo: se vuole eliminare cio che divide, il primo e il Cav.

Qua Se il Cav molla tutto, Fini va Ko, qualcuno che i dubbi li ha manifestati immediatamente, invitandolo da subito a venire allo scoperto. E cosa gravissima sembra non accorgersi dell’appeal della “tendenza fini”, fatta di chiccherie e di trendismo.

Anche il suo volto sta invecchiando. Qualche sera fa, a Otto e mezzo della 7 aveva le orecchie più rosse dei capelli della magica Gruber. E come se non bastasse si era messo ai polsini dei gemelli rossi, un po’ cafoncelli

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0 Responses to Ma lo ha capito?

  1. Banale e volgarotto l’attacco di Pansa (odia Fini anche più di te) :-P

  2. DestraLab says:

    su fissazioni, ossessioni, odi e compagnia bella rileggiti qui e qui

  3. Pingback: Spiegami Gianfranco Fini | Kalmha.net

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